Stormi di mostri smorti
Anagrammi e logogrifi
Gli scroti pieni e storci i peni nel nome di Cristo. Ho l'emicrania, americani. America: squallida maceria dell'aldiquà. E di là? Miro dittatori morti dirottati dall'inferno, diaspora in paradiso di mentecatti cementati da sempre lassù, ove non ci si lussa dalla miseria, benché reiterino quella interiore. Prima scuoiano poi guaiscono, in una parodia di rapsodia insieme a tutti i vicari esperti in ricavi, che guadano il Rio Ior e saltano la dogana alando. Ignoro il giorno che sparirete, intanto respirate aria per colpa vostra pastosa, e io mi placo col passato: periste con pretesi onori sui quali orino, e vi chiamaste, asmatici, signori. Signori? Insorgi e siringali di merda nel derma! Vafareinculo, ulceravano i poveri alle piovre, ma soli come somali. Intanto in vaticano citavano, conativi e tonanti, la minaccia dell'italica laicità, nella loro camicina. Loro, nell'oro, meriterebbero laicismo islamico!
E i giornalisti? Ozianti nella perduta signorilità della notizia che deturpa. Grandi e degni. Certo non migliorano il giornalismo nelle ingloriose selezioni silenziose. A scapito di chi patisco questi copisti del potere? Potenti pentiti? Aiuto utopia! Gelo. Nessun tepore. Gioco coi lego. E accendo il televisore, che mai voi violereste. E' una scatola magica, una magia amica, ascolta la scatola solcata di veline, ma le veline son veleni. Striscia, sacristia di Silvio B., che tanto sibilò ai comunisti scimuniti e consumati la sua musicona da pianobar bonaria e cogliona. E loro cigolano! Ma anche la logica cigola. Minorazione dell'informazione. Colpirò il pericolo. Che un giorno ognun dica: amerò l'amore.
Peter

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