Elogio del silenzio
"Grembo da cui emergono gli esseri umani"

Johann Heinrich Füssli - Il silenzio (1799-1801 c.)
Füssli (1741-1825) si definiva painter in ordinary to the Devil (pittore ufficiale del diavolo). Onirico, pessimista, visionario, intuì precocemente molte cose sul nostro inconscio. Molto miope, tanto che mescolava i colori quasi a caso, egli vide benissimo.
Chuck Palahniuk è uno scrittore che a volte destabilizza. Survivor e Soffocare sono i suoi romanzi a cui sono più affezionato. Egli è capace di pagine notevoli (p.es. il terzo capitolo di Ninna Nanna da cui ho attinto in questo caso), che lo riscattano almeno in parte da banali prodotti editoriali di massa (Cavie, Diary).
Con Ivan Illich (1926-2002), ex uomo di chiesa e libero pensatore, si sale a un livello superiore. Un livello superiore rispetto agli stessi livelli superiori. Leggerlo in questi anni è commovente e urgente, ed è anche un gesto politico che tutti dovrebbero a se stessi. La sua cultura, integrità, onestà intellettuale, coerenza, umanità e saggezza si incontrano molto raramente nella storia del pensiero recente. E rimangono addosso.
Sul silenzio hanno riflettuto in molti, ma nel silenzio stanno riflettendo in pochi. E il POTERE, oltre che un fomentatore di ignoranza, in fondo è anche questo: un rumore di fondo costante che ti incatena il cervello in pensieri codificati, prevedibili e previsti. Con conseguenze evidentemente mortali, che imporrebbero parecchi passi indietro.
Peter

Attraverso i muri arriva il boato attutito della conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in TV risalgono all'inizio degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.
Dal soffitto cala il tump tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.
Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi.
Risate di gente morta che filtrano da tutte le pareti. Oggigiorno, ecco cosa ti spacciano come casa dolce casa. Questo assedio di rumore.
[...] Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. E' la corsa agli armamenti del suono. [...] Non conta la musica. Conta vincere. Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. [...] E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.
Chuck Palahniuk, Ninna nanna (Mondadori 2003)

La stessa nave con cui io arrivai, nel 1926, scaricò sull'isola il primo altoparlante. Pochi abitanti dell'isola avevano mai sentito, prima d'allora, una cosa del genere. Fino a quel giorno, tutti gli uomini e le donne avevano parlato con voci di potenza più o meno uguale. Da quel momento in poi non sarebbe più stato così. Da quel momento, l'accesso al microfono avrebbe determinato quale voce veniva amplificata. Il silenzio cessava di far parte degli usi civici: esso diventava una risorsa per la quale gli altoparlanti erano in concorrenza fra loro. E con ciò, il linguaggio veniva trasformato da uso civico locale in risorsa nazionale per la comunicazione. Come la recinzione dei pascoli accrebbe la produttività nazionale privando i contadini del diritto di tenere qualche pecora, così l'invasione degli altoparlanti distrusse quel silenzio che fino allora aveva dato a ogni uomo e a ogni donna la sua propria e uguale voce. Se non hai accesso a un altoparlante, sei messo a tacere.
Spero che a questo punto l'analogia risulti chiara. Come gli usi civici dei luoghi sono vulnerabili e possono venire distrutti dalla motorizzazione del traffico, così l'uso civico del discorso è vulnerabile e può venir distrutto dall'invasione dei moderni mezzi di comunicazione.
[...] Il silenzio, secondo le tradizioni sia orientali sia occidentali, è il grembo da cui emergono gli esseri umani. [...] Questa trasformazione dell'ambiente da commons in risorsa produttiva è la forma più radicale di degrado ambientale. Tale degrado ha una lunga storia, che si sovrappone alla storia del capitalismo, ma non è in alcun modo semplicemente riconducibile a essa. Disgraziatamente finora l'importanza di questa trasformazione è stata ignorata o sottovalutata dall'ecologia politica. Essa dev'essere riconosciuta, se vogliamo organizzare movimenti per la difesa di quel che rimane dell'uso comune dell'ambiente. Questa difesa è il compito cruciale dell'azione politica negli anni Ottanta. Il compito è urgente, perché gli usi civici non hanno bisogno di polizia, ma le risorse sì. Proprio come il traffico motorizzato, i computer necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forze sempre maggiori e in modi sempre più sottili.
Ivan Illich, Il silenzio è un bene comune, 1982 (in Nello specchio del passato, Boroli editore 2005)

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