I legami tra mafia e politica in Italia
Breve studio del brutto
Sarò veloce e schematico, che questo è un post, non un saggio di Bruno Vespa sul non poi così cattivo fascismo.
Il legame tra mafia e politica italiana (tralasciamo qui il periodo che inizia nel 1944 con lo sbarco in Sicilia degli americani, avvenuto con la preziosa collaborazione di Lucky Luciano e di tutta la mafia siciliana che appoggeranno l'Oss, poi denominato Cia) inizia in senso moderno col passaggio di Salvo Lima da Fanfani a Giulio Andreotti, di cui diverrà uomo fedelissimo.
Salvo Lima è il sindaco di Palermo dal 1959 al 1963 e dal 1965 al 1968. Il suo assessore ai lavori pubblici è Vito Ciancimino. Lima, Gioia e Vassallo sono coloro che dirigono con invidiabile successo il cosiddetto Sacco di Palermo. Le antiche ville liberty sono roba vetusta e obsoleta, e vengono demolite per lasciare finalmente spazio ad abitazioni pratiche ed essenziali, senza tutti quei vezzosi orpelli barocchi che stancano la vista. I politici, i mafiosi e i loro urbanisti amano definirla edilizia ad altissima densità. Di fatto sventrano Palermo (le coventrizzazioni non avvengono solo in tempo di guerra, e non solo tramite bombe aria-terra) e ricoprono tutto di cemento, usanza che avrà sempre più successo nelle città di tutta Italia fino ai gloriosissimi giorni nostri.
In 4 anni vengono concesse 4205 licenze. 3011 licenze sono concesse alle stesse cinque persone prestanome. Cinque muratori.
La mafia esplode (economicamente) grazie al commercio dell'eroina (introdotta appositamente per neutralizzare il dissenso politico, ricordiamolo). Commercio che avveniva principalmente con l'America (ohilà), con la stretta complicità delle banche siciliane e di altri facilmente intuibili. I soldi (gli assegni) per essere ripuliti, facevano un bel viaggio: Palermo - Milano - Svizzera, passando per le mani, fra gli altri, dei banchieri di dio Michele Sindona e Roberto Calvi (ohibò). Boris Giuliano, per esempio, scopre tutto è viene ucciso da Bagarella.
I corleonesi (Luciano Leggio, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano) dal 1978 entrano in guerra con la cosiddetta "pizza connection" (la vecchia mafia storica: Gaetano Badalamenti, Bontate, Buscetta), che stava diventando troppo potente (v. eroina). Risultato della guerra (la cosiddetta mattanza): circa 1000 (mille) morti. Tutti di parte pizza connection, che evidentemente vantava amici meno amici degli amici dei corleonesi.
Rocco Chinnici è il primo a riuscire a entrare nelle banche per scoprire gli affari della mafia. Verrà ucciso.
Mentre Pio La Torre e Piersanti Mattarella vengono ammazzati perché propongono di sequestrare i patrimoni dei mafiosi, a Carlo Alberto Dalla Chiesa viene dato pieno potere, potere di non fare nulla, visto che è completamente solo (lo confesserà a Giorgio Bocca). Verrà ucciso anche lui, come ben sapete. Prima di morire scriverà a Spadolini che "la corrente democristiana siciliana facente capo ad Andreotti sarebbe stata la "famiglia politica" più inquinata da contaminazioni mafiose". Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, poi, "Andreotti era ben consapevole dell'insofferenza della mafia per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio la politica di Mattarella e il suo omicidio." Fatti confermati dalla sentenza del processo Andreotti, in cui si legge anche che "l'allontanamento di Andreotti dal sodalizio mafioso fu dovuta all'efferato delitto Mattarella".
Antonino Caponnetto capisce che un pool di magistrati è meglio che un magistrato solo. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Caponnetto e Leonardo Guarnotta hanno dalla loro un nuovo fenomeno: il pentitismo. Fodamentale è Tommaso Buscetta, pentito le cui cose dette diverranno verità giudiziaria nella conferma dei 19 ergastoli nel maxi-processo di Palermo.
Primo (1973) e unico pentito nel vero senso della parola: Leonardo Vitale, che denuncia Riina, Provenzano, Greco e Ciancimino alla polizia. E' talmente preciso da esser giudicato pazzo. Verrà ucciso dopo 10 anni di manicomio criminale, casomai dovesse improvvisamente esser giudicato sano di mente ed essere preso sul serio.
Riina organizza le vendette sui famigliari dei pentiti. Brusca, braccio destro di Riina, esegue la strage di Capaci. Borsellino sostituisce Falcone, sapendo che morirà anche lui. Ma Falcone, prima di morire, aveva voluto e ottenuto la 41 bis, il carcere duro per i mafiosi (un colloquio al mese senza contatto fisico).
Iniziano a pentirsi anche i corleonesi. La guerra non è più fra opposte fazioni, ma fra mafia e Stato, che è tanto cattivo con quella 41 bis, e che è composto da politici che prima vengono eletti con i voti della mafia poi, per togliere ogni sospetto, si accaniscono contro la mafia per sembrare onesti. Antonino Giuffré la chiama, con notevole acume e aderenza, la "miserabilitudine dell'uomo politico".
Il così proficuo rapporto fra mafia e politica, si sarà capito, momentaneamente si spezza. Vorremmo credere che sia tutto merito di quei magistrati onesti e soli che fanno il loro mestiere con fortissimo senso etico e dello stato come Falcone e Borsellino, ma le cause principali vanno forse rintracciate nella caduta del muro di Berlino, 1989 (l'Italia non è più di importanza strategica nella contrapposizione fra Occidente e stati comunisti - v. strategia della tensione e P2) e in mani pulite, 1992 (la politica ha i suoi problemi e non riesce più a coprire la mafia).
Salvo Lima che fine ha fatto? Viene ammazzato a Mondello, nel 1992, nel giorno in cui deve organizzare la cena di benvenuto a Giulio Andreotti (quel giorno non ricordo di aver pianto). E' un chiaro segnale.
Nel 1992 e 1993 avviene una vera e propria guerra contro lo Stato e la Chiesa, che rifiuta il dialogo (Chiesa = Andreotti = miserabilitudine dell'uomo politico). Attentati, vendette. Uccidono don Puglisi. Mettono bombe (via dei Georgofili a Firenze, Pinacoteca a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, e Capaci e via d'Amelio). Lo Stato deve fare un passo indietro, secondo la mafia. Rinunciare a una parte della sua sovranità (oltre a quella già sottratta dalla Cia).
Provenzano, subentrato a Riina, arrestato, ha bisogno di nuovi soggetti politici. Con l'omicidio di Lima chiude con la DC, come abbiamo visto. Dal luglio del '93, col fallito attentato allo stadio Olimpico, non ci sono più bombe. Dall'ottobre del 1993 la mafia sparisce completamente. Più nulla. Il silenzio totale. Tra mafia e Stato sembra pace fatta. Dopo mesi di sangue e presenza costante, la mafia sparisce. Come mai?
E' buffo, davvero buffo, che il 18 gennaio 1994 nasca, grazie al duro lavoro di Marcello Dell'Utri, Forza Italia.
I nomi: Lotta alla mafia - Lista Cosa Nostra - Silvio Berlusconi: una biografia
Grazie a Carlo Lucarelli e a Wikipedia.
Peter

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