sabato, 10 marzo 2007

Shoah. Memoria. Rimozione.
Stati di negazione, passati e presenti

Stanley Cohen
Stanley Cohen

Ogni giorno dovrebbe essere Giornata della Memoria e festa di qualsiasi cosa. Così, uno degli elementi che hanno reso possibile l'attuazione e soprattutto il perdurare dell'Olocausto è stato l'indifferenza, o meglio: la rimozione, processo psicologico molto complesso, soprattutto se su scala ampia.  Primo Levi cita un vecchio adagio tedesco, vero in particolare per gli ebrei tedeschi: <<Le cose la cui esistenza non è moralmente possibile non possono esistere.>> E così: via libera.
Esiste un grandissimo libro sulla psicologia del "chiudere gli occhi/guardare altrove" (RIP Federigo Tozzi), vista da ogni punto di vista, sia personale che comunitario, psicologico, politico, sociale, storico. Si intitola Stati di negazione - la rimozione del dolore nella società contemporanea (ed. Carocci 2002), è del professor Stanley Cohen, ed è un libro la cui lettura presuppone per sempre, nel lettore, un prima e un dopo. 

Olocausto - Auschwitz Stanley Cohen - Stati di negazione in lingua originale

Prendiamo un episodio emblematico a caso: Jan Karski è un giovane emissario polacco che è entrato in possesso di importantissimi documenti che provano l'esistenza dei campi di sterminio. Fornisce tutte le informazioni possibili a quasi tutti i grandi capi di stato occidentali, e quando arriva di fronte al giudice Felix Frankfurter questi, benché molti lì intorno gli garantissero la veridicità di ciò che Karski andava dicendo, disse: "Non ho detto che questo giovanotto sta mentendo. Non mi permetterei. Ho detto che non posso credergli. C'è differenza."

Ottimo e tragico esempio di disgiunzione fra sapere e credere, si differenzia molto dalle scelte sostanzialmente politiche che invece fecero, per esempio, gli Alleati (che non bombardarono Auschwitz come invece gli ebrei chiedevano a gran voce, perché avrebbe significato: bombardiamo il campo di concentramento perché sappiamo che esiste, ma non vogliamo saperlo. Così i bombardamenti si fermarono a circa 5 km dal campo), il Vaticano (che motivò l'assenza di una denuncia del genocidio in corso sostenendo che sarebbe stato controproducente per gli stessi ebrei - eh?!) e la Croce Rossa Internazionale (che non prese posizione, similmente al Vaticano, per evitare "rappresaglie" ai danni degli abrei - eh?!).
Al di là di questi giochi politici la situazione - dal basso - era comunque allarmante. Cohen scrive: "E' abbastanza probabile che molti tedeschi pensassero che gli ebrei non erano più vivi, ma non necessariamente credessero che fossero morti. Questo è il tipo di logica incoerenza accettata in tempo di guerra che rispecchia la disintegrazione della razionalità." Su questo Cohen cita un libro che cerco disperatamente da tempo: In the Shadow of Death: Living Outside the Gates of Mauthausen, di Gordon J. Horwitz, che tratta i meccanismi di rimozione delle piccole comunità nei pressi di Mauthausen. Pubblicato in Italia ma fuori stampa, a quanto so.
La conclusione, lapidaria, a Zygmunt Bauman (Modernità e Olocausto): "La distruzione di massa non fu accompagnata dal fragore delle emozioni, ma dal silenzio mortale del disinteresse."
Come adesso in Darfur e in gran parte dell'Africa, per esempio. Domanda: l'obiettivo è imparare qualcosa dal passato (nonostante il nostro sistema economico), o sono io stronzo? Il riconoscimento è un valore fondamentale, che consente di pensare, provare emozioni, e dunque di agire. In qualsiasi modo. Perché in fondo il tema dominante del libro è questo: gli ostacoli (complessi) tra INFORMAZIONE e AZIONE. E questo è un argomento valido sempre, anche in tempo di "pace".

Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 19:44 | Permalink | commenti (23)
Commenti
#1    11 Marzo 2007 - 08:58
 
L'olocausto - e il conseguente meccanismo di rimozione (incomprensione)- verte sul fatto che nel panorama mondiale, storico, sociale rappresenta un unicum, e di conseguenza sfugge a agni tentativo di riduzione a un qualsiasi tipo di categoria morale.

Non so se lo conosci ma su questo tema ti lascio il titolo di un saggio che ho trovato (trovo) molto interessante: "L'ordine del terrore" di Wolfgang Sofsky - Laterza.

Ciao
d.

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#2    11 Marzo 2007 - 09:05
 
Il testo che cerchi di Horwitz è qui. ti lascio il link. fai un copia incolla e ti siapre la pagina.

Ri-ciao

www.internetbookshop.it/libro/IRR43SQ9OUU56QC/HORWITZ_GORDON_J/ALL'OMBRA_DELLA_MORTE_VITA_QUOTIDIANA_ATTORNO_AL_CAMPO_MAUTHAUSEN.html?shop=1
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#3    11 Marzo 2007 - 09:36
 
post molto interessante.

sono interessata anche io al problema,
oltre ai saggi è interessante l'approccio attraverso gli scrittori che hanno vissuto il periodo: ho letto "Trama d'infanzia" di Christa Wolf in cui si cerca di analizzare proprio la rimozione... e consiglierei a tutti quelli che non leggono... il film AMEN di Costa Gavras

"Sembra quasi che questa razza (gli ebrei, ndr) sorprendente, voglia dare vita a un diverso sistema morale e filosofico, tanto malevolo quanto il cristianesimo è benevolo. Un sistema che, se non sarà fermato, distruggerà irrimediabilmente ciò che il cristianesimo ha costruito".
Winston Churchill, 1920 (dal pressbook di Amen, a cura di Costa-Gavras)
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#4    11 Marzo 2007 - 11:57
 
sono sempre stati considerati un impaccio imbarazzante gli ebrei, dai vincitori e dai vinti. m'è venuto in mente michael moore (stupido uomo bianco?) quando immagina un risarcimento più congruo per gli ebrei: la baviera piuttosto che la palestina [in effetti ...]
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#5    11 Marzo 2007 - 12:34
 
un meccanismo di "digestione" le società comunque ce l'hanno. se si dà credito a teorie organiciste.

la rimozione è altro. è la differenza tra uomini e no.
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#6    11 Marzo 2007 - 12:44
 
Il meccanismo della rimozione è una sordina cerebrale, solitamente utile, che permette all' uomo di andare avanti in tante situazioni....nei casi da te descritti si deforma in ipocrisia consapevole ed assume i contorni del moralmente abietto.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente capelliVSricko

#7    11 Marzo 2007 - 14:22
 
Verà un giorno che. a forza di rimuovere, avremo la testa vuota.
Così come il cuore
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Conigliolo

#8    11 Marzo 2007 - 14:31
 
prova a cercare il libro di Horwitz scrivendo a fahrenheit di radio3 (http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/caccia_cerco.cfm)
metti che qualcuno con la voglia di condividere, di booksharing,lo mette a disp. del resto se non l'hai trovato a bo dove ho visto e comprato cose che penso difficilmente si trovino da qualche altra parte puoi affidarti solo a canali inusuali
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#9    11 Marzo 2007 - 15:07
 
A tal riguardo, imperdibile:
"I sommersi e i salvati" di Primo Levi.

Dan
utente anonimo

#10    11 Marzo 2007 - 16:34
 
DAN
vero! mi manca. però ricordo che "se questo è un uomo" mi ridusse un'ameba per giorni...

TOR3
grazie per l'idea! cmq è colpa dei commessi feltrinelli, scontrosi lavativi. non mi avevano detto che era stato ristampato nel 2004 in economica (grazie lilith, commosso). non hanno tempo da perdere in queste cose. tornerò a cercarlo.

CONIGLIOLO
ci siamo già a quel punto. ma non è vuota. è solo piena di stronzate.

CAPELLI
non è esattamente così. è molto peggio di una "ipocrisia consapevole". perché nei casi presenti nel libro non è né ipocrisia né, quel che è, consapevole.

AMELIA
non credo di aver capito bene.

POSTUMO
il problema di micheal moore è che ha fatto il gioco di bush, involontariamente. non c'entra niente, ma dovevo dirlo.

BATSCEBA
grazie per le segnalazioni. churchill era molto bravo. a fumare sigari.

LILITH
ecco, in ultimo tu, che m'hai aperto un mondo con quel link (vedi risposta a tor3).
grazie anche per la segnalazione. l'olocausto forse sì, per certi meccanismi, ma qui è importante l'atteggiamento nei confronti del genocidio, è di questo che si occupa Cohen e che forse non ho ben chiarito nel post. per esempio parla anche del Ruanda, e di quegli 800.000 morti ammazzati col machete in neanche 100 giorni (sic).

peter
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#11    12 Marzo 2007 - 11:02
 
dicevo che è naturale liberarsi di alcune cose. però chi le rimuove non è un uomo.
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#12    12 Marzo 2007 - 11:33
 
Ottimo post!
Aggiungerei che anche oggi siamo oggetto di una manovra mediatica di rimozione del libero pensiero : o sei allineato o stai ai margini.
Con quel che ne consegue.
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#13    12 Marzo 2007 - 16:28
 
@devilstrainers
tema importante anche questo vecchio diavolaccio...
vengo dalla città che ha il ghetto più vecchio del mondo...Venezia...quando iniziò il rastrellamento i veneziani, che amavano profondamente la comunità israelita, cambiarono i dati anagrafici dei peggiori criminali che fossero reclusi nelle Prigioni, mentre la comuntà (2000 persone circa) veniva nascosta da tutta venezia...i tedeschi non ebbero alcun sospetto e deportarono 21 (finti) ebrei in tutto da venezia...é una storia ascoltata da moni ovadia...

"vieni qui, tu filosofo,
Con il tuo cervello di gatto, vieni qui alla tavola del rabbino
e impara la saggezza
Hai inventato un veloce battello e sei orgoglioso di ciò;
ma il rabbino getta i suoi fazzoletti
e attraversa così il mare.
Tu hai escogitato una veloce ferrovia e pensi di essere così un intelligente ebreo;
il rabbino sogghigna e ride,
lui ha solo bisogno di una gallina
(di Velvel Zbarzher)

Saluti

Commazero
utente anonimo

#14    12 Marzo 2007 - 21:24
 
Ciao a tutti. Visto l'argomento voglio mettervi a conoscenza di un sito che, magari già conoscete, ma io ho appena scoperto. E' molto strano, equivoco, un pò mi preoccupa. Dategli un'occhiata. Ciao e alla prossima.
http://www.thule-toscana.com/
utente anonimo

#15    12 Marzo 2007 - 21:33
 
Il commento precedente è il mio. Scusate la mancanza.
Ciao.
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#16    13 Marzo 2007 - 11:56
 
LALAS
il sito che hai segnalato non è equivoco, è delirante.
esempio: "1)L'Annuario Mondiale ("World Almanac") censisce 15.688.259 ebrei, in tutto il mondo nel 1938.
2) New York Times" del 22 febbraio 1948 ebrei esistenti in tutto il mondo 15.600.000 e i 18.700.000"
'ste cose me le segnali per farmi bestemmiare eh? dillo, bastardo.

COMMA
bello. storia che non conoscevo!

PC
stare ai margini? ne consegue che sei più libero. :-)

AMELIA
giusto. son d'accordo.

peter
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#17    13 Marzo 2007 - 12:19
 
Secondo un anziano medico/psicologo di mia conoscenza è di questi ultimi decenni una sorta di "ritorno della memoria" e testimonianza attiva nei confronti dell'Olocausto da parte dei sopravissuti e dei familiari. Ci sono voluti più di 50 anni, secondo questo medico, per tornare a guardare a quell'orrore subito ed elaborarne il lutto.
utente anonimo

#18    13 Marzo 2007 - 13:54
 
Già bisognerebbe ricordare sempre...
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#19    13 Marzo 2007 - 17:28
 
Da una parte posso essere d'accordo, ma da noi succede che il parlare per 50 anni di olocausto ci fa sembrare naturali tante atrocità che continuano ad accadere... E' il vecchio discorso dell'abituarsi a tutto... Inoltre ti sembra che in Israele abbiano rimosso la cosa? Non credo proprio, però se si dà una letta ai rapporti di Amnesty riguardo le torture sui prigionieri palestinesi o sui giovani israeliani renitenti alla leva... Non saprei... Palestinesi marchiati a fuoco... certo d'altra parte non si può dimenticare però non mi sembra che ciò possa essere troppo producente...
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#20    14 Marzo 2007 - 16:06
 
La conoscenza del passato è destinata a diventare meno efficace collo sbiadire emotivo.
La dissolvenza emotiva è connaturata al fatto che invece di avere esperienzato si è appreso da libri, racconti, media o altro.

Vale in tutti i contesti.

Ad esempio l'euroindifferenza o (europatia) attuali derivano dal fatto che le generazioni che hanno vissuto la II guerra mondiale stanno invecchiando e sparendo.

Un francese ed un tedesco nati nel 1979 NON posso certo rifuggire terrificati dall'idea della guerra e abbracciare con etusiasmo quella dell'unione semplicemente perché... NON hanno vissuto (esperienzato) la guerra.
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#21    14 Marzo 2007 - 18:16
 
AMAN
lo so. è vero. ma con tutto quel che ho letto e ascoltato su queste cose... sarò troppo sensibile? ma l'emotività di quelle esperienze mi permea COME SE... ovviamente non è la stessa cosa, ma la guerra voglio pensare siano in molti a sapere cos'è anche se non l'hanno vissuta. grazie all'ascolto di chi l'ha vissuta, appunto. l'ascolto...

DJANDREA
no. il rischio di sovraccarico non deve esserci per queste cose. se non se ne parla (non in maniera Porta a porta, naturalmente) finisce che è come se non fosse mai accaduto nulla. è un rischio che bisognerebbe correre... poi lo so che sei d'accordo con me.

SAMUELE
meglio tardi che mai...

peter
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#22    14 Luglio 2008 - 01:03
 
La shoà è una truffa.Non torna nulla neppure il calcolo dei morti.L'unicum non esiste: il Comunismo ha massacrato molto di più.Se anche pensassimo che 6 milioni sono reali e non è vero,il Comunismo ha massacrato nel mondo oltre 200 milioni di non ebrei.
Questo continuo nominare il falso olocausto tende a voler creare una religione olocaustica (solo per gli ebrei) inconfutabile.Da quessto ne trae vantaggio il Sistema che crea con scuole inette insipienti che non sanno nulla di storia,ma parlano di shoà tralasciando GuLag,Lagoai,Bombe atomiche americane ecc.
utente anonimo

#23    21 Luglio 2008 - 22:20
 
nessuno tralascia un bel cazzo di nulla, caro anonimo. la Storia, per quanto mi riguarda, non è una guerra ideologica, e tantomeno una gara a chi è più cattivo perché ha fatto più morti.
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categoria:pensiero, historia, informazione, genocidi



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