Si chiama Gaia perché ride (di noi)
Problemi su effetto serra e riscaldamento globale

Vi presento un caro amico: Ste, geologo. Ci parlerà brevemente dei motivi per cui la pappina pronta sul riscaldamento globale ha qualcosa che non va.
Se proprio sentiamo il bisogno di non tacere, come alcuni filosofi del passato ci hanno consigliato, sul fenomeno del riscaldamento globale per lo meno cerchiamo di basare le nostre idee su FATTI OGGETTIVI.
Il primo dato oggettivo è che la Terra, nel suo ruotare attorno al Sole e attorno a se stessa, ha ciclicamente variato il suo clima globale nel tempo. Le cause sono da ricercarsi nell’irraggiamento del Sole sulla Terra. Per esempio: il variare dell’orbita terrestre attorno al sole modifica sostanzialmente il clima sulla Terra. Inoltre, a un’orbita maggiormente ellittica corrisponde un raffreddamento globale con formazioni di ghiacciai perenni nelle montagne e formazione di calotte polari anche notevolmente estese, e questo periodo viene chiamate Stadio Glaciale. Al contrario un’orbita circolare produce un innalzamento della temperatura media, soprattutto per quanto riguarda la temperatura delle acque, con effetto domino che provoca lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari: questa fase si chiama Stadio Interglaciale. Qual è l’effetto che più risulta evidente da queste variazioni cicliche? Sicuramente le variazioni del livello del mare, ovvero rispetto alle condizioni attuali che corrispondono allo zero, quando e in che misura si è abbassato o innalzato il livello del mare. Negli ultimi 200.000 anni si sono susseguiti tre cicli completi di riscaldamento/innalzamento del mare e raffreddamento/abbassamento del mare. Tanto per citare alcuni dati di riferimento, circa 125.000 anni fa (durante lo Stadio Interglaciale comunemente chiamato Tirreniano) la totalità delle calotte glaciali erano sciolte e sulle Alpi non si riuscivano a formare ghiacciai perenni; la temperatura era globalmente di almeno 4° superiore all’attuale e il mare era circa 5,50 metri (in verticale) più in alto del presente. Circa 22.000 anni fa invece si raggiungeva il picco massimo dello Stadio Glaciale, noto come Wurmiano; sulle Alpi si formarono imponenti ghiacciai talmente estesi da produrre le cosiddette valli morenico-glaciali del Veneto e del Trentino, la calotta polare artica ricopriva totalmente la Scandinavia, la Germania e una considerevole porzione della Francia in Europa, e metà del Canada in America. Elemento ancora più interessante: il livello del mare era drasticamente diminuito di circa 120 metri (in verticale). Per rendersi conto del significato di un tale abbassamento basti pensare che il fiume Po sfociava a Pescara e che il mare Adriatico, praticamente, non esisteva. Circa 6.000 anni fa siamo entrati in uno Stadio Interglaciale e il livello del mare in prima approssimazione ha raggiunto il livello attuale e il clima non si doveva discostare di molto dall’attuale. Sulla base di questi dati, per decenni gli studiosi hanno ritenuto che noi ci trovassimo a vivere alla fine della fase Interglaciale iniziata appunto circa 6.000 anni fa, e pertanto che il ciclo naturale andasse verso un raffreddamento, lento ma globale. A supporto di questa tesi vi è stata una fase di raffreddamento intensa ma breve nota come Piccola glaciazione, durante il sonno della ragione medievale. Con questi presupposti le problematiche legate all’effetto serra assumevano caratteri decisamente preoccupanti. L’aumento di temperatura, che pure è un dato oggettivo, erano, secondo gli studiosi, in quel momento da imputarsi interamente all’effetto antropico, che era tale non solo da azzerare la tendenza al naturale raffreddamento ma addirittura da provocare un riscaldamento globale. Un elemento nuovo però è entrato di recente sulla scena. Il ciclo naturale terrestre non sta andando verso una fase glaciale e quindi verso un raffreddamento, anzi al contrario siamo ancora in un periodo Interglaciale e forse verso un picco caldo. Questo dato è supportato da numerosissimi lavori scientifici, ma vorrei utilizzare un elemento curioso ed interdisciplinare che si è scoperto proprio in Italia. Tutte le costruzioni costiere e soprattutto i porti di età romana (periodo imperiale) si trovano, oggi, al di sotto del livello del mare, con profondità variabile compresa tra i -50 e -90 cm. Questo dato indica in maniera indiscutibile che negli ultimi 1.000 anni il mare si è sollevato, lentamente ed in modo intermittente, ma di sicuro per cause che hanno agito molto prima della rivoluzione industriale e dell’emissione da parte dell’uomo di gas serra, se si esclude il “metano umano naturale”. Per concludere il mio ragionamento (voglio essere sicuro che non mi fraintendiate): tutto quello che si può fare per abbattere le emissioni di CO2 e dismettere i carburanti “fossili” sono da me ben accetti; che questo migliorerebbe la qualità della nostra vita è altresì indubbio… Ma che l’emissione dei gas serra stia sconvolgendo da solo il clima terrestre non è per niente convincente. Sono convinto invece che l’effetto serra stia cavalcando una situazione naturale pregressa e che in qualche percentuale stia inasprendo questo fenomeno ma in quale misura è, a oggi, difficilmente quantificabile.
Dott. Stefano Andreucci
Università di Sassari - Ist.to di Scienze Geologico-Mineralogiche
Cosa pensare? L'effetto serra è un concetto poco serio, non suffragato da dati sperimentali, che però consente di limitare le emissioni inquinanti della grande industria (male assoluto). In mancanza d'altro l'industria non avrebbe limiti di alcun tipo. Ergo: facciamo finta di niente e attenzione all'effetto serra.
Intanto però, zitti zitti, saperne di più può essere utile. Esiste uno scritto illuminante, contenuto nel controverso e affascinante libro Ballando nudi nel campo della mente, del premio Nobel per la chimica Kary Mullis. Il capitolo in questione, Cosa è successo al metodo scientifico? andrebbe studiato in tutte le scuole del regno, per capire certi meccanismi.

Mullis dimostra che gran parte delle questioni che pensiamo di sapere riguardo queste cose sono finti problemi, idee erronee diffuse per interessi economici e politici, e che naturalmente per fare questo "è sufficiente convincere un elettorato disinformato". Dimostra inoltre che la fascia d'ozono, finché ci sarà ossigeno, si autogestisce da sola per reazione chimica. Va letto.
Nel testo Mullis ci da un semplice e prezioso consiglio: "Gli scienziati che fanno affermazioni categoriche su futuri disastri ecologici e sostengono che gli uomini sono responsabili di tutti i cambiamenti in corso sono fortemente sospetti. Spegnete la televisione, prendete in mano il libro delle scienze che usavate a scuola. Dovete sapere che intenzioni hanno. E dovete riuscirci da soli: ognuno per sé, come sempre. Ringraziate la sorte che non abbiano cambiato vesti né abitudini: continuano a indossare abiti bianchi, come sacerdoti, e a evitare lavori pesanti. In questo modo, è più facile identificarli."
A me ricorda la Strategia della tensione. Il principio mi pare identico (neutralizzare la comprensione, dunque il dissenso, con la paura). Abbiamo veramente bisogno di tutto questo per non avvelenarci mortalmente come stiamo facendo, per esempio, nelle grandi città? Qualcuno, per caso, si è rotto i coglioni di farsi prendere per il culo?
Peter

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