La Pasqua
Temperante festeggiamento di una strage
Ancor ebbri, ricolmi, gremiti, intasati, accalcati dalla letizia, delizia, festevolezza, radiosità, mansuetudine pasquale, che tutti conforta, consola, allevia, mitiga, sgrava, seda e financo affranca dal dolore, dalla pena, dall'ambascia, dalle tribolazioni e dalle punture di spillo del nostro noi, ricordiamo qui riuniti che la Pasqua cristiana deriva da quella ebraica, e la Pasqua ebraica ha un'origine non troppo edificante, almeno dal punto di vista di un ateo (quindi senza una morale). Certo, quella cristiana è Pasqua di Resurrezione di Cristo, l'individuo peraltro che forse ha il record di rivoltamenti nella tomba. Ma l'episodio in questione è tratto dall'Esodo che, fino a prova contraria, fa parte della Sacra Bibbia, testo sacro su cui si fonda il cattolicesimo (che tutti permea et illumina) e grazie (?) al quale esso esiste. Bibbia dettata direttamente e puntualmente, com'è noto, da d'Io, protettore, a quanto pare, anche m'Io. Ma bando alle ciance, ai sinonimi e alle virgole, e rendiamo grazie a, due virgole, Piergiorgio Odifreddi (di professione terzo in classifica con questo libro che, depurato da una sana e sempre opportuna ironia, rimane studio utilissimo della Bibbia).

Piergiorgio Odifreddi
Ma torniamo a Mosé, che a sua volta torna in Egitto e cerca di convincere il faraone a lasciar partire gli Ebrei. In una sequenza di effetti speciali hollywoodiani, non a caso ripresi in innumerevoli produzioni cinematografiche e televisive, Jahvé scatena le prime nove piaghe d'Egitto, tramutando le acque del Nilo in sangue, infestando il paese di rane, zanzare e mosconi, provocando un'epidemia, un contagio e una grandinata, e oscurando il cielo con cavallette e tenebre.
L'ultima piaga invece è una tragica pulizia etnica, in cui Jahvé stermina tutti i primogeniti degli Egizi e, chissà perché, anche dei loro animali. Un'impresa che l'Esodo si limita a descrivere in maniera sobriamente soddisfatta: « un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c'era casa dove non ci fosse un morto! » [12, 30]
E' questa bella impresa che gli Ebrei festeggeranno nei secoli come la Pesach, "Passaggio" o "Pasqua", perché un segno di sangue d'agnello sulla porta aveva indicato le case da non colpire:
Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi il flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale, lo celebrerete come festa di Jahvé [nota di Peter: la mia edizione Cei riporta "Signore", non "Jahvé"]: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne. [12, 13-14]
In tutta la piagosa vicenda Jahvé si assicura personalmente che il cuore del faraone rimanga "indurito", così che questi si ostini a non voler lasciare partire gli Ebrei e lui possa continuare a dispiegare i suoi fuochi d'artificio. Puntualmente, e nonostante l'eccidio, il faraone insegue gli Ebrei in fuga e Jahvé può compiere il suo più spettacolare prodigio: l'apertura delle acque del Mar Rosso per lasciar passare il Popolo Eletto, e la loro chiusura sull'esercito egiziano per annegarlo. In particolare, « le acque sommersero i carri e i cavalieri » [14, 28], nonostante la quinta piaga avesse « fatto morire tutto il bestiame degli Egiziani » [9, 6].
Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani - e meno che mai cattolici (Longanesi 2007 - 14,60 euro)
Un caloroso ringraziamento va, oltre a Dio, al dizionario Sinonimi e contrari Zanichelli, per aver reso possibile questo discutibile post.
Peter

categoria:religione, delirium tremens





