L'industria culturale (etc.)
Wiesengrund Adorno (1903-1969), Max Horkheimer (1895-1973), Herbert Marcuse (1898-1979) - della cosiddetta "Scuola di Francoforte" - sono convinti che la società capitalistica costituisca una totalità tecnologica che manipoli le coscienze degli individui e ne abolisca ogni spirito critico al fine del proprio mantenimento, basato esclusivamente su interessi economici e di potere.
E' il fenomeno dell'industria culturale. Essa trasforma i consumatori in <<materiale statistico>>, i cui gusti sono già previsti e indirizzati dal sistema. L'effetto finale è quello di un totale azzeramento del gusto, dello spirito critico e della capacità di immaginazione in tutte le fasce di pubblico. Il cinema rappresenta lo strumento con cui il potere "vieta" l'attività mentale o intellettuale dello spettatore, grazie al susseguirsi veloce degli avvenimenti che appaiono sullo schermo.
Tramite la dimensione estetica della vita gli uomini sono in grado di entrare in contatto con i fantasmi della mente e le pulsioni addomesticate dalla civiltà; in un certo senso l'industria culturale attinge alle pulsioni represse della storia. Il valore fondamentale attorno a cui ruota il nuovo immaginario industriale è la felicità, simboleggiata dall'happy end, che garantisce al protagonista, e al suo doppio lettore-spettatore, di non venire sacrificato alle forze negative ed esorcizza il male.
L'ideologia dell'industria culturale è l'ideologia della felicità.
Brani tratti da G. Baroni - A. Rondini, L'Orlando comprato, ed. SEI (1998)
Ovvero: come emanciparsi.
Mi sembrano brani di una semplicità e di una verità sconvolgenti, soprattutto in questi anni in cui di Marcuse, di De André, di Pasolini, di Gadda non ce ne sono, e se anche ci sono... Vespa ha la voce più potente (non adatta per il vaffanculo, però).
Peter

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