Incredibile
(o Dell'immutabilità del genere umano)
Vagando per i dimenticati e ignorati volumi del mondo mi sono imbattuto l'altro giorno in codesto impolveratissimo brano; esso, inutile dirlo, mi ha lasciato a bocca aperta. Col solito brivido sottocute e l'ormai cronico giramento di coglioni sotto, sopra, ovunque, eccolo a voi, gentili crescimmano e ciumachelle:
"Mai potrà dare un buon consiglio una mente soggetta all'avarizia, dedita alla cupidigia. Tutto quel che pensa, dice e fa, riporta al proprio interesse. Riterrà sempre che il miglior partito sia di fare ciò che reca più lauti guadagni al suo forziere, sia pure con pubblico danno. Sempre anteporrà il vantaggio personale a quello pubblico, né si dorrà che si esauriscano le risorse dello stato purché aumentino le sue. Per lui non c'è nulla di sacro, nulla di venerando, nulla di equo, nulla di giusto. Spingerà a una guerra, anche ingiusta, anche con pericolo del suo paese, se spererà di trarne un utile; persuaderà a una pace rovinosa e turpe sol che la sua casa ne esca arricchita. Venale sarà la sua parola, il suo operare, la sua dignità. Tenderà insidie alla patria, e per denaro ne diverrà nemico. Quante volte, anche ai tempi nostri, si son visti uomini che corrotti dall'oro, comprati, hanno tentato di tradire la patria. Così l'avarizia rende perniciosi nel consiglio, malvagi nelle opere."
Questo brano incredibile (da cui il titolo del post...), tradotto dal latino, è di Poggio Bracciolini [1380-1459], è tratto da un suo scritto intitolato "L'avarizia" ed è stato scritto nel 1428. Lo riscrivo? Ok: "è stato scritto nel 1428."
Non stupisca ch'egli parli proprio, esattamente, di Berlusconi (o di Bush, o di Blair, o di Sharon, o di chi volete voi - benché soprattutto di Berlusconi...) e dei tempi nostri. Queste magie temporali sono frequenti in letteratura, dove le parole sono diamanti che sfamano la mente, e senza sfruttare minatori africani. Sfamano la mente, e ammoniscono, indicano, avvertono che se non fai nulla la Storia è sempre la stessa, identica presa per il culo per noi malnati consumatori. Niente è cambiato.
Ma noi niente... giù a insistere! Anche perché, come scrisse Giuseppe Gioachino Belli nel 1833...
La Verità è ccom'è la cacarella,
che cquanno te viè ll'impito e tte scappa
hai tempo, fijja, de serrà la chiappa
e stòrcete e ttremà ppe rritenella.
E accusì, ssi la bbocca nun z'attappa,
la Santa Verità sbrodolarella
t'essce fora da sé dda le budella...
E se la Verità non viene in nostro soccorso... andiamo noi da lei. Che di carta igienica - almeno di quella - ne abbiamo in abbondanza.
Peter

categoria:politica, letteratura, pensiero





