giovedì, 03 novembre 2005

Pier Paolo Pasolini

PPP ha raggiunto luoghi inesplorati, e che sono rimasti tali. La cartografia ufficiale l'ha rimosso, inglobandolo in se stessa come lui aveva previsto, rendendolo innocuo. Ma chi lo legge/leggerà direttamente, senza mediazioni, scoprirà territori incredibili e impensabili. Più passa il tempo è più Pasolini rende la lettura di se stesso vertiginosa e tragicamente commovente.
Sono passati 30 anni da quando fu commissionato il suo omicidio. Chiedete all'Eni com'è andata, e leggete il suo incompiuto Petrolio, che parla dell'Eni appunto, di petrolieri e politica, e che PPP, in una lettera a Moravia, definisce "preambolo di un testamento, testimonianza di quel poco di sapere che ho accumulato". Oppure, per iniziare, leggete la ricostruzione dell'omicidio che fanno Borgna e Lucarelli nel nuovo Micromega 6/2005.
Pasolini sapeva cose che non doveva sapere. E l'hanno ammazzato.

Si parla ancora così tanto di lui, fra le tante cose, perché ora siamo abituati alla mediocrità e al particolare sterile, che non permette di comprendere e nega il generale. Cosa che lui invece faceva molto lucidamente, nonostante il violento e miserrimo silenzio in cui i critici lo avevano avvolto negli ultimi anni.
E nonostante Lotta continua e simili.
 Due suoi rappresentanti, Goffredo Fofi e Adriano Sofri, in questi giorni, dall'alto della loro miracolosa autorità, dedicano molte parole a Pasolini (o a se stessi?). Da che è morto pare un obbligo parlare di lui e, soprattutto nel trentennale della morte, paga bene. Lotta continua, come sapete, fu il movimento di borghesi travestiti da rivoluzionari che forse più di tutti lo banalizzò, per rendere giustificabile la propria esistenza (Pasolini disse sui giovani borghesi: "La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti".
Rispettabile la passione che li muoveva, meno rispettabili i risultati. Il loro "sospetto" nei suoi confronti è rimasto invariato, continuano a non accettare i propri limiti (anzi!), e mascherandosi dietro il rispetto per PPP e dietro a belle parole emerge l'affanno di autogiustificare il proprio passato. Emerge, soprattutto, l'incapacità di guardare oltre il proprio naso (v. ancora Micromega 6/2005, dove Sofri e Piergiorgio Bellocchio, dall'alto delle loro infinite certezze, scartano "certamente" l'ipotesi di omicidio politico).
A voi dedico questi due versi di un altro libero pensatore che vi ha lasciati perplessi, tale Fabrizio De André: "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti".
Umberto Eco, almeno lui, ha ammesso di aver avuto sensi di colpa per la morte di PPP. E adesso dire solo che criticavate le sue "contraddizioni" parlandone apparentemente bene, atomizzandolo coscientemente per diminuirlo (gioco sporco), è un tirare indietro la mano. E dalla mia mano si eleva un dito...

Ma lasciamo parlare Pasolini, nella sua ultima stagione di vita (1975), quella, per intenderci, dell'abiura della "Trilogia della vita" e di "Salò".
"Il consumismo mi ha sopravanzato, in un'assimilazione globale, potente, totalizzante. La tolleranza, la libertà sessuale del consumismo è molto più avanti dei miei film (...) Questo nostro contributo è stato completamente manomesso, manipolato, falsificato dal consumismo. Allora io abiuro da questa mia lotta per una libertà sessuale, visto che l'esito è stato questo (...) ne abiuro, in nome della rottura dei rapporti con quel progressismo, che tende a diventare una nuova forma di clericalismo. (...) Mi sono accorto che sono stato sopravanzato dal consumismo, il quale ha fatto sua la scuola, sfruttando e falsificando il mio laicismo, il mio razionalismo, la mia tolleranza, il mio amore per la libertà, il mio amore per il decentramento. Ha fatto sue queste cose falsificandole. E' quindi tutto un imbroglio, una falsa tolleranza."

"La tolleranza di lì a poco avrebbe reso il sesso triste o ossessivo. Ora infatti viviamo la repressione del potere tollerante che, di tutte le repressioni, è la più atroce. Nel sesso non c'è più niente di gioioso.
"Il rapporto sessuale è un linguaggio (questo è più chiaro ed esplicito in Teorema), e questo linguaggio in Italia è cambiato radicalmente: il sesso è oggi la soddisfazione di un obbligo sociale, non un piacere contro gli obblighi sociali. (...) Il trauma è quasi intollerabile.
"Il sesso in Salò è una rappresentazione metafora della situazione di oggi: il sesso come obbligo e bruttezza che la tolleranza del potere ci fa vivere. Ed è anche la metafora del rapporto che ha il potere con coloro che gli sono sottoposti, ovvero la mercificazione dell'uomo, la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento)."
Cfr. i programmi televisivi che sono in onda in questo momento. Poi: apri a caso una rivista a caso, analizza il panorama lavorativo odierno, fai un giro in un supermercato.

"La vera anarchia ce l'ha il potere, e si concreta con la massima facilità in articoli di codice e in prassi (i potenti di De Sade non fanno altro che scrivere regolamenti e regolarmente applicarli). C'è qualcosa di belluino, perché nella sua prassi non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli, degli sfruttatori contro gli sfruttati. E l'anarchia degli sfruttati è disperata, idillica, e soprattutto campata in aria, eternamente irrealizzata."
Cfr. attuale governo italiano (e americano).

"La libertà concessa dalla nostra società è falsa e concessa dall'alto, e non conquistata dal basso. (...) Forte è la presenza del rito perché il potere è rituale oltre che essere codificatore. Ma ciò che ritualizza e ciò che codifica è sempre il nulla, il puro arbitrio, cioè la sua propria anarchia. (...) Il Girone della merda l'ho fatto pensando che in realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda: il brodo Knorr... i biscotti Saiwa... tutta merda.
"Anche i gesti erotici sono rituali e codificatori, e ancor di più il gesto sodomitico, che è il più meccanico. A questo si aggiunge il gesto del carnefice, che è possibile compiere una volta sola. Perché la vittima si può uccidere solo una volta... e quindi bisognerebbe ucciderne un'infinità. Nel film è adottata la soluzione del 'rituale' della morte: si finge di ammazzare la vittima, ma la pistola è caricata a salve. Il ritorno alla vita è una variante perversa, perché il rito della morte è ormai consumato."
Cfr. pubblicità e guerre.

I quattro Signori di Salò parlano la lingua dell'italiano stereotipato e convenzionale, e la loro stessa lingua è assimilata anche dalle narratrici, ma senza ironia. Non c'è posto per l'ambiguità, tutti obbediscono ad automatismi, feroci e vezzosi come animali bambineschi. Sono sagome. Vuote e senza dimensione.
Salò è la messinscena metaforica del non-luogo orribile, dunque non filmabile, dell'Italia, e del suo presente che dura da più di 30 anni.
"Ho sempre avuto il terrore di una morte violenta. Ecco, quelle strade vuote con i camion dei fascisti, quell'angoscia di morte, sono tra i motivi ispiratori di Salò."
Ogni zona di salvezza viene soppressa. Qualsiasi forma di diversità all'interno del sistema eretto dai Signori è distrutta. Tutti devono conformarsi alla loro pedagogia, o saranno sterminati.
E quando questo film finisce, è come se non fosse mai finito. (Cfr. Neil Novello, Al trionfo dell'esserci)

Dall'ultima intervista (presa da Sahishin) che PPP ha rilasciato il pomeriggio prima di morire a Furio Colombo:
"Io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e bandiere diverse. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la “vita violenta”.
Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di quest’ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano queste cose si trova la pace fabbricando scaffali."

Io voglio sapere. Voglio che la sua morte sia vendicata con la giustizia, non col capro Pelosi. E voglio che Pasolini, ciò che ha detto, serva veramente e sempre, non solo nel 30° anniversario della sua morte.
Voglio tendere a te, Pier Paolo. E voglio che lo si possa fare senza morire.

Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 13:55 | Permalink | commenti (32)
Commenti
#1    03 Novembre 2005 - 14:45
 
Nulla da aggiungere Pit!
Il post non puo' essere piu' completo di cosi'.
I miei piu' sinceri complimenti.

Sulle cause della morte di Pasolini mi e' sempre frullata per la testa un'idea , forse balenga : e se fosse stato lui a decidere di lasciare la "scena" col botto ? Di commissionare la sua morte ? Una morte orribile, violenta, specchio del tempo in cui viviamo. Una maniera di essere immortali, di essere ricordati per sempre. Fortemente improbabile , lo so e lo spero : vorrei , come molti di noi , trovare un colpevole per la fine di una simile fabbrica di pensiero.

Vabbe'. Buona giornata !

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#2    03 Novembre 2005 - 14:53
 
Gli hai ridato voce in modo più che degno.
Voglio solo aggiungere che, come anche Sofri ha ricordato, Pasolini stette in quel movimento, vi entrò solo successivamente, lo fece col suo caratteristico approccio polemico. La stessa "Valle Giulia" fu, come lui stesso avrebbe poi detto; una brutta poesia...

cià peter
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#3    03 Novembre 2005 - 14:59
 
Indegni e osceni sono coloro che hanno fatto circolare la storia secondo cui Pasolini avrebbe architettato la propria morte in quel modo orribile.
Pasolini amava la vita.
Quelli che partoriscono simili pensieri non meritano alcun rispetto.
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#4    03 Novembre 2005 - 16:09
 
??????
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#5    03 Novembre 2005 - 16:26
 
Paolo, non dice a te.
Ma il dubbio che ti sei posto in modo intimo è stato avanzato in passato da gente miserrima per fini strumentali.

Cmq... non credo sia possibile che sia stato lui ad architettare la propria morte, principalmente perché non voleva morire e aveva molti progetti in corso.
E' stato ucciso, attirato dalla promessa consegna di alcune bobine di Salò rubate "casualmente" pochi giorni prima della sua morte.

Peter
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#6    03 Novembre 2005 - 16:41
 
Uh...speriamo...
Anche perche' un pensiero puo' sorgere, a prescindere dalle verita' storiche.

Non c'entra nulla con il post, ma questa news mi inquieta un po'... E la dice lunga sul concetto di concertazione che alcuni ( molto pochi , per fortuna ) hanno :
http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/politica/cofferati/pacpirica/pacpirica.html
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#7    03 Novembre 2005 - 16:57
 
No PC1969, non mi rivolgevo a te. Avevo appena postato e subito dopo ho letto il tuo commento che mi ha riportato alla mente la squallida oltre che falsa ipotesi di cui sopra.
Chiedo scusa.
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#8    03 Novembre 2005 - 20:58
 
post molto impegnativo e che condivido appieno! anche io avrei voluto scrivere un post su Pasolini ma visto il personaggio, la sua complessità, non me la sono sentita di scrivere qualche cazzata. Complimenti davvero. Ammetto però che l'ultima parte ancora non l'ho letta, vado di corsa. Me lo stampo e mi leggo con calma le citazioni di PPP.
Cmq è verissimo che Pasolini va letto senza mediazioni: anche i romanzi, per esempio, è formidabile l'effetto che se ne ha leggendoli di getto. Mi spiace non conoscerlo così a fondo Pasolini: che bisognerebbe essersi visto i film, aver letto le poesie e le opere teatrali, i romanzi, gli scritti corsari e Petrolio, come dici tu.

Ciao, ste
ps: grazie per la segnalazione, cercherò di ricordarmela!
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#9    03 Novembre 2005 - 23:56
 
Grazie, sono troppo stanca per leggere un post cosi denso, ripasso domani
buonanotte

zoe
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#10    04 Novembre 2005 - 10:34
 
Infatti, leggendo la trama di Petrolio si intuiscono parecchie cose (soprattutto che Pasolini aveva capito con trent'anni d'anticipo gli esiti di un certo tipo di politica e di gestione dell'economia in Italia), prima fra tutte che purtroppo non verrà mai fatta chiarezza...
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#11    04 Novembre 2005 - 22:08
 
un profeta caro mio!
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#12    05 Novembre 2005 - 12:31
 
JEFFERSON FA IL VOCALIST E HA I PIERCING

JFIVEHIP
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#13    06 Novembre 2005 - 14:10
 
..però Fofi ha rilasciato, all'Infedele, qualche giorno fa, una dichiarazione su Agnelli che me lo ha reso un bel po' simpatico.
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#14    06 Novembre 2005 - 20:51
 
caro peter, potresti indicarmi se c'è del materiale on line di fofi su pasolini? (il tuo giudizio è molto duro e vorrei capire su cosa lo basi)ciao
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#15    07 Novembre 2005 - 19:42
 
buba
ho risposto nel tuo blog.

qui va detto che quella parte l'ho modificata, ampliando il discorso. a freddo, e non sotto incazzatura. credo che ora sia meglio.

ciao a tutti!
peter
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#16    07 Novembre 2005 - 20:19
 
letto, condivido l'antipatia per gli ex di LC (sebbene fossi alle elementari li detestavo quando ancora "prestavano servizio"), eccezion fatta per alex langer che è stata una persona speciale;
gli altri che conosco, con quell'aria cinica del reduce che ha capito tutto, come ad esempio marco boato, li definirei politicamente "scoppiatoni" come diciamo a heidelberg.

da ragazza apprezzavo pasolini più di sciascia, per me "una vita violenta" è stato IL romanzo di formazione ma col tempo ho trovato assiomatica la contrapposizione cultura borghese/cultura popolare specie osservando che proprio i vituperati borghesi erano i suoi lettori, gli appassionati del suo cinema mentre le persone con cui si accompagnava, i ragazzi di borgata, spesso non ne capivano il valore di intellettuale e guardavano a lui come a un adulto pervertito e un po' patetico.

non so ancora se comprare micromega 6/05: sono ancora impantanata sulla prima parte del 5/05 (dedicata a galvano della volpe) mentre la seconda parte da statera alla tavola rotonda è interessantissima
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#17    07 Novembre 2005 - 20:38
 

caro devils e cara buba,
fate una coppia eccezionale.

mi fa un piacere enorme leggervi.

grazie per questa foto a più profili di PPP.
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#18    08 Novembre 2005 - 00:07
 
Pasolini era acuto e di ampie vedute..
Certe sue deduzioni sono applicabili agli attuali accadimenti.
Non sarebbe tra gli intellettuali tollerati dall'informazione, o quello che ne resta, di questi tempi...
Ma, qualcuno ha provveduto trent'anni fa...
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#19    08 Novembre 2005 - 00:36
 
loreanne
esatto. qualcuno ha provveduto.
e chi, piccolo piccolo - ora - usa le spalle larghe di Pasolini per autopromuoversi mi fa incazzare, come una bestia affamata di ciellini!

lavinza
ma grazie!

labuba
beh se ti interessa l'argomento ti consiglio almeno di fotocopiarti la parte di borgna e lucarelli...

peter
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#20    08 Novembre 2005 - 11:50
 
MA NOOOOOO!
PPP ha detto che non esiste boghesia e proletariato, eiste la classe dei consumatori!!!!!!! ma che dici BUBAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
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#21    08 Novembre 2005 - 12:28
 
Ho un nodo alla gola, che non va né su e né giù ...
The Father, che quei momenti li ha vissuti "in diretta", crescendo dentro.
utente anonimo

#22    08 Novembre 2005 - 12:42
 
All'Ambra Jovinelli ( al Piccolo Jovinelli) di Roma dal 2 al 20 novembre c'è uno spettacolo teatrale tratto dalla "Ricotta" di Pasolini. L'ho visto l'altra sera e mi ha commosso. E' molto toccante e attuale. Ha diverse chiavi di lettura, va bene per tutti poi ognuno legge la chiave che più gli si confà.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente acommessadelloviessesulatuscolana

#23    09 Novembre 2005 - 11:05
 
La maggior dote di PPP era forse quella di togliere le sovrastrutture ideologiche dalle cose ed andare al nocciolo della questione, spiazzando sia i cattolici che i comunisti.

E’ per questo che la fomosa poesia su studenti (figli di papà e futura classe padronale; nell’università di quegli anni c’erano solo loro perché la riforma non aveva dato ancora i suoi frutti!) e poliziotti (figli di proletari) fu destabilizzante come del resto è destabilizzante tutto ciò che è fuori da ogni schema.

GoIdstein
utente anonimo

#24    09 Novembre 2005 - 11:25
 
...mi piacerebbe rivedere qui un taglia e incolla della poesia che tu citi, Goldstein...
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#25    09 Novembre 2005 - 12:33
 
Il Pci ai giovani!!, di Pier Paolo Pasolini

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Pier Paolo Pasolini

Peter
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#26    09 Novembre 2005 - 18:19
 
grande Peter, grazie
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#27    10 Novembre 2005 - 14:49
 
BELLA
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#28    10 Novembre 2005 - 21:16
 
Confermo quanto dice LaBuba.
Lavoro a Roma, e molti miei colleghi provengono dalle borgate, e da giovani hanno conosciuto o incontrato Pasolini.
Nessuno di loro ha capito niente, o si sforza di farlo.
La verità è che: la partita era già persa, e Pasolini lo sapeva.
I ragazzi che sono nati e vissuti, in quelle realtà, non hanno colpa; le borgate romane, sono una realtà di emarginazione, sottocultura, sottosviluppo.
Pasolini adesso troverebbe dei cinquantenni con la calata, e ventimila megapixel sul taschino.
Soltanto lui aveva la forza l'onestà la purezza per volergli bene.


antos


utente anonimo

#29    11 Novembre 2005 - 13:04
 
credo di poter essere d'accordo con te.
alla luce di questo la vita di PPP assume quasi i tratti dell'"eroe", non trovi?
grazie per il bel commento antos.

peter
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#30    11 Novembre 2005 - 22:23
 
Sì, sono d'accordo.
Intuisco che occorra molta forza, una grande sensibilità ed integrità morale, per prendere le parti degli strati popolari della società, partendo dalla posizione di quasi privilegiato da cui partiva Pasolini.
Dichiaro di aver letto poco di Pasolini, e cioè: gli scritti corsari, le lettere luterane, il romanzo ragazzi di vita, e poi naturalmente i film.
Ma mi sembra da quel poco che ho visto, che la scelta di Pasolini fosse una strada già segnata dal suo destino;
quasi il suo Karma, ma proprio per le sue qualità non comuni, e comunque ciò non diminuisce il merito.
Sono anch'io un romano d'adozione.
Ma non privilegiato.
Abito molto vicino ai quartieri, che Pasolini frequentava, e anche ai luoghi dove ha girato alcuni suoi film.
Per esempio: accattone.
E da dove la De Filippi "adesca" pischelli e pischelle per farne scempio nelle sue trasmissioni.
Evidentemente preferiamo tenerci queste persone e sacrificare i Pasolini;la sua morte l'accumuna a molte grandi anime del passato, e tra cinquecento anni non sò tra i due chi si ricorderà.

antos

utente anonimo

#31    01 Marzo 2007 - 02:17
 
Io detesto sentire parlar di Pasolini, soprattutto in tivvù o quando ne parlano gli scrittori o i giornalisti.
Il fatto che sia definito "controverso" mi inquieta.
Ma quelli non hanno letto neanche una riga dei suoi libri né un singolo fotogramma dei suoi films...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Padone

#32    07 Marzo 2007 - 11:19
 
assolutamente d'accordo, padone.
l'UNICA volta che ho sentito parlare in modo onesto di Pasolini è stato recentemente, in quel bel programma di La7, Ndp, in cui fiorellino (sic) ha letto "io so".
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Commenti

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