Pier Paolo Pasolini
PPP ha raggiunto luoghi inesplorati, e che sono rimasti tali. La cartografia ufficiale l'ha rimosso, inglobandolo in se stessa come lui aveva previsto, rendendolo innocuo. Ma chi lo legge/leggerà direttamente, senza mediazioni, scoprirà territori incredibili e impensabili. Più passa il tempo è più Pasolini rende la lettura di se stesso vertiginosa e tragicamente commovente.
Sono passati 30 anni da quando fu commissionato il suo omicidio. Chiedete all'Eni com'è andata, e leggete il suo incompiuto Petrolio, che parla dell'Eni appunto, di petrolieri e politica, e che PPP, in una lettera a Moravia, definisce "preambolo di un testamento, testimonianza di quel poco di sapere che ho accumulato". Oppure, per iniziare, leggete la ricostruzione dell'omicidio che fanno Borgna e Lucarelli nel nuovo Micromega 6/2005.
Pasolini sapeva cose che non doveva sapere. E l'hanno ammazzato.
Si parla ancora così tanto di lui, fra le tante cose, perché ora siamo abituati alla mediocrità e al particolare sterile, che non permette di comprendere e nega il generale. Cosa che lui invece faceva molto lucidamente, nonostante il violento e miserrimo silenzio in cui i critici lo avevano avvolto negli ultimi anni.
E nonostante Lotta continua e simili. Due suoi rappresentanti, Goffredo Fofi e Adriano Sofri, in questi giorni, dall'alto della loro miracolosa autorità, dedicano molte parole a Pasolini (o a se stessi?). Da che è morto pare un obbligo parlare di lui e, soprattutto nel trentennale della morte, paga bene. Lotta continua, come sapete, fu il movimento di borghesi travestiti da rivoluzionari che forse più di tutti lo banalizzò, per rendere giustificabile la propria esistenza (Pasolini disse sui giovani borghesi: "La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti".
Rispettabile la passione che li muoveva, meno rispettabili i risultati. Il loro "sospetto" nei suoi confronti è rimasto invariato, continuano a non accettare i propri limiti (anzi!), e mascherandosi dietro il rispetto per PPP e dietro a belle parole emerge l'affanno di autogiustificare il proprio passato. Emerge, soprattutto, l'incapacità di guardare oltre il proprio naso (v. ancora Micromega 6/2005, dove Sofri e Piergiorgio Bellocchio, dall'alto delle loro infinite certezze, scartano "certamente" l'ipotesi di omicidio politico).
A voi dedico questi due versi di un altro libero pensatore che vi ha lasciati perplessi, tale Fabrizio De André: "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti".
Umberto Eco, almeno lui, ha ammesso di aver avuto sensi di colpa per la morte di PPP. E adesso dire solo che criticavate le sue "contraddizioni" parlandone apparentemente bene, atomizzandolo coscientemente per diminuirlo (gioco sporco), è un tirare indietro la mano. E dalla mia mano si eleva un dito...
Ma lasciamo parlare Pasolini, nella sua ultima stagione di vita (1975), quella, per intenderci, dell'abiura della "Trilogia della vita" e di "Salò".
"Il consumismo mi ha sopravanzato, in un'assimilazione globale, potente, totalizzante. La tolleranza, la libertà sessuale del consumismo è molto più avanti dei miei film (...) Questo nostro contributo è stato completamente manomesso, manipolato, falsificato dal consumismo. Allora io abiuro da questa mia lotta per una libertà sessuale, visto che l'esito è stato questo (...) ne abiuro, in nome della rottura dei rapporti con quel progressismo, che tende a diventare una nuova forma di clericalismo. (...) Mi sono accorto che sono stato sopravanzato dal consumismo, il quale ha fatto sua la scuola, sfruttando e falsificando il mio laicismo, il mio razionalismo, la mia tolleranza, il mio amore per la libertà, il mio amore per il decentramento. Ha fatto sue queste cose falsificandole. E' quindi tutto un imbroglio, una falsa tolleranza."
"La tolleranza di lì a poco avrebbe reso il sesso triste o ossessivo. Ora infatti viviamo la repressione del potere tollerante che, di tutte le repressioni, è la più atroce. Nel sesso non c'è più niente di gioioso.
"Il rapporto sessuale è un linguaggio (questo è più chiaro ed esplicito in Teorema), e questo linguaggio in Italia è cambiato radicalmente: il sesso è oggi la soddisfazione di un obbligo sociale, non un piacere contro gli obblighi sociali. (...) Il trauma è quasi intollerabile.
"Il sesso in Salò è una rappresentazione metafora della situazione di oggi: il sesso come obbligo e bruttezza che la tolleranza del potere ci fa vivere. Ed è anche la metafora del rapporto che ha il potere con coloro che gli sono sottoposti, ovvero la mercificazione dell'uomo, la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento)."
Cfr. i programmi televisivi che sono in onda in questo momento. Poi: apri a caso una rivista a caso, analizza il panorama lavorativo odierno, fai un giro in un supermercato.
"La vera anarchia ce l'ha il potere, e si concreta con la massima facilità in articoli di codice e in prassi (i potenti di De Sade non fanno altro che scrivere regolamenti e regolarmente applicarli). C'è qualcosa di belluino, perché nella sua prassi non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli, degli sfruttatori contro gli sfruttati. E l'anarchia degli sfruttati è disperata, idillica, e soprattutto campata in aria, eternamente irrealizzata."
Cfr. attuale governo italiano (e americano).
"La libertà concessa dalla nostra società è falsa e concessa dall'alto, e non conquistata dal basso. (...) Forte è la presenza del rito perché il potere è rituale oltre che essere codificatore. Ma ciò che ritualizza e ciò che codifica è sempre il nulla, il puro arbitrio, cioè la sua propria anarchia. (...) Il Girone della merda l'ho fatto pensando che in realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda: il brodo Knorr... i biscotti Saiwa... tutta merda.
"Anche i gesti erotici sono rituali e codificatori, e ancor di più il gesto sodomitico, che è il più meccanico. A questo si aggiunge il gesto del carnefice, che è possibile compiere una volta sola. Perché la vittima si può uccidere solo una volta... e quindi bisognerebbe ucciderne un'infinità. Nel film è adottata la soluzione del 'rituale' della morte: si finge di ammazzare la vittima, ma la pistola è caricata a salve. Il ritorno alla vita è una variante perversa, perché il rito della morte è ormai consumato."
Cfr. pubblicità e guerre.
I quattro Signori di Salò parlano la lingua dell'italiano stereotipato e convenzionale, e la loro stessa lingua è assimilata anche dalle narratrici, ma senza ironia. Non c'è posto per l'ambiguità, tutti obbediscono ad automatismi, feroci e vezzosi come animali bambineschi. Sono sagome. Vuote e senza dimensione.
Salò è la messinscena metaforica del non-luogo orribile, dunque non filmabile, dell'Italia, e del suo presente che dura da più di 30 anni.
"Ho sempre avuto il terrore di una morte violenta. Ecco, quelle strade vuote con i camion dei fascisti, quell'angoscia di morte, sono tra i motivi ispiratori di Salò."
Ogni zona di salvezza viene soppressa. Qualsiasi forma di diversità all'interno del sistema eretto dai Signori è distrutta. Tutti devono conformarsi alla loro pedagogia, o saranno sterminati.
E quando questo film finisce, è come se non fosse mai finito. (Cfr. Neil Novello, Al trionfo dell'esserci)
Dall'ultima intervista (presa da Sahishin) che PPP ha rilasciato il pomeriggio prima di morire a Furio Colombo:
"Io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e bandiere diverse. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la “vita violenta”.
Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di quest’ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano queste cose si trova la pace fabbricando scaffali."
Io voglio sapere. Voglio che la sua morte sia vendicata con la giustizia, non col capro Pelosi. E voglio che Pasolini, ciò che ha detto, serva veramente e sempre, non solo nel 30° anniversario della sua morte.
Voglio tendere a te, Pier Paolo. E voglio che lo si possa fare senza morire.
Peter

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