Tiziano Terzani
Incontro con Folco Terzani per la presentazione del libro
La fine è il mio inizio

Nell'Aula Magna di Bologna ieri si sono incontrati Folco Terzani, Stefano Bonaga e un tanatologo per parlare, prendendo spunto da La fine è il mio inizio, di vita e di morte. Ho finito di leggere il libro da pochi giorni. Lettura straordinaria, incredibile.
Nelle decine e decine di presentazioni di libri a cui ho assistito non mi era mai capitato di dover trattenere le lacrime per la commozione. Ieri, dopo un'ora di discussione appassionata e appassionante fra i tre, è capitato che una signora ha impugnato il microfono e ha ringraziato i due Terzani per questo libro, perché le ha riportato a galla tutte le sensazioni che ha provato trent'anni fa, quando per un anno e mezzo ha accompagnato alla morte il marito che allora aveva 40 anni. Insieme giravano per l'ospedale per vedere come la gente moriva, insieme leggevano di morte, insieme cercavano di capire, di prepararsi al momento, come ha fatto Tiziano per tre anni isolandosi sull'Himalaya e poi parlando con suo figlio. Questa signora ha concluso dicendo che quell'anno e mezzo è stato il periodo più bello della sua vita.
Poi ha parlato un ragazzo, dicendo che non ha fatto in tempo a percorrere il sentiero tracciato da Folco e Tiziano Terzani, anche se avrebbe voluto, perché suo padre è morto giovedì. Poi ha pianto, senza imbarazzo, e io lì ho provato felicità, e ho sentito una qualche debole forma di speranza per il genere umano. Così io e Malmostosa, commossi, abbiamo assistito a qualcosa di meraviglioso, che mai mi sarei aspettato: il pubblico dell'Aula Magna applaudiva con passione, applaudiva persone normali che si erano ritrovate lì per parlare e sentir parlare di morte, cioè di vita. Sembrava un rituale catartico, nato spontaneamente, per urgenza. Perché le riflessioni che il libro contiene non si trovano in televisione e nei giornali. Ma l'urgenza di capirci qualcosa... c'è, per quanto la stupidità occidentale porti a rimandare, a rimuovere, a sotterrare la morte. Tutta questa bellezza (sì, bellezza) esula dalle nomine politiche e dalle miserie elettorali. E anche questa è Italia. Persone di tutte le età che stanno sedute due ore ad ascoltare la morte e la vita di un uomo che è morto ridendo. E la morte (serena) di un uomo può essere la morte (serena) di molti uomini, spinti da quest'uomo a ricercare nella vita la propria strada.
Peter
Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l'uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c'è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.
Libertà. Non ce n'è più. Io continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c'è più libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c'è altro, c'è solo una spinta verso il mercato. [pag. 399]
Non è così complicato, non è congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.
Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c'è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia - ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia - ma che vuoi di più? Una macchina nuova? [pag. 373]
Quando uno sta male a casa chiamano l'ambulanza che lo porti all'ospedale; quando sta per morire in ospedale lo nascondono dietro a delle tendine. Paura della morte. Perché? Perché si sa di dover abbandonare tutto quel che conosciamo. Niente è più tuo, non le tue case, non i tuoi figli, non il tuo nome [...]. Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l'hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. [pag. 446]
Tiziano Terzani - La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 18.60 euro)

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