mercoledì, 19 aprile 2006

Tiziano Terzani
Incontro con Folco Terzani per la presentazione del libro
La fine è il mio inizio

Nell'Aula Magna di Bologna ieri si sono incontrati Folco Terzani, Stefano Bonaga e un tanatologo per parlare, prendendo spunto da La fine è il mio inizio, di vita e di morte. Ho finito di leggere il libro da pochi giorni. Lettura straordinaria, incredibile.
Nelle decine e decine di presentazioni di libri a cui ho assistito non mi era mai capitato di dover trattenere le lacrime per la commozione. Ieri, dopo un'ora di discussione appassionata e appassionante fra i tre, è capitato che una signora ha impugnato il microfono e ha ringraziato i due Terzani per questo libro, perché le ha riportato a galla tutte le sensazioni che ha provato trent'anni fa, quando per un anno e mezzo ha accompagnato alla morte il marito che allora aveva 40 anni. Insieme giravano per l'ospedale per vedere come la gente moriva, insieme leggevano di morte, insieme cercavano di capire, di prepararsi al momento, come ha fatto Tiziano per tre anni isolandosi sull'Himalaya e poi parlando con suo figlio. Questa signora ha concluso dicendo che quell'anno e mezzo è stato il periodo più bello della sua vita.
Poi ha parlato un ragazzo, dicendo che non ha fatto in tempo a percorrere il sentiero tracciato da Folco e Tiziano Terzani, anche se avrebbe voluto, perché suo padre è morto giovedì. Poi ha pianto, senza imbarazzo, e io lì ho provato felicità, e ho sentito una qualche debole forma di speranza per il genere umano. Così io e Malmostosa, commossi, abbiamo assistito a qualcosa di meraviglioso, che mai mi sarei aspettato: il pubblico dell'Aula Magna applaudiva con passione, applaudiva persone normali che si erano ritrovate lì per parlare e sentir parlare di morte, cioè di vita. Sembrava un rituale catartico, nato spontaneamente, per urgenza. Perché le riflessioni che il libro contiene non si trovano in televisione e nei giornali. Ma l'urgenza di capirci qualcosa... c'è, per quanto la stupidità occidentale porti a rimandare, a rimuovere, a sotterrare la morte. Tutta questa bellezza (sì, bellezza) esula dalle nomine politiche e dalle miserie elettorali. E anche questa è Italia. Persone di tutte le età che stanno sedute due ore ad ascoltare la morte e la vita di un uomo che è morto ridendo. E la morte (serena) di un uomo può essere la morte (serena) di molti uomini, spinti da quest'uomo a ricercare nella vita la propria strada.

Peter

Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l'uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c'è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.
Libertà. Non ce n'è più. Io continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c'è più libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c'è altro, c'è solo una spinta verso il mercato. [pag. 399]
Non è così complicato, non è congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.
Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c'è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia - ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia - ma che vuoi di più? Una macchina nuova? [pag. 373]
Quando uno sta male a casa chiamano l'ambulanza che lo porti all'ospedale; quando sta per morire in ospedale lo nascondono dietro a delle tendine. Paura della morte. Perché? Perché si sa di dover abbandonare tutto quel che conosciamo. Niente è più tuo, non le tue case, non i tuoi figli, non il tuo nome [...]. Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l'hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. [pag. 446]

Tiziano Terzani - La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 18.60 euro)

postato da: DevilsTrainers alle ore 13:50 | Permalink | commenti (32)
Commenti
#1    19 Aprile 2006 - 14:18
 
Peter, davvero bello... Post intensissimo, commovente, profondo.
Sul post, su terzani, sulla commozione e sulla vita nessun dubbio.

Un piccolo dubbio ce l'ho sulla morte, che - a mio parere - deve necessariamente fare paura. Come qualsiasi cosa che non si conosce e che apre le braccia per trasportarti lungo percorsi che mai e mai ti saresti immaginato. Non paura folle, ma solo inquietudine, curiosità, diffidenza.
E un piccolo dubbio sulla malattia. Quella, straziante, angosciosa, disfacente, beh...quella mi fa molta molta paura.

Acsel
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#2    19 Aprile 2006 - 14:52
 
Ho terminato da poco "Un altro giro di giostra". Sono libri SOVVERSIVI. Perché portano alla rivoluzione interiore. A guardar le lucciole invece del thriller nello scherma al plasma a ottocentosettantadue pollici.
Ecco perché sono sovversivi. Pongono al centro di te stesso (non dell'universo) te stesso. E non il mercato. O i nuovi oggetti di consumo.
E' la rivoluzione della semplicità meravigliosa: togliere tutte le superfetazioni, le sovrastrutture per andare alla bellezza unica di questo mondo.
Andiamo a sederci in un prato al sole.
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#3    19 Aprile 2006 - 15:56
 
Che meraviglia questo post!
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#4    19 Aprile 2006 - 16:41
 
Che dire.
Una piccola lacrima ha solcato , senza vergogna , il mio volto durante la lettura di questo post.
Quanto tempo buttiamo nello scontro e quanto poco ne dedichiamo all'incontro...
Forse l'uomo e' fatto cosi' , da' il meglio di se' nel perseguire i fini peggiori , non si accorge che la felicita' viaggia a braccetto con la semplicita' ed e' li' , a due passi , appena dietro l'angolo , ma cosi' apparentemente lontana. E allora giu' a scalar montagne ed attraversare mari , combinando i disastri che tutti conosciamo.

Quante volte ho detto che se potessi farei il contadino, vivendo a contatto con la natura ed i propri ritmi , facendone parte. Ora mi sovviene un dubbio : il verbo giusto da usare e' "potessi" o "volessi" ?
Non so darmi una risposta, forse sono gia' troppo invischiato nel sistema.

Grazie Pit , un po' di quiete e riflessione in mezzo alla tempesta non guasta mai.
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#5    19 Aprile 2006 - 18:52
 
Bello. Illuminante. Ma il distacco dai desideri è al momento impraticabile. Forse più in là, molto più in là, se mai ci arriverò così "in là".
Nell'inconsapevolezza della lunghezza del cammino le paure restano.
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#6    20 Aprile 2006 - 01:03
 
hai colto davero bene; molto in sintonia con le parole di un grande maestro.
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#7    20 Aprile 2006 - 10:30
 
Davvero suggestivo e intenso... Non ho letto nulla di Terzani, ma credo proprio che dovrò cominciare in tempi rapidi...
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#8    20 Aprile 2006 - 11:24
 
E' un libro che devo assolutamente leggere.
Nelle poche righe che ha scritto Terzani e che tu hai trascritto mi ci riconosco perfettamente.
Mia figlia ha quasi due anni e mezzo: spesso mi scopro a pensare che per lei c'e' davanti una vita in cui troppo spesso sarà costratta a fare ciò che vogliono gli altri, e nonostante tutto le diranno che vivie in libertà. Vorrei poterglielo insegnare io che cosa è veramente la libertà... ci soffocano di mille pensieri, mille preoccupazioni, mille prodotti da comprare "perche' senno' non sei nessuno", e intanto la vita ci scappa di mano, e con essa la nostra liberta' di pensare, di fermarci a riflettere, anche di essere contenti per piccolissime cose come puo' essere il sorriso di un figlio in un momento magari banale.
E ci vogliono cosi', perche' in questo modo siamo solo gli ingranaggi del sistema mercato.
Io vorrei essere come il signor Hulot dei film di Jacques Tati: considerato dalla maggioranza un disadattato, uno ai margini, ma apprezzato dai più semplici come i bambini, perchè dà a loro quel che il mondo moderno non ne vuole sapere di dare: attenzione, semplicità, sincerità e soprattutto TEMPO.
E' il tempo la nostra libertà, ce lo vogliono togliere riempiendocelo di inutili complicazioni... riprendiamocelo!
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#9    20 Aprile 2006 - 11:50
 
SNOWDOG
:-) proprio così... ed è talmente bello il tuo commento che per spingerti a leggere il libro ti trascrivo anche questo brano:

"Nell'Himalaya c'erano dei bruchi luminosi. Sai, quei bruchi che nella notte fanno una luce verde come quella di un lampione. Sono incredibili. Non sarebbe bello a un bambino raccontargli delle favole su questo bruco? Il mondo gli si anima, no? La natura gli si anima, la vita gli si arricchisce, vive in più dimensioni. Altro che la televisione e andiamo a mangiare la pizzettina! E' da lì che partono tutti i discorsi sulla violenza. Ogni giorno la violenza ce la facciamo da noi. Basterebbe dire "Basta!" Pigli il bambino e lo porti la notte a vedere le lucciole. Punto e basta."
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#10    20 Aprile 2006 - 12:14
 
TODOMODO
sì, te lo consiglio vivamente!

CAPITANREAD
:-) grazie.

DOVESEI
prima del distacco dai desideri si può cmq raggiungere molto altro, no?

PC
così mi commuovi tu... il verbo giusto secondo me è "volessi". è sempre "volessi".

AWaMan
assolutamente, sono d'accordo. così come era riuscito a essere sovversivo Gandhi. sono queste le cose che vanno diffuse. qui ci si prova.

ACSEL
caro compare... mi fa piacere che ti sia piaciuto. capisco che la malattia faccia paura. fa paura anche a me naturalmente. ma se non fosse così a 27 anni... ci sarebbe da inquietarsi no? però è un percorso... che potrebbe funzionare una volta che si sarà vissuto, anzi... Vissuto, con la V maiuscola. capisci cosa intendo? (sì).

peter
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#11    20 Aprile 2006 - 15:42
 
Post bellissimo e libro eccezionale.
E così. La morte non è davanti, come un avvenimeto del futuro. In gran parte essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del nostro tempo passato appartiene alla morte.
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#12    20 Aprile 2006 - 19:38
 
grazie del racconto. e complimenti per l'ottima analisi dell'argomento. avanti così, peter!

àlen, tizianoterzani.com
utente anonimo

#13    20 Aprile 2006 - 19:56
 
ALEN
onorato. davvero.

PSEUDOLO
grazie.
è vero, ogni giorno che passa è un passo di avvicinamento a quel momento... pensarci spesso fa bene, molto bene, al proprio "presente".

peter
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#14    20 Aprile 2006 - 20:13
 
grazie per il tuo passaggio...
avevo voglia di leggere il libro e dopo questo post ne ho ancora di più. complimenti, anche per il sito!
a presto!
dodina
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#15    20 Aprile 2006 - 20:21
 
Cioè, veramente.. cioè, mille complimenti... cioè, troppo fico questo post... cioè adesso mi rollo una canna e ce penso su... cioè troppo bella storia...

Pollyanna
utente anonimo

#16    20 Aprile 2006 - 20:54
 
ciao amico mio
io parlo sul mio blog
di un altro giro di giostra
un abbraccio e a presto
stef
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#17    21 Aprile 2006 - 11:44
 
STEFANO
ciao stefano! io invece lo sto leggendo
un altro
giro di giostra.
ma
passerò.

POLLYANNA
ai lovf iù... visto che gran storiaccia?

DODO
allora leggilo! benvenu'.

peter
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#18    21 Aprile 2006 - 19:06
 
vidi la sua ultima intervista, parlava della malattia, delle terapie tentate, della serenità finalmente raggiunta, sinceramente non riuscii a condividere la sua pacatezza davanti ad un evento irreversibile, definitivo, perché non tenere da conto il rimpianto, il dolore della perdita, il dolore fisico (quando c'è), lo strazio di una vita interrotta troppo presto;
ho poi sentito folco a fahrenheit, dalle cose che diceva e per come le diceva, emergeva un bellissimo rapporto col padre, invidiabile, proprio per questo-secondo me-tanta pacatezza mi pare incomprensibile.
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#19    21 Aprile 2006 - 22:58
 
Per quel che vale, io uno frase mi ricordo di Terzani: " Faccio quel che mi piace, e mi pagano pure!"
Un uomo fortunato, e bravo.
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#20    22 Aprile 2006 - 13:31
 
BUBA
è incomprensibile perché non hai letto il libro. prova...

TAO
...sì, per cui vale il motto: ognuno è artefice delle proprie fortune.

peter
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#21    22 Aprile 2006 - 14:44
 
Il problema al momento è che non basta una semplice rivoluzione interiore, quando fuori è emergenza assoluta.
In una casa puoi scegliere la stanza migliore, quella che ti dà più pace, ma se la casa brucia, colpirà anche la tua stanza.
I pensieri di Terzani che pur ci toccano nel profondo, dovrebbero arrivare a quelli che tessono le fila... da qui nasce il mio pessimismo.
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#22    22 Aprile 2006 - 15:57
 
UCALCA
ieri sera ho assistito allo spettacolo di beppe grillo. comprendo molto bene il tuo pessimismo, che apparteneva anche a me. ma ora TENDO a pensare che se la casa brucia ci si deve adoperare a spegnere l'incendio. più persone "conosceranno" e più persone saranno lì a spegnere l'incendio della casa in tempo. dal basso... lentamente... chi tesse le fila non spegne un cazzo. siamo noi. con cose concrete. ciò che fa, per esempio, grillo è concreto. i suoi gruppi meet up fanno cose concrete, e diffondono informazioni vere, concretamente riscontrabili.
questa può essere una via...

peter
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#23    22 Aprile 2006 - 17:12
 
Io penso che tutto quello che ci diciamo resta tra di noi... che un giorno un certo cambiamento arriverà comunque, ma che dipenderà da classi sociali che internet non sanno neanche cosa significa...
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#24    22 Aprile 2006 - 18:42
 
Quelli di Terzani sono semi, sparsi un pò in giro...e di sicuro qualcosa di bello da qualche parte sboccierà...qui o altrove.

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#25    23 Aprile 2006 - 23:08
 
SALVATORE
vedi?! allora la pensi come me. sei realista ma non per forza pessimista...
i semi bisogna spargerli!

UCALCA
su questo posso essere d'accordo. anche se non è del tutto vero che rimane tutto fra di noi. da grillo per esempio si puà scaricare stampare "La settimana", così che anche mio nonno di 85 anni informaticamente analfabeta possa leggere i suoi post...
ma sull'autoreferenzialità della maggior parte dei blog sono d'accordo.

peter
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#26    24 Aprile 2006 - 00:44
 
"Questa signora ha concluso dicendo che quell'anno e mezzo è stato il periodo più bello della sua vita."

Questa signora deve aver avuto una vita veramente di merda, se il suo apice (altopiano) è stato accompagnare il marito alla morte. Potrebbe risposarsi, con un po' di culo ritorna sul plateau.

Dispiace un po' vedere Terzani, che è stato veramente un grande giornalista di guerra e di viaggi, ricordato più per quest'ultimo che, per esempio, per Giai Phong. Ma pace, basta che lo si legga senza farne un santo o un guru...
utente anonimo

#27    24 Aprile 2006 - 01:25
 
ANONIMO
e che cazzo vuoi che ti dica?
anche a me dispiace vedere bukowski famoso più per i suoi racconti che per le poesie degli ultimi anni... ma si tira avanti.
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#28    26 Aprile 2006 - 13:47
 
sulla morte e la sua accettazione: mi viene in mente il verso di una canzone dei mai troppo rimpianti CCCP Fedeli alla Linea, dal titolo (per l'appunto) "Morire":

la morte e' insopportabile per chi non riesce a vivere
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#29    26 Aprile 2006 - 14:46
 
SNOWDOG
uhllallà snow... verso meraviglioso!
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#30    03 Ottobre 2006 - 20:01
 
Ho letto il post su Terzani che mi hai segnalato. Non avrei potuto usare parole diverse per descrivere la mia emozione alla lettura de "La fine è il mio inizio".

Evidentemente il linguaggio dei due Terzani (credo ci abbia messo assai anche Folco, anche se con mano leggera e invisibile) è universale anche nella sua ricaduta sul lettore.

Dice bene chi scrive qui che questi sono i veri libri rivoluzionari. La rivoluzione di Terzani (vedi citazione nel mio ultimo post) è profonda e sovversiva perchè è quella dentro di noi, quella che scuote e scombina la nostra coscienza, quella che ci apre finestre sul nostro ignoto profondo e ci fa prendere coscienza.

Non sono cristiano e non seguo nessuna religione. Tuttavia, se dovessi avere una immagine di "angelo", credo sarebbe simile a quella che ho di Terzani: un messaggero di pace contro il coro squallido e osceno che ci circonda.

Un saluto zingaro.
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#31    10 Giugno 2007 - 12:50
 
abbiamo la vita stipata di oggetti preconfezionati, di cibo premasticato per non fare neanche lo sforzo di digerire, le notizie ci arrivano gia frullate e omogeneizzate. ma io ho una cosa che loro non hanno, il mio tempo.
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#32    18 Ottobre 2007 - 13:42
 
http://devil

[..] Partendo dal silenzio Un appunto sillogistico Questo secondo elogio del silenzio prende spunto da una pagina (p. 407) de La fine è il mio inizio di Tiziano e Folco Terzani, che in questo giorni ho riaperto. Folco racconta brevemente della sua es [..]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DevilsTrainers

Commenti

categoria:personaggi, letteratura, pensiero, società



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