Il sottile filo tra Terzani e Nietzsche
Miti e utopie: il Superuomo

L'idea che l'uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. L'argomento è semplice: se l'homo sapiens, quello che ora siamo, è il risultato della nostra evoluzione dalla scimmia, perché non immaginarsi che quest'uomo, con una nuova mutazione, diventi un essere più spirituale, meno attaccato alla materia, più impegnato nel suo rapporto col prossimo e meno rapace nei confronti del resto dell'universo?
Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Longanesi 2002.
L'uomo, in particolare quello Occidentale, è l'unica specie vivente a essere totalmente scissa dall'ambiente che lo circonda. Ci sentiamo completamente svincolati da ogni rapporto con le risorse e con le altre specie viventi, e continuiamo a darci molta importanza, vivendo come se questo avesse qualche base naturale. Questo fenomeno contronatura è spiegabile con una sola parola, secondo me: schizofrenia. Siamo una specie schizofrenica in blocco. Centinaia di milioni di stronzi con inestinguibili disturbi mentali.
Terzani, nel brano sopra, parla, in fin dei conti, del concetto mitico di superuomo, o meglio oltreuomo (Ubermensch) di Nietzsche. L'uomo, ciò che siamo ora, è l'anello di congiunzione tra scimmia e qualcos'altro che, al contrario di noi, rispetta la Vita perché è padrone di sé. Nulla a che vedere con la deriva nazista. Il concetto di superuomo è un inno a ciò che l'uomo potrebbe essere, e non è, per 'vivere bene'. Nessuna specie animale si uccide da sola, ma combatte per vivere e per riprodursi. Noi no. E ha senso pensare che questo nostro essere contronatura non possa durare in eterno. Ha senso pensare che le bestiole che discenderanno dai nostri geni vivano... senza respirare gas di scarico (in Italia, secondo l'Oms, sono 39000 i morti all'anno per malattie legate alle polveri sottili - un'ecatombe di fronte alla quale il resto dovrebbe passare in secondo piano). Al di là del bene e del male. E che siano dunque oltreuomini.
Dio è morto: ora noi vogliamo, - che viva il superuomo.
I più preoccupati si chiedono oggi: "come può sopravvivere l'uomo?". Zarathustra invece chiede, primo e unico: "come può essere superato l'uomo?"
Il superuomo mi sta a cuore, egli è la prima e unica cosa, - e non l'uomo: non il prossimo, non il miserrimo, non il più sofferente, non il migliore. -
Fratelli miei, ciò che io posso amare nell'uomo è che egli sia un trapasso e un tramonto. E anche in voi è molto che mi fa amare e sperare. [...]
Oggi, infatti, la piccola gente è diventata padrona: costoro predicano, tutti, rassegnazione e modestia e senno e diligenza e riguardo e il lungo eccetera delle piccole virtù. [...]
Questi padroni di oggi, oh fratelli miei, superateli, - questa piccola gente: essi sono il pericolo maggiore per il superuomo!
Superate, ve ne prego, uomini superiori, le piccole virtù, le piccole assennatezze, i riguardi minuscoli, il brulichio delle formiche, il benessere miserabile, la 'felicità del maggior numero' -!
E piuttosto di rassegnarvi, disperate. [...]
Per me non soffrite ancora abbastanza! Perché voi soffrite di voi stessi, voi non avete ancora sofferto dell'uomo. [...]
E sul mercato si persuade coi gesti. Le ragioni, invece, rendono diffidente la plebe.
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi (ed. or. 1883-85)
E non è anche questa politica? Politica: fare in modo che in uno Stato 39000 individui non muoiano ogni anno per uno stile di vita evitabile che arricchisce pochi.
Peter

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