Stefano Bollani e Giovanni Allevi
Fine di una lettera aperta mai scritta


Stefano Bollani e Giovanni Allevi. Pianisti.
...infine trovo interessante che il vostro vissuto, le vostre mani insanguinate dall'esercizio, il vostro stomaco, i vostri brividi e tutto quello che usate per suonare la vostra musica abbia un ruolo così importante nella colonna sonora che compone le mie giornate. Ci siete quando faccio il caffé, quando leggo, quando scrivo, quando faccio l'amore e quando fisso il muro senza accorgermi che è il muro bianco della mia camera (smettetela di fare i guardoni).
Con le vostre note quel muro si accende e diventa il finestrino di un treno, e io guardo il paesaggio in movimento con la fronte appoggiata al vetro freddo e un po' sporco. Torno bambino, e nel sedile di fronte al mio ci sono seduti, stretti stretti, sogni e amore idealizzato, mentre fuori, nella penombra blu dei tramonti nuvolosi dell'inverno, passano campi e colline e case che sembrano abbandonate. Come il telescopio è uno strumento che potenzia la vista, la vostra musica è uno strumento che amplifica le mie emozioni e fa correre la mia mente, facendomi vivere altre dieci vite.
Poi torna il silenzio. E torno anch'io. Diverso da prima. In pace e un po' stranito. Come se la felicità, passandomi vicino, mi avesse appena sfiorato per poi farmi una linguaccia divertita. Sorrido. Ora le cose del mondo non sono più dietro ai miei occhi, ma davanti, come le persone perbene dicono debba essere, ma io non li ascolto.
Il muro bianco è ridiventato nient'altro che un muro bianco, costruito anni fa da mani preziose come le vostre. Solo molto più grosse e callose. Sorrido ancora. Guardo fuori dalla finestra. E premo di nuovo il tasto 'play'.
Peter

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