martedì, 16 ottobre 2007

Breve storia della merda

Di seguito viene pubblicato un approfondimento - per lettori attenti - su un argomento di pressante attualità: la merda. E' una libera analisi di un libro di Stefano Cagliano, e il tono è spesso divertito e ironico. Scrissi questa roba per un esame universitario un paio di anni fa (Sociologia della letteratura). Va detto che non è un trattatello esattamente accademico: so che per voi bloggers mediasettizzati questo può essere un forte incentivo alla lettura. Ergo, e per chi ne ha voglia, buona lettura.
Peter

Stefano Cagliano - L'impronunciabile bisogno

“Personalmente, ormai quando qualcuno m’apostrofa coll’irriguardoso nome del cilindro, non lo nascondo: provo un brivido d’orgoglio. << Ma dice sul serio? >>, osservo commosso. E sempre ringrazio, grato dell’apprezzamento.”
 
Così il medico e giornalista Stefano Cagliano conclude l’introduzione al suo libro intitolato L’impronunciabile bisogno (Raffaello Cortina Editore, 2002, pagg. 189).
L’impronunciabile bisogno, o il cilindro, o “un caleidoscopio in cui scorrono distanze culturali e abitudini alimentari, fatturato di lassativi e produzioni artistiche. Evoluzione biologica e progresso tecnologico”… è insomma Lei la protagonista del libro che qui tratteremo: la merda. Affrontata di petto in modo agile e con abbondanza di toni e di contenuti. Spesso in modo divertente, altre volte seriamente: perché se non la si rispetta, la merda può essere causa di “morti ed epidemie”.

postato da: DevilsTrainers alle ore 16:04 | Permalink | commenti (13)
categoria:politica, letteratura, arte, scienza, dossier, historia, società
giovedì, 31 maggio 2007
Storia del Novecento in 366 foto segnaletiche
Accusare, un libro Isbn di Giacomo Papi

Accusare - Giacomo Papi (Isbn edizioni)

Vedo la fotografia come un integratore sensoriale per interagire col reale, che nulla ha a che fare con concetti artistici pittorici. Nell’Ottocento l’idea era molto diversa. La fotografia era considerata come una sottoforma di pittura per pittori incapaci tecnicamente (così la pensava anche Baudelaire). Poi è arrivato il 1913, e l’arte non è più stata la stessa, grazie a Marcel Duchamp e ai suoi ready-made. Come dice Claudio Marra, quindi, la fotografia sembra un quadro ma funziona come un ready-made. E il ready-made, si sa, è qualcosa di esclusivamente concettuale e formalmente di “grado zero”. È un prelievo di realtà, proprio come le fototessere che abbiamo tutti nei nostri documenti, che attestano chi siamo, che collegano il nostro volto al nostro nome, e dunque ci danno parte di quella cosa complicatissima che è l'identità. E così per le foto segnaletiche. Le protagoniste dell’interessante libro di Giacomo Papi (Isbn edizioni, 2004 - Pagg. 203, 14 euro).
La fotografia nasce da uomini di scienza e con intenti scientifici: catturare la realtà nella sua oggettività. E la realtà va catalogata, per poterla conoscere (si fa così, per esempio, con il mondo animale e vegetale). Le foto segnaletiche ne sono quindi la massima espressione. Ma spesso "l'alibi della scientificità tradisce il desiderio del voyeur, di colui che possiede soltanto con gli occhi", e della sua "ambizione museale".

Fotografia intesa come attestazione, documentazione del reale. Questo ci porta alla classificazione giudiziaria, parto di Alphonse Bertillon, che è una “filiazione diretta della fotografia psichiatrica” (v. Lombroso).  “Siamo facce, qui e ora” scrive Papi. “La fotografia criminale si è assunta il compito di unire data, evento e atto in un’unica immagine.” Il volto, per esempio di un parricida, fa tutto il resto. Anche quello che le parole non possono fare.

Aleksandr Solzenicyn
Aleksandr Solzenicyn, 1953 
(immagine non presente nell'opera)

Il libro ha un buon equilibrio fra testo scritto informativo, ricco di particolari, e immagini. Immagini sempre di arrestati, s’intende. Sempre di grado zero, ma così emozionanti. Alterna gustose curiosità (per esempio un giovane e sorridente Bill Gates o un Jim Morrison fatto), vicende nere (ci sono quasi tutti i serial killer più famosi, in tutto il loro ordinario aspetto, e anche i più illustri mafiosi con le loro storie e le loro rughe da duri), e foto di anonimi volti una di fianco all’altra, volti di internati nei lager. C'è il loro volto, fronte e profilo. Poi la scritta “Jude” e infine un numero a fianco. Lo stesso numero che avevano sul braccio. E poi anonimi volti di prostitute bambine. Anonimi volti delle vittime dei gulag. Anonimi, che però sentiamo vicini, ravvicinati empaticamente dalla sofferenza e dalla paura che i loro occhi comunicano. E capi nazisti, dittatori, terroristi. Con le storie atroci che hanno contribuito a creare e a far subire.

Poi c'è l’ultima immagine. Presa da un filmato. Un uomo col capo leggermente chino. Gli occhi abbassati. La bocca appena tirata. Attorniato da scritte arabe. Il suo nome è Enzo Baldoni. Enzo Baldoni l’abbandonato. Ucciso dai guerriglieri non meno che dallo Stato italiano e da Libero. Giornalista di Diario come Giacomo Papi. Un altro simbolo di tempi malati. Tempi in cui si crede al bene e al male, e si è convinti di poter controllare il male con un’immagine presa di fronte e una presa di lato della stessa persona, figlia della stessa società in cui viviamo noi. Tempi di illusioni, e le illusioni, spesso, costano  care.

Peter

(Nota: molte foto sono visibili sul sito www.mugshots.com, che però è americano, dunque precipuamente morboso)

postato da: DevilsTrainers alle ore 13:31 | Permalink | commenti (37)
categoria:arte, fotografie, historia
giovedì, 18 gennaio 2007

Elogio del silenzio
"Grembo da cui emergono gli esseri umani"

Fussli - Il silenzio
Johann Heinrich Füssli - Il silenzio (1799-1801 c.)

Füssli (1741-1825) si definiva painter in ordinary to the Devil (pittore ufficiale del diavolo). Onirico, pessimista, visionario, intuì precocemente molte cose sul nostro inconscio. Molto miope, tanto che mescolava i colori quasi a caso, egli vide benissimo.

Chuck Palahniuk è uno scrittore che a volte destabilizza. Survivor e Soffocare sono i suoi romanzi a cui sono più affezionato. Egli è capace di pagine notevoli (p.es. il terzo capitolo di Ninna Nanna da cui ho attinto in questo caso), che lo riscattano almeno in parte da banali prodotti editoriali di massa (Cavie, Diary).

Con Ivan Illich (1926-2002), ex uomo di chiesa e libero pensatore, si sale a un livello superiore. Un livello superiore rispetto agli stessi livelli superiori. Leggerlo in questi anni è commovente e urgente, ed è anche un gesto politico che tutti dovrebbero a se stessi. La sua cultura, integrità, onestà intellettuale, coerenza, umanità e saggezza si incontrano molto raramente nella storia del pensiero recente. E rimangono addosso.

Sul silenzio hanno riflettuto in molti, ma nel silenzio stanno riflettendo in pochi. E il POTERE, oltre che un fomentatore di ignoranza, in fondo è anche questo: un rumore di fondo costante che ti incatena il cervello in pensieri codificati, prevedibili e previsti. Con conseguenze evidentemente mortali, che imporrebbero parecchi passi indietro.
Peter

Chuck Palahniuk

Attraverso i muri arriva il boato attutito della conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in TV risalgono all'inizio degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.
Dal soffitto cala il tump tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.
Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi.
Risate di gente morta che filtrano da tutte le pareti. Oggigiorno, ecco cosa ti spacciano come casa dolce casa. Questo assedio di rumore.
[...] Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. E' la corsa agli armamenti del suono. [...] Non conta la musica. Conta vincere. Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. [...] E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.
Chuck Palahniuk, Ninna nanna (Mondadori 2003)

Ivan Illich in una calzante caricatura

La stessa nave con cui io arrivai, nel 1926, scaricò sull'isola il primo altoparlante. Pochi abitanti dell'isola avevano mai sentito, prima d'allora, una cosa del genere. Fino a quel giorno, tutti gli uomini e le donne avevano parlato con voci di potenza più o meno uguale. Da quel momento in poi non sarebbe più stato così. Da quel momento, l'accesso al microfono avrebbe determinato quale voce veniva amplificata. Il silenzio cessava di far parte degli usi civici: esso diventava una risorsa per la quale gli altoparlanti erano in concorrenza fra loro. E con ciò, il linguaggio veniva trasformato da uso civico locale in risorsa nazionale per la comunicazione. Come la recinzione dei pascoli accrebbe la produttività nazionale privando i contadini del diritto di tenere qualche pecora, così l'invasione degli altoparlanti distrusse quel silenzio che fino allora aveva dato a ogni uomo e a ogni donna la sua propria e uguale voce. Se non hai accesso a un altoparlante, sei messo a tacere.
Spero che a questo punto l'analogia risulti chiara. Come gli usi civici dei luoghi sono vulnerabili e possono venire distrutti dalla motorizzazione del traffico, così l'uso civico del discorso è vulnerabile e può venir distrutto dall'invasione dei moderni mezzi di comunicazione.
[...] Il silenzio, secondo le tradizioni sia orientali sia occidentali, è il grembo da cui emergono gli esseri umani. [...] Questa trasformazione dell'ambiente da commons in risorsa produttiva è la forma più radicale di degrado ambientale. Tale degrado ha una lunga storia, che si sovrappone alla storia del capitalismo, ma non è in alcun modo semplicemente riconducibile a essa. Disgraziatamente finora l'importanza di questa trasformazione è stata ignorata o sottovalutata dall'ecologia politica. Essa dev'essere riconosciuta, se vogliamo organizzare movimenti per la difesa di quel che rimane dell'uso comune dell'ambiente. Questa difesa è il compito cruciale dell'azione politica negli anni Ottanta. Il compito è urgente, perché gli usi civici non hanno bisogno di polizia, ma le risorse sì. Proprio come il traffico motorizzato, i computer necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forze sempre maggiori e in modi sempre più sottili.

Ivan Illich, Il silenzio è un bene comune, 1982 (in Nello specchio del passato, Boroli editore 2005)

postato da: DevilsTrainers alle ore 21:06 | Permalink | commenti (30)
categoria:politica, letteratura, arte, pensiero, società
domenica, 26 novembre 2006

Crocifissione, stigmate e Padre Pio
Per un poco di igiene mentale

Divertiti, lettore, e pensa all'imbecillità dei poveri di spirito,
che si guadagnano il regno dei cieli, e lasciano tutti i regni
della terra in mano ai potenti.
Ridi, lettore, ma pensa quanto l'ignoranza di molti
giovi a preti, re, senatori e cavalieri.

Pardo Fornaciari da Livorno

Studiando storia dell'arte, immerso in centinaia di immagini di quadri religiosi, mi è venuto in mente ciò che ci disse molti anni fa una professoressa di religione. E cioè che se avessero davvero crocifisso Gesù Cristo con i chiodi nel palmo della mano questi sarebbe caduto giù, perché il peso del corpo avrebbe rotto i tessuti della mano inchiodata. Per reggere il peso del corpo i chiodi venivano in realtà piantati nelle ossa carpiche, cioè nel polso. Almeno su questo non ci piove. E, tecnicamente, l'iconografia della crocifissione è tutta sbagliata. Tranne in due casi. Ho scoperto che gli unici due pittori ad avere dipinto Cristo crocifisso come dio comanda sono Pieter Paul Rubens e il suo allievo Antonie Van Dyck.

Rubens - Christ on the cross, 1620  Van Dyck - Christ on the cross, 1627

Il pensiero corre rapace alle stigmate, che proprio divine non devono essere, visto che di stigmate ai polsi non se ne sono mai viste. Nel migliore dei casi parlerei più di ideoplasia, cioè del potere (ancora tutto da studiare) che ha la mente umana di agire sul corpo. In altri casi invece parlerei di truffa, malafede e isteria di massa, ma visto che qui siamo tutti entusiasticamente in buonafede evito. Però, sia detto di sfuggita, già ai tempi della riforma protestante di Martin Lutero circolava una battuta alla Sorbona: "appena il soldo in cassa rimbalza, l'anima via dal Purgatorio balza".

Mano stigmatizzata di Padre Pio

Gli eletti, da San Francesco in poi, hanno le stigmate nel palmo delle mani. E il re degli eletti, lo sanno tutti, il santo di tendenza che non manca in nessuna casa di devoti, la grande star, che Bono gli fa una pippa, è lui: Padre Pio, vero nome Francesco Forgione (1887-1968), che com'è noto fa rimbalzare cascate di monetine nelle casse piene di aureo misticismo dei Vicari di Nostro Signore.

Francesco Forgione, detto Padre Pio  Sobria statuetta di Padre Pio in vendita. Le misure vanno dai 60 ai 200 centimetri (sic)

Se penso a Padre Pio penso a uno straordinario saggio breve del geniale Federico Sardelli, della scuderia del Vernacoliere, che si trova in appendice al suo libretto umoristico I miracoli di Padre Pio. Qui il grande proeta ci da alcune informazione utili, documenti ufficiali alla mano, sulla figura del neo-santo-subito fin troppo umano, a cui attingerò a piene mani.

- Il prof. Amico Bignami, ordinario di patologia medica, fu incaricato dal Santo Uffizio di ispezionare Padre Pio. Il 26 luglio del 1919 emise il referto, in cui parlava di "lesioni cominciate come prodotti patologici (neurosi, necrosi multipla della cute) che sono state incoscientemente o per un fenomeno di suggestione completate nella loro simmetria e mantenute artificialmente con un mezzo chimico."
Sarà un caso che nella cella del frate cappuccino c'era sempre una bottiglietta di acido fenico nero e di tintura di iodio...
- Padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e fondatore dell'università cattolica di Milano, nel 1920 viene inviato sempre dal Santo Uffizio a San Giovanni Rotondo. Nel suo referto dice che Padre Pio è un "superbo, psicopatico ed autolesionista", e che le sue stigmate sono "un prodotto di origine isterica".
- Il prof. Enrico Morrica, su Il Giornale d'Italia del 21 giugno 1919, conclude, dopo accurata analisi, che "questi prodigi si riducono a rapporti fisico-fisiologici-patologici".
- 21 luglio 1922: il cardinale Merry Del Val del Sant'Uffizio manda al Generale dei Cappuccini la seguente lettera: "i frati cappuccini del Convento di S. Giovanni Rotondo liticarono e si percossero a sangue con armi bianche e da fuoco [...]. Causa dei litigi e delle percosse tra quei religiosi è stata la ripartizione delle ingenti somme (dicesi 3 o 400 mila franchi) accumulate dal Padre Pio ed altre, con oggetti preziosi, presso le pie donne frequentanti il convento, come i frati frequentano anche le loro, anche di notte, pernottando talvolta in paese". (Eeeh la gnocca...)
- Solenne Declaratio che il Sant'Uffizio promulgò nel maggio del 1923: "le stigmate e gli altri fenomeni attribuiti a Padre Pio non hanno niente a che fare con il soprannaturale".
- Per finire, ciliegina: 6 ottobre 1920, elezioni amministrative a San Giovanni Rotondo. Socialisti contro "Arditi di Cristo", formazione clerico-fascista appoggiata dai latifondisti, che non volevano diritti per i contadini, naturalmente, in un sistema di fatto feudale. Padre Pio, durante una cerimonia pubblica, benedice la bandiera degli Arditi, nera con le insegne pontificie. I socialisti, nonostante questa benedizione, vincono. I cattofascisti incominciano a sparare e a lanciare bombe a mano: 14 morti e un centinaio di feriti. Padre Pio non dirà mai nulla di questo eccidio (vedi "Relazione d'inchiesta sull'eccidio di San Giovanni Rotondo", Ministero degli Interni, Ispettore Generale di Pubblica Sicurezza Commissario Trani, prot. n° 27601, 15 dicembre 1920).

Poi i tempi cambiano. Le chiese si svuotano. L'otto per mille non basta più. Ne vogliono ancora... E Padre Pio può diventare un santo.
Mistero della Fede.

Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 18:19 | Permalink | commenti (175)
categoria:arte, religione, historia
sabato, 15 luglio 2006

Robert Crumb ci fa una domanda
Rispondere è cortesia


Per chi non conosce questo grande artista o per chi lo conosce bene e non l'ha visto... consiglio il film-documentario Crumb (1994), di Terry Zwigoff. Capolavoro.
Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 16:59 | Permalink | commenti (17)
categoria:segnalazioni, arte, pensiero
venerdì, 31 marzo 2006

Parallelismi, dal 1520 a oggi
Attraverso il genio di Federico Zeri


Jan Gossaert (detto Mabuse), Coppia di anziani, 1520. Londra, National Gallery.

"Vedendo il ritratto di quest'uomo, vi rendete subito conto che si tratta di uno che deve aver avuto dei problemi seri con la dentatura e con le gengive. Probabile che sia afflitto dalla piorrea. Nulla del genere registra la pittura italiana. Il ritratto italiano tende sempre a cancellare dalla fisionomia ciò che è sgradevole. L'Italia è un paese che vive di retorica, anche nella sua arte. Io penso che bisognerebbe impartire ai bambini dei corsi di antiretorica, per abituarli ad affrontare la realtà oggettiva."
Federico Zeri, Oltre l'immagine (TEA ed. - 1990)

Vi ricorda qualcosa?
Questa è una campagna DT a favore dei volti autentici... Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 15:58 | Permalink | commenti (23)
categoria:politica, arte, società
sabato, 25 marzo 2006

Sacro e profano

Onore e rispetto ai regaz del Mucchio (rivista che adoro, soprattutto Il Mucchio Extra), e un devoto saluto all'autore di fumetti (e del Catzillo) Gianfranco Grieco.
Niente di strano che questa copertina (di aprile) sia stata censurata dal distributore. In un paese sano, sereno e democratico può capitare spesso. Già. Sì.

[grazie a Pulc3tta]

Ma in rispetto agli impegni presi col titolo di quest'oggi eccovi l'altro elemento del dualismo in questione. Ieri il compare Acsel mi ha mandato un messaggio, un messaggio che faccio mio. Su un muro della grassa Bologna qualche libero pensatore un po' birbante ma di indubitabile spessore ha scritto:

L'UNICA CHIESA CHE ILLUMINA
E' QUELLA CHE BRUCIA

Prendiamolo, visto il periodo, come un omaggio a quella buffa parata di travestiti che chiamano nomina dei cardinali. E come umile risposta alle esternazioni del sempre paterno Ruini, che così spesso scende tra i vivi a dare saggi consigli alle pecorelle smarrite che, senza di lui, suppongono i vicari di N.S., forse si dimenticherebbero financo di bere e di mangiare. Libertas, ora pro nobis.

Peter, homo impius erga deum
(vacca boia, oggi andiam via così...)

postato da: DevilsTrainers alle ore 12:39 | Permalink | commenti (20)
categoria:politica, arte, religione, delirium tremens
mercoledì, 07 dicembre 2005
Aggiornamento del sito

DA LONTANO
- Viaggio in Turchia (Patrick)

DOSSIER
- Storia della merda (Peter)
- Corpi femminili (Robby)

LETTERATURA
- Il deserto dei Tartari, di Dino Buzzati (Peter)
- Fame, di Knut Hamsun (PR)

SAGGISTICA
- Come gli stregoni hanno conquistato il mondo - Breve storia delle delusioni moderne - di Francis Wheen (Patrick)

ARTE
- I mosaici bizantini di Ravenna (PR)

MUSICA
- Eels, "Blinking lights and other revelations" (Patrick)
- King Crimson, "Lizard" (papi Bogio)

postato da: DevilsTrainers alle ore 00:00 | Permalink | commenti (13)
categoria:viaggi, musica, politica, letteratura, arte, historia, società
venerdì, 17 giugno 2005

L'industria culturale (etc.)

Wiesengrund Adorno (1903-1969), Max Horkheimer (1895-1973), Herbert Marcuse (1898-1979) - della cosiddetta "Scuola di Francoforte" - sono convinti che la società capitalistica costituisca una totalità tecnologica che manipoli le coscienze degli individui e ne abolisca ogni spirito critico al fine del proprio mantenimento, basato esclusivamente su interessi economici e di potere.
E' il fenomeno dell'industria culturale. Essa trasforma i consumatori in <<materiale statistico>>, i cui gusti sono già previsti e indirizzati dal sistema. L'effetto finale è quello di un totale azzeramento del gusto, dello spirito critico e della capacità di immaginazione in tutte le fasce di pubblico. Il cinema rappresenta lo strumento con cui il potere "vieta" l'attività mentale o intellettuale dello spettatore, grazie al susseguirsi veloce degli avvenimenti che appaiono sullo schermo.

Tramite la dimensione estetica della vita gli uomini sono in grado di entrare in contatto con i fantasmi della mente e le pulsioni addomesticate dalla civiltà; in un certo senso l'industria culturale attinge alle pulsioni represse della storia. Il valore fondamentale attorno a cui ruota il nuovo immaginario industriale è la felicità, simboleggiata dall'happy end, che garantisce al protagonista, e al suo doppio lettore-spettatore, di non venire sacrificato alle forze negative ed esorcizza il male.
L'ideologia dell'industria culturale è l'ideologia della felicità.

Brani tratti da G. Baroni - A. Rondini, L'Orlando comprato, ed. SEI (1998)

Ovvero: come emanciparsi.
Mi sembrano brani di una semplicità e di una verità sconvolgenti, soprattutto in questi anni in cui di Marcuse, di De André, di Pasolini, di Gadda non ce ne sono, e se anche ci sono... Vespa ha la voce più potente (non adatta per il vaffanculo, però).

Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 18:59 | Permalink | commenti (17)
categoria:musica, politica, cinema, letteratura, arte, società
martedì, 07 giugno 2005

Habemus aggiornamento SITO

Letteratura

Arte

Musica

Dossier

postato da: DevilsTrainers alle ore 00:24 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, letteratura, arte
lunedì, 08 novembre 2004

Siamo OnLine.

Dopo mesi di aberrante duro adeguato soddisfacente strapazzante scanzonato alacre intellettuale mefistofelico sardonico dolce spietato riluttante pensieroso bramoso entusiasta lavoro: siamo OnLine.

http://www.devilstrainers.com

Grazie a tutti.
Acsel




postato da: DevilsTrainers alle ore 15:10 | Permalink | commenti (3)
categoria:viaggi, musica, cinema, letteratura, arte, pensiero, delirium tremens



Heracleum blog & web tools