giovedì, 05 novembre 2009

ferro di cavallo minoreFerro di cavallo minore (foto di Peter)

C'è più verità in un solo pipistrello
che in tutta Milano

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categoria:fotografie, così parlò peter
mercoledì, 28 gennaio 2009

Mondo

Tutto il mondo pareva sangue, ché gli cavagli andavano nel sangue insino a mezza gamba; lo romore e 'l pianto era sì grande d'i fediti ch'erano in terra, ch'era una maraviglia a udire lo dolore che facevano.
Marco Polo, Milione (1298)

Cà Vighi

Intanto, dopo 710 anni, in un altrove del mondo che mi sono scelto, ogni cosa è glassata dal ghiaccio e io cerco di capire il linguaggio apparentemente silenzioso della neve e di allontanare il rumore di fondo.

Peter

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categoria:personal, fotografie
domenica, 17 febbraio 2008

Ogni cosa è politica
Un indistinto blob (elettorale?)

La Riva (foto di Peter)
Foto di Peter (la Riva)

Poggiolforato (foto di Peter)
Foto di Peter (Poggiolforato)

Anche se l'inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d'argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare.
Mario Rigoni Stern - Stagioni (Einaudi 2006)

Come un cuore che pulsa (contrazione-riposo-contrazione, diastole/sistole) così è la mia vita, in un alternarsi tra solitudine/natura e persone/società. Contrazione, risposo, contrazione, con Lei a far da ventricolo. Scendo nella civiltà e c'è da firmare questo:

Storia vecchia, che dura - in maniera moderna - almeno dai tempi dell'Inquisizione. Il corpo delle donne (che allora erano streghe) come strumento di potere degli uomini. Mi piacerebbe svegliarmi un giorno e vedere le Streghe al potere... Artefici di pozioni che zittiscano gli stronzi.

Poi, già che sono quaggiù, c'è da decidere a proposito delle elezioni, questo grande troiaio in cui ci viene ricordato che, se ce ne fossimo dimenticati (birichini distratti), siamo in una Democrazia, e si è chiamati a fare una X su un simbolo. Così, forse per 5 anni saremo a posto. Grazie, Democrazia, che ci hai dato uomini che ti tengono in vita così con tanta passione.
Ho deciso cosa farò questa volta, in ottemperanza al Libero Pensiero con cui questo blog si riempie la cavità orale rischiando a volte di sbrodolarsi addosso. Essendo io utopicamente di sinistra, con cedimenti filosofici verso l'anarchismo (mentale), Veltroni non mi avrà (non mi ha mai avuto), e annullerò la scheda. Che è diverso da non votare. Il non-voto viene interpretato come disinteresse, mentre capiterà senz'altro che molti, questa volta, non andranno a votare dopo attenta riflessione dominata dalla nausea, dunque come scelta politica profonda. Ma è un errore, secondo me. Il segnale che, in massa, si lancerebbe a questo poterucolo canceroso uscendo di casa, facendo la fila, annullando la scheda scrivendo FOTTETEVI A CASA VOSTRA, è diverso...
Sì, sogno un 15 aprile di sgomento. Giornalisti esterrefatti per un 15% di schede nulle. (Dimenticatevi le schede bianche: in molti seggi - in che percentuale non so, ma alta - gli scrutatori se le dividono perché comprati dai partiti, apponendo croci come se piovessero). Beh, se la pensate così anche voi... annullate! Che sono stanco, molto stanco, di votare il meno peggio.

Già che ci sono (per colpa di Lilith) metto a nudo le mie convinzioni "religiose" con un test che c'ha azzeccato in maniera impressionante (è vero anche che c'è chi prega per me), ma non mi è ben chiaro cosa significhi essere satanisti, a parte chiamare un blog Devil's Trainers...

Qual è la religione giusta per te? (translated version for Italian users)
created with QuizFarm.com         You scored as Ateismo

Il tuo risultato è Ateismo. Sei... ateo, anche se forse lo sapevi già. Inoltre, probabilmente ci sono molte persone che pregano per la tua anima quotidianamente. Piuttosto che essere "non religiosi", gli atei credono fortemente nella non esistenza di un'entità superiore come Dio.

Ateismo

 
90%

Agnosticismo

 
85%

Buddismo

 
80%

Satanismo

 
80%

Paganesimo

 
75%

Islam

 
60%

Confucianesimo

 
50%

Induismo

 
20%

Cristianesimo

 
20%

Ebraismo

 
10%

Paranormale

 
10%

Nel mentre c'è chi, per fortuna, continua a opporsi.

Peter

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categoria:segnalazioni, politica, letteratura, personal, religione, fotografie, società
lunedì, 04 febbraio 2008

Auschwitz e Birkenau (2ª parte)
Irrealtà e le anime

Appena entrato ad Auschwitz ho provato una sensazione strana difficile da focalizzare. Poi ho capito. Era senso di irrealtà. Perché Auschwitz non sembra ciò che è. Sembra, piuttosto, un campus universitario. Un villaggio agrituristico. Una colonia estiva dove puoi mandare i figli. Bei caseggiati, erba verde (che ai tempi veniva mangiata), pioppi, betulle. E tanti alberi al di là... delle torrette di guardia e del filo spinato elettrificato, che tante persone ha aiutato a salvarsi da quella vita, "andando al filo".

Auschwitz (foto di Peter)
Auschwitz

Auschwitz (foto di Peter)
Auschwitz

Ma vedere solamente Auschwitz non avrebbe alcun senso. Perché la vera percezione del fenomeno la si ha a Birkenau. Auschwitz è un campo tutto sommato piccolo e con gli edifici in muratura. Birkenau, invece, è sterminato (sì, le parole a volte possono avere un'etimologia feroce), 2 km e mezzo per 2. Ed è qui che l'aberrazione era totale e completa, con i forni crematori davvero "efficienti" e 25 gradi sotto zero in baracche di legno con ampie feritoie.

Birkenau (foto di Peter)
Birkenau

Qui il senso di irrealtà è, se possibile, ancora più forte. E ancora di più quando arriviamo in fondo al campo. Dove c'erano i 4 forni crematori. Cerco di immaginarmi quelle persone appena scese dal treno, con la SS che aveva indicato loro di andare di qua, e quelli più forti invece di là. Quelle persone arrivavano qui e aspettavano di fare una doccia. Si sedevano per terra, donne, bambini, vecchi, molto spesso incoscienti di quello che sarebbe accaduto. Ci sono foto, sembrano persone che fanno un picnic. Ed è qui che l'irrealtà è forte. Perché i forni crematori sono in mezzo a un bosco bellissimo.

Birkenau (foto di Peter)
Birkenau (crematorio 4)

Birkenau (foto di Peter)
Birkenau (crematorio 4)

Margherita, la nostra guida spesso commossa, dice che qui, in primavera, è meraviglioso. Lei ci viene a passeggiare da sola, e incontra lepri, daini, uccellini ovunque. Così pensa che quegli animali abbiano dentro le anime di tutte quelle persone (lo senti che ogni zolla del campo è insanguinata e ha memoria di un orrore). Anche io lo penso, anche se non credo nell'anima. Ma tutta quella fuliggine, tutta quella cenere, si è depositata a terra, ha nutrito gli alberi, le piante e l'erba di cui le bestie si sono nutrite. Mi guardo intorno, e penso che sì, tutta questa vita, in questo posto assurdo, è una meravigliosa vendetta.

Tutti i luoghi sono ormai transitabili, sono conosciuti, sono pieni di traffici, tenute assai ridenti hanno cancellato dalla nostra memoria deserti un tempo famosi, i campi coltivati hanno circoscritto le foreste, gli animali domestici hanno allontanato le fiere [...]. Ormai ne' le isole, ne' gli scogli incutono piu' timore; dovunque sorge una casa, dovunque vive un popolo, dovunque vi e' uno stato, dovunque c'e' vita.
Tertulliano - De Anima

(Vedi anche il bellissimo post di Simona - Qui la mia prima parte)

Peter

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categoria:viaggi, letteratura, personal, fotografie, historia, genocidi
giovedì, 24 gennaio 2008

Lettera dall'India

India - traffico creativo
Foto di Roberta S.

Caro Pit, qualche pensiero sconnesso e banale scritto di getto da un internet café di Udaipur, rilassante, splendida città in riva a un lago. Non mi attarderò troppo qua al chiuso. Poi, dopo dieci giorni non sono certo un esperto. Dell'India conoscevo solo le cartoline e gli stereotipi fino a dieci giorni fa. Ma l'India, lo sintetizzo così perché non trovo le parole, è meravigliosa.
    Quella che sto vedendo non è certo - solo - quella raccontata da Federico Rampini, che colma di speranza cavalca una crescita del pil a due cifre verso un futuro luminoso. C'è anche quella, certo. L'ho incontrata in aereo: studenti che tornano a casa con le felpe delle università americane, o commercianti e industriali che parlano in inglese fra loro. O nelle pubblicità di banche e finanziarie, compagnie di servizi che non fanno che parlare di new india e mostrare mondi possibili, o già esistenti in alcune zone di Bombay, Delhi o Bangalore. Il pil va bene fino a un certo punto...
    A Delhi quest'India non l'ho vista. Peccato non avere un amico indiano. Probabilmente quest'India sta nei locali costosi, nei compound, nei quartieri dei ricchi. A Delhi ho visto solo il bazaar caotico e folle della citta' vecchia, ho visto le scimmie, le vacche in mezzo alla strada e alla gente, ma anche un traffico demenziale in tutta la città, un inquinamento folle, che si mescola all'umidità dell'aria rendendola irrespirabile.
    A Delhi non si respira e c'è sempre una foschia persistente. Diverse persone mi hanno detto che è l'inquinamento. Sinceramente credo sia l'umidità ma vorrei sapere i valori di benzene e polveri sottili nell'aria, le statistiche delle malattie respiratorie. Qui non interessa a nessuno, qui la lotta per vivere di moltissimi indiani è giorno per giorno. Un passeggero portato su un risciò a pedali può fare la differenza.
    Per vedere un'altra delle mille indie basta farsi un giro nei villaggi del Rajasthan o dell'Uttar Pradesh, pochi cubi di cemento, con le fogne a cielo aperto che quando si intasano allagano tutto, con gli animali che pascolano fra i rifiuti e le cataste di plastica. E un'India,  che campa con non più di un dollaro al giorno (come gli stati più poveri del pianeta).
    E qui la new india non si vede proprio. Al massimo penetra coi cellulari. Anche nei villaggi piu' poveri i ragazzini hanno cellulari della mia stessa marca ma molto piu' nuovi e belli. Ovunque. Spesso si indebitano per acquistarli.
    Una lettura del Times of India di qualche giorno fa è rivelatrice, per me. Nella stessa pagina si legge che Bangalore avrà il grattacielo più alto del mondo. Ma anche che gli adivasi (termine generico che indica le popolazioni tribali, che in alcuni stati superano il 20%) del Gujarat hanno scoperto i cellulari e che si stanno indebitando pesantemente per acquistarli. Lascio a te i commenti... - Patrick
.
Accadono cose in Italia davvero impreviste e interessanti. Mastella che mette in crisi il governo... chi l'avrebbe mai detto?! In attesa che ritorni Berlusconi a ricordarci la nostra vera natura, sono davvero molto appassionato di quel che accade (di così imprevedibile), ma mi occupo d'altro, mi scuserete, e le due cose sono collegate strettamente, anche se non apparentemente. Domani, per esempio, parto per 5 giorni ad Auschwitz.
Così grazie, caro Pat. Come sai Simona è tornata da poco dal Sierra Leone. Cartelloni in mezzo al nulla e alla morte che pubblicizzano compagnie telefoniche. Anche là, a quanto pare, hanno molto poco ma i cellulari non mancano. Due paesi, India e Sierra Leone, che forse stanno vivendo qualcosa di simile ai nostri anni '50 (sbagliando si impara?). Argomento molto complesso. Ogni giorno però trovo conferma che ciò che ha scritto Ivan Illich è più che mai attuale e fondamentale... Creare bisogni. E' questo il segreto più segreto del potere per rendere schiavi illudendo libertà? Ma c'è l'antidoto. Illich parla anche di questo.
.
Peter
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categoria:viaggi, politica, fotografie
giovedì, 15 novembre 2007

Scappo dalla città
La vita, l'amore e i cinghiali

L'amico Patrick mi manda questo sms:

La calma, il luogo ameno, la bellezza della montagna, la serenità del cielo, il mormorio delle acque, la tranquillità dell'anima, contribuiscono molto a far sì che le muse più sterili diventin feconde e producan frutti che riempiono il mondo di meraviglia e di soddisfazione.
Cervantes, Don Chisciotte

Perché per ora almeno metà settimana vivremo su, nell'alto Appennino bolognese. Nelle montagne che amo da più di quindici anni. A pochi chilometri da Enzo Biagi.

Necrologio Enzo Biagi (@ Farnè)

Durante il suo funerale a Pianaccio la gente ha intonato Bella ciao. Quando l'ho letto ho sentito un brivido. Perché secondo me non c'entra il comunismo (cos'è?) o la Resistenza della Seconda Guerra mondiale. C'entra... la Resistenza di oggi ("Resistere, resistere, resistere!" - ricordate?). L'ho interpretato non come un canto ideologico, ma come un canto di chi si oppone (tutti diavoli?). A tante, tantissime cose che non vanno bene e che ci stanno schiacciando.
L'altra sera mio padre mi ha detto che dopo aver letto Rovina ha notato l'orrore dei condomini che stanno costruendo, e ha provato rabbia. E prima no? gli ho chiesto. No, prima accettavo con tristezza, guardavo ma non vedevo.
Con questo spirito di non accettazione dell'assurda vita di città, per quanto possibile visto che per mangiare servono soldi, è dunque arrivato il momento di non farsi derubare (del tutto) del proprio Tempo, della propria Salute, del proprio Benessere. Della propria Vita. Andando qui, in ritiro a costruirsi. Lontano dal ronzio. Lontano dallo smog. Verde dei boschi. Bianco della neve. Aria che profuma. Camino acceso. Silenzio interrotto solo dagli uccellini, di giorno, e dai rapaci, di notte. E poi stelle. Molte stelle, finalmente visibili, senza le luci delle città.

Valle del Dardagna e "Riva" fotografate dal Monte Belvedere - Foto di Peter
Valle del Dardagna e "Riva" dal Monte Belvedere (Bo)

La "Riva" vista da Cà Vighi - Foto di Peter
La "Riva" vista da Cà Vighi

Anche questa è politica.

Peter (Ps: WALDEN è vivo e lotta insieme a noi)

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categoria:politica, personaggi, personal, fotografie
giovedì, 18 ottobre 2007

Partendo dal silenzio
Un appunto sillogistico

Valli - Foto di Peter

Questo secondo elogio del silenzio prende spunto da una pagina (p. 407) de La fine è il mio inizio di Tiziano e Folco Terzani, che in questo giorni ho riaperto.
Folco racconta brevemente della sua esperienza con Madre Teresa (ch'egli stima, al contrario di me) e ne riporta il pensiero, che è questo:

il SILENZIO porta alla PREGHIERA;
la PREGHIERA alla FEDE;
la FEDE all'AMORE;
l'AMORE all'AZIONE.

Io non posso che pensarla diversamente, ma non poi così tanto, a ben guardare. Così, secondo me:

il SILENZIO porta alla COSCIENZA;
la COSCIENZA alla CONOSCENZA;
la CONOSCENZA all'AMORE;
l'AMORE all'AZIONE;
l'AZIONE alla BELLEZZA;
la BELLEZZA all'ARMONIA.

Quindi il silenzio è armonia, cioè concordanza di suoni (o elementi diversi...). Ed è conversazione, comunicazione, dunque costruzione di senso.

Peter

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categoria:fotografie, pensiero
sabato, 07 luglio 2007

Più di uno, meno di due
Naturalmente dedicato

Simo & Peter
Simo & Peter
(Marina di Alberese - GR)

Ogni istante come un anno. Quasi avessi vissuto sei vite in tre mesi, sulla via dell'immortalità. Perché con lei sto talmente bene che se penso all'Iraq mi sento in colpa. Poi però mi dico che la felicità - qualsiasi cosa sia - è anche questo, esiste e ha il suo sorriso. E il tuo sorriso mi fa capire, giorno dopo giorno, che ogni orgasmo d'amore è un atto rivoluzionario - contro il brutto, la violenza, l'orrore, lo squallore.
Ho sempre pensato un po' utopicamente che il mondo ha bisogno di bellezza, e che dalla bellezza tutto consegue. E anche questa è politica, che sia vita, che sia amore o che sia scrittura. E' un flusso unico. Un flusso in cui è necessario lasciarsi andare, e trovo sia meraviglioso poterlo fare tenendosi per mano, di tanto in tanto.

Peter

[...] L'occhio ti scorge / semplificato dalla distanza / in un'origine, / testa fiammante di petali / in esplosione infinita. / Il calore è l'eco del tuo / oro.

Coniato là, / sulle linee / solitarie dell'orizzonte, / tu esisti apertamente. / I nostri bisogni d'ora in ora / salgono e poi, come angeli, ritornano. / Tu sei come una mano che si apre / e che in eterno dona.

Philip Larkin, Solare (in Finestre Alte)

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categoria:letteratura, personal, fotografie
martedì, 03 luglio 2007

Ritratto

La ricchezza che è richiesta dalla natura, ha limite certo ed è di facile acquisto, quella delle vane opinioni si perde nell'illimitato - Epicuro

Gufo di palude (foto di Peter)
Gufo di palude

Ho guardato a lungo in uno strano specchio, fissando un gufo dritto negli occhi.

Peter

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categoria:fotografie, pensiero
giovedì, 31 maggio 2007
Storia del Novecento in 366 foto segnaletiche
Accusare, un libro Isbn di Giacomo Papi

Accusare - Giacomo Papi (Isbn edizioni)

Vedo la fotografia come un integratore sensoriale per interagire col reale, che nulla ha a che fare con concetti artistici pittorici. Nell’Ottocento l’idea era molto diversa. La fotografia era considerata come una sottoforma di pittura per pittori incapaci tecnicamente (così la pensava anche Baudelaire). Poi è arrivato il 1913, e l’arte non è più stata la stessa, grazie a Marcel Duchamp e ai suoi ready-made. Come dice Claudio Marra, quindi, la fotografia sembra un quadro ma funziona come un ready-made. E il ready-made, si sa, è qualcosa di esclusivamente concettuale e formalmente di “grado zero”. È un prelievo di realtà, proprio come le fototessere che abbiamo tutti nei nostri documenti, che attestano chi siamo, che collegano il nostro volto al nostro nome, e dunque ci danno parte di quella cosa complicatissima che è l'identità. E così per le foto segnaletiche. Le protagoniste dell’interessante libro di Giacomo Papi (Isbn edizioni, 2004 - Pagg. 203, 14 euro).
La fotografia nasce da uomini di scienza e con intenti scientifici: catturare la realtà nella sua oggettività. E la realtà va catalogata, per poterla conoscere (si fa così, per esempio, con il mondo animale e vegetale). Le foto segnaletiche ne sono quindi la massima espressione. Ma spesso "l'alibi della scientificità tradisce il desiderio del voyeur, di colui che possiede soltanto con gli occhi", e della sua "ambizione museale".

Fotografia intesa come attestazione, documentazione del reale. Questo ci porta alla classificazione giudiziaria, parto di Alphonse Bertillon, che è una “filiazione diretta della fotografia psichiatrica” (v. Lombroso).  “Siamo facce, qui e ora” scrive Papi. “La fotografia criminale si è assunta il compito di unire data, evento e atto in un’unica immagine.” Il volto, per esempio di un parricida, fa tutto il resto. Anche quello che le parole non possono fare.

Aleksandr Solzenicyn
Aleksandr Solzenicyn, 1953 
(immagine non presente nell'opera)

Il libro ha un buon equilibrio fra testo scritto informativo, ricco di particolari, e immagini. Immagini sempre di arrestati, s’intende. Sempre di grado zero, ma così emozionanti. Alterna gustose curiosità (per esempio un giovane e sorridente Bill Gates o un Jim Morrison fatto), vicende nere (ci sono quasi tutti i serial killer più famosi, in tutto il loro ordinario aspetto, e anche i più illustri mafiosi con le loro storie e le loro rughe da duri), e foto di anonimi volti una di fianco all’altra, volti di internati nei lager. C'è il loro volto, fronte e profilo. Poi la scritta “Jude” e infine un numero a fianco. Lo stesso numero che avevano sul braccio. E poi anonimi volti di prostitute bambine. Anonimi volti delle vittime dei gulag. Anonimi, che però sentiamo vicini, ravvicinati empaticamente dalla sofferenza e dalla paura che i loro occhi comunicano. E capi nazisti, dittatori, terroristi. Con le storie atroci che hanno contribuito a creare e a far subire.

Poi c'è l’ultima immagine. Presa da un filmato. Un uomo col capo leggermente chino. Gli occhi abbassati. La bocca appena tirata. Attorniato da scritte arabe. Il suo nome è Enzo Baldoni. Enzo Baldoni l’abbandonato. Ucciso dai guerriglieri non meno che dallo Stato italiano e da Libero. Giornalista di Diario come Giacomo Papi. Un altro simbolo di tempi malati. Tempi in cui si crede al bene e al male, e si è convinti di poter controllare il male con un’immagine presa di fronte e una presa di lato della stessa persona, figlia della stessa società in cui viviamo noi. Tempi di illusioni, e le illusioni, spesso, costano  care.

Peter

(Nota: molte foto sono visibili sul sito www.mugshots.com, che però è americano, dunque precipuamente morboso)

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categoria:arte, fotografie, historia
domenica, 27 maggio 2007

Blogstars de noantri
A imperitura memoria d'una romanissima cena

Breve parentesi 'gnorante, che regolarmente in questo blog compare a cadenze più o meno regolari ad allietare i cuoricini stracchi di voi blog-dipendenti. Già ebbi modo di gloriarmi d'aver avuto incontri estremi. Ora è giunto il momento di incidere in questi pixell altre immagini di gloriosi busti che per sempre rimarranno a memento. Che le nuove generazioni prendano pure spunto.

Hubrys e Tor3
Da sinistra: Hubrys, mentre ride di sguaiatamente a una irresistibile battuta del fotografo Peter (e come potrebbe essere altrimenti?) e Tor3, mentre tenta di sedurre la sua compagna (sua di Tor3, fuori inquadratura) fumando distrattamente ma avidamente, e concionando sul tema: "Metafisica dei Tool, Andrea Pazienza e cucina calabrese: una parte per il tutto e viceversa".

Tor3, Peter e Hubrys
Da sinistra: Tor3, travestito (o sfigurato) in modo convincente in Igor/Marty Feldman, poi Peter, nel disperato e vano tentativo d'essere bello in modo assurdo e infine Hubrys, travestito in modo ancor più convincente in se stesso, colto nell'istante preciso in cui ha una premonizione sul colpo di stato sventato a Kiev, incredibilmente, alcuni giorni dopo.

Seguono nei commenti altre imperdibili fotografie parte del pesissimo reportage della serata.

Peter

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categoria:personal, fotografie, delirium tremens
giovedì, 24 maggio 2007

Nella Basilica di San Pietro, Roma
Pensieri, parole, opere e...

Spoglie di Papa San Pio X - Foto di Peter
Spoglie di Papa San Pio X, particolare
Foto di Peter

Vagando come in sogno sbagliato fra turisti provenienti da tutto il mondo (e così simili) che corrono, fotografano compulsivamente, urlano, piangono, non vedono quel che guardano, spingono, fruiscono meraviglie come se fossero in una televendita con pentole da accumulare, mi sono soffermato a guardare questo uomo disteso, morto da quasi un secolo, ma ancora lì, ad alimentare morbosità, che è la morbosità propria di ogni reliquia. E ho pensato: eccola lì, la Chiesa. Eccolo, il Cattolicesimo. Una mummia rigida, annerita dal tempo, seccata, dietro a un vetro e a una grata di ferro, isolata da tutto, immobile e illuminata da neon, come una bistecca al supermercato, dentro a un frigorifero per evitare putrefazione e vermi. Una salma/relitto tenuta insieme per miracolo, ingioiellata e vestita in modo ridicolo, agghindata come chi vuol distrarre l'osservatore da quel che sta guardando. Io ho visto del grottesco involontario. E il punctum dell'immagine intera, per dirla alla Roland Barthes, stava in quell'anello arrogante e inutile, stridente, grosso, preziosissimo, immorale, lontano da qualsiasi misticismo, da qualsiasi pietà. Osservando tutta quella gente colta da empia isteria turistica (così li vogliono), ho pensato, con un'ondata di benessere a far da contraltare, a quando sarei arrivato a casa e avrei visto S. sdraiata sul divano a leggere. E ora penso che sono due mesi che amo. E ogni giorno, un giorno dopo l'altro, ognuno riparatore, nessuno sa fino a quando, è come tirare un sospiro di sollievo. Da cosa? Dal nulla scansato. Dallo squallore. O da mani morte inanellate, esposte senza alcuna grazia.
Grazie bellezza.

Peter

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venerdì, 30 marzo 2007

L'albero della vita
Dedicato

Primo appuntamento.
Lui (entusiasta): Ti va di andare a fare un bel giro all'Ikea? Eh?! C'è anche il ristorante, dentro! E mobili con nomi ve-ra-men-te spassosi! Io e i miei amici passiamo intieri sabati là dentro a ridere come matti!
Lei (cercando di controllarsi): Ma, non so. Non mi piacciono molto quei posti. Troppa confusione. E un certo grado di squallore...
Lui (non domo): Ah. Mh. Allora che ne dici di andare a vedere Bologna-Rimini? Sarà una grande partita!
Lei (attonita): Veramente... il calcio non mi interessa.
Lui (sperduto): Un gelato alla baracchina della zia Tonina?
Lei (afflitta e definitivamente pentita): Ma è marzo, ci sono 4 gradi...
Lui (posseduto improvvisamente dagli spiriti di Georg Trakl e Gottfried Benn): Allora andiamo a fotografare cimiteri.
Lei (incredula e quasi commossa): Ecco. Già va meglio. Andiamo.

Così (mi hanno detto) andarono a fotografare cimiteri. Si ritrovarono fra sperdute montagne, in un piccolissimo cimitero quasi sempre in ombra, nel mezzo di un grande bosco, vicino a un torrente. Con macchie bianche di neve vecchia e l'aria profumata della neve che sarebbe caduta abbondantemente di lì a poco. E vagando con grazia fra antiche storie sepolte di persone sconosciute scattarono una foto simile a questa:

Tomba fiorita

Una foto semplice, che però trovo splendida. Però? Perché ho scritto però? La più grande bellezza possibile forse sta proprio nella semplicità.
Una tomba di uno sconosciuto. Si chiamava Sante. Non so nient'altro. So però che la sua morte (di vecchiaia?) ha consentito a una pianta di vivere e fiorire.
Questo mi fa venire in mente un bellissimo film, uscito da poco. Si intitola L'albero della vita (The Fountain), ed è diretto da Darren Aronofsky, regista che adoro. Un film che è limpida espressione dell'Occidente, lo stesso Occidente che causa morte e dolore senza troppi problemi, ma che rimuove la morte dei propri abitanti come fosse una maledizione eterna. Si accettano cure che spesso peggiorano la qualità della poca vita che rimane. Ci si accanisce. E poi si muore in ospedale, soli. E si piange per la morte del nonno novantenne. Si fanno, insomma, un sacco di cose stupide. Totalmente contronatura. E io penso che la Natura dovrebbe tornare a essere il metro di giudizio di ogni cosa. E in Natura, se ci sono troppi animali in un determinato habitat, un po' di quegli animali muoiono di fame (ugualmente a ciò che accade fra gli umani, ma altrove, sempre altrove, lontano da noi) e torna l'equilibrio (tranne che fra gli umani), e le specie possono vivere e prosperare. La morte insomma, in Natura, è vita, semplicemente (Tiziano Terzani, uno a caso, ha cercato di raccontarcelo nei suoi ultimi due libri). Come una pianta di fiori di San Giuseppe che cresce e fiorisce rigogliosa su una tomba. Che è una cosa splendida, a ben guardare. Ed è sicuramente splendida la persona che ha pensato di piantarla nella terra in cui, poco sotto, è sepolto Sante. Fonte di nuove forme di vita. Parte del tutto.
Questo fotogramma, tratto dal film, è una delle immagini più rappresentative che ho mai visto in vita mia riguardo all'abbandono - alla vita? all'amore? alla terra/cosmo? al tutto? non importa. Ma ogni tanto ognuno di noi dovrebbe avere la fortuna di potersi inarcare così:

Un fotogramma del film "L'albero della vita", di Darren Aronofsky

Cosa che forse non fece mai Carlo Michelstaedter, un altro "rimosso".

Carlo Michelstaedter

Carlo scrisse una poesia che a leggerla adesso sembra quasi una cantilena ipnotica di un film horror. Mette i brividi. Perché è semplice. Disperata. Ossessiva.

Vita, morte,
la vita nella morte;
morte, vita,
la morte nella vita.

Noi col filo
col filo della vita
nostra sorte
filammo a questa morte.

E più forte
è il sogno della vita -
se la morte
a vivere ci aita

ma la vita
la vita non è vita
se la morte
la morte è nella vita

e la morte
morte non è finita
se più forte
per lei vive la vita.

Ma se vita
sarà la nostra morte
nella vita
viviam solo la morte

morte, vita,
la morte nella vita;
vita, morte,
la vita nella morte.

Carlo Michelstaedter, Il canto delle crisalidi
Poesie, ed. Adelphi 1987

La scrisse nel novembre del 1909. Dopo poco meno di un anno si sarebbe sparato in testa, a soli 23 anni, non prima di aver finito di compilare le note critiche della propria tesi di laurea, uno dei libri più importanti del Novecento italiano, che si intitola La persuasione e la rettorica.
Col gioco dei "se": se avesse visto quella tomba fiorita... avrebbe mai scritto questa poesia? Il film di Aronofsky in fondo cerca di fare la pace con questi versi. Di conciliarci con l'ineluttabile, che in quanto tale non può essere sbagliato. Di lenire il michelstaedter che è in ognuno di noi, che non si persuade. Trasmettendocene un po', di quella strana pace che dovrebbe essere norma. Come in un silenzioso cimitero di montagna. Con vecchi, grandi e scuri alberi, e uccelli che cantano forte sui rami, invisibili, nell'ora che precede il buio. E due nuovi sorrisi, nel mondo.

Peter

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venerdì, 12 gennaio 2007

Catene
Sant'Onan, protettore dei bloggers, prega per noi

1. Grazie a mastro Hubrys potrò dare finalmente sfogo al mio ego, contribuendo alla causa della catena delle Cinque Cose che non sapete di Me.

1) Di quella volta che il Nostro a 8 anni si stiacciò l'indice destro chiudendo la portiera del paterno veicolo, comprendendo senza indugio alcuno che stiacciarsi i diti è male, e che la via da perseguire è quella dell'estremo edonismo (che però, al contrario di una ferita aperta fino all'osso e di copioso sangue munita, nol consente l'evitare un dì di squola).
2) Di quell'entusiasmante tratto di vita in cui, implume e minorenne, per tre lunghi anni rubò le chiavi della materna auto per scorrazzare tutta notte con gli amici per buie, misteriose et insidiosissime rotabili di montagna immerse nel bosco. E di come ridusse li pneumatici a molli carcasse di tela, e di come rischiò la vita più volte, comprendendo alfine che - vedi fine punto 3. [Gommista: "Ah però signora, ci va pesante eh?!" Rivolgendo poi il suo sguardo maligno verso il Nostro, quindicenne, che nulla disse tranne: "Eh beh le curve... la montagna... mamma mi dai due sacchi che vado a comprarmi un gelato?".]
3) Di quegli anni in cui il Nostro spalancava il gas delle proprie motorette sempre e comunque, convinto, ai 160 sui viali e ai 180 nelle strade di campagna, che sarebbe un giorno diventato un professionista del motomondiale. E di come dovette qualmente abbandonare l'adolescenziale disio quando gli chiesero 30 milioni di vecchie lire per partecipare al merdosissimo campionato italiano di Sport Production 125, facendogli fortunamente comprendere che i libri fanno polvere e tengono molto posto, ma che, fuor di metafora, non son pericolosi, costano poco e forse dan qualcosa in più che girare in tondo in pista come una cavia isterica.
4) Di quella volta in cui fu fedelissimo fidanzato per sei lunghi anni, e di come poi si pentì, affogandosi di notte in Ceres, danze, etcetera e sublimando di giorno in compulsivi scatti di fedelissima reflex. E di come si empì del fraterno amore di amici ai quali sarà sempre debitore. 
 

Alba - Foto di Peter  Alba - Foto di Peter

5) Di come qualmente, infine, Egli rifiuti di inventarsi cose solo per riempire il quinto punto, e di come ne faccia un valore esistenziale imprescindibile, a costo di morire solo e in povertà.

Il virulento testimone vien passato subitaneo dal Nostro untore agli esimi: Taoquack, Ulivegreche, Dj Andrea, Patrick e Mami Pulc3tta.

2. E ora la seconda catena (liberamente adattata), che grazie a Raqqash mi consentirà di bluffare come piace tanto a noi pokeristi della domenica.

Giuoco del libro più vicino

  • Prendi il libro più vicino.
  • Sfoglia sino a pagina 123.
  • Conta le prime 5 frasi della pagina (circa).
  • Riporta nel blog le 3 frasi seguenti (circa).
  • Suggerisci il gioco ad altri 3.

Il libro a me più vicino, dopo attento esame dei molti libri vicini che sono sulla mia scrivania, è L'Adalgisa, di Carlo Emilio Gadda. Il brano:

Il bibliotecario capo dell'associazione fra i coltivatori di pere (con sede a Pastrufazio) che, manco a dirlo, avea villa e peri in quel di Lukones, nel numero di novembre 1930 del periodico dell'associazione, intiolato "La pera", sviluppò anzi una sua curiosa tesi filologica, in onore non si sa bene se dei Pirobutirro o delle pere butirro, e cioè che "hacer una pera", nell'idioma di Castilla la Vieja, significasse compiere una grande azione.

Il fetido testimone vien passato, per far loro un grande favore, a Amelia, Ucalcabari e Sahishin.

Peter

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domenica, 17 dicembre 2006

Letizia natalizia
Il bue, il bambino Iesus e l'asinello

Una umile candelina rossa adornata d'un festoso alborello in pregevole bassorilievo, su consona purpurea base. Una fiammella eternamente guizzante che scaldi i vostri cuoricini stracchi e malvisti, acciocché vi ritempriate dalle gelide fatiche invernali del vivere e dal quotidiano stress del consumo. Perché la letizia del Natale vi colga - preparati e in buona salute. Accettate questo picciol dono. Così sia, ame.

Sacra conversazione

Da sinistra: il bue Nobless Marcossi (Comandante in Capo della Letizia Natalizia e delle Borse Regalo); il bambino Acsel (Premier indiscusso della Letizia Natalizia, democraticamente eletto per Partito Preso); l'asinello Peter (Ministro degli Interni Natalizi e della Giocondità Perplessa).

Peter

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mercoledì, 04 ottobre 2006

Il Potere                         

Dario Fo - 2006
Foto di Peter

L'anima [...] è il più grosso ricatto cui il padrone possa ricorrere contro di noi. Nel momento della disperazione uno potrebbe anche dire: << Ma che me ne frega, un minimo di dignità, io la coltellata gliela do a questo padrone bastardo! >> E allora il padrone, o il padrone attraverso il prete: << No! Ferma! Ti vuoi rovinare? Hai sofferto tutta la vita e adesso che hai la possibilità, tra poco crepi, di andare in paradiso, perché Gesù Cristo te l'ha detto, tu sei l'ultimo degli uomini e avrai il regno dei cieli... Ebbene, vuoi rovinare tutto? Calmati, stai tranquillo, non ribellarti!... e aspetta dopo. Io sì, perdio, sono rovinato! Io sono il padrone, per la miseria! E cosa mi ha detto Gesù Cristo? "Tu non entrerai mai nel regno dei cieli, tu sei il cammello (o meglio il cameo, che è la fune delle navi), che non passerà mai attraverso la cruna di un ago..." L'hai capita la fregatura? Per forza devo farmelo qui, un piccolo paradiso. Ed è per questo che mi do da fare a tenerti sotto, a schiacciarti, a derubarti: ti porto via anche l'anima, certo! Io voglio il mio piccolo paradiso, piccolo ma tutto per me, subito, per il tempo che sto al mondo. Beato te che ce l'avrai tutto quanto, il paradiso! Dopo, è vero, ma per l'eternità!... >>

Dario Fo, Mistero buffo (La nascita del villano)

E sai cosa? Funziona! 
Mons. Peter

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