lunedì, 01 settembre 2008

L'intrepido Re e la fiera feroce
Favola per stronzi

C'era una volta un Re talmente virile da liquidare il fascismo con un distratto gesto della mano. "Roba da gay!", amava ripetere nel suo grande castello dorato. Un giorno se ne andava bel bello in giro per i suoi boschi senza nulla di preciso da fare. Fischiettava recando seco, com'è di costumanza per ogni passeggiata imperiale, una schiera di vassalli dotati di telecamera, casomai fosse stato costretto dal destino esigente a un gesto eroico, a salvar una vita, che ne so, a salvarne due, magari tre, o a fare una giravolta. E volevi non essere lì a filmarlo? Volevi privare i semplici del suo regno di quel moto d'orgoglio commosso che tutti coglie nel vedere la propria Guida far cose oltrumane? Anche noi, d'altra parte, ne sappiamo qualcosa.
Quand'ecco d'improvviso che dietro a un grande rovo siberiano una delle quindici tigri siberiane rimaste nel globo è schiava d'una vecchia trappola siberiana lì dimenticata dall'antica, distratta e rozza gente dei novgorodiani. Bestia rara, ma famelica! Infatti d'improvviso la fiera si libera dalla trappola e invece di scappare si avventa accecata da odio e ingordigia sul gruppo di patrioti ecologisti. Ma è solo una bestia, e non può sapere che più di lei può Lui, il Re, coi suoi sensi sviluppati fino al 6° dan, oltre il quale c'è il Cielo di Saturno degli Spiriti contemplativi.

Vladimir Putin
Re Vlad mentre dice: "Al mio tre!"

Estrae da una piccola tasca segreta delle sue mutande un lungo fucile carico di gocce di buone intenzioni e le spara. Un eterno secondo di silenzio e poi il sospiro di tutti, com'unico panteistico polmone. Colpo perfetto, l'ha neutralizzata un battito d'ala di colibrì prima ch'ella s'avventasse alla giugulare del suo migliore amico e sodale da una vita. Ma non porta rancore, Vlad il grande. E' superiore alle grette leggi di natura e tra lo stupore degli astanti, che poco dopo si trasformerà in sentita commozione e smisurata stima, Egli s'affretta alla valigia del pronto soccorso e con navigata abilità subitaneo disinfetta la ferita che la rossastra trappola gravida di tetano aveva provocato nella rara zampa del raro e malvagio animale. Il regno fu salvo, e i georgiani l'ebbero nel culo anche in quel glorioso giorno.
Fine.
Buonanotte.

Peter

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categoria:personaggi, geopolitica, delirium tremens, informazione
lunedì, 01 ottobre 2007

Reduce di guerra
Afghanistan

Pranzo di famiglia. C'è anche un trentenne che di mestiere fa il pilota di caccia. E' un ufficiale dell'Aeronautica, quella stessa accolita di supereroi che ha depistato e insabbiato il caso Ustica.
Dopo il pranzo, nel chiacchiericcio di tutti, si mette in un angolo e apre la sua valigetta per estrarre il computer. E' da poco tornato da una missione in Afghanistan lunga sette mesi. Un paio di anni fa è stato un anno intero in Iraq. Ancora prima è stato in Kosovo, in Libia, e poi in altri posti a fare delle cose che nessuno può sapere.
Di mestiere esegue gli ordini. Gli ordini sono di bombardare il punto segnalato nelle coordinate. Ribelli? Terroristi? Civili? Non importa. Esegui e basta.
Armeggia un po' nel portatile, in disparte. Potrà stare a casa in riposo fino a Natale. E' talmente bravo che volevano tenerlo là ancora un anno, ma lui ha detto no, grazie, vado un po' a casa mia. 
Poi c
hiude il computer. E sta lì. A parlare da solo.
E' un bel ragazzo il trentenne. E' sempre stato un tipo esuberante e sicuro di sé. Così mia madre va da sua madre. Non chiede nulla. Si siede di fianco a lei. La madre del pilota la guarda con uno sguardo che non è dato sapere.
"E' un reduce", dice. "Mio figlio è un reduce. Da quando è tornato... non è più lui. Fa cose che prima non faceva..."

Afghanistan - James Nachtwey
Fotografia di James Nachtwey

Nessuno sa cosa ha visto e vissuto. Ma forse è guarito, penso io. Ha capito, sebbene troppo tardi, cos'è la guerra. Che certamente la guerra non è un mirino da posizionare in un monitor mentre si fa roteare il culo a 10.000 metri di altezza, con l'adrenalina nel sangue e tanti soldi nel conto.
La guerra sono i civili che ammazzi per eseguire ordini di figli di troia messi lì da altri figli di troia, con nome e cognome. La guerra è anche la disperazione di chi amava quei corpi sbrindellati. La guerra è il gasdotto che deve passare dal tale punto per risparmiare. La guerra è la coltivazione d'oppio tanto utile per i fondi neri di cui la Cia ha bisogno, così che dall'invasione la produzione annua è aumentata a dismisura. La guerra è lo stabilimento Eni a due passi da Nassirya, coi carabinieri che capiscono solamente là il reale motivo della loro presenza, cioè difendere il petrolio. Prima non lo sapevano...
La guerra è anche questo trentenne colpevole della propria ignoranza, che ha pagato caro, sulla propria pelle, l'aver visto troppe volte da adolescente Top Gun.
Ma io non so cos'è la guerra. So però che sarei un disertore.

Peter
auspicando l'avvento di nuovi tabù

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categoria:personal, geopolitica
venerdì, 02 febbraio 2007

Il nulla e qualcosa
Bilderberg & Alliance Base: fantasmi di carne

Il frizzante scambio epistolare fra Silvio Bananas e Veronica Lario in Bananas rende manifeste alcune questioni tutte italiane. Per esempio che a La Repubblica l'oppio ha preso il sopravvento e domina la redazione intieramente. O anche che la P2 (e ciò che c'è al suo posto adesso) ha vinto. E che noi abbiamo perso. O che non ci sono problemi di alcun genere, in Italia, e i giornalisti fanno bene a dar voce a queste cose. Vendere tutte le copie alle 11 di mattina val bene la propria dignità. E fanculo la deontologia professionale.

Il Potere non ha volto

Ci si occupa della faccenda come se fosse una love story, una fiction di rete 4. La cosa più dolorosa è che il giornlismo si presta con gioia. Non solo. Si inchina. Non solo. Si piega a novanta e offre al berlusconismo preservativo e tubetto di vasellina, guardandolo negli occhi 'con fare predatorio e vorace'. Che sarebbe anche una cosa lieta, se si occupassero anche di cose serie. Prima il dovere e poi il piacere, sentenziavano gli adulti quando eravamo piccoli e implumi. Ma gli adulti ci mentivano.
Per par condicio, di fronte al nulla bisognerebbe proporre qualcosa. Allora accenniamo a Bilderberg e, per esempio, a Alliance Base (grazie
Samuele). Senza tanti sensazionalismi. E col sospetto sempre vivo. Perché se di qualcosa di segreto si sa poco, vuol dire che si doveva sapere quel poco per fomentare gli animi e distoglierli da altro. Che segreto rimane e rimarrà.
Bilderberg. Convention annuale o semestrale a inviti. Leggete le liste di nomi. C'è tutta la crème di finanzieri, manager, politici, multimilionari dell'Occidente (Occidente, cioè: sole che tramonta. Cioè: sole che non sorgerà mai altrove, perché è tutto nostro; l'abbiamo comprato, poveri stronzi!). Lì si decide cosa una Stato deve e non deve fare. Ci si mette d'accordo. Si fa il punto. I programmi elettorali? Fuffa. Il voto? Inutile. La democrazia?

San Walter da Roma

Ciò che viene detto fra i bildenbergers non deve trapelare. Mai. Ecco allora che la mia mente capziosa corre alla lignea icona di San Walter, detto Veltroni da Roma. Io che sarei di sinistra penso al Walter che, allora direttore de L'Unità, viene invitato a un convegno Bilderberg. E penso che non ha mai detto nulla a riguardo. Lui, giornalista, quel giorno non era più giornalista. Si era preso le ferie. E su quell'argomento continua a prendersele, perché è troppo impegnato a scrivere cagate e a commuoverci sull'Africa, mentre i nostri governi appoggiano e armano i dittatori fantoccio africani. Un giornalista smette di essere giornalista in certe situazioni e torna a esserlo in altre? A me non risulta, ma sarò io stronzo. Questa è la realtà di questa sinistra. Essere come la destra, solo più ipocriti. Per dissimulare il fatto che destra e sinistra non esistono, in parlamento. Ma solo per la strada, nella guerra fra poveri. Cioè noi tutti, con L'Hammer o con la Punto. Cambia niente.
Poi c'è
Alliance Base, parto di Cia (USA), DGSE (Francia), Inghilterra, Germania, Canada, Australia. E c'è anche il correlato, fantomatico, CTIC (Counterterrorist Intelligence Service). Di queste cose nessuno si occupa, naturalmente. Solo un timido articolo del Washington Post. Perché certe cose a noi cittadini non devono riguardare. Pensano loro a tutto. Con sempre nuovi OGM contro il terrorismo, mentre a Hollywood danno le ultime pennellate di phard sulla fronte di Osama bin Laden. Il terrorismo... che in vent'anni ha fatto la metà dei morti che ogni anno muoiono solo in Italia per smog (secondo l'OMS: 39.000 all'anno). Forse c'è qualcosa che non va.
Non fosse che questa si chiama sovranità limitata. In Italia vige dal 1944. Da quando la Cia assoldò mafia e destra estrema per preparare la guerra fredda. Da quando finanziò Gladio. Da quando, servendosi della P2, diede via (o almeno non contrastò) alla strategia della tensione. Da piazza Fontana alla Strage di Bologna. Dal Cermis. Dal rapimento di Abu Mazen. Da adesso. Qui.

Altro link su Bilderberg:
Disinformazione.
Inoltre:
Servizio di Rai News 24 su Alliance Base.

Peter

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categoria:segnalazioni, politica, geopolitica, informazione, massoneria, società, misteri italiani
giovedì, 07 dicembre 2006

Pinochet, Wojtyla e le Madri di Plaza de Mayo
Thom Yorke canta 2+2=5

La bella lettera su Pinochet della scrittrice cilena Patricia Valdugo ci ricorda che qualcosa, nella Storia del Novecento, non torna.
Omicidi, sequestri e scomparse, torture, stupri per migliaia di persone durante la scoppiettante dittatura di Augusto Pinochet dal 1973 al 1990 (di fatto). Impossibile quantificare i morti. La Commissione Rettig parla di 2095 morti e 1102 scomparsi (cioè morti). I dissidenti parlano di 80000 (ottantamila) morti. Giovanni Paolo II invece non parla proprio, e anzi promuove Pio Laghi a cardinale. Chi è Pio Laghi? E' il complice morale (nel migliore dei casi) di questi orrori, Nunzio Apostolico in Argentina in quei caldi anni in cui non ci si annoiava mai.
Le Madri di Plaza de Mayo lo denunciano, perché secondo loro "collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l'interno quanto verso l'esterno del Paese l'orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani". Ma vanno oltre sostenendo che "Pio Laghi provvide, con i membri dell'episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l'obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l'esercito estorcendo informazioni ai detenuti."

Pio Laghi con Raul Castro, ambasciatore Usa  Pio Laghi col ritardato

Pio Laghi e Giovanni Paolo II

Pio Laghi, durante un'omelia tre anni dopo il golpe finanziato, fra gli altri, dagli Usa: "I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. [...] In queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d'Aquino, il quale insegna che in casi del genere l'amore per la Patria si equipara all'amore per Dio". [vedi testimoninaze e confessioni]

Va da sé che tutto questo merita una promozione a cardinale.

Signor Giovanni Paolo II, ci sono voluti vari giorni per accettare la domanda di perdono che Lei, Signor Giovanni Paolo II, ha richiesto per il genocida Pinochet. Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune perché ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di PaPa nel vaticano, senza conoscere né aver sofferto sulla propria carne il pungolo elettrico (picana), le mutilazioni, lo stupro, si animi in nome di gesù Cristo per chiedere clemenza per l’assassino. Gesù è stato crocifisso e le sue carni lacerate dai giuda che, come Lei oggi, difendono gli assassini. Signor Giovanni Paolo II, nessuna madre del terzo mondo, che ha dato alla luce un figlio cha ha amato, coperto e curato con amore e che poi è stato mutilato dalla dittatura di Pinochet, di Videla, di Bancer e di Stroesner, accetterà con rassegnazione la sua richiesta di clemenza. Noi La incontrammo in tre opportunità, però Lei non ha impedito il massacro, non alzato la sua voce per le nostre migliaia di figli in quegli anni di orrore. Adesso non ci rimangono dubbi da che parte Lei stia, però sappia che sebbene il suo potere sia immenso non arriva fino a Dio, fino a Gesù. Molti dei nostri figli si ispirarono a Gesù Cristo, nel donarsi al popolo. Noi supplichiamo, chiediamo a Dio in un’immensa preghiera che si estenderà  per il mondo, che non perdoni Lei Signor Giovanni Paolo II, che denigra la chiesa del popolo che soffre, e in nome dei milioni di esseri umani che muoiono e continuano a morire oggi nel mondo in mano ai genocidi che Lei difende e sostiene.
Asociacìon Madres de Plaza de Mayo - Buenos Aires

Santo subito! O forse è meglio prendersela con calma?

Karol Wojtyla e PinochetPinochet e Karol Wojtyla

"Allende sta cercando di assumere pienamente il potere e ciò significa tirannia comunista mascherata da dittatura del proletariato." - Detto durante l'assemblea nazionale del Partito Cristiano Democratico cileno, 15 maggio 1973.

"Non un dado, non un bullone raggiungerà il Cile sotto il governo di Allende. Una volta che Allende arriverà al potere noi faremo tutto ciò che è in nostro potere fare per condannare il Cile e tutti i cileni a patire privazioni e povertà." - Edward M. Korry, Ambasciatore USA in Cile.

"Non capisco perché dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del proprio popolo."
"Di tutti i capi di governo dell'America Latina, noi ritenemmo Allende il più pernicioso per gli interessi del nostro paese. Egli era palesemente pro-Castro e si opponeva agli Stati Uniti. Le sue politiche interne erano una minaccia per la democrazia cilena e per i diritti umani." - Henry Kissinger, Years of Renewal.

Leggi: Allende andava contro gli interessi delle multinazionali statunitensi. E anche queste non sono catene e schiavitù?
Ricordiamo che Giovanni Paolo II non commise l'errore di Papa Luciani, e promosse il noto giocatore di golf e arcivescovo Marcinkus.

Lettura consigliata: Le Pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo, di Daniela Padoan (Bompiani, pp. 423, euro 9,50).
Loro non si sono mai arrese.

Vedi anche qui.

Peter

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categoria:religione, geopolitica, historia
domenica, 08 ottobre 2006

La Nuova Democrazia
(con un po' di Massimo Fini)

Il significato di Democrazia va rivisto. Per esempio in Occidente "Democrazia" vuol dire che la tua libertà finisce dove inizia il mio potere (leggi: non hai libertà di alcun genere, però puoi scegliere quale marca di televisore comprare e di che grandezza).
Si continuerà a usare il termine Democrazia (sempre con D maiuscola, perché è un valore alto e fondante) per non urtare la sensibilità di chi crede che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo serva a qualcosa e sia minimamente rispettata.
L'uso "segreto" della tortura da parte degli americani è ormai la norma, peraltro appoggiati da molti stati che gli forniscono le basi (per esempio Egitto, Pakistan e molti stati europei).
Un'altra norma è la mai tramontata usanza di uccidere gli oppositori al Regime Democratico (ossimoro solo
per chi è in malafede). E qui mi riferisco, per fare solo pochi esempi, ai misteriosi suicidi di importanti testimoni che dovevano testimoniare il giorno dopo, ai misteriosi suicidi di manager di enormi corporations fallite e, infine, all'ennesimo morto nella presidenzialistica Russia. E' una giornalista, uccisa a colpi di pistola perché stava indagando sull'"amico Vladimir", detto Putin. La lista di morti per ordine di Putin è lunga, molto lunga. In Cecenia lo sanno. In Russia anche. E anche i concorrenti in affari di Putin lo sanno, visto che sono tutti in galera. Il caso beffardo porterebbe a pensare che Putin è un dittatore, ma non è così. E' stato eletto. E' anche, insieme a Bush (ma molto meno fantoccio di Bush), e insieme ai Mastella di quest'Italia (leggi: politici italiani tutti), il simbolo del nuovo e sfavillante significato di Democrazia. Ogni 4-5 anni fai una croce lì, che al resto pensiamo Noi. Nel termine "resto"... c'è un mondo. Un mondo schifoso. Il mondo. Nel termine "Noi"... ci sono loro.
Nel termine Vaf-fan-cu-lo dovrebbe esserci un "piano programmatico" e la nostra presa di coscienza. Nel silenzio. Le TV tutte spente. Abbandonate sul ciglio della strada.
 Tanto per cominciare.

Peter

Aggiornamento del 9 ottobre:
PS: "La classe politica democratica è formata da persone che hanno come elemento di distinzione, unicamente e tautologicamente, quello di fare politica. La loro legittimazione è tutta interna al meccanismo che le ha prodotte. L'oligarca democratico è un uomo senza qualità. La sua qualità è di non averne alcuna. E ha i privilegi dell'aristocrazia senza averne gli obblighi."
da "Massimo Fini è Cyrano", Marsilio 2005

Massimo Fini

PPS: "La democrazia rappresentativa, la liberaldemocrazia, <<la democrazia liberale>>, quella che concretamente viviamo, è una parodia, una finzione, un imbroglio, una truffa. E' un ingegnoso sistema per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso.
Perché non è la democrazia. Ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche fra loro strettamente intrecciate, legate spesso a organizzazioni criminali e, in parte, criminali esse stesse, che opprimono l'individuo singolo, che rifiuta di infeudarsi, di sottomettersi ad umilianti assoggettamenti, di baciare babbucce, e cioè proprio quell'uomo libero di cui il liberalismo voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e che ne diventa invece la vittima designata.
da Massimo Fini, Il Ribelle, Marsilio 2006

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categoria:pensiero, geopolitica, linguaggio
martedì, 25 luglio 2006

Panta rei
La morte e tanta buona musica per non sentirla

Nella mailing list che arriva quotidianamente dall'Internazionale è possibile leggere due notizie particolarmente suggestive, oggi, una proprio di seguito all'altra.

Due milioni di bambini morti nei conflitti.

Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi dieci anni due milioni di bambini sono morti nel corso di conflitti armati, e decine di milioni sono stati costretti a lasciare le loro case. Il Consiglio di sicurezza ha tenuto una sessione speciale a porte aperte per commemorare il primo anniversario dell'adozione della risoluzione 1612, con cui si è creato un sistema di vigilanza mirato a impedire abusi e violazioni nei confronti dei minori che vivono in zone di guerra. [EL PAIS, Spagna - http://www.elpais.es]

L'Africa è la grande perdente del fallimento di Doha.

Il fallimento dei negoziati sulla liberalizzazione del commercio globale è una cattiva notizia soprattutto per l'Africa, poiché condanna il continente a un futuro incerto fatto di tariffe doganali sempre più alte e competitività mondiale sempre più bassa. Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio, Pascal Lamy, ha annunciato la fine dei colloqui dopo cinque anni di trattative che non hanno portato a nessun accordo per favorire l'accesso dei prodotti dei paesi in via di sviluppo al mercato mondiale. [THE INDEPENDENT, Sudafrica - http://www.iol.co.za]

Il mondo, come potete vedere nei tg e leggere nei giornali, è pieno di diritti, di carte costituzionali, di risoluzioni e organizzazioni baluardi di difesa degli alti valori dell'uomo, della sua dignità, della sua salute e dei suoi bisogni fondamentali garantiti e da garantire. Articoli e commi tutti ben in fila, snocciolati da persone ritenute degne, vestite molto bene, per convincerci che è tutto a posto e che andrà ancor meglio. Talmente tanti sono i nostri diritti di uomini che per la maggior parte del genere umano sono nient'altro che utopie. Miraggi. Anzi, nemmeno quelli. I miraggi si vedono, mentre per un paio di miliardi di persone i diritti non sono nemmeno un'idea vaga. I fatti sono che due milioni di bambini sono morti, e che questi morti rientrano negli "effetti collaterali" di azioni di grande rilevanza strategica. E molti di più son sopravvisuti ad atrocità non richieste, che in molti casi è peggio. Poi il Live Aid, i cantanti e i veltroni che vogliono cancellare il debito all'Africa. Risultato? Vedi la seconda notizia. Gli altri che fanno? Noam Chomsky non basta a cambiare il mondo.
Accettiamo il fatto che abbiamo chiesto troppo da noi stessi. In questo l'Illuminismo ci ha fottuto. Qualche passo indietro aiuterebbe a mantenere molte meno promesse, ma quelle poche, forse, realmente. Accettiamo il fatto che un nostro dovere di individui è evitare di "diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni". Di destra, di sinistra, di centro, di ovunque e di altrove.

In attesa che una qualche forma di epocale collasso risolva l'impasse per fortuna c'è l'industria culturale che ci consola dalle mille contraddizioni in cui viviamo. Essa è sempre pronta a fornire divertimento e impegni serali che non richiedano una eccessiva messa in discussione di noi stessi.
Nell'ultimo mese ho visto dal vivo gli intensi concerti di Tool, Flaming Lips, DeusTwilight Singers. Ho stretto la mano a Greg Dulli. E in abbondanza ho bestemmiato, ho bevuto, ho fumato, ho nuotato. E ho pensato: panta rei. Per forza.

Peter

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categoria:musica, politica, geopolitica
sabato, 08 luglio 2006

Fabrizio De André e lo Stato attuale delle cose

C'è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo
[
Il bombarolo, 1973]

Comprensibile che far quadrare i conti di uno Stato non sia cosa semplice. Tutti noi non sapremmo da che parte iniziare, e infatti ci costringono a votarli senza alternative valide... Ma qualcuno di sinistra dovrebbe spiegarmi perché un governo di sinistra, per far quadrare i conti, taglia le spese sociali. Padoa Schioppa dice che pubblico impiego, sanità, previdenza e enti locali rappresentano l'80% della spesa pubblica. Bene. E perché non ottimizzare stabilmente ciò che si spende già riducendo gli (enormi) sprechi e andare ad intaccare il restante 20% composto in buona misura dalle spese militari e di difesa? E' storicamente la destra a difendere certe ambiti e categorie, ed è storicamente la sinistra che dovrebbe salvaguardare ed essere vicina agli interessi di chi (storicamente) l'ha preso e lo prenderà sempre nel culo. Ma la puzza è diffusa, e gli interessi principali convergono senza distinzioni storico-ideologiche. Le armi, il petrolio, le case automobilistiche, il sistema pubblicitario, le case farmaceutiche non hanno più alcun rapporto diretto con l'umanità di noi maggioranza di fuori-casta. Destra e sinistra... non esistono più, queste distinzioni. Molti di sinistra non l'hanno ancora capito. Ma bisogna che si diano una mossa. Pensare con la propria testa, cioè senza infrastrutture ideologiche, aiuta.
La Tav si farà. Ridicolo. I dati sulla quantità di merci in transito calano a picco da 15 anni. Per chi è la Tav?
L'AfghOILstan, meta di pellegrinaggio di occidentali esperti nel costruire oleodotti per se stessi, richiede la nostra presenza, ipocritamente e banalmente giustificata con la formula magica "Enduring Freedom". Ma vaffanculo.
Il problema è sempre il solito. E ci vuole qualche segnale chiaro e netto, da parte nostra.

Peter

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categoria:musica, politica, geopolitica
venerdì, 28 aprile 2006

Altra bomba a Nassiriya
L'Eni ringrazia, mentre il monstrum Ciampi da sempre parla di missione di pace

Si stanno tutti affannando molto a difendere i propri datori di lavoro, là dove tentano di forgiare l'opinione pubblica. Vengono utilizzate espressioni e parole come "attacco", "atti ignobili", "attentato". Sono davvero in pochi a chiamare le cose col loro nome. E il loro nome è Resistenza (cioè autodeterminazione di un popolo invaso).

Peter

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categoria:geopolitica, linguaggio
martedì, 21 marzo 2006

Eolo: la macchina ad aria compressa
Un'altra storia che non dobbiamo sapere

Entrare nel sito dell'azienda Eolo dà la sensazione di entrare in una città abbandonata, bombardata. C'è una mail che gira da tempo, non so di chi sia, ma è preziosissima. Cosa è l'automobile Eolo? Dalla mail apprendiamo che "Eolo era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente. Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano. Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento. Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento. Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta. Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice."
Fu presentata al Motor Show del 2001, l'entrata in produzione viene rimandata a data da destinarsi. Tecnologia italiana, imbrigliata dai soliti noti dinosauri invisibili. Per saperne di più andate QUI (ottimo sito, Ecotrasporti, da visitare integralmente).
Qualche breve considerazione: è intollerabile che si parli di una tecnologia così avanzata (e sana) al passato. Ma come fare perché una tecnologia del genere divenga un realtà del presente e non un'occasione mancata? Diffondendo il sapere, come sempre. Informandoci, parlandone, scrivendo... e incazzandosi anche un po', magari. Non troppo, che poi il messaggio non arriva. Ma quanto basta. Quanto basta per togliere senso alle guerre fatte per il petrolio come quella in Iraq (nel 2010 la BMW ha annunciato che metterà in commercio la prima macchina all'idrogeno; l'idrogeno non cambierà giochi di potere e prezzi, perché sarà controllato dalle stesse sorelle che hanno in mano il petrolio!).
Obiettivi più vicini: girare in auto in città senza avvelenare l'aria e dunque gli altri (è già possibile grazie alle auto ibride - benzina ed elettrica - come la Toyota Prius, che sotto i 50 km/h usa solo il motore elettrico). Credo non sia necessario elencare i risultati tangibili che si avrebbero nel vivere in città con aria non inquinata... Le città avrebbero l'aria più pulita dei frutteti ai lati delle autostrade! Ci pensate, milanesi? Ci pensate, genitori?
Questo riguarda tutti, tranne chi trae profitto perché le cose rimangano come sono. E le cose possiamo cambiarle solo noi. Non per hobby, ma per salvarci la vita... dandoci una mossa!

Peter

AGGIORNAMENTO:
Paolo Attivissimo su tutta la vicenda.

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categoria:segnalazioni, scienza, geopolitica
mercoledì, 08 febbraio 2006

Africa, Soyinka, hell-Shell e altri eroi moderni

Francesca Borrelli nel suo interessantissimo libro Biografi del possibile (Bollati Boringhieri 2005) intervista numerosi grandi scrittori, di cui svariati premi Nobel. Fra gli altri il premio Nobel 1986 Wole Soyinka, nigeriano che viaggia semiclandestino in giro per il mondo per spiegarci alcune cose su come funziona la dittatura geofascista del suo paese. Riporto dal volume una domanda della Borrelli con risposta di Soyinka. Correva l'anno 1995.

Lei viene da un paese, la Nigeria, dove si è consumato un delitto contro nove oppositori del regime, impiccati per aver tentato di difendere i diritti degli ogoni contro le speculazioni della Shell. Le richieste iniziali del poeta Saro-Wiwa e degli altri uccisi dal regime erano indirizzate a difendere l'integrità territoriale ed ecologica delle aree abitate dagli ogoni? O avevano rinunciato a questo obiettivo limitandosi a pretendere un risarcimento?

Il movimento MOSOP (Mouvement of the Salvation of the Ogoni People) cominciò con il chiedere un compenso per le terre che erano state inquinate dall'estrazione del petrolio e dalle esalazioni del gas, distruggendo la pesca, i raccolti, l'inero ciclo naturale su cui si fondava la sussistenza degli ogoni. Ma il movimento si spinse anche più in là: chiese una ripartizione equa delle entrate che derivavano dal petrolio e, inoltre, autonomia locale e indipendenza per la loro regione. Il MOSOP è stato un movimento militante benché non armato, non si è limitato alla protesta ma ha organizzato una forma di resistenza tale per cui la Shell avrebbe dovuto cessare l'estrazione del petrolio finché non fossero state soddisfatte le richieste degli ogni.
[...] La comunità internazionale - e in particolare la Gran Bretagna e gli Stati Uniti - ha evitato, finora, di affrontare il problema fondamentale: nel 1993 ci sono state, in Nigeria, elezioni regolari che hanno portato alla scelta di un presidente, Mashood Abiola. Da allora egli si trova in carcere, e al suo posto si è insediato il generale Abacha. Ebbene, i governi europei hanno solo fatto finta di reagire a questo sopruso.

Inoltre: Le milizie di Asari (Niger Delta People's Volunteer Force), combattono da tempo in difesa del popolo ijaw e (da ijawland: delta) [...] puntano il dito contro la Shell e la Agip del gruppo italiano Eni, accusate, tra l'altro di appoggiare le azioni genocide del Governo nigeriano [vedi l'articolo del 3 ottobre 2004].

Questi sono i motivi per cui disprezzo profondamente persone come Bono Vox, Bob Geldof e tutti gli altri che non si lasciano mai scappare l'occasione Africa per rilanciare la propria immagine grottesca. Togliere il debito a questi paesi non significa nulla. Ogni decisione - sanguinaria e rapace - è appoggiata dai governi occidentali e dalle nostre multinazionali, là per rapinare e interessate a mantenere in ginocchio un continente ricchissimo di risorse come l'Africa, dove la gente, per mantenere i nostri standard di vita, è giusto che muoia e che continui a morire.
Inoltre [urlando]: quando Walter Veltroni parla di Africa con gli occhietti tristi, perché non parla MAI di questi meccanismi che stanno a monte di ogni problema che riguarda l'Africa?!
I ricchissimi dittatori africani sono lì perché lì ce li hanno messi i nostri governi, che danno carta bianca alle multinazionali del petrolio, dei diamanti, della silice e di ogni altra stronzata per noi vitale per fare ciò che vogliono, nel nome del Dio Capitalismo. I dittatori prendono una percentuale di ciò che viene estratto per mantenere povero e nel terrore il loro paese. E noi qui ad ascoltare e a credere a quattro stronzi che fanno il gioco sporco... compresa la sempre funzionale Chiesa, azienda floridissima di fatto responsabile di milioni di suoi fedeli morti di Aids, perché il preservativo è male.

Criminali di guerra. Genocidio. Olocausto. Queste sono parole pertinenti.

Peter

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categoria:letteratura, geopolitica
venerdì, 16 dicembre 2005

Al Zarqawi arrestato e rilasciato per sbaglio?!

Ohibò. Questi buffi ometti ottimamente equipaggiati e armati di tutto punto che sono gli americani sembra proprio che abbiano bisogno del Mostro in libertà, per darsi un senso...
Ma a sera, nei loro tristi bivacchi lontano dalle loro patriottiche bistecche, non giocavano tutti con le carte in cui erano stampate gagliardamente le facce dei cattivi a cui fare pumpum?
Hanno problemi di apprendimento, 'sti americani... troppa Fox News, forse. 
Non so decidermi però se è vero che ogni civiltà ha gli imperatori che si merita...

Peter

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categoria:geopolitica
lunedì, 14 novembre 2005

Boris Vian per Falluja

"Il disertore"


Signor Presidente
Vi scrivo una lettera
Che leggerete forse
Se ne avrete il tempo
Ho appena ricevuto
La cartolina precetto
Per andare in guerra
Prima di mercoledì sera
Signor Presidente
Non lo voglio fare
Non sono sulla terra
Per uccidere la povera gente
Non è per offendervi
Bisogna che ve lo dica
La mia decisione è presa
Dovrò disertare

Da quando sono nato
Ho visto morire mio padre
Ho visto partire i miei fratelli
E piangere i miei bambini
Mia madre ha sofferto molto
Che è nella sua tomba
E se ne frega delle bombe
E se ne frega dei vermi
Quand’ero prigioniero
Mi hanno rubato la donna
Mi hanno rubato l’anima
E tutto il mio caro passato
Domattina presto
Chiuderò la porta
In faccia agli anni morti
Andrò sulle strade

Mendicherò la mia vita
Sulle strade di Francia
Dalla Bretagna alla Provenza
E dirò alla gente
Rifiutatevi di obbedire
Rifiutatevi di farlo
Non andate in guerra
Rifiutatevi di partire
Se bisogna dare il proprio sangue
Date il vostro
Siete voi l’apostolo buono
Signor Presidente
Se mi perseguiterete
Avvisate i gendarmi
Che non avrò delle armi
E che potranno spararmi

Boris Vian, 1954
(tradotta dal francese da PR)

Questa canzone di Boris Vian (scrittore, poeta, musicista francese) mi sembra molto efficace e calzante per descrivere ciò che accade in questi giorni (anni).
Mentre Ruini e la Finanziaria sono squallidamente sotto le luci della ribalta, molti di voi sapranno che da giorni gira un 
VIDEO di quei comunisti di RaiNews24 sull'uso delle armi chimiche in Iraq da parte degli americani sui civili iracheni (video che ho visto e che tutti dovrebbero vedere). Si tratta di fosforo bianco, in tutto e per tutto simile al napalm. Stessi effetti. Stessa barbarie.
Iniziata la guerra perché Saddam doveva avere armi chimiche, continua la guerra anche se è caduta la motivazione per farla (non aveva armi chimiche). Gli americani, non paghi per non avere trovato le armi chimiche, le usano loro stessi (complici inglesi e italiani) sui civili. Non fa una piega. E il prezzo da pagare mi auguro sia altissimo.
I nostri media continuano a ignorare. Ma noi non dimentichiamo, c'è chi sta tenendo appunti. Un giorno dovranno renderci conto della propria complice sanguinosa malafede.
Persone morte viste come fastidio...
Sono stanco di essere occidentale.

Peter

 

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categoria:musica, geopolitica
venerdì, 07 ottobre 2005

Bambini bosniaci

Alle due e mezza di notte, pochi giorni fa, mi imbatto per caso su RaiDue in Non è finita la pace, cioè la guerra, breve documentario del 1997 di Gianni Amelio, girato fra le macerie abitate di Sarajevo.
Un documentario a "grado zero", dove non si sentono fare le domande e dove la telecamera sta sempre fissa, immobile, sulla metà superiore dei bambini di volta in volta intervistati.
Definirli bambini è improprio. Hanno negli occhi una tale sofferenza e dalle loro parole emerge una tale saggezza che è più giusto definirli "uomini con non molti anni". Essi parlano e parlano... persi nei loro ricordi impropri per qualsiasi infanzia.
Una bambina cicciotta che vorrebbe essere spensierata racconta la storia di una bambino al quale uccidono la madre a pochi metri, sparandole. Poi, davanti ai suoi amici, i soldati cetnici lo obbligano a stuprarla, a stuprare il cadavere di sua madre. Infine gli sparano in fronte, per fortuna.
Tutto questo è accaduto a pochi chilometri dal nostro Mediaset world, pochi anni fa.

Dai racconti dei bambini si scorgono tracce che riguardano anche noi italiani. Le loro parole sottotitolate sono tracce, e per definire ciò che in italiano è chiamata granata dicono 'granata'. Per dire bombe dicono 'bombe'. Lo stesso vale per camion ('kamion') e per genocidio ('genocid'), ma sono molti gli esempi che possono lusingare i nostri amanti della patria. Dunque non esportiamo solo armi, ma anche parole esiziali.
E alcuni di noi si lamentano perché l'inglese ci sta colonizzando con innocue parole appartenenti alla sfera della tecnologia...

La rivoluzione del linguaggio parte anche da qui.

Peter

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categoria:cinema, geopolitica
giovedì, 15 settembre 2005

I nostri eroi

Berlusconi: "Stampa e media spesso sembra che come mestiere facciano disinformazione piuttosto che informazione. Dirò ai miei [?!] concittadini - ha quindi concluso - di non credere più a quello che dicono gli organi di stampa."

Bush è stato fotografato (sarebbe meglio dire pizzicato) dall'agenzia Reuters, durante i lavori dell'assemblea dell'Onu, mentre, seduto, scrive su un foglietto con una matita la frase: «I think I may need a bathroom break?». Condi, posso andare a fare la pipì? Questa la richiesta, abbastanza insolita, che il presidente americano George W. Bush ha rivolto al suo segretario di Stato Condoleeza Rice.

[da www.corriere.it]

Cadrò nella facile tentazione di fare ovvi commenti? Sì dai, solo un paio.
Silvio: tu sei l'informazione in Italia. Infatti non ti crediamo, non importa che ci avverti. Vai a fare in culo. E vadano a fare in culo anche gli italiani che credono ancora alle sue puerili, ma non per questo meno gravi, bugie.
George: se tu non avessi la responsabilità di centinaia di migliaia di morti (Iraq, uragano, Stato sociale assente)... faresti tenerezza.


Peter

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categoria:politica, geopolitica, delirium tremens
venerdì, 09 settembre 2005

"Oggi l'economia degli Stati Uniti sta per frantumarsi, siamo usciti dall'ultima recessione dotando ogni americano di una carta di credito. L'attuale crescita mette le radici nei consumi di coloro che spendono soldi che non hanno. Per la prima volta, nel 2005, negli USA ci saranno più persone che hanno aperto una procedura individuale di fallimento che laureati."
Jeremy Rifkin

[grazie a Giorgia]

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categoria:geopolitica, società
sabato, 03 settembre 2005

Morire senza dignità: Siberia, Iraq, America

Leggendo Le nevi blu, di Piotr Bednarski (ed. e/o) - storia dell'infanzia e dell'adolescenza dello scrittore in un lager sovietico - colpisce la grande forza d'animo che ha avuto e ha l'essere umano in situazioni terribili. Di una cosa però non può fare a meno: della dignità.
In quei gelidi campi di lavoro tutti sanno che prima o poi moriranno. Sono in grado di rinunciare a tutto, sono pronti all'ineluttabile morte, ma finché sono vivi quest'unica cosa non può e non deve mancare: la dignità.
Un vecchio costruisce a colpi di martello e scalpello la propria bara di legno - elaboratissima e meravigliosa - da anni, perché la bara, al contrario della sua esistenza, deve essere bella. Poi un personaggio, in punto di morte, chiede di promettergli un'unica cosa: di costruirgli una bellissima tomba. Con grande impegno la costruiranno, per rispettare la promessa rischieranno tutti la vita, perché per fare una bella tomba ci vuole il marmo, materiale rare e prezioso, in quel tempo e in quel luogo.

Rivolgendoci all'Iraq, nei nostri giorni, apprendiamo che le bare sono finite, causa i mille morti di pochi giorni fa. Ed è come essere uccisi due volte.
Guardiamo la foto che c'è a pagina 10 de La Repubblica di ieri. Alcuni giovani disperati, la bocca spalancata dal dolore, con t-shirts occidentali, trasportano in spalla una bara. Un bara che ha qualcosa di irrimediabilmente sbagliato: è fatta con pezzi di vecchio compensato truciolare, inchiodata malamente. Non regge al peso dell'ignoto morto che c'è dentro e la parte frontale, dove si presuma sia la testa, sembra si stia staccando, lasciando intravedere i chiodi sottili che pare stiano per cedere. Una breccia di vuoto nero, lì, è aperta - per sempre. A pennarello, in arabo, è stato scritto velocemente qualcosa, forse il nome del cadavere.
E', questa, una bara privata di dignità, nonostante chi la regge e chi c'è dentro. Persone sicuramente fiere che hanno sempre vissuto nel luogo dove nacque la cultura occidentale, tra il Tigri e l'Eufrate. E' una bara spossessata della dignità che si dovrebbe dare al defunto e che il defunto avrebbe preteso, ci è lecito crederlo, come l'ultimo dei pochi atti di rispetto verso l'Uomo che si possono avere laggiù.
Oltre una guerra allucinante e terribile sarà l'impotenza e l'impossibilità di dare delle degne sepolture ai propri martoriati e amati morti a rendere difficilmente risanabile l'odio che gli iracheni, sfiniti e increduli che una simile inomprensibile sciagura stia capitando a loro, nutrono verso gli americani e l'Occidente.

Gli americani, potentissime bestiole da consumo, che fondano il proprio sapere scientifico sulla Bibbia, convinti - per la metà della popolazione - che la Terra sia stata creata qualche migliaio di anni fa.
Gli americani, colpiti dall'uragano Katrina, che hanno improvvisamente avuto modo di vedere, come risvegliati bruscamente da un sogno drogato, il vero volto e la vera natura del proprio Presidente e dei suoi soci, totalmente incapaci di fare quel loro semplice dovere che avrebbe evitato 10.000 morti. Diecimila persone sarebbero vive ora, in America, se Bush avesse fatto il suo lavoro seriamente. Mille persone (ma molte di più), ora, sarebbero vive in Iraq, se Bush non fosse dominato dai propri interessi e nient'altro, se non avesse portato il terrorismo là dove non c'è mai stato. Che almeno serva agli americani per capire e prendere coscienza, benché ci sia da essere pessimisti. Anch'essi, infatti, incoscienti ingranaggi, sono stati privati della loro dignità di esseri umani, per giunta sparati a vista come cani se cercano di procurarsi l'indispensale, vittime, oltre che dell'uragano, del solito senso della proprietà di una arrogante minoranza.
Tutto già sentito e già saputo, ma la tragica, esiziale semplicità di tutto ciò che sta accadendo rende le cose ancora più dolorose, con un isterico senso di urgenza e sopraffazione. E accende la rabbia in modo incontrollabile e imprevedibile. Ovunque. Anche qui, dentro di me.

Peter

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categoria:letteratura, geopolitica
sabato, 09 luglio 2005

Strana sensazione

"Dovunque conquista, colonizzazione ed evangelizzazione forzata procedettero parallelamente."

Giovanni Vitolo, a proposito dell'operato dell'ordine dei portaspada e dei cavalieri teutonici verso la fine del XII secolo.

Sempre la solita, vertiginosa, strana, sgradevole, nauseante sensazione che il passato e i suoi miasmi godano di ottima salute nel presente, o che il presente sia infettato mortalmente da tutto il peggio del passato.
Eterno, ossessivo ritorno dell'uguale. Come se la memoria fosse veramente inutile. Come se la causa principale del terrorismo fosse che sono brutti e cattivi, inspiegabilmente cattivi.

Peter

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categoria:geopolitica, historia
martedì, 05 luglio 2005

Operazione Iraq Libero: OIL

Daniele Luttazzi

Ma no! E' per la democrazia, la libertà e la ricchezza... dice il Bondi che c'è nella mia testa. Ma poi Berlinguer lo fa tacere tagliandogli la gola e aggiungendo: ... della Halliburton.

Peter

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categoria:letteratura, geopolitica
venerdì, 27 maggio 2005

Dalla parte del torto

"L'Occidente non ha mai abbandonato il complottismo, ma l'ha fatto diventare qualcos'altro: una strana caccia alle idee più bizzarre. Ce lo testimonia proprio l'esempio di Thierry Meyssan e il seguito che ha avuto." dice l'esperto Daniel Pipes intervistato in maniera ideologicamente fin troppo connotata da tale Susanna Nirenstein, dalla pagine dell'ultimo Almanacco dei libri de La Repubblica (se Chomsky si è accanito proprio contro questo giornale dei motivi ce ne saranno no?).
Chi si fa domande mettendo in discussione la verità ufficiale - che, se va bene, omette sempre qualcosa - è uno bizzarro, ossessionato. Una macchietta.
Allora andate qui:

http://www.pentagonstrike.co.uk/pentagon_it.htm#Main

Basta un'immagine per capire che si è trattato di un missile. Il buco nel penultimo anello. 
Ma se qualcuno decide di autobombardarsi per giustificare una guerra assurda, dove sta il limite? Non c'è nessun limite, è questa la bella scoperta di chi sta e starà sempre dalla parte del torto. Cioè noi, plebaglia. Consumatori. Soli più che mai. Fregati peggio che in tempo di schiavitù.
A ognuno le sue conclusioni. Perché i giornalisti considerati seri pare non abbiamo tempo per questo tipo di "bizzarrie".

Peter

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categoria:geopolitica
lunedì, 04 aprile 2005
Aggiornamento del SITO.
 
Letteratura
Musica
Arte
Cinema

La concomitanza dell'aggiornamento con la notizia più bella e importante e trionfale del giorno mi relega a scrivere in questo infausto e modesto spazio a fondo articolo. Ma sappiate che oggi io HO VINTO!!!!! (Acsel)

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sabato, 02 aprile 2005

Un grande giorno con Noam Chomsky

Ieri è stata per me una di quelle giornate in cui ci sente testimoni diretti di eventi storici. Non so se vi è mai capitato. Noam Chomsky è uno delle persone più importanti della storia dell'umanità, questo credo sia difficile confutarlo. "Una delle 10 fonti più citate di sempre", c'è scritto sempre nei suoi libri. E' a Bologna per il conferimento, nel pomeriggio, della laurea honoris causa in psicologia.
Ma prima un incontro con gli studenti, nella mattinata, da lui voluto. Arriva, il guru che non vuole esserlo, nella piccola aula magna di psicologia dell'Università di Bologna. Ha le minutissime mani in tasca. 77 anni. Jeans e maglioncino blu da cui spunta un colletto di camicia. Sorride, si avvia alla cattedra da cui parlerà dalle 11.30 alle 13, ininterrottamente. L'aula sembra crollare, tanta gente si accatasta, in ogni modo, per esserci. Intanto, fra di noi, sono arrivati Beppe Grillo e Stefano Benni. Benni si siede per terra. Grillo, con la moglie (e complimenti per la moglie) si siede in mezzo alla gente, in seconda fila.
Il tema della lezione è "Mass media e terrorismo". E il professore, senza l'ombra di un appunto sotto mano, dice sostanzialmente questo - con qualche mia nota fra parentesi:

Per capire i legami fra mass media e terrorismo basta leggere i giornali del mattino. Oggi, per esempio, su La Repubblica, ci sono 7 pagine dedicate a Terry Schiavo e alla cultura della vita di Bush (risate fra il pubblico per quest'ultimo ossimoro sottolienato da Chomsky con un amaro sorriso). A pagina 18, invece, se andate a vedere, ci sono 10 righe dedicate ai bambini affamati in Iraq (frusciare di pagine per l'aula).
Negroponte è stato condannato come terrorista e adesso è il capo dell'antiterrorismo. Fu ambasciatore in Honduras negli anni '80. Gestiva la più grande centrale della CIA, in cui si addestravano i terroristi che poi sarebbero andati in Nicaragua per colpire i cosiddetti "soft target" - cioè civili, ospedali, etc. Il Nicaragua, secondo la norma, avrebbe dovuto reagire con la forza agli Usa, ma invece decide di intraprendere una strada legale, citando in giudizio gli Stati Uniti, che però si sono sempre rifiutati di apparire per crimini terroristici in corte di giustizia. La Corte obbliga gli Usa a interrompere gli attacchi ai civili e a pagare una multa per quello che aveva fatto fino ad allora. Gli USA non hanno accettato e, anzi, aumentarono l'intensità degli attacchi. Il Nicaragua ha continuato la sua battaglia legale, vincendo sempre, nei tribunali. Ma tutto è finito in niente, e Negroponte è uno dei più grandi terroristi al mondo che è stato condannato. Questo è ciò che La Repubblica avrebbe dovuto scrivere.
Alla fine gli Usa, con la loro economia neoliberista, hanno in pugno il Nicaragua, che ha la maggior parte dei bambini con problemi psichici e di malnutrizione, quindi anche fisici. Se ci fossero conservatori, in Occidente - ma non ci sono - dovrebbero riparare ai danni fatti in Nicaragua. Se ci fosse qualcuno interessato alla "cultura della vita", invece di preoccuparsi di Terry Schiavo si dovrebbe occupare di questi bambini malnutriti, e di tutti i bambini in guerra. Terry Schiavo volevano tenerla in vita per motivi politici.
Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia... le preoccupazioni per il terrorismo sono inesistenti, e quelle per "cultura della vita" sono sotto zero. Esiste una lista degli stati che appoggiano il terrorismo. Nell'82 l'Iraq fu tolto da questa lista perché riceveva aiuti dagli Usa, e chi si occupò degli aiuti fu Donald Rumsfeld. Gli aiuti erano in realtà per supportare l'industria americana. Saddam era molto utile per mantenere un equilibrio in cui potersi arricchire. Tolto l'Iraq da questa lista rimaneva un buco, così ci misero Cuba, che è l'obiettivo di tanto terrorismo internazionale. Robert Kennedy condusse una campagna contro Cuba per portarcelo, il terrorismo. Gli Usa sono un paese libero, nel senso che passato un certo tempo documenti prima segreti vengono messi a disposizione (e Chomsky se li è letti sempre tutti, questi documenti, al contrario dei giornalisti che dovrebbero farlo di mestiere). La colpa di Cuba era di esistere. Robert Kennedy assegna alla CIA questa operazione con la priorità massima. Ed è l'antefatto della crisi missilistica che ne è seguita.
Ci fu un attentato alla Cuban Air. I due che lo eseguirono riuscirono a scappare miracolosamente in Venezuela. Uno è stato poi uno dei dirigenti delle operazioni in Nicaragua, l'altro è stato perdonato da Bush Primo e vive tranquillamente in Florida.

La Siria è sempre stata contro il terrorismo, ed è riuscita a raccogliere, nel tempo, informazioni molto importanti. Ma è come Cuba... si è messa in mezzo alla politica estera americana, e quindi è uno stato terrorista. Per definizione (by definition - lo dice con un tono ironico, come se stesse dicendo una regola di logica matematica). Il fatto è che la Siria si è rifiutata di dare i territori del Golam a Israele, su proposta di Clinton per farla uscire dalla lista nera (una specie di ricatto...). E quindi è ancora nella lista.
Questa cosa importantissima i giornali non l'hanno detta. E' un esperimento che potrete fare anche coi giornali di domani.
(
Finisce di parlare. Da qui in avanti risponde alle domande, che non riporto perché si capiscono dalle risposte.)

Non credo che l'America attaccherà mai l'Iran. La mia impressione è che gli Usa è molto improbabile che attacchino un paese in grado di difendersi. L'Iraq ci insegna che una nazione è bene che sviluppi armi nucleari per difendersi dagli Usa.

Quando una nazione dichiara guerra al terrorismo è perché vuole, in breve, fare attacchi terroristici in grande scala.

Per capire l'importanza dei media:
Ancora adesso la metà della popolazione americana crede che l'Iraq avesse armi di distruzione di massa, nonostante il governo abbia ammesso che non n'erano.
E crede anche che la maggior parte degli europei, come Berlusconi (sorriso) sostenga la guerra in Iraq.

I media creano continua paura sugli attacchi terroristici. Sentendosi minacciate le persone accettano molto più facilmente i gravi problemi economici del paese, come la riduzione dei salari, la spesa sociale in forte calo e la vita che peggiora. La gente non deve pensare a ciò che viene fatto loro, ma a qualcos'altro. Ecco il terrorismo.

I media europei sono molto subordonati ai media Usa, vedi anche il caso di Terry Schiavo, che è stato un caso di puro cinismo politico (applausi scroscianti).

Il destino delle Nazioni Unite? Dipende se le nazioni occidentali diventeranno democrazie.

Con queste parole pesanti chiudo il resoconto, più fedele possibile, della sua lezione. Oggi ho fatto i compiti che Chomsky ci ha assegnato. Ho letto La Repubblica. L'esempio più lampante di manipolazione, indovinate un po', l'ho trovato nella sezione del giornale di Bologna, riguardante proprio Chomsky e la sua lezione mattutina. Uno scandalo, anzi due. Come è possibile che a un evento del genere siano dedicate tre colonne delle sezione della provincia di Bologna e non nella parte nazionale?! (il quotidiano oggi dedica 28 pagine al Papa, come se il mondo si fosse fermato in attesa ch'egli, poveretto, diparta). Relegarlo lì è come censurarlo. Quindi è come affermare tacitamente che Chomsky ha ragione. Chi di voi è della zona potrà facilmente paragonare le parole sopra riportate e le parole riportate, invece, nell'articolo indolore che fa Michele Smargiassi. Si chiama manipolazione e cattiva fede. Vedrete da soli il perché, soprattutto nell'ultima parte. Per il resto: Chomsky era in Italia, e oggi praticamente nessun giornale se ne è occupato. Tutto fila.

Poi la cerimonia solenne della laurea honoris causa alle 16, in aula magna. Col vostro Peter che si infila nell'aula absidale dove i professori si stavano vestendo, aspetta che Chomsky scenda da uno spogliatoio separato, col rettore, si infila fulmineo fra Chomsky e i fotografi e si fa firmare i suoi amati libri. Scambio di sorrisi. Grazie mille. Grazie a te. Poi la cerimonia. E la lettura della sua lezione dottorale intitolata "Gli universali della natura umana", in cui passa dalle sue teorie linguistiche all'uso che del linguaggio se ne può fare per motivi politici.
Mentre parlava avevo i brividi, perché capivo cosa stavo sentendo e da chi. E ce li ho ancora adesso. Mentre metto, con un certo malessere, l'ultimo punto.

Peter

Aggiornamento domenicale

Nel numero odierno del Domenicale de Il Sole 24 Ore, a pag. 36, parlano di Chomsky e dell'altro "laureato", l'etologo Irenaus Eibl-Eibesfeldt.
Per quanto riguarda Chomsky, molta linguistica e pochissimi diritti umani, ma meglio di niente. Un abbozzo di riassunto della giornata c'è, almeno.

Due ottime notizie per chi non c'era:

  1. La lezione tenuta da Chomsky per il conferimento della laurea sarà pubblicata dalla rivista Psychotherapy and Psychosomatics, diretta da Gianni Fava.
  2. Su Arcoiris TV ci sono i filmati degli interventi completi di Chomsky, che valgono molto più delle mie parole (grazie a Giorgia e alla single di provincia...). Una piccola ma utile precisazione: ciò che Chomsky ha letto della sua lezione dottorale è solo un estratto dell'originale, che è lunga nove pagine. Quindi chi lo vedrà in video sappia che la versione scritta è preferibile. Le cose più importanti, comunque, le ha dette QUI.
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mercoledì, 09 marzo 2005

Sgrena-Calipari

L'agente segreto della Cia che sapeva della missione e che non ha comunicato alle postazioni che era in corso l'operazione. Dov'è? Chi è? Non è forse questo una sorta di agguato alla radice quadrata?
Mentono i vertici militari americani quando dicono che non sapevano niente. La linea mi sembra sensato cercarla qui.
Vertici -> ordini all'agente a Baghdad -> omissione di questo alla pattuglia che non avrebbe dovuto sparare.
Un silenzio che doveva essere un pollice verso.

Peter

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lunedì, 07 marzo 2005

 L'autista ha cominciato a gridare che eravamo italiani, «siamo italiani, siamo italiani...», Nicola Calipari si è buttato su di me per proteggermi, e subito, ripeto subito, ho sentito l'ultimo respiro di lui che mi moriva addosso. Devo aver provato dolore fisico, non sapevo perché. Ma ho avuto una folgorazione, la mia mente è andata subito alle parole che i rapitori mi avevano detto. Loro dichiaravano di sentirsi fino in fondo impegnati a liberarmi, però dovevo stare attenta «perché ci sono gli americani che non vogliono che tu torni». Allora, quando me l'avevano detto, avevo giudicato quelle parole come superflue e ideologiche. In quel momento per me rischiavano di acquistare il sapore della più amara delle verità.

Il resto non lo posso ancora raccontare.

Giuliana Sgrena, il manifesto

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categoria:geopolitica
sabato, 05 marzo 2005

 "Se a sparare fosse stato un iracheno l'ipotesi di reato sarebbe <<terrorismo>>"

Quando dei coglioni sono su un carrarmato è assai probabile che quel carrarmato non faccia cose intelligenti. E i carrarmati assai raramente fanno cose intelligenti, perché le persone intelligenti non ci salgono, non sparano, fanno altro. Usano il cervello, prevalentemente. O, a volte, il proprio corpo come scudo.
Fu lui a liberare Simona e Simona. Nicola Calipari. Non l'intrallazzatore Scelli.
Quello poi di prendersi pallottole al posto di un'altra persona non può essere solo un gesto da professionista. E' un gesto d'amore. Un amore in tempo di guerra. Da parte di una persona che crede in quello che fa, che vuole portare a termine felicemente una missione non perché è il suo lavoro, ma perché il suo lavoro lo vive con emozioni intense e sentimenti forti. Così forti da porsi tra Giuliana e i proiettili.

Ma un altro fatto è questo, fondamentale. Quel check point a 700 metri dall'aeroporto, su quella strada controllatissima in cui transitano solo mezzi autorizzati... non può essere stato un incidente, una fatalità. Non scherziamo.
La verità, ufficialmente, è molto probabile che non venga fuori, nei prossimi trent'anni. Ma è lecito e presumere che, come dice Pier Scolari, quello che è accaduto sia un attentato (esecuzione, mi verrebbe da dire). Né più né meno. D'altronde gli americani queste porcate le fanno da alcuni decenni.
Giuliana Sgrena stava indagando sui fatti di Falluja. Una città distrutta, di cui non sappiamo praticamente nulla su ciò che è stato commesso dai militari americani. La popolazione invece lo sa, e lo stava raccontando a Giuliana, prima che venisse rapita.
Senza spingersi a osare di immaginare le nefandezze che sono state perpetrate agli abitanti (civili) di quella città, ecco che gli americani sparano 300 o 400 colpi a un Suv che come tutti gli altri Suv andava velocissimo in quel tratto (per l'eccesso di velocità la prima dichiarazione ufficiale americana ha motivato gli spari). E quel Suv aveva già passato altri check point di americani. E vi sembra possibile che QUEL check point non sapesse di quel Suv e di chi conteneva? Lo sapevano benissimo. E sapevano benissimo quello che stavano facendo. Compreso chiudere con la forza la comunicazione fra un funzionario del Sismi seduto davanti al Suv e palazzo Chigi. E tenerli chiusi dentro al mezzo, coi mitra puntati, per un po'. In attesa di nuovi ordini.
Quindi aspettiamo di leggere ciò che Giuliana Sgrena ha raccolto in Iraq, sul campo. Roba per cui doveva morire. Ma spero tanto di sbagliarmi. Spero che abbia ragione Simona Torretta, quando dice a pag. 3 del manifesto di oggi che i militari americani sono solo giovani che non sanno nulla e sono solo capaci di premere il grilletto.
Comunque sia, intanto, bentornata.

Peter

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categoria:geopolitica
sabato, 19 febbraio 2005

Sgrena, pace e la piazza

Filosoficamente c'è chi afferma che se un fatto accade senza un testimone umano il fatto in questione è come se non fosse mai accaduto.
Parallelamente, perciò, vorrebbero metafotticamente sodomizzarci sostenendo (coi fatti) che se una grande manifestazione per la pace non viene coperta nella maniera dovuta dalla televisione governativa (5 reti e 1/2) è come se non ci fosse mai stata. In pratica - pensano i nani lassù - è come se tutti sostenessimo questa guerra illegale dell'alta finanza.
Occhio non vede, cervello non funziona? Vorrei poterci non credere.

Peter

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categoria:geopolitica
venerdì, 11 febbraio 2005

Donald

"E' preoccupante che che armi di sterminio siano in mano a un regime dittatoriale, il peggiore propagatore del mondo di tecnologie missilistiche."

Questa frase non l'ho pronunciata io concionando davanti a un superalcolico. No no no no no... Questa frase l'ha pronunciata il ministro della Difesa americana Donald Rumsfeld.
Che bravo, ha incominciato a fare autocritica, direte voi. No no no no no... Stava parlando della Corea del Nord.
Non so se ridere o lasciare via libera alle crisi isteriche che deformandomi il viso mi fanno sembrare sorridente. Cristo.

Peter

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categoria:geopolitica
mercoledì, 24 novembre 2004

"Attraverso di me voci lungamente mute,
Voci di interminabili generazioni di schiavi,
Voci di prostitute e di gente deforme,
Voci di infetti e di disperati, e di ladri e di nani."

Walt Whitman, Foglie d'erba 1855

Ognuno di noi, purtroppo è uno schiavo, una prostituta, un disperato...
E l'unica forza che abbiamo è parlare, comunicare, capire, discutere, confrontarci sempre. L'unica forza è la voce. Attraverso noi stessi...

Acsel
Acsel
(e non ci cancelleranno...anche se tenteranno, anche se hanno già tentato)

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categoria:politica, letteratura, pensiero, geopolitica
lunedì, 22 novembre 2004

NPR

Gli Stati Uniti Disgreganti stanno pensando (e quando questo accade i morti civili si contano a migliaia) che "in un modo o nell'altro", in Iran e Corea del Nord, i regimi presenti VANNO cambiati. Lo si apprende in questi giorni come il classico fulmine a ciel sereno. "In un modo o nell'altro"... è un'espressione che indica totale assenza di vergogna di sè, visto che tutto il mondo pensante sa benissimo cosa questo significa:
1945/1946, Cina. 1950/1953, Corea e Cina. 1954, Guatemala. 1958, Indonesia. 1959/1961, Cuba. 1960, Guatemala. 1961/1963, Laos. 1961/1973, Vietnam. 1964, Congo. 1965, Perù. 1967/1973, Guatemala. 1969/1970, Cambogia. 1980, Salvador. 1980, Nicaragua. 1983, Grenada. 1983/1984, Libano. 1986, Libia. 1987, Iran. 1989, Panama. 1990, Iraq. 1991, Kuwait. 1993, Somalia. 1994/1995, Bosnia. 1998, Sudan. 1999, Jugoslavia. 2001/2002, Afghanistan. 2003/Eternità, Iraq.
Significa GENOCIDIO, un nuovo pupazzo al potere, una succursale di schiavi da depredare e poi abbandonare a sè. Significa milioni e milioni di morti che sono nati nel posto sbagliato.
Nel mondo sbagliato.
E tutto procede.

Poi mi metto a rileggere disordinatamente La guerra infinita (2002), di Giulietto Chiesa. Leggo di quando nel marzo 2002 qualcuno fece pervenire un documento segreto del pentagono che definisce la nuova impostazione nucleare degli USA, denominata "Nuclear Posture Review" (Npr, da ricordarsi per i prossimi anni). Da tempo i ragazzi hanno progetti per il nostro futuro. Fra i vari obiettivi potenziali ecco Iraq, Corea del Nord e Iran (vedi sopra), tutti e tre facenti parte del cosiddetto Asse del Male. Due cose li uniscono: non hanno armi nucleari e sono firmatari del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari.
Per ora i nostri paladini della democrazia la bomba atomica non l'hanno ancora usata. Ma Rumsfeld, individuo quantomeno da prendere in considerazione quando dice certe cose, affermò (novembre 2001): "Stiamo entrando in un nuovo periodo, molto pericoloso (...) Due sfide importanti: la prima è vincere la guerra distruggendo la rete di terroristi. La seconda è quella di prepararci per la prossima guerra, una guerra che potrebbe rivelarsi molto dissimile da tutte le guerre del secolo scorso."
Questa non ha l'aria di essere semplice strategia del terrore per vincere un secondo mandato. In pratica: siamo solo agli antipasti. Falluja è una specie di wargame per far scaldare i cow boys.
Fuck, God bless us...
(ma mentre Lui si decide forse è meglio accendere quanti più cervelli possibile, e fare da soli)

Peter

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categoria:geopolitica
venerdì, 29 ottobre 2004

E' stato stimato recentemente (per difetto) che in Iraq sono morte 100.000 persone negli ultimi 17 mesi: molte donne e bambini, e tutti morti prevalentemente a causa dei bombardamenti degli alleati.
Un'altra stima ci dice che i terroristi del pianeta sono circa 15.000.
La motivazione ufficiale principale di questa guerra è la lotta contro il terrorismo.
Sembra che 2+2 faccia veramente 5, come dice una canzone dei Radiohead. Beh... è ora che torni a fare 4.

Peter




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martedì, 19 ottobre 2004

Darfur

Negli ultimi sette mesi sta accadendo una cosa: programmaticamente si ignora il genocidio nel Darfur, tranne rari e inutili casi. E dire che la parola genocidio dovrebbe mettere almeno un po' di agitazione... ma così non è. 70000 morti in 7 mesi. 14 morti ogni ora. Questa una scena che mi passa per la mente: decine di migliaia di persone parcheggiate, lasciate lì come un campo di girasoli che non conviene, economicamente, raccogliere. Migliaia di teli bianchi e blu (case, con molta fantasia) sotto i quali PERSONE immobilizzate dalla fame e dalla sete si guardano morire di dissenteria. Intanto i media fanno il loro lavoro. Parlano di tutto (quante cazzate...), tranne che di questo. Giocano insieme ai Grandi Capetti a Risiko. Solo che stanno tutti perdendo, e nessuno ha il coraggio di dirglielo. E poi uno si chiede: come è possibile? Leggendo questo articolo le parole che vengono usate sono petrolio, embargo, sanzioni. E' l'eterno ritorno dell'uguale. E' un barile da 140 litri circa di merda nera che vale più di una vita. Quindi una vita vale meno di 55 dollari? A quante pare c'è qualcosa che non va...

"Torna ancora la notte e geme un mortale
E un altro divide la sua pena.
Rabbrividendo sotto stelle autunnali
Ogni anno di più si china il capo."
George Trakl, In un vecchio album di ricordi (1913)

Peter
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categoria:letteratura, geopolitica



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