lunedì, 04 febbraio 2008

Auschwitz e Birkenau (2ª parte)
Irrealtà e le anime

Appena entrato ad Auschwitz ho provato una sensazione strana difficile da focalizzare. Poi ho capito. Era senso di irrealtà. Perché Auschwitz non sembra ciò che è. Sembra, piuttosto, un campus universitario. Un villaggio agrituristico. Una colonia estiva dove puoi mandare i figli. Bei caseggiati, erba verde (che ai tempi veniva mangiata), pioppi, betulle. E tanti alberi al di là... delle torrette di guardia e del filo spinato elettrificato, che tante persone ha aiutato a salvarsi da quella vita, "andando al filo".

Auschwitz (foto di Peter)
Auschwitz

Auschwitz (foto di Peter)
Auschwitz

Ma vedere solamente Auschwitz non avrebbe alcun senso. Perché la vera percezione del fenomeno la si ha a Birkenau. Auschwitz è un campo tutto sommato piccolo e con gli edifici in muratura. Birkenau, invece, è sterminato (sì, le parole a volte possono avere un'etimologia feroce), 2 km e mezzo per 2. Ed è qui che l'aberrazione era totale e completa, con i forni crematori davvero "efficienti" e 25 gradi sotto zero in baracche di legno con ampie feritoie.

Birkenau (foto di Peter)
Birkenau

Qui il senso di irrealtà è, se possibile, ancora più forte. E ancora di più quando arriviamo in fondo al campo. Dove c'erano i 4 forni crematori. Cerco di immaginarmi quelle persone appena scese dal treno, con la SS che aveva indicato loro di andare di qua, e quelli più forti invece di là. Quelle persone arrivavano qui e aspettavano di fare una doccia. Si sedevano per terra, donne, bambini, vecchi, molto spesso incoscienti di quello che sarebbe accaduto. Ci sono foto, sembrano persone che fanno un picnic. Ed è qui che l'irrealtà è forte. Perché i forni crematori sono in mezzo a un bosco bellissimo.

Birkenau (foto di Peter)
Birkenau (crematorio 4)

Birkenau (foto di Peter)
Birkenau (crematorio 4)

Margherita, la nostra guida spesso commossa, dice che qui, in primavera, è meraviglioso. Lei ci viene a passeggiare da sola, e incontra lepri, daini, uccellini ovunque. Così pensa che quegli animali abbiano dentro le anime di tutte quelle persone (lo senti che ogni zolla del campo è insanguinata e ha memoria di un orrore). Anche io lo penso, anche se non credo nell'anima. Ma tutta quella fuliggine, tutta quella cenere, si è depositata a terra, ha nutrito gli alberi, le piante e l'erba di cui le bestie si sono nutrite. Mi guardo intorno, e penso che sì, tutta questa vita, in questo posto assurdo, è una meravigliosa vendetta.

Tutti i luoghi sono ormai transitabili, sono conosciuti, sono pieni di traffici, tenute assai ridenti hanno cancellato dalla nostra memoria deserti un tempo famosi, i campi coltivati hanno circoscritto le foreste, gli animali domestici hanno allontanato le fiere [...]. Ormai ne' le isole, ne' gli scogli incutono piu' timore; dovunque sorge una casa, dovunque vive un popolo, dovunque vi e' uno stato, dovunque c'e' vita.
Tertulliano - De Anima

(Vedi anche il bellissimo post di Simona - Qui la mia prima parte)

Peter

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giovedì, 31 gennaio 2008

Auschwitz e Birkenau (1ª parte)
Il treno della memoria: 25-30 gennaio 2008

Ho imparato molto in questi giorni. Ho imparato, anche, per esempio, che per avvicinarsi a ciò che è accaduto bisogna, in ultimo, guardare profondamente dentro se stessi. E capire che nessuno è immune dall'orrore. Che tutti hanno un angolino, dentro, che può farlo diventare un carnefice, una SS. Tutti, nessuno escluso. Ma poi c'è la possibilità di scegliere. Per sopravvivere, scegliere di essere Uomini che si rifiutano di farsi spossessare della propria Umanità, nella migliore accezione, nonostante tutto. Come dice Carlo. Come scrive Primo Levi in Se questo è un uomo.

Primo Levi
Primo Levi

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

Prima di riflettere sui carnefici, si empatizza con le vittime in modo emotivamente dirompente. A me non dispiace avere freddo, avere la pancia quasi vuota, la testa pesante, l'unghia dell'alluce destro che fa male e sta per staccarsi. Non mi dispiace nemmeno sentirmi stupido nel non fare nulla per risolvere questi problemi per sentirmi (stupidamente) più vicino a chi ha vissuto problemi simili, in maggior numero e amplificati. Amplificati... di quante volte? Un numero infinito. Cioè fino alla morte, nel cui istante il numero infinito scende fino allo zero. E' un tentativo che porta invariabilmente al fallimento, ma ci si prova, sapendo il possibile e immaginando l'impossibile. Senza questo tentativo forse ridicolo, come si può tentare anche lontanamente di capire?

Peter

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martedì, 16 ottobre 2007

Breve storia della merda

Di seguito viene pubblicato un approfondimento - per lettori attenti - su un argomento di pressante attualità: la merda. E' una libera analisi di un libro di Stefano Cagliano, e il tono è spesso divertito e ironico. Scrissi questa roba per un esame universitario un paio di anni fa (Sociologia della letteratura). Va detto che non è un trattatello esattamente accademico: so che per voi bloggers mediasettizzati questo può essere un forte incentivo alla lettura. Ergo, e per chi ne ha voglia, buona lettura.
Peter

Stefano Cagliano - L'impronunciabile bisogno

“Personalmente, ormai quando qualcuno m’apostrofa coll’irriguardoso nome del cilindro, non lo nascondo: provo un brivido d’orgoglio. << Ma dice sul serio? >>, osservo commosso. E sempre ringrazio, grato dell’apprezzamento.”
 
Così il medico e giornalista Stefano Cagliano conclude l’introduzione al suo libro intitolato L’impronunciabile bisogno (Raffaello Cortina Editore, 2002, pagg. 189).
L’impronunciabile bisogno, o il cilindro, o “un caleidoscopio in cui scorrono distanze culturali e abitudini alimentari, fatturato di lassativi e produzioni artistiche. Evoluzione biologica e progresso tecnologico”… è insomma Lei la protagonista del libro che qui tratteremo: la merda. Affrontata di petto in modo agile e con abbondanza di toni e di contenuti. Spesso in modo divertente, altre volte seriamente: perché se non la si rispetta, la merda può essere causa di “morti ed epidemie”.

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giovedì, 31 maggio 2007
Storia del Novecento in 366 foto segnaletiche
Accusare, un libro Isbn di Giacomo Papi

Accusare - Giacomo Papi (Isbn edizioni)

Vedo la fotografia come un integratore sensoriale per interagire col reale, che nulla ha a che fare con concetti artistici pittorici. Nell’Ottocento l’idea era molto diversa. La fotografia era considerata come una sottoforma di pittura per pittori incapaci tecnicamente (così la pensava anche Baudelaire). Poi è arrivato il 1913, e l’arte non è più stata la stessa, grazie a Marcel Duchamp e ai suoi ready-made. Come dice Claudio Marra, quindi, la fotografia sembra un quadro ma funziona come un ready-made. E il ready-made, si sa, è qualcosa di esclusivamente concettuale e formalmente di “grado zero”. È un prelievo di realtà, proprio come le fototessere che abbiamo tutti nei nostri documenti, che attestano chi siamo, che collegano il nostro volto al nostro nome, e dunque ci danno parte di quella cosa complicatissima che è l'identità. E così per le foto segnaletiche. Le protagoniste dell’interessante libro di Giacomo Papi (Isbn edizioni, 2004 - Pagg. 203, 14 euro).
La fotografia nasce da uomini di scienza e con intenti scientifici: catturare la realtà nella sua oggettività. E la realtà va catalogata, per poterla conoscere (si fa così, per esempio, con il mondo animale e vegetale). Le foto segnaletiche ne sono quindi la massima espressione. Ma spesso "l'alibi della scientificità tradisce il desiderio del voyeur, di colui che possiede soltanto con gli occhi", e della sua "ambizione museale".

Fotografia intesa come attestazione, documentazione del reale. Questo ci porta alla classificazione giudiziaria, parto di Alphonse Bertillon, che è una “filiazione diretta della fotografia psichiatrica” (v. Lombroso).  “Siamo facce, qui e ora” scrive Papi. “La fotografia criminale si è assunta il compito di unire data, evento e atto in un’unica immagine.” Il volto, per esempio di un parricida, fa tutto il resto. Anche quello che le parole non possono fare.

Aleksandr Solzenicyn
Aleksandr Solzenicyn, 1953 
(immagine non presente nell'opera)

Il libro ha un buon equilibrio fra testo scritto informativo, ricco di particolari, e immagini. Immagini sempre di arrestati, s’intende. Sempre di grado zero, ma così emozionanti. Alterna gustose curiosità (per esempio un giovane e sorridente Bill Gates o un Jim Morrison fatto), vicende nere (ci sono quasi tutti i serial killer più famosi, in tutto il loro ordinario aspetto, e anche i più illustri mafiosi con le loro storie e le loro rughe da duri), e foto di anonimi volti una di fianco all’altra, volti di internati nei lager. C'è il loro volto, fronte e profilo. Poi la scritta “Jude” e infine un numero a fianco. Lo stesso numero che avevano sul braccio. E poi anonimi volti di prostitute bambine. Anonimi volti delle vittime dei gulag. Anonimi, che però sentiamo vicini, ravvicinati empaticamente dalla sofferenza e dalla paura che i loro occhi comunicano. E capi nazisti, dittatori, terroristi. Con le storie atroci che hanno contribuito a creare e a far subire.

Poi c'è l’ultima immagine. Presa da un filmato. Un uomo col capo leggermente chino. Gli occhi abbassati. La bocca appena tirata. Attorniato da scritte arabe. Il suo nome è Enzo Baldoni. Enzo Baldoni l’abbandonato. Ucciso dai guerriglieri non meno che dallo Stato italiano e da Libero. Giornalista di Diario come Giacomo Papi. Un altro simbolo di tempi malati. Tempi in cui si crede al bene e al male, e si è convinti di poter controllare il male con un’immagine presa di fronte e una presa di lato della stessa persona, figlia della stessa società in cui viviamo noi. Tempi di illusioni, e le illusioni, spesso, costano  care.

Peter

(Nota: molte foto sono visibili sul sito www.mugshots.com, che però è americano, dunque precipuamente morboso)

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venerdì, 04 maggio 2007

La scaturigine del nostro italico destino
Cia e sovranità limitata atlantico-fascista

A chi pensa come il possibile burattinaio? "Il grande vecchio per me è il funzionario più alto in grado del settore Cia che si occupa degli affari italiani. A sua volta la P2 è anche una struttura di servizio della stessa Cia; una rete di complicità che non si è mai estinta, si è solo trasformata. [...] Già durante la guerra gli alleati, ormai sicuri della vittoria, e ciò in base a previsioni scientifiche elaborate sull'entità delle perdite dei tedeschi a Stalingrado e degli italiani a El Alamein, si erano concentrati sul 'dopo'. Si preparavano, una volta liquidata la Germania, a fronteggiare l'offensiva ideologico-militare dell'impero sovietico. In questo tipo di strategia preventiva rientrano anche le 'operazioni sporche'  dell'Oss (Office of strategic service), da una costola del quale nascerà la Cia. Gli esempi sono molti: dall'ordine di contrastare in ogni modo, delazioni comprese, le formazioni partigiane di color rosso, fino alla messa in salvo di autentici criminali nascifascisti, del calibro di Valerio Borghese, sottratti alla giustizia per essere riciclati in organizzazioni segrete volte a contrastare i comunisti, magari a fianco della mafia. Personalmente mi sono imbattuto in simili realtà poco edificanti, non per via degli studi storici che mi appassionano, ma come investigatore."
Generale Nicolò Bozzo (intervistato da Camillo Arcuri nel libro Sragione di Stato, 2006 Bur, pagg. 188 - libro che consiglio istericamente)

Gen. Nicolò Bozzo
Nicolò Bozzo

Penso alla festa di Liberazione, e al fatto che dal '45 in poi lo Stato italiano sia stato in mano ai fascisti, in realtà, sotto direttive americane. E che adesso festeggiamo un sogno. E al fatto che lo sia ancora, l'Italia, in mano ai fascisti. Indipendentemente da qualsiasi elezione. E che gli ex partigiani diventati carabinieri siano sempre stati osteggiati, come Dalla Chiesa e Bozzo. E come potrebbe essere altrimenti, se negli anni caldi 12 (dodici) generali dell'Arma su venti totali erano piduisti? Il generale Dalla Chiesa, per esempio, ex partigiano, non è nemmeno presente nel libro ufficiale dell'Arma dei Carabinieri: Abbecedario del Carabiniere - Dizionario storico essenziale per la conoscenza dell'Arma. Non c'è. Perché ha commesso molti errori, almeno secondo Licio Gelli.
Altri fatti sparsi: Gianfranco Fini nella sala operativa Cc durante gli scontri del G8 a Genova, con le ben note procedure cilene che abbiamo visto, soprattutto nella caserma di Bolzaneto. Poi un vessillo della repubblica di Salò nella caserma di Nassirya, fotografato in bella vista dopo l'attentato e pubblicato dalla rivista berlusconiana Chi. O Gaetano Saya a capo della Dssa (Dipartimento di studi stretegici antiterrorismo), fondatore del nuovo Msi e proveniente da Gladio. Potrei andare avanti, ma meglio il libro.
Comunque lo sfondo di tutto, di tutti i morti degli ultimi decenni, da Portella della Ginestra fino alla lotta armata e alla strage della stazione di Bologna, per arrivare al Cermis e ai giorni nostri, è il "segreto Nato". Parrebbe non una gran scoperta, ma chi ne parla? Chi dà gli strumenti per leggere la storia e l'attualità nel modo corretto?
Prima c'erano i comunisti. Ora ci sono i terroristi. L'importante è avere un nemico (a costo di tutto, anche al costo di armarlo), pare, per esistere. Di fatto l'Italia non è mai stata in democrazia, e riposi i pace. Intanto grazie a quelli come Bozzo, che per i propri ideali hanno patito di tutto, spesso fino a perdere la vita.

Ps: curioso che la foto pubblicata in questo post di Nicolò Bozzo, generale acerrimo nemico della P2, a quanto so, è la prima e finora unica che comparirà nelle immagini di Google. Che sia anche la prima pubblicata in rete? Alegher.

Peter

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sabato, 10 marzo 2007

Shoah. Memoria. Rimozione.
Stati di negazione, passati e presenti

Stanley Cohen
Stanley Cohen

Ogni giorno dovrebbe essere Giornata della Memoria e festa di qualsiasi cosa. Così, uno degli elementi che hanno reso possibile l'attuazione e soprattutto il perdurare dell'Olocausto è stato l'indifferenza, o meglio: la rimozione, processo psicologico molto complesso, soprattutto se su scala ampia.  Primo Levi cita un vecchio adagio tedesco, vero in particolare per gli ebrei tedeschi: <<Le cose la cui esistenza non è moralmente possibile non possono esistere.>> E così: via libera.
Esiste un grandissimo libro sulla psicologia del "chiudere gli occhi/guardare altrove" (RIP Federigo Tozzi), vista da ogni punto di vista, sia personale che comunitario, psicologico, politico, sociale, storico. Si intitola Stati di negazione - la rimozione del dolore nella società contemporanea (ed. Carocci 2002), è del professor Stanley Cohen, ed è un libro la cui lettura presuppone per sempre, nel lettore, un prima e un dopo. 

Olocausto - Auschwitz Stanley Cohen - Stati di negazione in lingua originale

Prendiamo un episodio emblematico a caso: Jan Karski è un giovane emissario polacco che è entrato in possesso di importantissimi documenti che provano l'esistenza dei campi di sterminio. Fornisce tutte le informazioni possibili a quasi tutti i grandi capi di stato occidentali, e quando arriva di fronte al giudice Felix Frankfurter questi, benché molti lì intorno gli garantissero la veridicità di ciò che Karski andava dicendo, disse: "Non ho detto che questo giovanotto sta mentendo. Non mi permetterei. Ho detto che non posso credergli. C'è differenza."

Ottimo e tragico esempio di disgiunzione fra sapere e credere, si differenzia molto dalle scelte sostanzialmente politiche che invece fecero, per esempio, gli Alleati (che non bombardarono Auschwitz come invece gli ebrei chiedevano a gran voce, perché avrebbe significato: bombardiamo il campo di concentramento perché sappiamo che esiste, ma non vogliamo saperlo. Così i bombardamenti si fermarono a circa 5 km dal campo), il Vaticano (che motivò l'assenza di una denuncia del genocidio in corso sostenendo che sarebbe stato controproducente per gli stessi ebrei - eh?!) e la Croce Rossa Internazionale (che non prese posizione, similmente al Vaticano, per evitare "rappresaglie" ai danni degli abrei - eh?!).
Al di là di questi giochi politici la situazione - dal basso - era comunque allarmante. Cohen scrive: "E' abbastanza probabile che molti tedeschi pensassero che gli ebrei non erano più vivi, ma non necessariamente credessero che fossero morti. Questo è il tipo di logica incoerenza accettata in tempo di guerra che rispecchia la disintegrazione della razionalità." Su questo Cohen cita un libro che cerco disperatamente da tempo: In the Shadow of Death: Living Outside the Gates of Mauthausen, di Gordon J. Horwitz, che tratta i meccanismi di rimozione delle piccole comunità nei pressi di Mauthausen. Pubblicato in Italia ma fuori stampa, a quanto so.
La conclusione, lapidaria, a Zygmunt Bauman (Modernità e Olocausto): "La distruzione di massa non fu accompagnata dal fragore delle emozioni, ma dal silenzio mortale del disinteresse."
Come adesso in Darfur e in gran parte dell'Africa, per esempio. Domanda: l'obiettivo è imparare qualcosa dal passato (nonostante il nostro sistema economico), o sono io stronzo? Il riconoscimento è un valore fondamentale, che consente di pensare, provare emozioni, e dunque di agire. In qualsiasi modo. Perché in fondo il tema dominante del libro è questo: gli ostacoli (complessi) tra INFORMAZIONE e AZIONE. E questo è un argomento valido sempre, anche in tempo di "pace".

Peter

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giovedì, 22 febbraio 2007

Giulio Andreotti
E l'inizio di un lungo discorso

Un intero Paese (sì, l'Italia, cioè anche tu) è posseduto, e soffre di una malattia infettiva ma anche congenita, facilmente trasmissibile, mortale e apparentemente dal decorso irreversibile: la memoria storica interrotta. E' causata da un noto virus: si chiama oblio. La cura esiste da secoli. Proviamo a curarci.

Andreotti, mentre imita con successo Satana
Giulio Andreotti, ex amico dei corleonesi

In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:
a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;
b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;
c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi;
g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti. 
Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.

PER QUESTI MOTIVI
 
La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.
Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il quale verranno depositate le motivazioni della sentenza.
Palermo, lì 2 maggio 2003.
       IL CONSIGLIERE est.                           IL PRESIDENTE
        (Dr. Mario Fontana)                           (Dr. Salvatore Scaduti)

Dalla Sentenza della Corte d'Appello di Palermo, 2 maggio 2003

Al rigetto del ricorso dell’imputato consegue per il medesimo l’onere delle spese ai sensi dell’art. 616 c.p.p..

PER QUESTI MOTIVI

Rigetta il ricorso del Procuratore Generale e dell’imputato e condanna quest’ultimo al pagamento delle spese processuali.

Dalla Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, 15 ottobre 2004

Aggiornamento del 2 marzo: l'ex amico dei corleonesi si esprime sull'omosessualità. Il mondo ringrazia per tanta sapienza.

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lunedì, 19 febbraio 2007

Giordano Bruno  
Martire della libertà di pensiero

Giordano Bruno

Il 17 febbraio di 407 anni fa Giordano Bruno moriva abbrugiato sul rogo. Dopo la lettura della sentenza della Santa Inquisizione (bell'ossimoro, anche questo) disse: «Tremate più voi nel pronunziare questa condanna, che io nel riceverla» (tremano, sì, hanno sempre tremato, come adesso, di fronte alla terribile minaccia dei Pacs).
Fu sostenitore del sistema copernicano, inteso come nuova verità faticosamente conquistata dal genere umano e suo strumento di liberazione. E soprattutto fu convinto propugnatore dell'infinità dell'universo: «Cotal spacio lo diciamo infinito, perché non v'è raggione, convenienza, possibilità, senso o natura che debba finirlo [...]. La Terra dunque non è absolutamente in mezzo de l'universo, ma al riguardo di questa nostra regione [...]. Così si magnifica l'eccellenza di Dio, si manifesta la grandezza dell'imperio suo: non si glorifica in uno, ma in Soli innumerevoli; non in una terra, in un mondo, ma in ducento mila, dico in infiniti».
Per lui quiete e stasi sono sinonimo di morte, al contrario del movimento e del mutamento, che coincidono con la vita, e dunque con la perfezione. Il suo sogno è restaurare, nel mondo moderno, la religione magica egiziana (a lui si ispirerà John Toland, altro libero pensatore), che costituirebbe la fonte universale del sapere del genere umano, e da cui deriverebbero la sapienza ebraica e le filosofie di Greci e Persiani. La divinità intesa come universo infinito... Per questo, per la tesi della generazione spontanea della vita e per l'idea di una pluralità di sistemi non coordinati... morirà. Lasciando il mondo migliore di prima.

Necrologio Giordano Bruno
Da La Repubblica

Peter

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martedì, 13 febbraio 2007

La miracolosa Segale cornuta
Fonte tossica di tanta cristianità

Claviceps purpurea (segale cornuta)  Paura!

Il Claviceps purpurea, più noto come Ergot o Segale cornuta, è un ascomiceta (fungo) parassita delle graminacee. Contiene le ergotine, alcaloidi velenosi fra cui l'acido lisergico, che agiscono sulla circolazione e, nel caso che qui ci interessa, sul Sistema Nervoso Centrale.
Non è un caso che le epidemie di ergotismo fossero localizzate, coinvolgendo interi villaggi. Non è casuale il carattere «popolare» delle epidemie; esse colpivano infatti le popolazioni povere, afflitte da denutrizione e ipovitaminosi, così come non è casuale che a essere colpito fu in particolare l'Occidente cristiano, caratterizzato da assolutismo economico e religioso, dove manca quindi il senso della libertà nomade del mondo Orientale, più vario e ricco di prodotti alimentari.
Dalle spighe/pannocchie infestate dal parassita di Claviceps purpurea si faceva la farina con cui si faceva il pane. Pagnotte-più che sarebbero molto piaciute a sua eminenza Albert Hofmann, che nel 1938 sintetizzerà l'LSD-25, scoprendone con gioia gli effetti psicotropi nel 1943. Questo era possibile perché gli alcaloidi di Ergot resistono alle alte temperature dei forni.
Gli effetti devastanti dell'ergotismo trovarono terreno fertile nell'humus del Cristianesimo. I suoi sintomi venivano attribuiti a punizioni divine, vita dissoluta e peccaminosa oppure a possessioni demoniache (per le forme convulsive). In quest'ultimo caso si pensa che ebbe un ruolo importante nelle vicende di stregoneria di Salem, per esempio, a cui Stephen King si è ispirato per il suo modesto romanzo Le notti di Salem.
"La malattia si manifestò per la prima volta in Francia (nazione preferita dalla malattia) intorno al 590 dell’era cristiana. Per due secoli non si fa menzione, finché riappare nell’anno 857, e da allora le intossicazioni a carattere epidemico si susseguirono numerosissime in Francia, in Germania, in Russia, in Inghilterra, ed in altri paesi del Nord Europa fino a tutto l’800: le ultime due gravi epidemie si ebbero in Russia nel 1926 e in Irlanda nel 1929." Non si hanno notizie di epidemie (percepite quindi come tali) nell'antichità, ma qui vorremo solo far presente che il pane di segale è presente in Europa fin dall'età del rame, e che Plinio il Vecchio ne testimonia la panificazione sulle Alpi, giudicandolo però un tantinello pesante... Da questo punto di vista l'XI secolo fu particolarmente intenso. Le persone andavano in pellegrinaggio da Sant'Antonio Abate (che guariva dal cosiddetto Fuoco di Sant'Antonio) e dopo poco miglioravano, allontanandosi dai cibi alcaloidizzati, al contrario di chi invocava il santo restandosene a casa.
Tralasciando gli effetti gangrenosi, gli effetti psichici "possono manifestarsi anche tardivamente, sono rappresentati o da una sintomatologia pseudoneurastenica, con difficoltà nell’elaborazione del pensiero e deficienza di iniziativa, o, nei casi gravi e avanzati, da una certa confusione, da uno stato di stupore interrotto spesso da improvvise crisi di agitazione motoria. Possono essere rappresentati anche da allucinazioni visive e idee deliranti accompagnate da angoscia; in alcuni casi si ha l’esito letale, in altri possono residuare stato ansioso, irritabilità, modificazioni profonde del comportamento, disposizione ad accessi convulsivi [...]. Se pensiamo che in quel tempo vi erano molte altre epidemie, ci renderemo conto quanto aleatoria e inesatta possa essere la determinazione delle morbilità per singole malattie epidemiche; anzi, sotto la denominazione comune di lebbra o di peste, potevano comprendersi svariate affezioni dermatologiche, come potevano essere considerati invasati dalle divinità malefiche coloro che erano affetti da particolari forme nervose o neuropsichiche."
A me, questi effetti, ricordano parecchie storie. Pani, pesci, acqua in vino, gente che cammina sull'acqua, spiriti santi, mari che si aprono, madonne che appaiono, vocine... potrei andare avanti per ore. Ma non lo faccio. Che non è educato.

Citazioni da: Dante Coltella, Le epidemie di ergotismo nell'XI secolo, in Storia della medicina, 1969

Peter

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giovedì, 07 dicembre 2006

Pinochet, Wojtyla e le Madri di Plaza de Mayo
Thom Yorke canta 2+2=5

La bella lettera su Pinochet della scrittrice cilena Patricia Valdugo ci ricorda che qualcosa, nella Storia del Novecento, non torna.
Omicidi, sequestri e scomparse, torture, stupri per migliaia di persone durante la scoppiettante dittatura di Augusto Pinochet dal 1973 al 1990 (di fatto). Impossibile quantificare i morti. La Commissione Rettig parla di 2095 morti e 1102 scomparsi (cioè morti). I dissidenti parlano di 80000 (ottantamila) morti. Giovanni Paolo II invece non parla proprio, e anzi promuove Pio Laghi a cardinale. Chi è Pio Laghi? E' il complice morale (nel migliore dei casi) di questi orrori, Nunzio Apostolico in Argentina in quei caldi anni in cui non ci si annoiava mai.
Le Madri di Plaza de Mayo lo denunciano, perché secondo loro "collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l'interno quanto verso l'esterno del Paese l'orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani". Ma vanno oltre sostenendo che "Pio Laghi provvide, con i membri dell'episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l'obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l'esercito estorcendo informazioni ai detenuti."

Pio Laghi con Raul Castro, ambasciatore Usa  Pio Laghi col ritardato

Pio Laghi e Giovanni Paolo II

Pio Laghi, durante un'omelia tre anni dopo il golpe finanziato, fra gli altri, dagli Usa: "I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. [...] In queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d'Aquino, il quale insegna che in casi del genere l'amore per la Patria si equipara all'amore per Dio". [vedi testimoninaze e confessioni]

Va da sé che tutto questo merita una promozione a cardinale.

Signor Giovanni Paolo II, ci sono voluti vari giorni per accettare la domanda di perdono che Lei, Signor Giovanni Paolo II, ha richiesto per il genocida Pinochet. Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune perché ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di PaPa nel vaticano, senza conoscere né aver sofferto sulla propria carne il pungolo elettrico (picana), le mutilazioni, lo stupro, si animi in nome di gesù Cristo per chiedere clemenza per l’assassino. Gesù è stato crocifisso e le sue carni lacerate dai giuda che, come Lei oggi, difendono gli assassini. Signor Giovanni Paolo II, nessuna madre del terzo mondo, che ha dato alla luce un figlio cha ha amato, coperto e curato con amore e che poi è stato mutilato dalla dittatura di Pinochet, di Videla, di Bancer e di Stroesner, accetterà con rassegnazione la sua richiesta di clemenza. Noi La incontrammo in tre opportunità, però Lei non ha impedito il massacro, non alzato la sua voce per le nostre migliaia di figli in quegli anni di orrore. Adesso non ci rimangono dubbi da che parte Lei stia, però sappia che sebbene il suo potere sia immenso non arriva fino a Dio, fino a Gesù. Molti dei nostri figli si ispirarono a Gesù Cristo, nel donarsi al popolo. Noi supplichiamo, chiediamo a Dio in un’immensa preghiera che si estenderà  per il mondo, che non perdoni Lei Signor Giovanni Paolo II, che denigra la chiesa del popolo che soffre, e in nome dei milioni di esseri umani che muoiono e continuano a morire oggi nel mondo in mano ai genocidi che Lei difende e sostiene.
Asociacìon Madres de Plaza de Mayo - Buenos Aires

Santo subito! O forse è meglio prendersela con calma?

Karol Wojtyla e PinochetPinochet e Karol Wojtyla

"Allende sta cercando di assumere pienamente il potere e ciò significa tirannia comunista mascherata da dittatura del proletariato." - Detto durante l'assemblea nazionale del Partito Cristiano Democratico cileno, 15 maggio 1973.

"Non un dado, non un bullone raggiungerà il Cile sotto il governo di Allende. Una volta che Allende arriverà al potere noi faremo tutto ciò che è in nostro potere fare per condannare il Cile e tutti i cileni a patire privazioni e povertà." - Edward M. Korry, Ambasciatore USA in Cile.

"Non capisco perché dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del proprio popolo."
"Di tutti i capi di governo dell'America Latina, noi ritenemmo Allende il più pernicioso per gli interessi del nostro paese. Egli era palesemente pro-Castro e si opponeva agli Stati Uniti. Le sue politiche interne erano una minaccia per la democrazia cilena e per i diritti umani." - Henry Kissinger, Years of Renewal.

Leggi: Allende andava contro gli interessi delle multinazionali statunitensi. E anche queste non sono catene e schiavitù?
Ricordiamo che Giovanni Paolo II non commise l'errore di Papa Luciani, e promosse il noto giocatore di golf e arcivescovo Marcinkus.

Lettura consigliata: Le Pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo, di Daniela Padoan (Bompiani, pp. 423, euro 9,50).
Loro non si sono mai arrese.

Vedi anche qui.

Peter

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categoria:religione, geopolitica, historia
domenica, 26 novembre 2006

Crocifissione, stigmate e Padre Pio
Per un poco di igiene mentale

Divertiti, lettore, e pensa all'imbecillità dei poveri di spirito,
che si guadagnano il regno dei cieli, e lasciano tutti i regni
della terra in mano ai potenti.
Ridi, lettore, ma pensa quanto l'ignoranza di molti
giovi a preti, re, senatori e cavalieri.

Pardo Fornaciari da Livorno

Studiando storia dell'arte, immerso in centinaia di immagini di quadri religiosi, mi è venuto in mente ciò che ci disse molti anni fa una professoressa di religione. E cioè che se avessero davvero crocifisso Gesù Cristo con i chiodi nel palmo della mano questi sarebbe caduto giù, perché il peso del corpo avrebbe rotto i tessuti della mano inchiodata. Per reggere il peso del corpo i chiodi venivano in realtà piantati nelle ossa carpiche, cioè nel polso. Almeno su questo non ci piove. E, tecnicamente, l'iconografia della crocifissione è tutta sbagliata. Tranne in due casi. Ho scoperto che gli unici due pittori ad avere dipinto Cristo crocifisso come dio comanda sono Pieter Paul Rubens e il suo allievo Antonie Van Dyck.

Rubens - Christ on the cross, 1620  Van Dyck - Christ on the cross, 1627

Il pensiero corre rapace alle stigmate, che proprio divine non devono essere, visto che di stigmate ai polsi non se ne sono mai viste. Nel migliore dei casi parlerei più di ideoplasia, cioè del potere (ancora tutto da studiare) che ha la mente umana di agire sul corpo. In altri casi invece parlerei di truffa, malafede e isteria di massa, ma visto che qui siamo tutti entusiasticamente in buonafede evito. Però, sia detto di sfuggita, già ai tempi della riforma protestante di Martin Lutero circolava una battuta alla Sorbona: "appena il soldo in cassa rimbalza, l'anima via dal Purgatorio balza".

Mano stigmatizzata di Padre Pio

Gli eletti, da San Francesco in poi, hanno le stigmate nel palmo delle mani. E il re degli eletti, lo sanno tutti, il santo di tendenza che non manca in nessuna casa di devoti, la grande star, che Bono gli fa una pippa, è lui: Padre Pio, vero nome Francesco Forgione (1887-1968), che com'è noto fa rimbalzare cascate di monetine nelle casse piene di aureo misticismo dei Vicari di Nostro Signore.

Francesco Forgione, detto Padre Pio  Sobria statuetta di Padre Pio in vendita. Le misure vanno dai 60 ai 200 centimetri (sic)

Se penso a Padre Pio penso a uno straordinario saggio breve del geniale Federico Sardelli, della scuderia del Vernacoliere, che si trova in appendice al suo libretto umoristico I miracoli di Padre Pio. Qui il grande proeta ci da alcune informazione utili, documenti ufficiali alla mano, sulla figura del neo-santo-subito fin troppo umano, a cui attingerò a piene mani.

- Il prof. Amico Bignami, ordinario di patologia medica, fu incaricato dal Santo Uffizio di ispezionare Padre Pio. Il 26 luglio del 1919 emise il referto, in cui parlava di "lesioni cominciate come prodotti patologici (neurosi, necrosi multipla della cute) che sono state incoscientemente o per un fenomeno di suggestione completate nella loro simmetria e mantenute artificialmente con un mezzo chimico."
Sarà un caso che nella cella del frate cappuccino c'era sempre una bottiglietta di acido fenico nero e di tintura di iodio...
- Padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e fondatore dell'università cattolica di Milano, nel 1920 viene inviato sempre dal Santo Uffizio a San Giovanni Rotondo. Nel suo referto dice che Padre Pio è un "superbo, psicopatico ed autolesionista", e che le sue stigmate sono "un prodotto di origine isterica".
- Il prof. Enrico Morrica, su Il Giornale d'Italia del 21 giugno 1919, conclude, dopo accurata analisi, che "questi prodigi si riducono a rapporti fisico-fisiologici-patologici".
- 21 luglio 1922: il cardinale Merry Del Val del Sant'Uffizio manda al Generale dei Cappuccini la seguente lettera: "i frati cappuccini del Convento di S. Giovanni Rotondo liticarono e si percossero a sangue con armi bianche e da fuoco [...]. Causa dei litigi e delle percosse tra quei religiosi è stata la ripartizione delle ingenti somme (dicesi 3 o 400 mila franchi) accumulate dal Padre Pio ed altre, con oggetti preziosi, presso le pie donne frequentanti il convento, come i frati frequentano anche le loro, anche di notte, pernottando talvolta in paese". (Eeeh la gnocca...)
- Solenne Declaratio che il Sant'Uffizio promulgò nel maggio del 1923: "le stigmate e gli altri fenomeni attribuiti a Padre Pio non hanno niente a che fare con il soprannaturale".
- Per finire, ciliegina: 6 ottobre 1920, elezioni amministrative a San Giovanni Rotondo. Socialisti contro "Arditi di Cristo", formazione clerico-fascista appoggiata dai latifondisti, che non volevano diritti per i contadini, naturalmente, in un sistema di fatto feudale. Padre Pio, durante una cerimonia pubblica, benedice la bandiera degli Arditi, nera con le insegne pontificie. I socialisti, nonostante questa benedizione, vincono. I cattofascisti incominciano a sparare e a lanciare bombe a mano: 14 morti e un centinaio di feriti. Padre Pio non dirà mai nulla di questo eccidio (vedi "Relazione d'inchiesta sull'eccidio di San Giovanni Rotondo", Ministero degli Interni, Ispettore Generale di Pubblica Sicurezza Commissario Trani, prot. n° 27601, 15 dicembre 1920).

Poi i tempi cambiano. Le chiese si svuotano. L'otto per mille non basta più. Ne vogliono ancora... E Padre Pio può diventare un santo.
Mistero della Fede.

Peter

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categoria:arte, religione, historia
lunedì, 06 novembre 2006

Itaglia faccista
Tra Bocca e Miyazaki

Giorgio Bocca

Ieri sera Giorgio Bocca ha detto a Che tempo che fa (in televisione!) una grande verità. La maggioranza degli italiani è di fatto fascista, o ha una mentalità riconducibile al fascismo.
La mia è una famiglia di partigiani e donne che facevano la staffetta nascondendo pistole nelle ceste di frutta. E se noi siamo qui a farci le pippe a vicenda è soprattutto grazie a loro e a chi non si è fatto e non si fa comprare (al contrario di Pansa).
Un lievissimo omaggio a Bocca e ai miei vecchi che da quando son nato mi raccontano storie di guerra, usando uno dei capolavori di Hayao Miyazaki, regista di cui sono ormai schiavo intossicato.
Il film è Porco Rosso (1992), è ambientato nel nord Italia e nell'Adriatico ai tempi del fascismo (anni '30). Il protagonista ricalca la figura del Barone Rosso, famoso pilota d'aerei, e ha la faccia da maiale a causa di una maledizione (in ogni film di Miyazaki c'è una maledizione da riscattare).
Scambio di battute tra l'amico, pilota dell'esercito, Ferrarin e Marco-Porco Rosso, cacciatore di taglie nel cielo, fuorilegge e ricercato.

"Rientra nell'aviazione, Marco. Potrei ancora farti reintegrare."
"Meglio maiale che fascista."

Porco Rosso - di Hayao Miyazaki (1992)

Peter (ricordo anche il bel post che fece Acsel tempo fa)

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categoria:cinema, personal, historia, società, televisivo
sabato, 16 settembre 2006

Antiche menzogne


John Toland (1670-1722)

Nei tempi più remoti - aveva affermato Toland - i più antichi Egiziani, Persiani, Romani, Ebrei e altri numerosi popoli non avevano né immagini, né statue sacre, né luoghi dedicati al culto: "avevano una religione estremamente semplice, in accordo con la semplicità della loro divinità". Molto più tardi, gli uomini giungeranno a immaginare Dio fondandosi sull'immagine dei loro sovrani terreni, a rivolgersi cioè a un Dio mutevole, geloso e vendicativo con gli stessi mezzi con cui cercavano le grazie dei loro sovrani. Presso tutti i cristiani dell'Oriente e presso molti cristiani dell'Occidente l'idolatria e la superstizione si sono diffuse in modo tale da rendere l'intera situazione riassumibile nei versi della ballata popolare:

    La religione naturale era un tempo facile e chiara
    Le favole la resero oscura e le offerte fonte di lucro
    Sacrifici e spettacoli furono a lungo preparati
    I preti si abbuffano e il popolo sgrana gli occhi.

Molti cristiani, dirà altrove Toland, credono e osservano cose mai affermate nelle Scritture. Le ricavano, dicono, dalle tradizioni, "come se non ci fossero errori antichi e frodi antiche e menzogne antiche". Dovrebbero tener presente che una falsità "quanto più è antica, tanto più è pericolosa, perché più profonde sono le sue radici".


Da Paolo Rossi, I segni del tempo - Storia della Terra e storia delle nazioni da Hooke a Vico (Feltrinelli, pagg. 346, 10.50 euro)

John Toland è stato il primo intellettuale a essere definito libero pensatore. Colui per cui fu coniata questa espressione infamante...

Peter

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giovedì, 25 maggio 2006

Il colpo della strega

Visto che noi siam filologi dentro non potevamo sottrarci dal segnalare l'origine di una espressione d'uso comune come "ho il colpo della strega". Espressione medica che ha una storia, naturalmente. Piuttosto tragica, tipicamente e buiamente euro-cattolica.

Una vecchia un po' pettegola e strana, di nome Katharine, che viveva a Leonberg [in Svevia, ndr], venne accusata dalla moglie di un vetraio di aver fatto ammalare una vicina con una pozione magica, di aver gettato il malocchio sui figli di un sarto e di averli fatti morire, di aver trafficato con un becchino per procurarsi il cranio di suo padre che voleva regalare come calice a uno dei suoi figli, astrologo e dedito alla magia nera. Una bambina di dodici anni che portava dei mattoni a cuocere al forno, incontrò per la strada quella vecchia e provò al braccio un terribile dolore che le tenne il braccio e le dita come paralizzati per alcuni giorni. Non per caso lombaggine e torcicollo vengono ancora oggi chiamati in Germania Hexenschuss, in Danimarca Hekseskud e, in Italia, colpo della strega. Quella vecchia, che aveva allora settantatré anni, venne accusata di stregoneria, fu tenuta per mesi in catene, fu chiamata a discolparsi da 49 capi d'accusa, fu sottoposta alla territio, ovvero all'interrogatorio con minaccia di tortura di fronte al boia e al seguito di una accurata descrizione dei molti strumenti a disposizione del medesimo. Dopo più di un anno di prigione, venne finalmente assolta il 4 ottobre del 1621, a sei anni di distanza dalle prime accuse. Non le fu possibile tornare a vivere a Leonberg perché sarebbe stata linciata dalla popolazione.
Quella vecchia aveva un figlio famoso, che sia chiamava Johannes Kepler, il quale si era impegnato spasmodicamente nella sua difesa e che, negli anni del processo, oltre a un centinaio di pagine scritte per difendere sua madre dalla tortura e dal rogo, scriveva anche le pagine dell'Harmonices mundi nelle quali è contenuta quella che viene chiamata, nei manuali, la terza legge di Keplero.
Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa (Laterza 1997 e 2000, 11 euro)

Noi tutti veniamo da qui. Da un passato di superstizioni, ignoranza, dolore e morte sfruttati da Chiesa e prìncipi come strumenti di controllo e potere, e da alcuni individui, liberi pensatori, che sono andati con forza contro il senso comune, dandoci tutto ciò che di buono abbiamo oggi. Per altri versi però, oggi, alcune cose non sono ancora cambiate... e si continua a non capire che è il Sapere che salva la vita.

Peter

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categoria:religione, scienza, historia
giovedì, 02 marzo 2006

Habeas corpus ad subiciendum

Ancor più importante la legge approvata nel 1679: l'Habeas corpus ad subiciendum, in pratica l'abolizione del carcere preventivo, l'arresto solo sulla base di motivi penalmente perseguibili, il divieto di qualsiasi restrizione arbitraria e illegale della libertà. Si trattava di un principio che sarebbe entrato a far parte di tutte le leggi fondamentali degli Stati moderni dopo il crollo dell'assolutismo: un'ulteriore prova del lascito della prima grande rivoluzione. [rivoluzione inglese, 1642-60. Ndr]
Aurelio Musi, Le vie della modernità (Sansoni, 2000)

Questo a dimostrazione del fatto che l'involuzione dei nostri tempi è totale e totalizzante (totalitaria?). I numerosi Guantanamo sparsi per il mondo sono lì a dimostrarlo. E insieme a loro infiniti esempi di libertà violata in nome di Dio, dei giusti, dell'Occidente, dell'Oriente, della lotta al terrorismo, dell'ordine...
Domanda: cosa ci insegna il passato? Conoscerlo, intanto, sarebbe già una gran cosa.
Dal generale al particolare: mi appuntai questo brano tempo fa. E' di un famoso avvocato americano, di cui consiglio Rights From Wrongs - Una teoria laica dell'origine dei diritti (Codice edizioni, 2005).

<<Ogni democrazia moderna in tempo di crisi ha fatto ricorso alla tortura. E' successo negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia, Israele. L'unico paese che a mia conoscenza l'abbia respinta è L'Italia, ai tempi del rapimento Moro. Ma allora, se la tortura esiste, tanto vale che ci sia un tribunale che conceda l'autorizzazione e vigili sulle modalità. Una provocazione, appunto, per portare all'attenzione dell'opinione pubblica un fenomeno su cui regna il silenzio. Quanto successo ad Abu Ghraib mi ha dato ragione.>>
Alan Dershowitz (la Repubblica, 6 agosto 2005)

Scrive lo storico Aurelio Musi su sua grandiosità Montesquieu: <<La sua elaborazione intellettuale torna d'attualità d'oggi, nel tempo storico delle degenarazioni dei moderni regimi di massa, della crisi delle forme della democrazia.>> Vogliamo capirlo o no?

Peter

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mercoledì, 22 febbraio 2006

Il magico mondo dei vicari di Nostro Signore

Apprendiamo da un articolo di Aldo Bernacchi de Il sole 24 Ore di oggi (Finanza & mercati) - a cui attingerò per queste righe - che è morto a 84 anni l'arcivescovo Paul Marcinkus, a capo per molti caldi anni delle finanze vaticane dello Ior, banca senza sportelli e senza documenti contabili che fa affari in tutto il pianeta, definita da Bernacchi "il fil rouge perverso che lega le parabole di Sindona e di Calvi, in un misterioso intreccio di operazioni in cui si infiltrano mafia e massoneria".
Delle vicende intricatissime di cui Marcinkus è stato oscuro e potente protagonista vogliamo quivi solo segnalare (di più non sapremmo fare) un breve ed eloquente elenco di fatti buffamente inquietanti legati in qualche modo a quest'uomo, ricordandoci che a questi livelli è assai improbabile che certe cose accadano incidentalmente. Dunque:

- Nel 1982 il suo ex alleato ormai scomodo Calvi (v. crack finanziario del Banco Ambrosiano) si impicca.
- Sindona, banchiere della mafia italo americana che mise in contatto Marcinkus e Calvi, muore per aver bevuto una tazzina di caffé avvelenata.
- Papa Albino Luciani (Giovanni Paolo I) intende togliere Marcinkus dal suo posto. Papa Luciani dopo 33 giorni di pontificato muore in circostanze ancora misteriose. Il successore papa Wojtyla, che invece era sveglio, lo promuove.
- Il Vaticano negli anni di Marcinkus riesce a raggiungere il controllo del Corriere della sera, grazie ai soldi di Calvi e all'appoggio amichevole di Umberto Ortolani. Chi è Umberto Ortolani? E' il braccio destro di Licio Gelli, capo e maestro della loggia massonica eversiva Propaganda 2 (P2), di cui Berlusconi era affiliato con la tessera n° 1816, e come lui molti altri di questo governo.
- Gelli che ieri ha dichiarato di non aver mai conosciuto Marcinkus.

Paul Marcinkus, arcivescovo, ma soprattutto finanziere, per la maggior gloria di Dio amava giocare a golf in esclusivi club, anche in rispetto all'otto per mille degli italiani. Di lui l'ex mafioso Giulio Andreotti ha detto: "Merita tutto il rispetto, perché credo che non lasci una lira, né tantomeno si è arricchito." Bene, allora. Che riposi in pace. Arrivederci in paradiso, Paul! E se lo dice un allenatore del diavolo...

Peter

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categoria:politica, mafia, religione, historia, massoneria, misteri italiani
mercoledì, 18 gennaio 2006

Immigrati e inhospitalitas

In epoca romana esisteva l'istituto dell'hospitalitas, cioè l'obbligo per i proprietari di cedere un terzo - a volte di più - delle proprie terre ai Germani, che in cambio contribuivano alla difesa dell'Impero dalle incursioni dei barbari.
Attualmente in Italia circa 3 milioni di immigrati pagano di fatto la pensione ai nostri nonni e padri attempati, perlopiù svolgendo lavori che, a noi calciatori di serie A mancati, sporcherebbero le linde e agili manine esperte in smsologia istantanea. Ma dov'è l'hospitalitas per il servigio che ci offrono in cambio di acqua calda e potabile, tv a colori, riscaldamento, tre stracci e luce elettrica? Non certo nei moderni lager che sono i c.p.t... Non certo nei ghetti in cui li nascondiamo alla rapace e suscettibile vista tardo-borghese.
"Chi semina vento raccoglie tempesta!" dicevano i vecchi della nostra infanzia...

Peter

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categoria:historia, società
mercoledì, 04 gennaio 2006

Percorso fra le foglie cadute


Le generazioni degli uomini sono come le foglie: il vento le fa cadere a terra ma altre ne spuntano sugli alberi in fiore quando viene la primavera. Così le stirpi degli uomini, una nasce, l'altra svanisce.


Omero (VIII sec. a.C. circa)
Iliade, VI [vers. di M. G. Ciani]


Per chi è penetrato dai buoni principî, basta un detto brevissimo e ordinario per ammonirlo a fugare tristezza e timore. Per esempio: << Foglie che il vento spande al suolo, così è la razza umana >>. Sì, foglioline sono i tuoi figli, foglioline costoro che ti acclamano con apparente convinzione e ti lodano, o sommessamente ti biasimano e deridono [...]

Sullo stesso tronco, ma non con gli stessi principî.

Marco Aurelio (121-180)
Ricordi, X 34 e XI 8a (166-178)


Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

Giuseppe Ungaretti (1888-1970)
L'allegria, "Soldati" (1914-1919)


Una cosa mi preme sottolineare: tutti questi testi, benché scritti a distanza di quasi 3000 anni l'uno dall'altro, hanno un denominatore comune; umano, troppo umano. Sapete quale? Provate a immaginare? Esatto, la guerra.

Il brano dell'Iliade è pronunciato da Glauco a Diomede nel contesto della guerra di Troia, con i rispettivi eserciti alle loro spalle in attesa di combattere.
I brani di Marco Aurelio sono stati scritti, come gran parte dei suoi taccuini di pensieri, nei vari accampamenti delle guerre che l'imperatore-filosofo ha dovuto condurre, in particolare contro quadi, marcomanni, iazigi e sarmati (tutti detti, per far prima, barbari).
La poesia di Ungaretti, infine, prende le mosse, com'è noto, dalle esperienze di soldato del poeta durante la Prima guerra mondiale. E si intitola "Soldati".

Ne usciremo mai?
(Domanda retorica, scritta pensando a Gino Strada e agli altri che, come lui, con i loro piccoli secchi tentano di prosciugare il mare di sangue in cui sono occultati il Mondo e la Storia)

Nota: la frase che riporta Marco Aurelio "Foglie che il vento spande al suolo, così è la razza umana" è la stessa dell'Iliade che ho riportato io, ma in forma diversa e contratta. Ciò lega i testi ancora di più... credo.

Peter

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mercoledì, 07 dicembre 2005
Aggiornamento del sito

DA LONTANO
- Viaggio in Turchia (Patrick)

DOSSIER
- Storia della merda (Peter)
- Corpi femminili (Robby)

LETTERATURA
- Il deserto dei Tartari, di Dino Buzzati (Peter)
- Fame, di Knut Hamsun (PR)

SAGGISTICA
- Come gli stregoni hanno conquistato il mondo - Breve storia delle delusioni moderne - di Francis Wheen (Patrick)

ARTE
- I mosaici bizantini di Ravenna (PR)

MUSICA
- Eels, "Blinking lights and other revelations" (Patrick)
- King Crimson, "Lizard" (papi Bogio)

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lunedì, 29 agosto 2005

Banca Vaticana


Non fiori, ma OPERE DI BENE!
Benritrovati, bella gente. Come potete vedere dal titolo del post - che in un mondo giusto dovrebbe essere un ossimoro - si riparte bene. Tradotto dal francese da The Father (mio padre), questo testo va letto. Poi magari è totalmente falso... ma ho qualche dubbio. Se qualcuno ha dati o notizie diverse da ciò che qui è scritto lo dica. Male che vada verrà tacciato di essere un ciellino e verrà messo al rogo (occhio per occhio... ma anche: peace and love, fratelli).
Vostro Peter, oggi - solo oggi - giustiziere figlio dei fiori (tanto... ossimoro più, ossimoro meno).



Secondo una fonte internazionale, il Vaticano è il principale destinatario di oltre 55 miliardi di dollari USA in soldi italiani “sporchi” e si trova all’ottavo posto come luogo di “lavaggio” del denaro, davanti a paradisi fiscali come le Bahamas, la Svizzera o il Liechtenstein.
Una recente inchiesta del London Telegraph e del Inside Fraud Bulletin, cita la Città del Vaticano [1] come uno dei principali stati “cut out” (tagliati fuori) allo stesso modo di altri paradisi fiscali come Nauru, Macao e Mauritius. In uno Stato definito “cut out” le regole sul segreto bancario rendono impossibile la tracciabilità dell’origine dei fondi depositati.
La Banca Vaticana tenta disperatamente di opporsi a una denuncia depositata da sopravvissuti serbi ed ebrei della Shoah alla corte federale di San Francisco (il caso “Alperin contro la Banca Vaticana”) che ha l’obiettivo di obbligarla a render conto di fondi a loro sottratti nella seconda guerra mondiale [2].
Opponendosi a queste accuse l’avvocato della Banca Vaticana, Franzo Grande Stevens, ha dichiarato, sotto giuramento, che  “… la fondamentale ragion d’essere [della Banca V. ] è promuovere atti di pietà” e che i suoi clienti depositanti sono “… essenzialmente dipendenti dello Stato della Città del Vaticano, membri della Santa Sede, congregazioni religiose come pure privati cittadini che depositano somme destinate per almeno una parte a opere di bene”.
Stevens ha inoltre dichiarato alla corte che la Banca Vaticana è sotto il controllo del papa e che i registri della banca non vengono conservati oltre un periodo di dieci anni.
Pare che la Banca Vaticana utilizzi l’immagine positiva di papa Giovanni Paolo II per camuffare un’operazione di riciclaggio di grandi proporzioni. La Banca Vaticana è già stata accusata in passato di ospitare fondi sottratti ai nazisti ed è attualmente sospettata di intrattenere legami con circa la metà del crimine organizzato, di conseguenza il momento in cui dovrà renderne conto non sembra essere così lontano. Le prove si stanno accumulando e tendono a dimostrare tutte che le attività della banca sono più vicine ad atti di pirateria che a opere di bene [3].

Jonathan Levy e Thomas Dewey Easton,
avvocati alla corte federale di San Francisco.


 

 

[1]  A differenza di altri paradisi fiscali, il lavaggio del denaro sporco non viene effettuato dentro lo Stato della Città del Vaticano da banche private, ma dalla Banca Centrale (Istituto per le opere di religione). Tutto questo è riconosciuto dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bank for International Settlements). A partire dal 1 gennaio 2002 sarà autorizzata  a emettere euro vaticani, nonostante che lo Stato Vaticano non sia membro dell’Unione Europea (ndr).

[2] vedi la fonte-bomba …!   http://www.vaticanbankclaims.com

[3] negli anni ottanta la Santa Sede, che era stata gravemente messa in causa nello scandalo del Banco Ambrosiano, pretendeva di essere stata vittima del finanziere Michele Sindona, che il papa Paolo VI aveva imprudentemente nominato consigliere finanziario del Vaticano. L’inchiesta del giudice Ferdinando Imposimato ha dimostrato in seguito che Michele Sindona era stato scelto dalla Santa Sede con cognizione di causa  perché era, fin dal 1957, il banchiere di Cosa Nostra. Per finanziare la lotta contro la teologia della liberazione in America latina, Paolo VI aveva accettato di allearsi con la mafia. Dopo aver regolato il debito dell’Ambrosiano, la Santa Sede si è sforzata di far credere che aveva definitivamente sanato la sua posizione. Lo studio pubblicato dall´Inside Fraud Bulletin dimostra il contrario (ndr).

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sabato, 09 luglio 2005

Strana sensazione

"Dovunque conquista, colonizzazione ed evangelizzazione forzata procedettero parallelamente."

Giovanni Vitolo, a proposito dell'operato dell'ordine dei portaspada e dei cavalieri teutonici verso la fine del XII secolo.

Sempre la solita, vertiginosa, strana, sgradevole, nauseante sensazione che il passato e i suoi miasmi godano di ottima salute nel presente, o che il presente sia infettato mortalmente da tutto il peggio del passato.
Eterno, ossessivo ritorno dell'uguale. Come se la memoria fosse veramente inutile. Come se la causa principale del terrorismo fosse che sono brutti e cattivi, inspiegabilmente cattivi.

Peter

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giovedì, 30 giugno 2005

Elementi

"Là dove oggi si bruciano libri, domani si bruceranno uomini."
Heinrich Heine, 1821

Heine è tedesco. Questa frase l'ha scritta più di un secolo prima dell'Olocausto. Ma qualcosa si vede che aveva capito sull'importanza che possono avere i libri (leggi conoscenza) in rapporto al valore che si dà alla vita.

Facendo un brusco salto in avanti nel tempo, è con morbosa curiosità che aspettiamo di vedere a cosa porterà l'oblio, la rimozione e la disinformazione (v. anche Machiavelli/Acsel del post precedente) dei nostri anni. Di questi tre magici elementi di cui siamo succubi fantocci fa parte anche un pericolosissimo revisionismo storico, come ben sapete. Hanno cercato e stanno cercando di propugnare nuove grandi Verità, inedite e agghiaccianti, per noi minchioni.

La Liberazione? <<Grazie Mussolini!>> urleranno i nostri figli a scuola all'inizio della giornata. E tutti saranno felici...

Peter

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mercoledì, 29 giugno 2005

"Governare è far credere"
Niccolò Machiavelli

Posted by Acsel

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mercoledì, 08 giugno 2005

Many many years ago...

... c'era una volta un pazzo di nome Ferdinando Magellano (detto anche Fernao de Magalhaes), che nacque nel 1480 e che morì in combattimento nel 1521 in luoghi lontaaani lontaaani e trrremendamente inospitali, chiamati Filippine (BUH!).
Egli, contro ogni buon senso, in uno dei suoi momenti di follia affermò:

"La Chiesa dice che la Terra è piatta, ma io so che è rotonda, perché ne ho visto l'ombra sulla Luna, ed ho più fiducia in un'ombra che nella Chiesa."

Quel "io so", in particolare, credo che vada rivalutato, care pecorelle smarrite. Si incorrerà in qualche errore, certo, ma anche noi, ormai, un paio di cose le sappiamo.
I timori sono tanti, riguardo l'imminente futuro. Tanti che, sommati fra loro, danno TERRORE. Dunque: che vogliamo fare? Ci abbandoniamo al creazionismo, al nutrizionismo, al neoconservatorismo, al menefreghismo, all'antirelativismo, al teledivismo, o ci costruiamo un resistente carapace e un buon vocabolario interiore per muoverci pel mondo?
In entrambi i casi è dura, molto dura. Perché nel primo caso muori miserrimo, nel secondo muori vinto.
Però chissà... Ora è adesso, e non un giorno lontano e improbabile.

Peter

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martedì, 31 maggio 2005

Mais, strumento di potere.
E oggi...

"A poco a poco si definirono due livelli di consumo fra loro separati e non comunicanti: la popolazione contadina (direttamente, quando si trattava di coloni insediati in un podere; attraverso il mercato, quando si trattava di braccianti e salariati) era sollecitata, e di fatto costretta a consumare mais, mentre il frumento [grano] finiva ad alto prezzo sui mercati. Questo meccanismo, alimentato da una serie di norme contrattuali oltre che da vessatori sistemi di prestito che mettevano a frutto la disarmata povertà dei contadini, fu uno dei modi attraverso cui molti proprietari poterono intensificare nel XVIII secolo il loro accumulo di redditi. In questo senso l'impoverimento della dieta contadina, fattasi ancora più monotona che in passato, fu funzionale allo sviluppo del capitalismo agrario.
(...) E accanto agli interessi padronali, la spinta della fame: <<Or figliuoli miei se vi foste incontrati nell'anno del 1715, che dai vecchi si è sempre chiamato l'anno della carestia, nel quale non v'era ancor l'uso di codesta biada, avreste veduto le povere creature morirsi di fame>>; ma finalmente <<è piaciuto a Dio d'introdur questa biada, e qui, e generalmente per ogni parte, che se succedono annate scarse di frumento, ci si ripiega con un cibo, che in sostanza è buono, e nutritivo>> scrive nel 1778 l'agronomo riminese Giovanni Battarra. Buono e nutritivo, dice (...). Dovremmo aggiungere: a condizione di integrare quel cibo con qualcosa d'altro. Perché la polenta di mais, da sola, non basta affatto a nutrire: la sua carenza di niacina, una vitamina indispensabile all'organismo, rende assai pericolosa una dieta basata
solo
su quel cibo. Si va allora incontro a una malattia terribile, la pellagra, che nel suo stadio iniziale devasta il corpo di piaghe purulente, indi conduce alla pazzia e infine alla morte. (...) Essa rappresentò per uno, due secoli una piaga endemica di molte campagne dell'Europa centro-meridionale, segno e simbolo di una povertà alimentare senza precedenti."
Massimo Montanari, "La fame e l'abbondanza - Storia dell'alimentazione in Europa" (Laterza)

Oltre ai fatti storici, è evidente che qui il mais può essere inteso anche come simbolo di qualcosa di molto attuale e ampio. C'è anche il Bruno Vespa della situazione (Ministro della Propaganda a vita). Balle allora, balle adesso, balle sempre. E indovina chi lo prende sempre nel culo senza averlo peraltro richiesto? Noi, contadini e cittadini, non cambia. Ci sono sempre piaghe endemiche dalle quali cercare invano di guarire. Si chiamino pellagra, petrolio, pubblicità, mafia nello Stato, multinazionali, guerra... non cambia granché. Così è deciso, l'udienza è tolta.
Se una volta si moriva giovani di pellagra, ora si muore vecchi di niente, illusi di aver vissuto, mentre invece si è sempre vissuto in un grande, immenso centro commerciale senza confini, in cui è sempre domenica, in cui c'è un eterno 3X2 di nulla, però bello.
Forti dei nostri integratori vitaminici pulsanti niacina, piombo e instupidil... andiamo avanti anche 'sta volta, che in fondo la Terra è solo un sassetto.

Peter

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martedì, 10 maggio 2005

Il rumore della Storia

Click, cick, clack. Ogni modello di macchina fotografica ha il suo suono, quando scatti. Anche fra le reflex.
Sono gli stessi suoni che senti in testa quando ti occupi di storia, anzi: di Storia. Come se tutto fosse arrivato come è arrivato fino a noi per grandi salti quantici. Che il tempo non sia un fluire la fisica lo dice da alcuni decenni. E' un susseguirsi di scatti. Di salti, appunto. Quanto dopo quanto. Come il nostro album di famiglia. Come l'evoluzione storica. Come i personaggi che la hanno cambiata, comparendo di tanto in tanto. Prima nel tempo. Ora nelle pagine.
E vista dal nostro punto di vista, tutto fila. E tutto assume i caratteri del senso. E si pensa: "Ecco perché adesso è così e così...", anche riferendoci a fatti di mille o duemila anni fa.
Ora, proprio adesso, in questo presente che sembra fluire, ho sentito clack nella testa leggendo di Federico II di Svevia, imperatore (1194 - 1250).
E' uno che, tra la quinta e la sesta crociata ne ha fatta una molto personale, riconquistando Gerusalemme solo con le parole. Non con il sangue, ma parlando col sultano e condividendo con lui interessi e passioni, perché entrambi Uomini, e non cristiani e musulmani. Da qui l'odio del Papato nei suoi confronti, naturalmente.
Uno che quando dici falconeria, ancora oggi, pensi al suo trattato "L'arte di cacciare con gli uccelli". Uno che ha fatto molto, fra cui far nascere nella sua corte di Palermo la letteratura in volgare, ma che soprattutto ha voluto che venissero scritte queste parole, nelle Costituzioni di Melfi:

"Né creda la posterità che noi abbiamo compilato il presente libro di costituzioni solo per amore di gloria; ma lo abbiamo compilato per cancellare in questa nostra età l'oltraggio fatto al diritto nel passato, quando nacque la sua voce. Lo abbiamo compilato perché dalla vittoria del nuovo re anche una nuova giustizia rampolli."

Era il 1231.

Peter

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venerdì, 08 aprile 2005

Buenos Aires 23 febbraio 1999

Sig Giovanni Paolo II,

Ci è costato diversi giorni assimilare la richiesta di perdono che Lei, Sig. Giovanni Paolo II, ha inoltrato in favore del responsabile di genocidio Pinochet.
Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune, perchè ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di Papa in Vaticano, senza conoscere, senza avere sofferto sulla sua pelle la tortura con scariche elettriche, le mutilazioni e le violenze sessuali, abbia il coraggio di chiedere, in nome di Gesù Cristo, clemenza per l'assassino Pinochet.
Gesù è stato crocifisso e la sua carne è stata lacerata dai Giuda come Lei che oggi difende gli assassini.
Sig. Giovanni Paolo II, nessuna madre del Terzo Mondo che ha dato alla luce, allattato e curato con amore un figlio che è stato mutilato dalle dittature di Pinochet, Videla, Banzer, Stroessner, accetterà con rassegnazione la sua richiesta di clemenza.
Noi Madri ci siamo incontrate con Lei in tre occasioni, ma Lei non ha impedito i massacri, non ha alzato la voce in difesa delle nostre migliaia di figli durante quegli anni di terrore.
Adesso non abbiamo più dubbi su da quale parte sta Lei, ma sappia che malgrado il suo potere immenso, non potrà arrivare nè a Dio nè a Gesù.
Molti dei nostri figli si sono ispirati a Gesù nel loro impegno per il popolo.
Noi Membri dell'Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, attraverso una preghiera immensa che arriverà al mondo, chiediamo a Dio che non perdoni Lei, Sig. Giovanni Paolo II, perchè Lei denigra la Chiesa del popolo che soffre. Lo facciamo in nome dei milioni di esseri umani che morirono e continuano a morire ad opera degli assassini che Lei difende e sostiene.

DICIAMO: SIGNORE NON PERDONARE GIOVANNI PAOLO II

Associazione Madri di Plaza de Mayo
Hebe Bonafini

presidentessa

(seguono firme)

Poi una breve ma utile carrellata, vedi qui.

Non è per accanimento, ma solo per dimostrare quanto vuoto e utile a tutti tranne alle persone che ci credono veramente è ciò a cui assistiamo in questi giorni. Chi è in piazza in queste ore è solo uno strumento di potere, e non lo sa. Perché il bombardamento dei cervelli funziona a meraviglia. Tutti lo vogliono santo, subito. Ma è un'eresia... Basta leggersi il "vedi qui" di cui sopra. Come è possibile arrivare a questo punto? Non è solo negazione, questa. E' qualcosa di molto più pericoloso.
Sono sempre meno gli Hans Kung.

Peter

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lunedì, 04 aprile 2005
Aggiornamento del SITO.
 
Letteratura
Musica
Arte
Cinema

La concomitanza dell'aggiornamento con la notizia più bella e importante e trionfale del giorno mi relega a scrivere in questo infausto e modesto spazio a fondo articolo. Ma sappiate che oggi io HO VINTO!!!!! (Acsel)

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sabato, 02 aprile 2005

Un grande giorno con Noam Chomsky

Ieri è stata per me una di quelle giornate in cui ci sente testimoni diretti di eventi storici. Non so se vi è mai capitato. Noam Chomsky è uno delle persone più importanti della storia dell'umanità, questo credo sia difficile confutarlo. "Una delle 10 fonti più citate di sempre", c'è scritto sempre nei suoi libri. E' a Bologna per il conferimento, nel pomeriggio, della laurea honoris causa in psicologia.
Ma prima un incontro con gli studenti, nella mattinata, da lui voluto. Arriva, il guru che non vuole esserlo, nella piccola aula magna di psicologia dell'Università di Bologna. Ha le minutissime mani in tasca. 77 anni. Jeans e maglioncino blu da cui spunta un colletto di camicia. Sorride, si avvia alla cattedra da cui parlerà dalle 11.30 alle 13, ininterrottamente. L'aula sembra crollare, tanta gente si accatasta, in ogni modo, per esserci. Intanto, fra di noi, sono arrivati Beppe Grillo e Stefano Benni. Benni si siede per terra. Grillo, con la moglie (e complimenti per la moglie) si siede in mezzo alla gente, in seconda fila.
Il tema della lezione è "Mass media e terrorismo". E il professore, senza l'ombra di un appunto sotto mano, dice sostanzialmente questo - con qualche mia nota fra parentesi:

Per capire i legami fra mass media e terrorismo basta leggere i giornali del mattino. Oggi, per esempio, su La Repubblica, ci sono 7 pagine dedicate a Terry Schiavo e alla cultura della vita di Bush (risate fra il pubblico per quest'ultimo ossimoro sottolienato da Chomsky con un amaro sorriso). A pagina 18, invece, se andate a vedere, ci sono 10 righe dedicate ai bambini affamati in Iraq (frusciare di pagine per l'aula).
Negroponte è stato condannato come terrorista e adesso è il capo dell'antiterrorismo. Fu ambasciatore in Honduras negli anni '80. Gestiva la più grande centrale della CIA, in cui si addestravano i terroristi che poi sarebbero andati in Nicaragua per colpire i cosiddetti "soft target" - cioè civili, ospedali, etc. Il Nicaragua, secondo la norma, avrebbe dovuto reagire con la forza agli Usa, ma invece decide di intraprendere una strada legale, citando in giudizio gli Stati Uniti, che però si sono sempre rifiutati di apparire per crimini terroristici in corte di giustizia. La Corte obbliga gli Usa a interrompere gli attacchi ai civili e a pagare una multa per quello che aveva fatto fino ad allora. Gli USA non hanno accettato e, anzi, aumentarono l'intensità degli attacchi. Il Nicaragua ha continuato la sua battaglia legale, vincendo sempre, nei tribunali. Ma tutto è finito in niente, e Negroponte è uno dei più grandi terroristi al mondo che è stato condannato. Questo è ciò che La Repubblica avrebbe dovuto scrivere.
Alla fine gli Usa, con la loro economia neoliberista, hanno in pugno il Nicaragua, che ha la maggior parte dei bambini con problemi psichici e di malnutrizione, quindi anche fisici. Se ci fossero conservatori, in Occidente - ma non ci sono - dovrebbero riparare ai danni fatti in Nicaragua. Se ci fosse qualcuno interessato alla "cultura della vita", invece di preoccuparsi di Terry Schiavo si dovrebbe occupare di questi bambini malnutriti, e di tutti i bambini in guerra. Terry Schiavo volevano tenerla in vita per motivi politici.
Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia... le preoccupazioni per il terrorismo sono inesistenti, e quelle per "cultura della vita" sono sotto zero. Esiste una lista degli stati che appoggiano il terrorismo. Nell'82 l'Iraq fu tolto da questa lista perché riceveva aiuti dagli Usa, e chi si occupò degli aiuti fu Donald Rumsfeld. Gli aiuti erano in realtà per supportare l'industria americana. Saddam era molto utile per mantenere un equilibrio in cui potersi arricchire. Tolto l'Iraq da questa lista rimaneva un buco, così ci misero Cuba, che è l'obiettivo di tanto terrorismo internazionale. Robert Kennedy condusse una campagna contro Cuba per portarcelo, il terrorismo. Gli Usa sono un paese libero, nel senso che passato un certo tempo documenti prima segreti vengono messi a disposizione (e Chomsky se li è letti sempre tutti, questi documenti, al contrario dei giornalisti che dovrebbero farlo di mestiere). La colpa di Cuba era di esistere. Robert Kennedy assegna alla CIA questa operazione con la priorità massima. Ed è l'antefatto della crisi missilistica che ne è seguita.
Ci fu un attentato alla Cuban Air. I due che lo eseguirono riuscirono a scappare miracolosamente in Venezuela. Uno è stato poi uno dei dirigenti delle operazioni in Nicaragua, l'altro è stato perdonato da Bush Primo e vive tranquillamente in Florida.

La Siria è sempre stata contro il terrorismo, ed è riuscita a raccogliere, nel tempo, informazioni molto importanti. Ma è come Cuba... si è messa in mezzo alla politica estera americana, e quindi è uno stato terrorista. Per definizione (by definition - lo dice con un tono ironico, come se stesse dicendo una regola di logica matematica). Il fatto è che la Siria si è rifiutata di dare i territori del Golam a Israele, su proposta di Clinton per farla uscire dalla lista nera (una specie di ricatto...). E quindi è ancora nella lista.
Questa cosa importantissima i giornali non l'hanno detta. E' un esperimento che potrete fare anche coi giornali di domani.
(
Finisce di parlare. Da qui in avanti risponde alle domande, che non riporto perché si capiscono dalle risposte.)

Non credo che l'America attaccherà mai l'Iran. La mia impressione è che gli Usa è molto improbabile che attacchino un paese in grado di difendersi. L'Iraq ci insegna che una nazione è bene che sviluppi armi nucleari per difendersi dagli Usa.

Quando una nazione dichiara guerra al terrorismo è perché vuole, in breve, fare attacchi terroristici in grande scala.

Per capire l'importanza dei media:
Ancora adesso la metà della popolazione americana crede che l'Iraq avesse armi di distruzione di massa, nonostante il governo abbia ammesso che non n'erano.
E crede anche che la maggior parte degli europei, come Berlusconi (sorriso) sostenga la guerra in Iraq.

I media creano continua paura sugli attacchi terroristici. Sentendosi minacciate le persone accettano molto più facilmente i gravi problemi economici del paese, come la riduzione dei salari, la spesa sociale in forte calo e la vita che peggiora. La gente non deve pensare a ciò che viene fatto loro, ma a qualcos'altro. Ecco il terrorismo.

I media europei sono molto subordonati ai media Usa, vedi anche il caso di Terry Schiavo, che è stato un caso di puro cinismo politico (applausi scroscianti).

Il destino delle Nazioni Unite? Dipende se le nazioni occidentali diventeranno democrazie.

Con queste parole pesanti chiudo il resoconto, più fedele possibile, della sua lezione. Oggi ho fatto i compiti che Chomsky ci ha assegnato. Ho letto La Repubblica. L'esempio più lampante di manipolazione, indovinate un po', l'ho trovato nella sezione del giornale di Bologna, riguardante proprio Chomsky e la sua lezione mattutina. Uno scandalo, anzi due. Come è possibile che a un evento del genere siano dedicate tre colonne delle sezione della provincia di Bologna e non nella parte nazionale?! (il quotidiano oggi dedica 28 pagine al Papa, come se il mondo si fosse fermato in attesa ch'egli, poveretto, diparta). Relegarlo lì è come censurarlo. Quindi è come affermare tacitamente che Chomsky ha ragione. Chi di voi è della zona potrà facilmente paragonare le parole sopra riportate e le parole riportate, invece, nell'articolo indolore che fa Michele Smargiassi. Si chiama manipolazione e cattiva fede. Vedrete da soli il perché, soprattutto nell'ultima parte. Per il resto: Chomsky era in Italia, e oggi praticamente nessun giornale se ne è occupato. Tutto fila.

Poi la cerimonia solenne della laurea honoris causa alle 16, in aula magna. Col vostro Peter che si infila nell'aula absidale dove i professori si stavano vestendo, aspetta che Chomsky scenda da uno spogliatoio separato, col rettore, si infila fulmineo fra Chomsky e i fotografi e si fa firmare i suoi amati libri. Scambio di sorrisi. Grazie mille. Grazie a te. Poi la cerimonia. E la lettura della sua lezione dottorale intitolata "Gli universali della natura umana", in cui passa dalle sue teorie linguistiche all'uso che del linguaggio se ne può fare per motivi politici.
Mentre parlava avevo i brividi, perché capivo cosa stavo sentendo e da chi. E ce li ho ancora adesso. Mentre metto, con un certo malessere, l'ultimo punto.

Peter

Aggiornamento domenicale

Nel numero odierno del Domenicale de Il Sole 24 Ore, a pag. 36, parlano di Chomsky e dell'altro "laureato", l'etologo Irenaus Eibl-Eibesfeldt.
Per quanto riguarda Chomsky, molta linguistica e pochissimi diritti umani, ma meglio di niente. Un abbozzo di riassunto della giornata c'è, almeno.

Due ottime notizie per chi non c'era:

  1. La lezione tenuta da Chomsky per il conferimento della laurea sarà pubblicata dalla rivista Psychotherapy and Psychosomatics, diretta da Gianni Fava.
  2. Su Arcoiris TV ci sono i filmati degli interventi completi di Chomsky, che valgono molto più delle mie parole (grazie a Giorgia e alla single di provincia...). Una piccola ma utile precisazione: ciò che Chomsky ha letto della sua lezione dottorale è solo un estratto dell'originale, che è lunga nove pagine. Quindi chi lo vedrà in video sappia che la versione scritta è preferibile. Le cose più importanti, comunque, le ha dette QUI.
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venerdì, 25 febbraio 2005

Il Dio Saehrimnir

 Mentre le popolazioni del Mediterraneo (e la loro cultura) si identificano con la triade: frumento, uva e olive - cioè pane, vino e olio -, la cultura germanica si identifica con la carne, in particolare quella di maiale.

"La mitologia germanica immaginava un Paradiso ultraterreno dove gli eroi caduti in battaglia si nutrivano delle carni inesauribili di Saehrimnir, il Grande Maiale, inteso quasi come origine della vita, essenza stessa del cibo e della nutrizione: <<esso ogni giorno viene bollito ed è di nuovo intero la sera.>>, spiega l'Edda di Snorri."
[da Massimo Montanari, "La fame e l'abbondanza - Storia dell'alimentazione in Europa"]

Caspita, quando ho letto questa cosa ho subito pensato: dopo quasi due millenni questi germani hanno lasciato tracce profonde nella nostra cultura. Basta farsi un giro nell'Appennino per capire che è un dio tirato spesso in ballo dagli indigeni del luogo e spesso in nuove coloritissime salse. Proporzionalmente all'entità dell'incidente che ne causa l'invocazione...
Io ho appreso subito. Sono un bravo allievo. Quando mi do una smartellata su un dito mentre pianto i chiodi poi...
Ma sono certo che Dio Saehrimnir non l'ha mai detto nessuno. E non si può essere tacciati di volgarità, perché è storia!

Peter

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