giovedì, 20 settembre 2007

Il linguaggio delle spirali
Suggestioni sparse sul Tutto

Guardare e non saper vedere. Come tentar di guarire? Per esempio con la felice unione di arte e scienza, come va ripetendo da anni il caro Odifreddi Piergiorgio.
Ossessionato dalla ricorsività di identiche forme naturali in scale e ambiti molto diversi, dopo aver guardato come tutti molti alberi son sobbalzato a fauci aperte nel vedere questa immagine:

Urs-P- Twellmann (serie "Kaleidoscope Bois")
Opera di Urs-P. Twellmann

Che come scrisse Galileo Galilei ne Il Saggiatore (1623): "La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto."

Così ecco che, tagliato a fette e riposizionato con genio e visione, il tronco d'un albero mostra l'ennesima forma naturale strutturata a spirale logaritmica, ben celata dalla verticalità propria dei fusti.
Scoperta da Descartes, al contrario della spirale archimedea la spirale logaritmica ha i bracci che si distanziano fra loro in una progressione geometrica con angolo costante. L'esempio più noto è forse quello del Nautilus e di molte altre conchiglie di molluschi. Ma è la struttura anche di ragnatele, del volo dei falchi quando avvicinano la preda e della disposizione delle foglie sui rami di molte specie vegetali.
In ben altre scale di grandezza le spirali logaritmiche le troviamo nei cicloni e nelle galassie, con ogni braccio strutturato a spirale. Via Lattea - di cui facciamo parte - compresa.

Affascinante inoltre che la cosiddetta (aritmetica) successione di Fibonacci (1,1,2,3,5,8,13 etc, in cui il numero che segue è la somma dei due precedenti) sia riscontrabile nel numero di petali di molti fiori (le margherite hanno 34 o 55 petali), nei semi del girasole (disposti su più spirali), nelle pigne, nell'ananas (etc), nella struttura (8 tasti bianchi, 5 neri) e nelle note (13) del pianoforte, nella forma dei violini...

Il mistero si infittisce perché il rapporto tra un numero di Fibonacci e quello che segue (0.61803) più si va avanti nella successione e più si avvicina con precisione al reciproco della sezione aurea (1.61803).
Sezione aurea il cui rapporto costituisce il rettangolo aureo, rettangolo che è possibile costruire (geometricamente) oltre che con riga e compasso, su un foglio a quadretti usando la successione di Fibonacci. Se si disegna poi una spirale dal rettangolo più piccolo a quello più grande salta fuori una... spirale logaritmica. (Vedi)

Pare di trovarsi in un nastro di moebius in cui tutto torna e s'incastra alla perfezione. Ma questo è solo un post e qualsiasi conclusione è assolutamente superflua. In questo modo poi si evita di incorrere in errori aberranti, come attribuire a un qualche dio la perfezione della natura e del suo linguaggio.
Ma forse dio e natura sono solo sinonimi, e la limitatezza umana non riesce a farsene una ragione. Dunque essere atei significherebbe avere fede nelle leggi della natura...

Peter

AGGIORNAMENTO del 12 ottobre

E poi c'è questa:

Coda arrotolata di camaleonte
Coda di camaleonte

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categoria:scienza, linguaggio
mercoledì, 10 gennaio 2007

Stormi di mostri smorti
Anagrammi e logogrifi

Gli scroti pieni e storci i peni nel nome di Cristo. Ho l'emicrania, americani. America: squallida maceria dell'aldiquà. E di là? Miro dittatori morti dirottati dall'inferno, diaspora in paradiso di mentecatti cementati da sempre lassù, ove non ci si lussa dalla miseria, benché reiterino quella interiore. Prima scuoiano poi guaiscono, in una parodia di rapsodia insieme a tutti i vicari esperti in ricavi, che guadano il Rio Ior e saltano la dogana alando. Ignoro il giorno che sparirete, intanto respirate aria per colpa vostra pastosa, e io mi placo col passato: periste con pretesi onori sui quali orino, e vi chiamaste, asmatici, signori. Signori? Insorgi e siringali di merda nel derma! Vafareinculo, ulceravano i poveri alle piovre, ma soli come somali. Intanto in vaticano citavano, conativi e tonanti, la minaccia dell'italica laicità, nella loro camicina. Loro, nell'oro, meriterebbero laicismo islamico!
E i giornalisti? Ozianti nella perduta signorilità della notizia che deturpa. Grandi e degni. Certo non migliorano il giornalismo nelle ingloriose selezioni silenziose. A scapito di chi patisco questi copisti del potere? Potenti pentiti? Aiuto utopia! Gelo. Nessun tepore. Gioco coi lego. E accendo il televisore, che mai voi violereste. E' una scatola magica, una magia amica, ascolta la scatola solcata di veline, ma le veline son veleni. Striscia, sacristia di Silvio B., che tanto sibilò ai comunisti scimuniti e consumati la sua musicona da pianobar bonaria e cogliona. E loro cigolano! Ma anche la logica cigola. Minorazione dell'informazione. Colpirò il pericolo. Che un giorno ognun dica: amerò l'amore.

Peter

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categoria:religione, delirium tremens, linguaggio, società, mediaset
domenica, 08 ottobre 2006

La Nuova Democrazia
(con un po' di Massimo Fini)

Il significato di Democrazia va rivisto. Per esempio in Occidente "Democrazia" vuol dire che la tua libertà finisce dove inizia il mio potere (leggi: non hai libertà di alcun genere, però puoi scegliere quale marca di televisore comprare e di che grandezza).
Si continuerà a usare il termine Democrazia (sempre con D maiuscola, perché è un valore alto e fondante) per non urtare la sensibilità di chi crede che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo serva a qualcosa e sia minimamente rispettata.
L'uso "segreto" della tortura da parte degli americani è ormai la norma, peraltro appoggiati da molti stati che gli forniscono le basi (per esempio Egitto, Pakistan e molti stati europei).
Un'altra norma è la mai tramontata usanza di uccidere gli oppositori al Regime Democratico (ossimoro solo
per chi è in malafede). E qui mi riferisco, per fare solo pochi esempi, ai misteriosi suicidi di importanti testimoni che dovevano testimoniare il giorno dopo, ai misteriosi suicidi di manager di enormi corporations fallite e, infine, all'ennesimo morto nella presidenzialistica Russia. E' una giornalista, uccisa a colpi di pistola perché stava indagando sull'"amico Vladimir", detto Putin. La lista di morti per ordine di Putin è lunga, molto lunga. In Cecenia lo sanno. In Russia anche. E anche i concorrenti in affari di Putin lo sanno, visto che sono tutti in galera. Il caso beffardo porterebbe a pensare che Putin è un dittatore, ma non è così. E' stato eletto. E' anche, insieme a Bush (ma molto meno fantoccio di Bush), e insieme ai Mastella di quest'Italia (leggi: politici italiani tutti), il simbolo del nuovo e sfavillante significato di Democrazia. Ogni 4-5 anni fai una croce lì, che al resto pensiamo Noi. Nel termine "resto"... c'è un mondo. Un mondo schifoso. Il mondo. Nel termine "Noi"... ci sono loro.
Nel termine Vaf-fan-cu-lo dovrebbe esserci un "piano programmatico" e la nostra presa di coscienza. Nel silenzio. Le TV tutte spente. Abbandonate sul ciglio della strada.
 Tanto per cominciare.

Peter

Aggiornamento del 9 ottobre:
PS: "La classe politica democratica è formata da persone che hanno come elemento di distinzione, unicamente e tautologicamente, quello di fare politica. La loro legittimazione è tutta interna al meccanismo che le ha prodotte. L'oligarca democratico è un uomo senza qualità. La sua qualità è di non averne alcuna. E ha i privilegi dell'aristocrazia senza averne gli obblighi."
da "Massimo Fini è Cyrano", Marsilio 2005

Massimo Fini

PPS: "La democrazia rappresentativa, la liberaldemocrazia, <<la democrazia liberale>>, quella che concretamente viviamo, è una parodia, una finzione, un imbroglio, una truffa. E' un ingegnoso sistema per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso.
Perché non è la democrazia. Ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche fra loro strettamente intrecciate, legate spesso a organizzazioni criminali e, in parte, criminali esse stesse, che opprimono l'individuo singolo, che rifiuta di infeudarsi, di sottomettersi ad umilianti assoggettamenti, di baciare babbucce, e cioè proprio quell'uomo libero di cui il liberalismo voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e che ne diventa invece la vittima designata.
da Massimo Fini, Il Ribelle, Marsilio 2006

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categoria:pensiero, geopolitica, linguaggio
venerdì, 28 aprile 2006

Altra bomba a Nassiriya
L'Eni ringrazia, mentre il monstrum Ciampi da sempre parla di missione di pace

Si stanno tutti affannando molto a difendere i propri datori di lavoro, là dove tentano di forgiare l'opinione pubblica. Vengono utilizzate espressioni e parole come "attacco", "atti ignobili", "attentato". Sono davvero in pochi a chiamare le cose col loro nome. E il loro nome è Resistenza (cioè autodeterminazione di un popolo invaso).

Peter

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categoria:geopolitica, linguaggio
mercoledì, 26 aprile 2006

Piccolo linguaggio antico
Minuscolo scorcio dell'Italia di quattro decenni fa - con in allegato i recenti sviluppi

Il linguaggio esprime mondi, reali e mentali. O forse il mondo esiste perché c'è un linguaggio a descriverlo e sistematizzarlo.
Ho aperto oggi un libro profumato di carta attempata del 1962. E' l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, edito da tale Carlo Signorelli Editore. Era un libro per le scuole medie superiori con introduzione e note di tale Giuseppe Lipparini. Nel frontespizio la firma di mio padre e una data, 1965. Mi imbatto nei seguenti brani dell'Introduzione del sovracitato curatore:

Là (Ariosto, ndr) visse felice sino alla morte, limando e correggendo le ottave del suo poema e terminando di comporre le Satire. Lo consolava l'amore della moglie Alessandra, dalle cui labbra apprendeva, e se ne giovava, la schiettezza dell'idioma fiorentino; e attendeva anche a coltivare il suo orticello, ma con poca fortuna [...]
Vi è in lui, oltre la ricchezza straordinaria della fantasia e lo splendore dei versi e delle immagini, una ironia finissima e signorile che spunta qua e là per il poema e ne accresce mirabilmente la grazia. Questa bellezza graziosa o questa grazia bella è la principale virtù del poema, da cui derivano tutte le altre. Non vi sono disuguaglianze e squilibri; ma una armonia per cui la passione grida ma non urla, e il comico ride ma non sghignazza. [...] Come fluiscono rapide e facili le sue ottave! Come la loro musica canta italianamente melodiosa ai nostro orecchi dopo quattro secoli! Noi non crediamo più agli incantesimi e alle isole fatate: ma chi di noi non pensa talora a quegli incantati paesi di là dai mari lontani, dove la natura è meravigliosa e le fate belle attendono nei giardini di sogno i viandanti?

Penso con affetto a mio padre e ai suoi compagni, adolescenti in giacca e cravatta che passavano parte del loro tempo su costruzioni formali e sintattiche di questo tipo, maschere di un mondo che non esiste più, espressioni di un sistema pedagogico obsoleto, sorpassato, borbonico che conserva però una indefinibile (per me) forma di fascino. Uno pensa agli anni '60 e sono vicini... ma riflettendo sulla forma mentis che esala da questa prosa sembrano lontanissimi. Quasi è più vicino a noi il greco in cui redigeva i suoi Ricordi Marco Aurelio.
Quante e quali differenze con l'oggi? Si possono dare giudizi di valore? So che adesso non lo so. Ma continuo a essere affascinato dai cambiamenti che questo popolo ha attraversato in così pochi anni. Mi chiedo: qual è stato il meccanismo? Domanda che mi pongo tenendo sulla scrivania una foto dell'entrata degli studi Mediaset come memento.

Peter

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categoria:letteratura, personal, linguaggio, società



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