lunedì, 25 febbraio 2008

Vignetta senza disegno

"L'Italia è un Paese in mano alla criminalità organizzata!"

"Bisognerebbe mettersi d'accordo su quel che intendi con criminalità organizzata."

"Hai ragione. Io per criminalità organizzata intendo Mafia, Camorra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Banca d'Italia, IOR, Opus Dei e una parte dei servizi segreti."

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categoria:mafia, società, così parlò peter
venerdì, 26 ottobre 2007

Rovina - tutt'intorno e in libreria
Il ciclo del cemento visto/scritto da Simona Vinci

Non so voi che vivete sparsi in giro per l'Italia, ma qui in Emilia ho la sensazione che il sacco di Palermo sia stata roba da principianti, con quelle 4205 licenze concesse in 4 anni.
Sì perché basta guardarsi intorno, soprattutto nelle periferie e nelle campagne più oltre, e quello che si vede sono gru. Gru che spostano cemento da un punto all'altro di infiniti cantieri atti a erigere l'altra cosa che si vede oltre alle gru, cioè il loro prodotto finito, ovvero condominii tutti ugualmente e inspiegabilmente brutti, composti da miniappartamenti in cui potersi rifugiare alla sera dopo una dura giornata di lavoro e parecchi chilometri percorsi per spostarsi da casa al lavoro e dal lavoro a casa, con grande gioia dei petrolieri e degli Agnelli e almeno 39.000 morti all'anno solo in Italia per polveri sottili, senza contare i problemi respiratori di migliaia di bambini e adulti.
Ivan Illich nel breve saggio del 1984 Abitare (in Nello specchio del passato, Boroli editore) definisce questi quartieri, già negli anni '70, come "garage per il deposito notturno dei lavoratori". Lavoratori-consumatori che pare non abbiano alcuna intenzione di salvarsi, perché a salvarli ci penserà Miss Italia.

Così è successo che solamente nel 2006 in Italia siano state costruite 331.000 unità abitative (cfr. Rapporto Ecomafia 2007, Ed. Ambiente). Poco meno negli anni precedenti e poco di più, pare, nel 2007. C'è veramente bisogno di tutte queste case?
Chi ci guadagna? Tutti, tranne noi. Ci guadagnano sicuramente le mafie, che hanno in mano gran parte del cemento italiano. Mafie che non hanno più nemmeno bisogno di gesti eclatanti, almeno dopo aver fondato Forza Italia.

In genere funziona che destra e sinistra comunali sono saldamente unite in un fulgido orizzonte di interessi comuni che tanto bene muovono l'economia. Un punto aggiunto all'ultimo momento nell'ordine del giorno: riqualificazione area agricola, variazione d'uso, etc. Tutti d'accordo, riqualifichiamo, ora lì si può costruire. Di chi è il terreno? Incidentalmente del figlio di un assessore. O della moglie. O di amici prestanome. Chi costruirà? Amici, con o senza un bell'appalto truccato. Amici che non sono nemmeno più camorristi o mafiosi. Questo è il passato. Ora sono imprenditori. E hanno in mano il Parlamento.

Da questi temi prende le mosse il nuovo romanzo breve di Simona Vinci, intitolato Rovina (Ed. Ambiente, collana VerdeNero, 10 euro), in cui ognuno degli attori della vicenda dà la propria versione di un caso di speculazione edilizia finito male. Riuscito tentativo di cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso la bellezza propria della letteratura.

Simona Vinci - Rovina

Perché senza bellezza non potrà mai esserci giustizia, di questo sono convinto. E se ci si fa derubare della bellezza senza opporre nulla si finisce esattamente nel modo in cui stiamo finendo. Orizzonti di cemento che cambiano il cervello. Lo mutano, c'è poco da fare. I pensieri si fanno brevi. E i ragionamenti sono incanalati, dritti verso l'ovvio e l'innocuità nei confronti del potere. Proprio come in una eterna autostrada. New jersey a sinistra. Una rete a destra. E l'obbligo di guida eterna con lo sguardo ben diritto, senza variazioni né distrazioni dalla strada, da quell'asfalto con righe geometricamente ossessive.
Ma vivere così è tutt'altro che innocuo, e infatti stiamo trovando sempre nuovi modi per morire. Sia un cantiere, un'auto, un tumore o un infarto poco cambia. La qualità della vita ha poco o nulla a che fare col cosiddetto sviluppo.

E' da alcuni anni che il mio sguardo, mentre guido nella solita campagna, si sofferma su tutta questa bruttezza, condominii e sempre nuove strade che dividono e pongono ostacoli alla vita, invece di facilitarla. La malinconia e la rabbia che provo da tempo... le ho ritrovate in Simona.
E' per questo che su sua idea è nato da poco un umile tentativo di cambiare qualcosa, questa volta in rete. Si chiama

Osservatorio Walden

e si tratta di un gruppo di persone che ha deciso di muoversi secondo il sensato principio che per migliorare le cose bisogna partire dal proprio orticello.
Chiunque può partecipare, perché quel gruppo spera di allargarsi presto. Basta armarsi di macchina fotografica digitale e possibilmente anche di parole. Avete la nausea per ciò che vedete? E' più che sufficiente. Diventerà innanzitutto un post. Scrivete a:

osservatoriowalden [at] gmail.com

Quasi duemila anni fa l'imperatore filosofo Marco Aurelio scrisse: Il modo migliore di vendicarsi è quello di non adeguarsi.
E' davvero sufficiente Mediaset per dimenticarlo?

Peter

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categoria:segnalazioni, politica, letteratura, mafia, dossier, societĂ 
mercoledì, 07 marzo 2007

I legami tra mafia e politica in Italia
Breve studio del brutto

Sarò veloce e schematico, che questo è un post, non un saggio di Bruno Vespa sul non poi così cattivo fascismo.
Il legame tra mafia e politica italiana (tralasciamo qui il periodo che inizia nel 1944 con lo sbarco in Sicilia degli americani, avvenuto con la preziosa collaborazione di Lucky Luciano e di tutta la mafia siciliana che appoggeranno l'Oss, poi denominato Cia) inizia in senso moderno col passaggio di Salvo Lima da Fanfani a
Giulio Andreotti, di cui diverrà uomo fedelissimo. 
Salvo Lima è il sindaco di Palermo dal 1959 al 1963 e dal 1965 al 1968. Il suo assessore ai lavori pubblici è Vito Ciancimino. Lima, Gioia e Vassallo sono coloro che dirigono con invidiabile successo il cosiddetto Sacco di Palermo. Le antiche ville liberty sono roba vetusta e obsoleta, e vengono demolite per lasciare finalmente spazio ad abitazioni pratiche ed essenziali, senza tutti quei vezzosi orpelli barocchi che stancano la vista. I politici, i mafiosi e i loro urbanisti amano definirla edilizia ad altissima densità. Di fatto sventrano Palermo (le coventrizzazioni non avvengono solo in tempo di guerra, e non solo tramite bombe aria-terra) e ricoprono tutto di
cemento, usanza che avrà sempre più successo nelle città di tutta Italia fino ai gloriosissimi giorni nostri.
In 4 anni vengono concesse 4205 licenze. 3011 licenze sono concesse alle stesse cinque persone prestanome. Cinque muratori.
La mafia esplode (economicamente) grazie al commercio dell'eroina (introdotta appositamente per neutralizzare il dissenso politico, ricordiamolo). Commercio che avveniva principalmente con l'America (ohilà), con la stretta complicità delle banche siciliane e di altri facilmente intuibili. I soldi (gli assegni) per essere ripuliti, facevano un bel viaggio: Palermo - Milano - Svizzera, passando per le mani, fra gli altri, dei banchieri di dio Michele Sindona e Roberto Calvi (ohibò). Boris Giuliano, per esempio, scopre tutto è viene ucciso da Bagarella. 
I corleonesi (Luciano Leggio, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano) dal 1978 entrano in guerra con la cosiddetta "pizza connection" (la vecchia mafia storica: Gaetano Badalamenti, Bontate, Buscetta), che stava diventando troppo potente (v. eroina). Risultato della guerra (la cosiddetta mattanza): circa 1000 (mille) morti. Tutti di parte pizza connection, che evidentemente vantava amici meno amici degli amici dei corleonesi.
Rocco Chinnici è il primo a riuscire a entrare nelle banche per scoprire gli affari della mafia. Verrà ucciso.
Mentre Pio La Torre e Piersanti Mattarella vengono ammazzati perché propongono di sequestrare i patrimoni dei mafiosi, a Carlo Alberto Dalla Chiesa viene dato pieno potere, potere di non fare nulla, visto che è completamente solo (lo confesserà a Giorgio Bocca). Verrà ucciso anche lui, come ben sapete. Prima di morire scriverà a Spadolini che "la corrente democristiana siciliana facente capo ad Andreotti sarebbe stata la "famiglia politica" più inquinata da contaminazioni mafiose". Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, poi, "Andreotti era ben consapevole dell'insofferenza della mafia per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio la politica di Mattarella e il suo omicidio." Fatti confermati dalla sentenza del processo Andreotti, in cui si legge anche che "l'allontanamento di Andreotti dal sodalizio mafioso fu dovuta all'efferato delitto Mattarella".
Antonino Caponnetto capisce che un pool di magistrati è meglio che un magistrato solo. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Caponnetto e Leonardo Guarnotta hanno dalla loro un nuovo fenomeno: il pentitismo. Fodamentale è Tommaso Buscetta, pentito le cui cose dette diverranno verità giudiziaria nella conferma dei 19 ergastoli nel maxi-processo di Palermo.
Primo (1973) e unico pentito nel vero senso della parola: Leonardo Vitale, che denuncia Riina, Provenzano, Greco e Ciancimino alla polizia. E' talmente preciso da esser giudicato pazzo. Verrà ucciso dopo 10 anni di manicomio criminale, casomai dovesse improvvisamente esser giudicato sano di mente ed essere preso sul serio.
Riina organizza le vendette sui famigliari dei pentiti. Brusca, braccio destro di Riina, esegue la strage di Capaci. Borsellino sostituisce Falcone, sapendo che morirà anche lui. Ma Falcone, prima di morire, aveva voluto e ottenuto la 41 bis, il carcere duro per i mafiosi (un colloquio al mese senza contatto fisico).
Iniziano a pentirsi anche i corleonesi. La guerra non è più fra opposte fazioni, ma fra mafia e Stato, che è tanto cattivo con quella 41 bis, e che è composto da politici che prima vengono eletti con i voti della mafia poi, per togliere ogni sospetto, si accaniscono contro la mafia per sembrare onesti. Antonino Giuffré la chiama, con notevole acume e aderenza, la "miserabilitudine dell'uomo politico".
Il così proficuo rapporto fra mafia e politica, si sarà capito, momentaneamente si spezza. Vorremmo credere che sia tutto merito di quei magistrati onesti e soli che fanno il loro mestiere con fortissimo senso etico e dello stato come Falcone e Borsellino, ma le cause principali vanno forse rintracciate nella caduta del muro di Berlino, 1989 (l'Italia non è più di importanza strategica nella contrapposizione fra Occidente e stati comunisti - v. strategia della tensione e P2) e in mani pulite, 1992 (la politica ha i suoi problemi e non riesce più a coprire la mafia).
Salvo Lima che fine ha fatto? Viene ammazzato a Mondello, nel 1992, nel giorno in cui deve organizzare la cena di benvenuto a Giulio Andreotti (quel giorno non ricordo di aver pianto). E' un chiaro segnale.
Nel 1992 e 1993 avviene una vera e propria guerra contro lo Stato e la Chiesa, che rifiuta il dialogo (Chiesa = Andreotti = miserabilitudine dell'uomo politico). Attentati, vendette. Uccidono don Puglisi. Mettono bombe (via dei Georgofili a Firenze, Pinacoteca a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, e Capaci e via d'Amelio). Lo Stato deve fare un passo indietro, secondo la mafia. Rinunciare a una parte della sua sovranità (oltre a quella già sottratta dalla Cia).
Provenzano, subentrato a Riina, arrestato, ha bisogno di nuovi soggetti politici. Con l'omicidio di Lima chiude con la DC, come abbiamo visto. Dal luglio del '93, col fallito attentato allo stadio Olimpico, non ci sono più bombe. Dall'ottobre del 1993 la mafia sparisce completamente. Più nulla. Il silenzio totale. Tra mafia e Stato sembra pace fatta. Dopo mesi di sangue e presenza costante, la mafia sparisce. Come mai?
E' buffo, davvero buffo, che il 18 gennaio 1994 nasca, grazie al duro lavoro di Marcello Dell'Utri, 
Forza Italia.

I nomi: Lotta alla mafia - Lista Cosa Nostra - Silvio Berlusconi: una biografia

Grazie a Carlo Lucarelli e a Wikipedia.

Peter

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categoria:politica, mafia, misteri italiani
giovedì, 22 febbraio 2007

Giulio Andreotti
E l'inizio di un lungo discorso

Un intero Paese (sì, l'Italia, cioè anche tu) è posseduto, e soffre di una malattia infettiva ma anche congenita, facilmente trasmissibile, mortale e apparentemente dal decorso irreversibile: la memoria storica interrotta. E' causata da un noto virus: si chiama oblio. La cura esiste da secoli. Proviamo a curarci.

Andreotti, mentre imita con successo Satana
Giulio Andreotti, ex amico dei corleonesi

In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:
a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;
b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;
c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi;
g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti. 
Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.

PER QUESTI MOTIVI
 
La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.
Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il quale verranno depositate le motivazioni della sentenza.
Palermo, lì 2 maggio 2003.
       IL CONSIGLIERE est.                           IL PRESIDENTE
        (Dr. Mario Fontana)                           (Dr. Salvatore Scaduti)

Dalla Sentenza della Corte d'Appello di Palermo, 2 maggio 2003

Al rigetto del ricorso dell’imputato consegue per il medesimo l’onere delle spese ai sensi dell’art. 616 c.p.p..

PER QUESTI MOTIVI

Rigetta il ricorso del Procuratore Generale e dell’imputato e condanna quest’ultimo al pagamento delle spese processuali.

Dalla Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, 15 ottobre 2004

Aggiornamento del 2 marzo: l'ex amico dei corleonesi si esprime sull'omosessualità. Il mondo ringrazia per tanta sapienza.

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categoria:politica, mafia, historia, misteri italiani
venerdì, 17 novembre 2006

Totò sfottò
Cuffaro mafioso? Con quel visetto è impossibile

Notevole puntata del programma di Santoro, ieri sera. Se non altro per un paio di motivi. Già storico editoriale di Marco Travaglio su indulto, Cuffaro e mafia. Risate molto amare, seguite da brividi. Un fatto a caso: testimoni di nozze di un noto mafioso: Cuffaro da una parte e Mastella (ministro della giustizia) dall'altra. Non sapevano nulla sullo sposo, naturalmente.
E plurime e reiterate miserie di Salvatore Cuffaro, che si è scavato la fossa con grande classe e notevole umorismo. Come dimenticare la sua coppola e le grasse risate? Nota tecnica per ridicolizzare e sminuire problemi reali, profondi e tragici, quella dello sfottò. Se poi significa (tentare di) umiliare parenti di morti per mafia quasi in lacrime non importa. Lui aveva documenti ufficiali alla mano! In cui c'era scritto... cosa c'era scritto? Ah sì. Che i morti per mafia, in Italia, una volta morti vengono uccisi ogni giorno, ancora, all'infinito.

Peter

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categoria:politica, mafia, televisivo
giovedì, 21 settembre 2006

INTERRUZIONE - IL MASSONE
Questo blog è ora in mano a forze segrete e oscure

Che cos'è la verità in Italia?
E' un'idea, una corrente de partito, un'opinione, una corrente elettrica, una corrente d'aria? Ma c'è qualcuno dall'altra parte? Ma sto interrompendo qualche programma? Ma c'è qualcuno che mi legge? Porca miseria...
Noi cavalieri della 'uallera d'oro abbiamo fatto un golpe, abbiamo rivoltato tutto quanto, ci fosse uno dall'altra parte che dice: <<Oh, ma che sta succedendo?>>.
Oppure soltanto per dirti: <<Vaffangulo...>>.
Ma per dire, una reazione, porca miseria! Ma voi lo sapete che noi lavoriamo dalla mattina alla sera per occupare i posti, per fa' l'attentato... E questa è fatica, e questa è passione, ma io 'o faccio 'o golpe, io mando l'Italia a gambe all'aria ma vorrei qualcuno dall'altra parte che dicesse: <<Stanno attentando alla Costituzione!>>, oppure anche solo: <<Ma che sta succedendo? Toh, è nu golpe? Ah, è nu golpe>>. No, tutto tranquillo, tutto normale...
Ma voi avete rispetto per chi lavora? Ma lo capite che cos'è la creatività in questo lavoro? Monica Lewinski a Raiuno: le diamo 25.000 dollari per fa' un lavoro che poi non fa... Lai sa che è, lei sa perché, lei sa dov'è! Ci fosse qualcuno in questo paese che ti da una soddisfazione!
Io quando lavoravo a Disneyland, da ragazzo, tenevo lo stesso cappuccio così uguale ma tenevo due 'recchie così... Ci stavano i guaglioni che facevano: <<Oh, vedi chi è? Oh, vedi chillo che vola! Oh, vedi chillo che decolla!>>
Un'espressione, una reazione! Qua niente! E' un paese di morti! E allora uno che deve fare?
Abbiamo fatto l'anarchia, abbiamo ritirato fuori gli anarchici e allora vedete che sulla mia scrivania oggi c'è una bomba: una bomba all'uranio? No, una vecchia bombaccia degli anni Settanta che facavano con lo scotch e con lo sputo e che era molto semplice; ci stanno due fili: ce sta 'o filo giallo e 'o filo arancione; se taglio 'u filo giallo se disinnesca, se taglio 'u filo arancione scoppia.
E io sto tagliando 'u filo arancione: pecché?
Pecché me so' shcassate!

Corrado Guzzanti, Il caso Scafroglia

Il caso Scafroglia finiva così, in quel lontano ma geologicamente vicino dicembre 2002. Risposta per sempre attuale alla nostra camera, al nostro senato e a tutti gli elettori. Non importa qual era, è e sarà la domanda. Peter

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categoria:politica, personaggi, mafia, massoneria, televisivo
martedì, 30 maggio 2006

Sempre la stessa aria
Ehi! Chi ha scoreggiato?!


Immagine di Politbjuro

Tempo fa non avrei mai pensato che per fare un post fosse sufficiente il delicato viso di Cuffaro. Numerosi concetti giuridici e filosofici, in Italia, vanno rivisti. O almeno evitati. Un po' di pudore, per favore, gentili Casini d'Italia.
Ma perché fermarsi alle immagini? Tratto da Societacivile.it ecco chi hanno votato i siciliani, ecco (chi l'avrebbe mai detto!) con chi ha a che fare Salvatore Cuffaro:

Imputato di favoreggiamento alla mafia e rivelazione di segreto d'ufficio, è accusato di aver informato uomini ritenuti vicini a Cosa nostra che erano intercettati. Tra questi, il boss Giuseppe Guttadauro, legatissimo a Bernardo Provenzano, e l'imprenditore Michele Aiello, padrone della sanità in Sicilia, re delle cliniche private, sospettato di essere un riciclatore dei soldi di Provenzano. Totò Cuffaro si è incontrato segretamente con Aiello nel retrobottega di una boutique di Bagheria: "Per parlare di tariffe sanitarie", ha spiegato Totò ai magistrati. In una telefonata intercettata il 10 gennaio 2004, Cuffaro parla con Silvio Berlusconi, che gli dice: "Ho saputo qui... la ragione perché ti telefono... il ministro dell'Interno... Mi ha parlato e mi ha detto che tutta la... è sotto controllo, sotto controllo". Berlusconi parla dunque con Cuffaro di indagini, dicendo di aver avuto informazioni dal ministro Beppe Pisanu (che però ha negato ai magistrati di Palermo di aver mai parlato con Berlusconi di indagini siciliane).

Peter

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giovedì, 13 aprile 2006

Mafia e politica e...
Cuffaro è una persona onesta, e se lo dice Casini...


A sentire Repubblica questa buffa immagine sarebbe stata scattata nel buco di merda in cui viveva Provenzano. Provenzano voterebbe Cuffaro... chi l'avrebbe mai detto?! Non vorrei scadere in insinuazioni lombrosiane, ma non ci vuole un pm per farsi un'idea su Cuffaro, re di Sicilia, indagato per associazione mafiosa.

Sull'integrità di Casini basta ricordare che telefonò a Dell'Utri per esprimergli la sua stima e la sua solidarietà prima della sentenza, e che difese sempre a spadatratta Andreotti, dicendo che poi i fatti gli avevano dato ragione. D'Alema era presente, quel mentecatto, e non rispose nulla. Ma se non fosse un politico nel libropaga di Berlusconi avrebbe dovuto rispondere così!

Un combattivo ventenne di palermo mi ha detto questo, ieri:
"Peter, è molto angosciante la Sicilia, basta farsi un giro. Qui i diversi siamo noi. La gente è triste perché il loro Berlusconi ha perso. Mai come in sicilia mafia chiesa e politica si stringono a braccetto. Perché la sicilia è di Berlusconi, e un poco meno di udc e an. Non si può dire a parole ciò che vedo, come mi sento, ciò che sento. Qui i manifesti della sinistra durano mezza giornata spariscono subito e vengono sostituiti. La gente qui ama Berlusconi, lo votano perché è simpatico, perché ride... dicono proprio così eh! Perché è un povero disgraziato perseguitato dalla PERICOLOSISSIMA SINISTRA STALINISTA, perché noi mangiamo i bambini e se voi al nord ci ridete qui a noi ci vengono a chiedere: ma è vero che vi mangiate i bambini? Capisci? Capisci cosa è la Sicilia? Siamo mafiosi dentro, radicati."
(Lui ci tiene a precisare che non tutta la Sicilia è così. E' lecito crederlo, i signori Dalla Chiesa sono lì a dimostrarlo. Anticipo che l'intervista integrale sarà pubblicata sul
sito.)

Poi ho una domanda: a voi convince Grasso? A me no. Non ci crede nessuno che Provenzano è stato il capo della mafia fino all'arresto. Semplicemente non è logico. Grasso ammette che Provenzano ha avuto protezione politica, in tutti questi anni (poi, quando si parla di questo, dice, "è vero", e cambia subito discorso...). Se l'hanno arrestato vuol dire che gli è mancata la protezione politica, quindi vuol dire che non conta più un cazzo da un pezzo! Grasso, perdio! Inoltre, perché ha indebolito le procure antimafia? Cosa mi rappresenta quel limite di 8 anni?

Della pressoché ignorata testimonianza di Fiorani, che ha fatto i nomi dell'ex monarca Silvio, che ha parlato di tangenti a Calderoli e tante altre belle cose, ne parleremo quando ci saranno conferme autorevoli.

Per finire con un sorriso amaro: il controverso umorista rosso DjAndrea mi ha riportato una battua del suo amico U Bak che, dice, vuole commettere un crimine poi essere latitante e nascondersi nel suo garage. Non lo troveranno mai...
Italia, forza!

Peter

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martedì, 11 aprile 2006

Elezioni e mafia

La sinistra ha vinto le elezioni. Avete saputo? Alla camera ha vinto per lo 0,07%, circa 25.000 voti di differenza su un totale di 39 milioni. Al senato ha vinto per un paio di senatori, grazie agli italiani all'estero. Incredibile. Assurdo.
A me fa piacere. Corrisponde al mio voto. Ma ci sono seri problemi. Come ha detto Goldstein (parole di cui mi approprio), "comunque vada l'Italia ha perso culturalmente". Il dato che più sconvolge è quel 24% di voti a Forza Italia, a Berlusconi. UN QUARTO degli elettori lo ha rivotato, ve ne rendete conto? Non lo so. Al di là di questo mi sembrano confermate alcune tendenze sociali. Come quella del berlusconismo, virulento, trionfante, o come quella che parte della popolazione è attaccata a un unico, grande, felice polmone artificiale che tiene il ritmo a suon di televendite.
Una certezza c'è: saranno giorni interessanti, quelli dei prossimi mesi e anni.
Poi c'è un'altra certezza: l'amico Fritz, dopo un inquietante discorso che fece Grasso alcuni mesi fa, pronosticò che Provenzano sarebbe stato preso, che era finito, che qualcuno lo aveva scaricato, lassù, fra le sfere celesti che gli italiani ieri hanno votato. Così è stato. Il punto è che sapevano tutto, tutti. E ho i brividi a pensare che si sia deliberatamente scelta la data per arrestarlo. Il giorno dei risultati delle elezioni.
A parte questo... ora incomincia il lavoro duro. Prodi credo sia una brava persona. I leader di questa sinistra no. Anch'io voglio vedere questa Italia ripartire, Pavel. Ma così... come è possibile?

[Ps: un saluto a chi oggi è giunto qui cercando si google "Voti comprati". Un saluto a chi giungerà qui, in futuro, cercando "Imprenditori, in Sicilia e Campania, volevano dai dipendenti la foto della scheda elettorale col voto a destra, pena il licenziamento, e in premio 100 euro e un videofonino nuovo. Chi li ha pagati quegli imprenditori?"]

Peter

New!
Intervista a Nando Dall Chiesa, senatore, figlio del generale ucciso dalla mafia nel 1982, relativamente alla notizia della cattura del boss Bernando Provenzano
Domanda: La lunga maratona per le elezioni politiche e’ finita. Ci aspettano pero’ altre consultazioni. Come quella, imminente, per il rinnovo del Parlamento regionale in Sicilia. Il candidato della Casa della liberta’ e’ il presidente uscente Cuffaro (UdC).
Risposta: E’ candidato alla presidenza un esponente politico inquisito per favoreggiamento della mafia. Non si puo’ quindi candidare chi secondo i magistrati (e non solo il pubblico ministero) ha favorito la mafia e gioire al tempo stesso dell’arresto di un capomafia. Quello che mi fa piacere e’ comunque che, dentro le forze dell’ordine e nelle istituzioni, c’e’ chi fa il suo dovere senza farsi condizionare dal clima politico.
Posted by Acsel

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categoria:politica, mafia, societĂ 
mercoledì, 22 febbraio 2006

Il magico mondo dei vicari di Nostro Signore

Apprendiamo da un articolo di Aldo Bernacchi de Il sole 24 Ore di oggi (Finanza & mercati) - a cui attingerò per queste righe - che è morto a 84 anni l'arcivescovo Paul Marcinkus, a capo per molti caldi anni delle finanze vaticane dello Ior, banca senza sportelli e senza documenti contabili che fa affari in tutto il pianeta, definita da Bernacchi "il fil rouge perverso che lega le parabole di Sindona e di Calvi, in un misterioso intreccio di operazioni in cui si infiltrano mafia e massoneria".
Delle vicende intricatissime di cui Marcinkus è stato oscuro e potente protagonista vogliamo quivi solo segnalare (di più non sapremmo fare) un breve ed eloquente elenco di fatti buffamente inquietanti legati in qualche modo a quest'uomo, ricordandoci che a questi livelli è assai improbabile che certe cose accadano incidentalmente. Dunque:

- Nel 1982 il suo ex alleato ormai scomodo Calvi (v. crack finanziario del Banco Ambrosiano) si impicca.
- Sindona, banchiere della mafia italo americana che mise in contatto Marcinkus e Calvi, muore per aver bevuto una tazzina di caffé avvelenata.
- Papa Albino Luciani (Giovanni Paolo I) intende togliere Marcinkus dal suo posto. Papa Luciani dopo 33 giorni di pontificato muore in circostanze ancora misteriose. Il successore papa Wojtyla, che invece era sveglio, lo promuove.
- Il Vaticano negli anni di Marcinkus riesce a raggiungere il controllo del Corriere della sera, grazie ai soldi di Calvi e all'appoggio amichevole di Umberto Ortolani. Chi è Umberto Ortolani? E' il braccio destro di Licio Gelli, capo e maestro della loggia massonica eversiva Propaganda 2 (P2), di cui Berlusconi era affiliato con la tessera n° 1816, e come lui molti altri di questo governo.
- Gelli che ieri ha dichiarato di non aver mai conosciuto Marcinkus.

Paul Marcinkus, arcivescovo, ma soprattutto finanziere, per la maggior gloria di Dio amava giocare a golf in esclusivi club, anche in rispetto all'otto per mille degli italiani. Di lui l'ex mafioso Giulio Andreotti ha detto: "Merita tutto il rispetto, perché credo che non lasci una lira, né tantomeno si è arricchito." Bene, allora. Che riposi in pace. Arrivederci in paradiso, Paul! E se lo dice un allenatore del diavolo...

Peter

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martedì, 14 febbraio 2006

Chi conosce Francesco Di Stefano?
Europa 7: storia di un occultamento ben riuscito

Digitate nel sito di Repubblica questo nome. Ci vogliono le virgolette. Comparirà un solo articolo che ne accenna alla fine. Digitatelo su Corriere.it: "Nessun risultato per la ricerca impostata". Provate nel sito dell'Unità. Compariranno tre articoli, di cui uno interamente dedicato a quest'uomo. E' un'intervista del dicembre 2003. Nel maggio 2003 Dario Fo a Franca Rame scrissero questo bel riassunto della faccenda. E' stato pubblicato anche un libro. Ma non basta.
Francesco Di Stefano è il presidente di Europa 7, una televisione che dovrebbe trasmettere da anni, e che non trasmette perché Rete 4 occupa illecitamente le sue frequenze (che sono pubbliche, dunque nostre). Ha vinto ogni ricorso, la legge è dalla sua parte, la politica assolutamente no, la casta quando si muove non scherza. E' fermo dal 1999. Viene avversato continuamente dai concorrenti (indovinate chi), ma lui va avanti. Un eroe? Certamente con lui il livello si alzerebbe. Ha un'idea di televisione interessante, che obbligherebbe l'attuale duopolio a svegliarsi e a non prendere in giro i telespettatori. Ci sarebbe finalmente concorrenza. La concorrenza rende un paese democratico. Noi non l'abbiamo. Dunque?
Qualche parola di Di Stefano, tratta dall'intervista di cui sopra che vi consiglio caldamente.

<<Nessuno lo ha mai detto, purtroppo. Ma nel 99 noi abbiamo vinto e Rete4 ha perso. Ci hanno costretto a fare un ricorso insieme all’Adusbef alla Corte Costituzionale e la sentenza, ineludibile, stabilisce che entro il 31 dicembre [2003, ndr] Rete4 si deve spegnere e noi ripartiamo.>>
Berlusconi vuole salvare i mille dipendenti di Rete4...
<<È un ignobile ricatto sull’occupazione, soltanto “pro domo sua”. Rete4 non ha dipendenti, sono di Rti e Videotime, in tutto 3500, ma che lavorano quasi tutti per ogni struttura editoriale di Mediaset: per Canale5, Rete4, Italia1, Jumpy e le altre. Ci sono 40, 50 giornalisti, tutti precari, che potrebbero venire licenziati, ma Mediaset può riassorbirli. E anche noi, ripartendo, saremmo pronti ad assumerli>>

Ora una agghiacciante testimonianza del professor
Francesco Siliato, che ringrazio molto:

Europa 7 di Di Stefano ebbe la concessione, l'ha ancora, ma non ebbe mai le frequenze. Ha sempre vinto i ricorsi alla giustizia ordinaria, ma mai a quelle all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di Cheli (nominato da D'Alema), Sangiorgi (DL), Pilati (Fininvest), Manacorda (DS), Monaci (Rifondazione com.), ed altri minori Udc e Forza Italia.
Oggi Europa 7 è in attesa di una sentenza della Corte europea, che potrebbe modificare le cose. Nel frattempo mandanti del Gruppo Fininvest hanno cercato di accordarsi, proponendogli un tot. Di Stefano ha rifiutato, sperando nella Corte ma anche perché ne ha viste troppe. In conversazioni private con un amico giornalista, ha sostenuto che Berlusconi senior in persona ha telefonato al boss della banca nella quale l'azienda Europa 7 aveva il conto per ordinargli di chiedere l'immediato rientro dei prestiti. Il boss della banca ha eseguito. Di Stefano è riuscito a trovare i soldi in un altra banca ed è rientrato. Fu in quel mentre che la signora nota esponente del gruppo Fininvest lo chiamò per trovare un accordo. Sarà vero? Non lo so, forse è credibile.

Nessuno ne parla. Non i giornalisti. Non a destra e non, soprattutto, a sinistra. Più che puzza di bruciato parlerei di un'immensa letamaia da non rimestare.
Questa è pura e semplice propaganda. Occultare un fatto importante è di per sé una scelta politica di malafede. Si parla d'altro per non parlare di qualcosa di scomodo. Dunque è propaganda. In passato, in Germania, esisteva anche un ministero...
Diffondete, che sapere salva la vita.

Peter

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giovedì, 03 novembre 2005

Pier Paolo Pasolini

PPP ha raggiunto luoghi inesplorati, e che sono rimasti tali. La cartografia ufficiale l'ha rimosso, inglobandolo in se stessa come lui aveva previsto, rendendolo innocuo. Ma chi lo legge/leggerà direttamente, senza mediazioni, scoprirà territori incredibili e impensabili. Più passa il tempo è più Pasolini rende la lettura di se stesso vertiginosa e tragicamente commovente.
Sono passati 30 anni da quando fu commissionato il suo omicidio. Chiedete all'Eni com'è andata, e leggete il suo incompiuto Petrolio, che parla dell'Eni appunto, di petrolieri e politica, e che PPP, in una lettera a Moravia, definisce "preambolo di un testamento, testimonianza di quel poco di sapere che ho accumulato". Oppure, per iniziare, leggete la ricostruzione dell'omicidio che fanno Borgna e Lucarelli nel nuovo Micromega 6/2005.
Pasolini sapeva cose che non doveva sapere. E l'hanno ammazzato.

Si parla ancora così tanto di lui, fra le tante cose, perché ora siamo abituati alla mediocrità e al particolare sterile, che non permette di comprendere e nega il generale. Cosa che lui invece faceva molto lucidamente, nonostante il violento e miserrimo silenzio in cui i critici lo avevano avvolto negli ultimi anni.
E nonostante Lotta continua e simili.
 Due suoi rappresentanti, Goffredo Fofi e Adriano Sofri, in questi giorni, dall'alto della loro miracolosa autorità, dedicano molte parole a Pasolini (o a se stessi?). Da che è morto pare un obbligo parlare di lui e, soprattutto nel trentennale della morte, paga bene. Lotta continua, come sapete, fu il movimento di borghesi travestiti da rivoluzionari che forse più di tutti lo banalizzò, per rendere giustificabile la propria esistenza (Pasolini disse sui giovani borghesi: "La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti".
Rispettabile la passione che li muoveva, meno rispettabili i risultati. Il loro "sospetto" nei suoi confronti è rimasto invariato, continuano a non accettare i propri limiti (anzi!), e mascherandosi dietro il rispetto per PPP e dietro a belle parole emerge l'affanno di autogiustificare il proprio passato. Emerge, soprattutto, l'incapacità di guardare oltre il proprio naso (v. ancora Micromega 6/2005, dove Sofri e Piergiorgio Bellocchio, dall'alto delle loro infinite certezze, scartano "certamente" l'ipotesi di omicidio politico).
A voi dedico questi due versi di un altro libero pensatore che vi ha lasciati perplessi, tale Fabrizio De André: "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti".
Umberto Eco, almeno lui, ha ammesso di aver avuto sensi di colpa per la morte di PPP. E adesso dire solo che criticavate le sue "contraddizioni" parlandone apparentemente bene, atomizzandolo coscientemente per diminuirlo (gioco sporco), è un tirare indietro la mano. E dalla mia mano si eleva un dito...

Ma lasciamo parlare Pasolini, nella sua ultima stagione di vita (1975), quella, per intenderci, dell'abiura della "Trilogia della vita" e di "Salò".
"Il consumismo mi ha sopravanzato, in un'assimilazione globale, potente, totalizzante. La tolleranza, la libertà sessuale del consumismo è molto più avanti dei miei film (...) Questo nostro contributo è stato completamente manomesso, manipolato, falsificato dal consumismo. Allora io abiuro da questa mia lotta per una libertà sessuale, visto che l'esito è stato questo (...) ne abiuro, in nome della rottura dei rapporti con quel progressismo, che tende a diventare una nuova forma di clericalismo. (...) Mi sono accorto che sono stato sopravanzato dal consumismo, il quale ha fatto sua la scuola, sfruttando e falsificando il mio laicismo, il mio razionalismo, la mia tolleranza, il mio amore per la libertà, il mio amore per il decentramento. Ha fatto sue queste cose falsificandole. E' quindi tutto un imbroglio, una falsa tolleranza."

"La tolleranza di lì a poco avrebbe reso il sesso triste o ossessivo. Ora infatti viviamo la repressione del potere tollerante che, di tutte le repressioni, è la più atroce. Nel sesso non c'è più niente di gioioso.
"Il rapporto sessuale è un linguaggio (questo è più chiaro ed esplicito in Teorema), e questo linguaggio in Italia è cambiato radicalmente: il sesso è oggi la soddisfazione di un obbligo sociale, non un piacere contro gli obblighi sociali. (...) Il trauma è quasi intollerabile.
"Il sesso in Salò è una rappresentazione metafora della situazione di oggi: il sesso come obbligo e bruttezza che la tolleranza del potere ci fa vivere. Ed è anche la metafora del rapporto che ha il potere con coloro che gli sono sottoposti, ovvero la mercificazione dell'uomo, la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento)."
Cfr. i programmi televisivi che sono in onda in questo momento. Poi: apri a caso una rivista a caso, analizza il panorama lavorativo odierno, fai un giro in un supermercato.

"La vera anarchia ce l'ha il potere, e si concreta con la massima facilità in articoli di codice e in prassi (i potenti di De Sade non fanno altro che scrivere regolamenti e regolarmente applicarli). C'è qualcosa di belluino, perché nella sua prassi non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli, degli sfruttatori contro gli sfruttati. E l'anarchia degli sfruttati è disperata, idillica, e soprattutto campata in aria, eternamente irrealizzata."
Cfr. attuale governo italiano (e americano).

"La libertà concessa dalla nostra società è falsa e concessa dall'alto, e non conquistata dal basso. (...) Forte è la presenza del rito perché il potere è rituale oltre che essere codificatore. Ma ciò che ritualizza e ciò che codifica è sempre il nulla, il puro arbitrio, cioè la sua propria anarchia. (...) Il Girone della merda l'ho fatto pensando che in realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda: il brodo Knorr... i biscotti Saiwa... tutta merda.
"Anche i gesti erotici sono rituali e codificatori, e ancor di più il gesto sodomitico, che è il più meccanico. A questo si aggiunge il gesto del carnefice, che è possibile compiere una volta sola. Perché la vittima si può uccidere solo una volta... e quindi bisognerebbe ucciderne un'infinità. Nel film è adottata la soluzione del 'rituale' della morte: si finge di ammazzare la vittima, ma la pistola è caricata a salve. Il ritorno alla vita è una variante perversa, perché il rito della morte è ormai consumato."
Cfr. pubblicità e guerre.

I quattro Signori di Salò parlano la lingua dell'italiano stereotipato e convenzionale, e la loro stessa lingua è assimilata anche dalle narratrici, ma senza ironia. Non c'è posto per l'ambiguità, tutti obbediscono ad automatismi, feroci e vezzosi come animali bambineschi. Sono sagome. Vuote e senza dimensione.
Salò è la messinscena metaforica del non-luogo orribile, dunque non filmabile, dell'Italia, e del suo presente che dura da più di 30 anni.
"Ho sempre avuto il terrore di una morte violenta. Ecco, quelle strade vuote con i camion dei fascisti, quell'angoscia di morte, sono tra i motivi ispiratori di Salò."
Ogni zona di salvezza viene soppressa. Qualsiasi forma di diversità all'interno del sistema eretto dai Signori è distrutta. Tutti devono conformarsi alla loro pedagogia, o saranno sterminati.
E quando questo film finisce, è come se non fosse mai finito. (Cfr. Neil Novello, Al trionfo dell'esserci)

Dall'ultima intervista (presa da Sahishin) che PPP ha rilasciato il pomeriggio prima di morire a Furio Colombo:
"Io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e bandiere diverse. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la “vita violenta”.
Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di quest’ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano queste cose si trova la pace fabbricando scaffali."

Io voglio sapere. Voglio che la sua morte sia vendicata con la giustizia, non col capro Pelosi. E voglio che Pasolini, ciò che ha detto, serva veramente e sempre, non solo nel 30° anniversario della sua morte.
Voglio tendere a te, Pier Paolo. E voglio che lo si possa fare senza morire.

Peter

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categoria:politica, personaggi, letteratura, mafia, pensiero, societĂ 
giovedì, 28 luglio 2005

Personal blob

Ella mi si avvicina con fare predatorio e vorace, avvolta in una nube tossica di sensualità. Mi abbraccia da dietro. Virile la interrogo:
<<Cerchi rogne? Vuoi qualcosa?>>
Lei: <<Sì, Ambrogio. Qualcosa di buono.>>
Che dire? La adoro.

Da una rivista specializzata apprendo che durante l'ultimo concerto a Milano di Marilyn Manson (che in un certo senso stimo, benché immagino io debba motivare la causa di questa mia stima ma ora è estate e non mi va/non posso, troppo preso come sono dall'essere/interpretare quel pervertito di Ambrogio sempre così carico di dolcetti - sono sprovvisto dei suoi baffetti ma ho i dolcetti, può bastare? Peter la smetti? Ok) sono stati distribuiti volantini da un gruppo cristiano con scritto:
"Dio ti ama, nonostante quello che sentirai dire di Lui questa sera".

Tutto si collega. Dunque così parlò il MioNonno (85 anni compiuti da poco) ispirato dai fatti del nostro mondo, presenti e passati:
"Se incontro il Padreterno... gli do tanti di quegli schiaffi che non finisco più".
Marilyn Manson non avrebbe sicuramente il coraggio di arrivare a tanto. Ma il Nonno ha fatto la guerra, e gli girano tanto i coglioni.

Tutto si collega! Uno dei tanti motivi per cui possono girare i coglioni al nonno (ormai mio personale simbolo del buonsenso) è la riforma della giustizia.
Non so se ve ne siete accorti, ma questa nuova riforma, fra i tanti orrori, ha la peculiarità intrinseca di essere stata pensata e fatta appositamente per dare piena libertà alla MAFIA (tutto porta a questa roboante conclusione, a partire dalle regole per nominare il procuratore capo). Naturalmente con l'appoggio della Margherita (Rutelli), cioè la succursale nella sinistra della P2, il grande meta-partito che ci governa. E naturalmente se si favorisce la mafia, in questo caso, si favorisce se stessi.

[Così parlò recentemente Licio Gelli, fondatore della P2:
"Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la televisione, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa."]

Buone vacanze.

Peter

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categoria:politica, personal, mafia, delirium tremens



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