martedì, 31 marzo 2009

La crisi
Il bambino negro e i bianchi dell'oro

mariorigonistern

E' cattiva, ma io in certi momenti augurerei una bella crisi economica, in maniera che certi valori tornassero ad avere il vero valore. Vedi, c'è il verso di un poeta che dice: "Un bambino negro annunci ai bianchi dell'oro / L'avvento del regno della spiga", è Garcia Lorca in Poeta a New York e qualche volta mi viene da ripetere questo, può darsi che stia avvenendo.
Da Ritratti - Mario Rigoni Stern, 1999, un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini (Fandango 2006)

Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera gente... Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un po' il mondo, per metterlo un po' sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare...
Da Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo, conversazione (raccolta il 22 giugno 2002) a cura di Giulio Milani (Transeuropa 2008)

BILLY_BOB

E' tutto troppo facile. Ci vorrebbe una bella era glaciale. I sopravvissuti potrebbero ricominciare, con una vita più faticosa. Rendiamo di nuovo le cose difficili, andrà meglio. Oggi per muoverci usiamo l'auto, per mangiare ordiniamo cibo. Dobbiamo tornare a sudare, abbiamo bisogno che mamma torni a cucinare.
Billy Bob Thornton, Vanity Fair, 4 marzo 2009

quando inizia una crisi è un po' tutto concesso
quasi come a carnevale
quando è in corso una crisi dimentico tutto
e posso farmi perdonare
[...] molto spesso una crisi è tutt'altro che folle
è un eccesso di lucidità
Bluvertigo, La crisi (1999)

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categoria:politica, pensiero, società
lunedì, 10 novembre 2008

À propos de Facebook

Facebook è un gioco di prestigio, un geniale e perfetto paradosso. E' una piattaforma sociale che per sua natura è anticomunicativa. Magia. E' la comunicazione nella logica dei cibi pronti nel reparto surgelati al supermercato. Non ha l'ampio respiro del blog (usato bene) e ancor meno, figuriamoci, di una cena fra amici, preferibilmente ubriachi. Non consente né di sviluppare né di articolare un pensiero, un discorso, qualsiasi cosa che abbia senso. E' tutto pronto, senza sapore, odore, suono, tatto. Basta un click per diventare amici (con persone che se non vedi o senti da anni ci sarà un motivo no?), per spedire un regalo, par fare tanti bei giochini, per invitare in un "gruppo" (che bello, far parte di un gruppo!) e, cosa malata in modo sommo, per appoggiare una causa. Vuoi salvare Saviano dalla camorra? Appoggia la causa di Saviano... E' una meraviglia. Il cuore è sgravato dall'angoscia di non essere abbastanza impegnati. Il cuore è cullato nell'illusione che il nulla sia in realtà qualcosa.

Sul Domenicale de Il Sole 24 Ore di domenica 9 novembre c'è un articolo di Andrea Bajani a proposito di Facebook. Dopo averne scritto con un intelligente sguardo da antropologo della rete, cita in maniera perfettamente opportuna Michel Foucault quando in Sorvegliare e punire parla del Panopticon di Jeremy Bentham (1748-1842):

<<Ogni giorno, anche il sindaco passa per la strada di cui è responsabile; si ferma davanti a ogni casa; fa mettere tutti gli abitanti davanti alle finestre. Ciascuno chiuso nella sua gabbia, ciascuno alla sua finestra, rispondendo al proprio nome, mostrandosi quando glielo si chiede. Questa sorveglianza si basa su un sistema di registrazione permanente>>. All'inizio della "serrata" viene stabilito il ruolo di tutti gi abitanti presenti nella città, uno per uno; vi si riporta <<il nome, l'età, il sesso, senza eccezione di condizione>>. E' un sistema, dice Foucault, che ha un effetto sicuro: <<indurre nel detenuto uno stato cosciente di visibilità che assicura il funzionamento automatico del potere perché l'essenziale è che egli sappia di essere osservato>>.

La metafora del casinò è calzante, secondo me: il banco vince sempre. Perché è di questo che parliamo. E allora per non perdere, forse, bisogna aver la forza, la volontà, di sottrarsi al gioco, di non entrare nel casinò. Decidere che ok, grazie mille, davvero, ma preferirei di no. Devo leggere Seneca. Devo andare a fare una passeggiata. Devo parlare. Devo vivere con... senso.
Un gioco che il "potere" ha approntato per tutti noi, funzionalmente alla sua natura di controllore, di untore, di allevatore di consumatori: abbassare il livello culturale, cognitivo, di pensiero, di concentrazione, di coscienza delle cose (complicate) che ci stanno intorno. Forse allora è meglio comprarsi un coltello Opinel e intagliarselo nel legno, da soli, il proprio gioco. E poi impegnarsi per condividerlo alzandosi dalla propria scrivania.

Sì, Facebook è un gioco di prestigio, come la ghigliottina del mago. Solo che la testa te la taglia veramente, e senza che tu te ne accorga. Sembra uno scherzo, tipo la fiala che quando la rompi puzza di uovo marcio, ma è uno scherzo fallato. Nella fiala c'è un virus. E la platea, quando la tua testa cade nel cesto, non può sentire l'odore del sangue, non può esserne macchiata, non può fare "ooooooh!". Perché sei solo, non c'è nessuno lì con te. Gli altri sono tutti a giocare, a collezionare amici e a combattere la fame nel mondo. Con un click. Felicemente autoschedati.

Peter

PS: se si decide di affrontare la Questione Facebook in maniera seria e completa è necessario confrontarsi anche con questo post del collega Archicatto.

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categoria:pensiero, società
lunedì, 03 marzo 2008

Elogio della bicicletta
Ivan Illich: energia, viabilità e morte

Opporsi alla bruttezza va di pari passo, secondo me, con l'emersione di un nuovo senso etico che sviluppi la tendenza a rifiutare tutto l'Inutile che questo sistema economico ci propone (o impone?). Rifiutare il Troppo, fare un passo indietro, essere insomma disposti a perdere qualcuno dei privilegi che abbiamo nel nome di una decrescita che ha tutti i connotati della Vita (in opposizione all'idea a senso unico che mette lo Sviluppo come supremo valore). La cosa sarebbe ancor più facile analizzando la vera natura di questi privilegi. Credo che lo si possa fare con un po' di apertura mentale, qualche informazione e con lo studio dell'opera di Ivan Illich, uno dei pochi liberi pensatori in grado di suggerire soluzioni a questo tempo. E come ogni suggerimento... dipende tutto dall'ascoltatore.

Ivan Illich
Ivan Illich

Di stretta attualità è il caro-benzina, che lego indissolubilmente a una questione sempre affrontata in modo innocuo dagli organi di informazione ufficiali: la qualità dell'aria che respiriamo. Prendiamo - paradossalmente - per buona l'informazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): in Italia a causa delle polveri sottili muoiono ogni anno 39 000 persone. E' un dato vero o alterato? Poco importa, a questo punto. Perché la qualità della nostra vita non si misura dal numero di morti, e la qualità della nostra vita è, oggi, pessima e sotto gli occhi di ognuno di noi. Interessa invece sapere che lo smog delle nostre città potrebbe essere evitato, e che ai 39000 morti (o 20000? o 60000?) segue una serie impressionante di altri numeri, riguardanti persone/bambini con problemi respiratori o le semplici difficoltà che un pedone (l'energia più pulita della storia) incontra per muoversi, con recenti esempi di cronaca sanguinosi, perché scegliere se dedicare infrastrutture alle auto o ai pedoni è, anche questa, una scelta politica. 
Ma gli occhi sono aperti? Le mamme che portano in passeggino i figli piccoli lungo i viali di circonvallazione di Bologna ad altezza di tubo di scappamento, sono in grado di fare collegamenti fra la tosse e il colorito del pargolo e le loro scelte? Oggi, negli anni tremila, non si muore più per una polmonite, ma si vive male per stress, smog, cibo industriale, infelicità e depressioni apparentemente senza cause.
Trovo quindi di incredibile attualità un libretto di Ivan Illich intitolato Elogio della bicicletta (Bollati Boringhieri, 7 euro - VEDI recensione). E' un libello del 1973 interamente dedicato all'energia e alla viabilità, cioè al nostro (piccolo) mondo. Parla di "confezione industriale dei valori", di "rituale di velocità progressivamente paralizzante", di "immaginario colonizzato" e della nostra storia occidentale, una storia di rinuncia all'autonomia. Mentale, prima di tutto. Con effetti catastrofici.

Peter (da Walden)

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categoria:segnalazioni, politica, pensiero, società
giovedì, 31 gennaio 2008

Auschwitz e Birkenau (1ª parte)
Il treno della memoria: 25-30 gennaio 2008

Ho imparato molto in questi giorni. Ho imparato, anche, per esempio, che per avvicinarsi a ciò che è accaduto bisogna, in ultimo, guardare profondamente dentro se stessi. E capire che nessuno è immune dall'orrore. Che tutti hanno un angolino, dentro, che può farlo diventare un carnefice, una SS. Tutti, nessuno escluso. Ma poi c'è la possibilità di scegliere. Per sopravvivere, scegliere di essere Uomini che si rifiutano di farsi spossessare della propria Umanità, nella migliore accezione, nonostante tutto. Come dice Carlo. Come scrive Primo Levi in Se questo è un uomo.

Primo Levi
Primo Levi

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

Prima di riflettere sui carnefici, si empatizza con le vittime in modo emotivamente dirompente. A me non dispiace avere freddo, avere la pancia quasi vuota, la testa pesante, l'unghia dell'alluce destro che fa male e sta per staccarsi. Non mi dispiace nemmeno sentirmi stupido nel non fare nulla per risolvere questi problemi per sentirmi (stupidamente) più vicino a chi ha vissuto problemi simili, in maggior numero e amplificati. Amplificati... di quante volte? Un numero infinito. Cioè fino alla morte, nel cui istante il numero infinito scende fino allo zero. E' un tentativo che porta invariabilmente al fallimento, ma ci si prova, sapendo il possibile e immaginando l'impossibile. Senza questo tentativo forse ridicolo, come si può tentare anche lontanamente di capire?

Peter

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categoria:viaggi, letteratura, personal, pensiero, historia, genocidi
giovedì, 29 novembre 2007

The Village
Un film squisitamente politico sulla natura del potere

Ho visto Lady in the water, di M. Night Shyamalan. Uno dei film più retorici e brutti, insieme a The Majestic, della mia esperienza di individuo. Per recuperare e controbilanciare, rispolvero questa recensione del suo film precedente, che invece è un capolavoro.

The Village (di M. Night Shyamalan)

Regia di M. Night Shyamalan, USA 2004, 107 min.

La vita nel villaggio procede felice. Una specie di limbo terrorizzato dall’ignoto che sa tanto di lobotomia di massa. Il villaggio è delimitato dal bosco e nessuno può oltreppassare il confine, perché oltre ci sono le Creature Innominabili (simboli forse di tutto ciò che è altro, e che, molto modernamente, ci obbliga a capire, confrontarci, affrontare il perturbante impossibile da rimuovere). Gli anziani del villaggio sono come capi di Stato e come tali fanno leva sulla paura per preservare l’ordine sociale e il proprio obiettivo di un’esistenza isolata, monadica, sicura, priva di dolore. Anche se in questo caso è a “fin di bene” e frutto di dolore, i capi fondano il loro progetto sulla menzogna. Ma l’isolamento non può durare per sempre. E sarà proprio il dolore e la forza dell’amore a spingere la ragazza cieca (Bryce Dallas Howard) ad affrontare e superare i propri limiti. È ancora l’amore segreto del fondatore del villaggio Edward Walker (William Hurt) per la madre (Sigurney Weaver) di Lucius morente (Joaquin Phoenix) a spingerlo fuori dalle regole e permettere alla figlia cieca promessa sposa del moribondo di andare nella più vicina città per procurarsi le medicine necessarie. L’amore e la conoscenza sembrano quindi essere le uniche soluzioni per “salvarsi”. L’amore e la conoscenza, che tanto poco spazio e rilevanza hanno nel nostro mondo.
Ogni personaggio principale è un’allegoria all’interno di un film che è totalmente allegorico. Come se ogni epoca buia partorisse la sua Divina Commedia…
La regia è originale, gelida, virtuosa, come nella scena dell’accoltellamento del giovane Lucius da parte del matto del villaggio (Adrien “Pianista” Brody), in cui un silenzio totale è accompagnamento dell’aberrazione che ha portato a quel gesto.

Nulla è in grado di suscitare azioni e reazioni frenetiche, sregolate e turbolente come la paura dello smantellamento dell’ordine che è veicolata dall’immagine del «vischioso». (…) La «paura del vischioso», sedimentata dagli individui senza potere, è sempre un’arma allettante da aggiungere all’arsenale di coloro che hanno sete di potere. Alcuni di questi provengono dalle stesse file degli impauriti e possono tentare di usare l’accumulo di paura e di collera per scalare le mura del ghetto assediato; possono tentare cioè di condensare il rancore diffuso dei deboli guidandolo all’assalto degli ancor più deboli stranieri: in questo modo adoperano la paura e la rabbia come ingredienti per cementare il loro potere personale – un potere assolutamente tirannico e intollerante – e allo stesso tempo gridano ai quattro venti di voler difendere i deboli dall’oppressore”.
Zygmunt Bauman, La società dell’incertezza (pag. 72) Il Mulino, 1999.

Viviamo tutti nello stesso Villaggio. E non abbiamo ancora imparato a deviare dai soliti percorsi e a camminare nel bosco.

Peter

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categoria:politica, cinema, pensiero
giovedì, 18 ottobre 2007

Partendo dal silenzio
Un appunto sillogistico

Valli - Foto di Peter

Questo secondo elogio del silenzio prende spunto da una pagina (p. 407) de La fine è il mio inizio di Tiziano e Folco Terzani, che in questo giorni ho riaperto.
Folco racconta brevemente della sua esperienza con Madre Teresa (ch'egli stima, al contrario di me) e ne riporta il pensiero, che è questo:

il SILENZIO porta alla PREGHIERA;
la PREGHIERA alla FEDE;
la FEDE all'AMORE;
l'AMORE all'AZIONE.

Io non posso che pensarla diversamente, ma non poi così tanto, a ben guardare. Così, secondo me:

il SILENZIO porta alla COSCIENZA;
la COSCIENZA alla CONOSCENZA;
la CONOSCENZA all'AMORE;
l'AMORE all'AZIONE;
l'AZIONE alla BELLEZZA;
la BELLEZZA all'ARMONIA.

Quindi il silenzio è armonia, cioè concordanza di suoni (o elementi diversi...). Ed è conversazione, comunicazione, dunque costruzione di senso.

Peter

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categoria:fotografie, pensiero
martedì, 03 luglio 2007

Ritratto

La ricchezza che è richiesta dalla natura, ha limite certo ed è di facile acquisto, quella delle vane opinioni si perde nell'illimitato - Epicuro

Gufo di palude (foto di Peter)
Gufo di palude

Ho guardato a lungo in uno strano specchio, fissando un gufo dritto negli occhi.

Peter

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categoria:fotografie, pensiero
martedì, 17 aprile 2007

In cucina con Ugo Tognazzi   
La vita e il cibo come antidoto al potere

Mentre nel mondo ci si ammazza isolatamente o con stragi, mi sono letto L'abbuffone (1974) di Ugo Tognazzi (1922-1990), gustosissimo ricettario che è anche autobiografia, perché siamo anche quel che mangiamo e quel che ricordiamo di aver mangiato. E se mangiamo merda, cosa potremo essere mai? Lo diceva anche Pasolini, col film Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), che sembra proseguire estremisticamente quel capolavoro assoluto che è La grande abbuffata (1973), di Marco Ferreri (l'ultima sezione del libro di Tognazzi è dedicata alle ricette del film, con alcune pagine introduttive che sono imperdibili). 

Ugo Tognazzi
Ugo Tognazzi

Ingordigia, golosità: parole sciocche, dettate dalla morale corrente punitiva e masochista. Ognuno è libero di fare la sua scelta, anche di morire gonfio di foie gras o stremato dagli amplessi. Disoccultiamo queste due sane, grandi e materialistiche passioni, per troppo tempo tenute nel ghetto della peccaminosità. Riesumiamo quella morale epicurea della gioia, della vita, che fece grande la romanità e il Rinascimento; riavviciniamoci con partecipazione al flusso ininterrotto e secolare della bava, dello sperma e della merda; recuperiamo, nel caso del cibo in particolare, una dimensione che si sta sempre più disfacendo, assediata com'è dalle schiere dei liofilizzati, dei surgelati, degli inscatolati.
Una volta c'era una nonna, una mamma, una campagna, un orto.
Ricreiamoli. Dipende da noi.

Ugo Tognazzi, L'abbuffone (Avagliano Editore, 12 euro)

Lo trovo un brano meravigliosamente politico. Rivoluzionario, nella sua (apparente) semplicità (e visto come ci siamo ridotti). Un vero e proprio programma. Che "dipende da noi" realizzare.

Peter

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categoria:politica, cinema, letteratura, cucina, pensiero
sabato, 10 marzo 2007

Shoah. Memoria. Rimozione.
Stati di negazione, passati e presenti

Stanley Cohen
Stanley Cohen

Ogni giorno dovrebbe essere Giornata della Memoria e festa di qualsiasi cosa. Così, uno degli elementi che hanno reso possibile l'attuazione e soprattutto il perdurare dell'Olocausto è stato l'indifferenza, o meglio: la rimozione, processo psicologico molto complesso, soprattutto se su scala ampia.  Primo Levi cita un vecchio adagio tedesco, vero in particolare per gli ebrei tedeschi: <<Le cose la cui esistenza non è moralmente possibile non possono esistere.>> E così: via libera.
Esiste un grandissimo libro sulla psicologia del "chiudere gli occhi/guardare altrove" (RIP Federigo Tozzi), vista da ogni punto di vista, sia personale che comunitario, psicologico, politico, sociale, storico. Si intitola Stati di negazione - la rimozione del dolore nella società contemporanea (ed. Carocci 2002), è del professor Stanley Cohen, ed è un libro la cui lettura presuppone per sempre, nel lettore, un prima e un dopo. 

Olocausto - Auschwitz Stanley Cohen - Stati di negazione in lingua originale

Prendiamo un episodio emblematico a caso: Jan Karski è un giovane emissario polacco che è entrato in possesso di importantissimi documenti che provano l'esistenza dei campi di sterminio. Fornisce tutte le informazioni possibili a quasi tutti i grandi capi di stato occidentali, e quando arriva di fronte al giudice Felix Frankfurter questi, benché molti lì intorno gli garantissero la veridicità di ciò che Karski andava dicendo, disse: "Non ho detto che questo giovanotto sta mentendo. Non mi permetterei. Ho detto che non posso credergli. C'è differenza."

Ottimo e tragico esempio di disgiunzione fra sapere e credere, si differenzia molto dalle scelte sostanzialmente politiche che invece fecero, per esempio, gli Alleati (che non bombardarono Auschwitz come invece gli ebrei chiedevano a gran voce, perché avrebbe significato: bombardiamo il campo di concentramento perché sappiamo che esiste, ma non vogliamo saperlo. Così i bombardamenti si fermarono a circa 5 km dal campo), il Vaticano (che motivò l'assenza di una denuncia del genocidio in corso sostenendo che sarebbe stato controproducente per gli stessi ebrei - eh?!) e la Croce Rossa Internazionale (che non prese posizione, similmente al Vaticano, per evitare "rappresaglie" ai danni degli abrei - eh?!).
Al di là di questi giochi politici la situazione - dal basso - era comunque allarmante. Cohen scrive: "E' abbastanza probabile che molti tedeschi pensassero che gli ebrei non erano più vivi, ma non necessariamente credessero che fossero morti. Questo è il tipo di logica incoerenza accettata in tempo di guerra che rispecchia la disintegrazione della razionalità." Su questo Cohen cita un libro che cerco disperatamente da tempo: In the Shadow of Death: Living Outside the Gates of Mauthausen, di Gordon J. Horwitz, che tratta i meccanismi di rimozione delle piccole comunità nei pressi di Mauthausen. Pubblicato in Italia ma fuori stampa, a quanto so.
La conclusione, lapidaria, a Zygmunt Bauman (Modernità e Olocausto): "La distruzione di massa non fu accompagnata dal fragore delle emozioni, ma dal silenzio mortale del disinteresse."
Come adesso in Darfur e in gran parte dell'Africa, per esempio. Domanda: l'obiettivo è imparare qualcosa dal passato (nonostante il nostro sistema economico), o sono io stronzo? Il riconoscimento è un valore fondamentale, che consente di pensare, provare emozioni, e dunque di agire. In qualsiasi modo. Perché in fondo il tema dominante del libro è questo: gli ostacoli (complessi) tra INFORMAZIONE e AZIONE. E questo è un argomento valido sempre, anche in tempo di "pace".

Peter

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categoria:pensiero, historia, informazione, genocidi
lunedì, 19 febbraio 2007

Giordano Bruno  
Martire della libertà di pensiero

Giordano Bruno

Il 17 febbraio di 407 anni fa Giordano Bruno moriva abbrugiato sul rogo. Dopo la lettura della sentenza della Santa Inquisizione (bell'ossimoro, anche questo) disse: «Tremate più voi nel pronunziare questa condanna, che io nel riceverla» (tremano, sì, hanno sempre tremato, come adesso, di fronte alla terribile minaccia dei Pacs).
Fu sostenitore del sistema copernicano, inteso come nuova verità faticosamente conquistata dal genere umano e suo strumento di liberazione. E soprattutto fu convinto propugnatore dell'infinità dell'universo: «Cotal spacio lo diciamo infinito, perché non v'è raggione, convenienza, possibilità, senso o natura che debba finirlo [...]. La Terra dunque non è absolutamente in mezzo de l'universo, ma al riguardo di questa nostra regione [...]. Così si magnifica l'eccellenza di Dio, si manifesta la grandezza dell'imperio suo: non si glorifica in uno, ma in Soli innumerevoli; non in una terra, in un mondo, ma in ducento mila, dico in infiniti».
Per lui quiete e stasi sono sinonimo di morte, al contrario del movimento e del mutamento, che coincidono con la vita, e dunque con la perfezione. Il suo sogno è restaurare, nel mondo moderno, la religione magica egiziana (a lui si ispirerà John Toland, altro libero pensatore), che costituirebbe la fonte universale del sapere del genere umano, e da cui deriverebbero la sapienza ebraica e le filosofie di Greci e Persiani. La divinità intesa come universo infinito... Per questo, per la tesi della generazione spontanea della vita e per l'idea di una pluralità di sistemi non coordinati... morirà. Lasciando il mondo migliore di prima.

Necrologio Giordano Bruno
Da La Repubblica

Peter

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categoria:personaggi, religione, scienza, pensiero, historia
mercoledì, 24 gennaio 2007

Ryszard Kapuscinski (l'Altro)
1932-2007

E' morto uno dei più grandi giornalisti della storia. Eternamente in viaggio, nel centinaio di paesi che ha visitato durante la sua intensa vita, e che ha raccontato nelle sue opere, ha portato a noi, fedelmente e lucidamente, l'Uomo e il Mondo. Cosa rara e preziosa.

Ryszard Kapuscinski

Può accadere che si giunga al duello, al conflitto, alla guerra. Le testimonianze di eventi di questo tipo sono conservate in tutti gli archivi, contrassegnate dagli innumerevoli campi di battaglia e dai resti di macerie sparsi in tutto il mondo. Sono la prova della disfatta dell'uomo, che non ha saputo o voluto venire a patti con gli Altri.
[...] Ogni volta che l'uomo ha incontrato l'Altro, si è trovato di fronte a tre possibilità: poteva scegliere la guerra, poteva circondarsi con un muro, poteva instaurare un dialogo. Nel corso della storia l'uomo ha sempre esitato nello scegliere una delle opzioni: sceglie una o l'altra a seconda dell'epoca e della cultura.
[...] Risulta difficile giustificare la guerra: io credo che la perdano tutti perché essa è la sconfitta del'essere  umano, ne mette a nudo l'incapacità di intendersi con l'Altro, di sentirsi nell'altro, l'incapacità alla bontà e alla ragione. In tal caso, di solito, l'incontro con l'Altro si conclude con il dramma e la tragedia del sangue e della morte.
[...] Il concetto di "Altro" viene il più delle volte definito dal punto di vista dei bianchi, degli europei. Ma ecco che sto attraversando un villaggio montano dell'Etiopia, inseguito da una frotta di bambini che mi additano divertiti gridando: Ferenczi! Ferenczi! Il che significa appunto: forestiero, diverso. Un esempio di degerarchizzazione del mondo e delle sue culture. E' vero che diversi sono gli Altri, ma per quegli Altri sono proprio io l'Altro. In questo senso ci troviamo tutti nella stessa barca. Noi tutti abitanti del nostro pianeta siamo Altri agli occhi degli Altri: io ai loro occhi, loro ai miei.


Ryszard Kapuscinski - Dalla
Lectio magistralis tenuta a Udine il 16 maggio 2006.

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categoria:personaggi, pensiero
giovedì, 18 gennaio 2007

Elogio del silenzio
"Grembo da cui emergono gli esseri umani"

Fussli - Il silenzio
Johann Heinrich Füssli - Il silenzio (1799-1801 c.)

Füssli (1741-1825) si definiva painter in ordinary to the Devil (pittore ufficiale del diavolo). Onirico, pessimista, visionario, intuì precocemente molte cose sul nostro inconscio. Molto miope, tanto che mescolava i colori quasi a caso, egli vide benissimo.

Chuck Palahniuk è uno scrittore che a volte destabilizza. Survivor e Soffocare sono i suoi romanzi a cui sono più affezionato. Egli è capace di pagine notevoli (p.es. il terzo capitolo di Ninna Nanna da cui ho attinto in questo caso), che lo riscattano almeno in parte da banali prodotti editoriali di massa (Cavie, Diary).

Con Ivan Illich (1926-2002), ex uomo di chiesa e libero pensatore, si sale a un livello superiore. Un livello superiore rispetto agli stessi livelli superiori. Leggerlo in questi anni è commovente e urgente, ed è anche un gesto politico che tutti dovrebbero a se stessi. La sua cultura, integrità, onestà intellettuale, coerenza, umanità e saggezza si incontrano molto raramente nella storia del pensiero recente. E rimangono addosso.

Sul silenzio hanno riflettuto in molti, ma nel silenzio stanno riflettendo in pochi. E il POTERE, oltre che un fomentatore di ignoranza, in fondo è anche questo: un rumore di fondo costante che ti incatena il cervello in pensieri codificati, prevedibili e previsti. Con conseguenze evidentemente mortali, che imporrebbero parecchi passi indietro.
Peter

Chuck Palahniuk

Attraverso i muri arriva il boato attutito della conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in TV risalgono all'inizio degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.
Dal soffitto cala il tump tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.
Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi.
Risate di gente morta che filtrano da tutte le pareti. Oggigiorno, ecco cosa ti spacciano come casa dolce casa. Questo assedio di rumore.
[...] Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. E' la corsa agli armamenti del suono. [...] Non conta la musica. Conta vincere. Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. [...] E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.
Chuck Palahniuk, Ninna nanna (Mondadori 2003)

Ivan Illich in una calzante caricatura

La stessa nave con cui io arrivai, nel 1926, scaricò sull'isola il primo altoparlante. Pochi abitanti dell'isola avevano mai sentito, prima d'allora, una cosa del genere. Fino a quel giorno, tutti gli uomini e le donne avevano parlato con voci di potenza più o meno uguale. Da quel momento in poi non sarebbe più stato così. Da quel momento, l'accesso al microfono avrebbe determinato quale voce veniva amplificata. Il silenzio cessava di far parte degli usi civici: esso diventava una risorsa per la quale gli altoparlanti erano in concorrenza fra loro. E con ciò, il linguaggio veniva trasformato da uso civico locale in risorsa nazionale per la comunicazione. Come la recinzione dei pascoli accrebbe la produttività nazionale privando i contadini del diritto di tenere qualche pecora, così l'invasione degli altoparlanti distrusse quel silenzio che fino allora aveva dato a ogni uomo e a ogni donna la sua propria e uguale voce. Se non hai accesso a un altoparlante, sei messo a tacere.
Spero che a questo punto l'analogia risulti chiara. Come gli usi civici dei luoghi sono vulnerabili e possono venire distrutti dalla motorizzazione del traffico, così l'uso civico del discorso è vulnerabile e può venir distrutto dall'invasione dei moderni mezzi di comunicazione.
[...] Il silenzio, secondo le tradizioni sia orientali sia occidentali, è il grembo da cui emergono gli esseri umani. [...] Questa trasformazione dell'ambiente da commons in risorsa produttiva è la forma più radicale di degrado ambientale. Tale degrado ha una lunga storia, che si sovrappone alla storia del capitalismo, ma non è in alcun modo semplicemente riconducibile a essa. Disgraziatamente finora l'importanza di questa trasformazione è stata ignorata o sottovalutata dall'ecologia politica. Essa dev'essere riconosciuta, se vogliamo organizzare movimenti per la difesa di quel che rimane dell'uso comune dell'ambiente. Questa difesa è il compito cruciale dell'azione politica negli anni Ottanta. Il compito è urgente, perché gli usi civici non hanno bisogno di polizia, ma le risorse sì. Proprio come il traffico motorizzato, i computer necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forze sempre maggiori e in modi sempre più sottili.

Ivan Illich, Il silenzio è un bene comune, 1982 (in Nello specchio del passato, Boroli editore 2005)

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categoria:politica, letteratura, arte, pensiero, società
martedì, 02 gennaio 2007

Io, Rocco
L'autobiografia di Rocco Siffredi

Rocco Siffredi

L'amico Pat ha pensato bene di regalarmi l'autobiografia di un certo Rocco Siffredi. Il motivo mi sfugge, ma il libro me lo sono letto in tre ore. Rocco: fulgido esempio per noi tutti (perché non di solo Kafka & Dante si può vivere...).
Ma il punto è un altro. L'inaspettata lucidità intellettuale di quest'uomo che, scopriamo, di ottimamente funzionante ha anche il cervello. Aggiungeteci, magari, un editor che sa fare bene il suo lavoro e avrete un libro interessante e umano, come hanno scritto anche sul Domenicale del Sole 24 ore di qualche settimana fa.
C'è chi pensa che Siffredi lavori nudo. Non è vero. La vera nudità la raggiunge fra le pagine della sua autobiografia. Come quando parla della morte di sua madre o del rapporto con suo padre.
Per capire che intendo con cervello funzionante leggete queste righe tratte dal capitolo L'ipocrisia dei media:

Dal momento in cui appari in televisione, devi mettere in conto che qualcosa di tuo, di molto intimo, è perduto. Diventi un prodotto televisivo e non importa più quello che sei, ti trasformi immediatamente in un messaggio massificato. [...] Se sei una pornostar sei quotidianamente bombardato da richieste mediatiche di ogni genere. Ma, attenzione! Il porno in TV fa alzare l'audience. Esattamente come la violenza. E come pure ogni forma di esaltazione di uno qualsiasi degli aspetti più istintuali della nostra natura se trattati con morbosità strumentale. Eppure la televisione, spudoratamente, nega ciò che mostra mentre lo mostra, assumendo un atteggiamento pregiudiziale che la assolve preventivamente dal parteggiare per qualsivoglia contenuto. Questo comportamento non lo considero nemmeno vigliacco, questa per me è l'unica forma di volgarità possibile.
[...] La televisione fino a pochi anni fa era un meraviglioso mezzo d'intrattenimento per le famiglie, ora è il più grande strumento di potere, di guerra. Ha modificato i comportamenti naturali della gente, ha omologato i gusti, i desideri, le ambizioni. Ha annullato le peculiarità individuali, impedendone lo sfogo se non attraverso l'aggressività. E poi mi vengono a dire che il porno è diseducativo!
Rocco Siffredi, Io, Rocco (Mondadori 2006, pagg. 191)

Peter

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categoria:personaggi, pensiero, società, televisivo
mercoledì, 22 novembre 2006

Robert Altman
1925-2006

Robert Altman

"La politica non è come il cinema, spesso vincono i cattivi."

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categoria:cinema, personaggi, pensiero
giovedì, 26 ottobre 2006

Il sottile filo tra Terzani e Nietzsche
Miti e utopie: il Superuomo

Tiziano Terzani - Orsigna   Friedrich Nietzsche

L'idea che l'uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. L'argomento è semplice: se l'homo sapiens, quello che ora siamo, è il risultato della nostra evoluzione dalla scimmia, perché non immaginarsi che quest'uomo, con una nuova mutazione, diventi un essere più spirituale, meno attaccato alla materia, più impegnato nel suo rapporto col prossimo e meno rapace nei confronti del resto dell'universo?
Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Longanesi 2002.

L'uomo, in particolare quello Occidentale, è l'unica specie vivente a essere totalmente scissa dall'ambiente che lo circonda. Ci sentiamo completamente svincolati da ogni rapporto con le risorse e con le altre specie viventi, e continuiamo a darci molta importanza, vivendo come se questo avesse qualche base naturale. Questo fenomeno contronatura è spiegabile con una sola parola, secondo me: schizofrenia. Siamo una specie schizofrenica in blocco. Centinaia di milioni di stronzi con inestinguibili disturbi mentali.
Terzani, nel brano sopra, parla, in fin dei conti, del concetto mitico di superuomo, o meglio oltreuomo (Ubermensch) di Nietzsche. L'uomo, ciò che siamo ora, è l'anello di congiunzione tra scimmia e qualcos'altro che, al contrario di noi, rispetta la Vita perché è padrone di sé. Nulla a che vedere con la deriva nazista. Il concetto di superuomo è un inno a ciò che l'uomo potrebbe essere, e non è, per 'vivere bene'. Nessuna specie animale si uccide da sola, ma combatte per vivere e per riprodursi. Noi no. E ha senso pensare che questo nostro essere contronatura non possa durare in eterno. Ha senso pensare che le bestiole che discenderanno dai nostri geni vivano... senza respirare gas di scarico (in Italia, secondo l'Oms, sono 39000 i morti all'anno per malattie legate alle polveri sottili - un'ecatombe di fronte alla quale il resto dovrebbe passare in secondo piano). Al di là del bene e del male. E che siano dunque oltreuomini.

Dio è morto: ora noi vogliamo, - che viva il superuomo.
I più preoccupati si chiedono oggi: "come può sopravvivere l'uomo?". Zarathustra invece chiede, primo e unico: "come può essere superato l'uomo?"
Il superuomo mi sta a cuore, egli è la prima e unica cosa, - e non l'uomo: non il prossimo, non il miserrimo, non il più sofferente, non il migliore. -
Fratelli miei, ciò che io posso amare nell'uomo è che egli sia un trapasso e un tramonto. E anche in voi è molto che mi fa amare e sperare. [...]
Oggi, infatti, la piccola gente è diventata padrona: costoro predicano, tutti, rassegnazione e modestia e senno e diligenza e riguardo e il lungo eccetera delle piccole virtù. [...]
Questi padroni di oggi, oh fratelli miei, superateli, - questa piccola gente: essi sono il pericolo maggiore per il superuomo!
Superate, ve ne prego, uomini superiori, le piccole virtù, le piccole assennatezze, i riguardi minuscoli, il brulichio delle formiche, il benessere miserabile, la 'felicità del maggior numero' -!
E piuttosto di rassegnarvi, disperate. [...]
Per me non soffrite ancora abbastanza! Perché voi soffrite di voi stessi, voi non avete ancora sofferto dell'uomo. [...]
E sul mercato si persuade coi gesti. Le ragioni, invece, rendono diffidente la plebe.
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi (ed. or. 1883-85)

E non è anche questa politica? Politica: fare in modo che in uno Stato 39000 individui non muoiano ogni anno per uno stile di vita evitabile che arricchisce pochi.

Peter

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categoria:letteratura, pensiero
domenica, 08 ottobre 2006

La Nuova Democrazia
(con un po' di Massimo Fini)

Il significato di Democrazia va rivisto. Per esempio in Occidente "Democrazia" vuol dire che la tua libertà finisce dove inizia il mio potere (leggi: non hai libertà di alcun genere, però puoi scegliere quale marca di televisore comprare e di che grandezza).
Si continuerà a usare il termine Democrazia (sempre con D maiuscola, perché è un valore alto e fondante) per non urtare la sensibilità di chi crede che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo serva a qualcosa e sia minimamente rispettata.
L'uso "segreto" della tortura da parte degli americani è ormai la norma, peraltro appoggiati da molti stati che gli forniscono le basi (per esempio Egitto, Pakistan e molti stati europei).
Un'altra norma è la mai tramontata usanza di uccidere gli oppositori al Regime Democratico (ossimoro solo
per chi è in malafede). E qui mi riferisco, per fare solo pochi esempi, ai misteriosi suicidi di importanti testimoni che dovevano testimoniare il giorno dopo, ai misteriosi suicidi di manager di enormi corporations fallite e, infine, all'ennesimo morto nella presidenzialistica Russia. E' una giornalista, uccisa a colpi di pistola perché stava indagando sull'"amico Vladimir", detto Putin. La lista di morti per ordine di Putin è lunga, molto lunga. In Cecenia lo sanno. In Russia anche. E anche i concorrenti in affari di Putin lo sanno, visto che sono tutti in galera. Il caso beffardo porterebbe a pensare che Putin è un dittatore, ma non è così. E' stato eletto. E' anche, insieme a Bush (ma molto meno fantoccio di Bush), e insieme ai Mastella di quest'Italia (leggi: politici italiani tutti), il simbolo del nuovo e sfavillante significato di Democrazia. Ogni 4-5 anni fai una croce lì, che al resto pensiamo Noi. Nel termine "resto"... c'è un mondo. Un mondo schifoso. Il mondo. Nel termine "Noi"... ci sono loro.
Nel termine Vaf-fan-cu-lo dovrebbe esserci un "piano programmatico" e la nostra presa di coscienza. Nel silenzio. Le TV tutte spente. Abbandonate sul ciglio della strada.
 Tanto per cominciare.

Peter

Aggiornamento del 9 ottobre:
PS: "La classe politica democratica è formata da persone che hanno come elemento di distinzione, unicamente e tautologicamente, quello di fare politica. La loro legittimazione è tutta interna al meccanismo che le ha prodotte. L'oligarca democratico è un uomo senza qualità. La sua qualità è di non averne alcuna. E ha i privilegi dell'aristocrazia senza averne gli obblighi."
da "Massimo Fini è Cyrano", Marsilio 2005

Massimo Fini

PPS: "La democrazia rappresentativa, la liberaldemocrazia, <<la democrazia liberale>>, quella che concretamente viviamo, è una parodia, una finzione, un imbroglio, una truffa. E' un ingegnoso sistema per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso.
Perché non è la democrazia. Ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche fra loro strettamente intrecciate, legate spesso a organizzazioni criminali e, in parte, criminali esse stesse, che opprimono l'individuo singolo, che rifiuta di infeudarsi, di sottomettersi ad umilianti assoggettamenti, di baciare babbucce, e cioè proprio quell'uomo libero di cui il liberalismo voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e che ne diventa invece la vittima designata.
da Massimo Fini, Il Ribelle, Marsilio 2006

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categoria:pensiero, geopolitica, linguaggio
sabato, 15 luglio 2006

Robert Crumb ci fa una domanda
Rispondere è cortesia


Per chi non conosce questo grande artista o per chi lo conosce bene e non l'ha visto... consiglio il film-documentario Crumb (1994), di Terry Zwigoff. Capolavoro.
Peter

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categoria:segnalazioni, arte, pensiero
mercoledì, 19 aprile 2006

Tiziano Terzani
Incontro con Folco Terzani per la presentazione del libro
La fine è il mio inizio

Nell'Aula Magna di Bologna ieri si sono incontrati Folco Terzani, Stefano Bonaga e un tanatologo per parlare, prendendo spunto da La fine è il mio inizio, di vita e di morte. Ho finito di leggere il libro da pochi giorni. Lettura straordinaria, incredibile.
Nelle decine e decine di presentazioni di libri a cui ho assistito non mi era mai capitato di dover trattenere le lacrime per la commozione. Ieri, dopo un'ora di discussione appassionata e appassionante fra i tre, è capitato che una signora ha impugnato il microfono e ha ringraziato i due Terzani per questo libro, perché le ha riportato a galla tutte le sensazioni che ha provato trent'anni fa, quando per un anno e mezzo ha accompagnato alla morte il marito che allora aveva 40 anni. Insieme giravano per l'ospedale per vedere come la gente moriva, insieme leggevano di morte, insieme cercavano di capire, di prepararsi al momento, come ha fatto Tiziano per tre anni isolandosi sull'Himalaya e poi parlando con suo figlio. Questa signora ha concluso dicendo che quell'anno e mezzo è stato il periodo più bello della sua vita.
Poi ha parlato un ragazzo, dicendo che non ha fatto in tempo a percorrere il sentiero tracciato da Folco e Tiziano Terzani, anche se avrebbe voluto, perché suo padre è morto giovedì. Poi ha pianto, senza imbarazzo, e io lì ho provato felicità, e ho sentito una qualche debole forma di speranza per il genere umano. Così io e Malmostosa, commossi, abbiamo assistito a qualcosa di meraviglioso, che mai mi sarei aspettato: il pubblico dell'Aula Magna applaudiva con passione, applaudiva persone normali che si erano ritrovate lì per parlare e sentir parlare di morte, cioè di vita. Sembrava un rituale catartico, nato spontaneamente, per urgenza. Perché le riflessioni che il libro contiene non si trovano in televisione e nei giornali. Ma l'urgenza di capirci qualcosa... c'è, per quanto la stupidità occidentale porti a rimandare, a rimuovere, a sotterrare la morte. Tutta questa bellezza (sì, bellezza) esula dalle nomine politiche e dalle miserie elettorali. E anche questa è Italia. Persone di tutte le età che stanno sedute due ore ad ascoltare la morte e la vita di un uomo che è morto ridendo. E la morte (serena) di un uomo può essere la morte (serena) di molti uomini, spinti da quest'uomo a ricercare nella vita la propria strada.

Peter

Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l'uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c'è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.
Libertà. Non ce n'è più. Io continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c'è più libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c'è altro, c'è solo una spinta verso il mercato. [pag. 399]
Non è così complicato, non è congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.
Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c'è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia - ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia - ma che vuoi di più? Una macchina nuova? [pag. 373]
Quando uno sta male a casa chiamano l'ambulanza che lo porti all'ospedale; quando sta per morire in ospedale lo nascondono dietro a delle tendine. Paura della morte. Perché? Perché si sa di dover abbandonare tutto quel che conosciamo. Niente è più tuo, non le tue case, non i tuoi figli, non il tuo nome [...]. Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l'hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. [pag. 446]

Tiziano Terzani - La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 18.60 euro)

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categoria:personaggi, letteratura, pensiero, società
mercoledì, 05 aprile 2006

Parole di una certa qual caratura
Perché, come disse Fritz, "son tempi... interessanti"

Si ricordi, qualunque stato, qualunque stato, ha un nemico principale: la propria popolazione. Se nel paese la politica comincia a emanciparsi e la popolazione prende a partecipare attivamente, possono succedere cose orribili di tutti i tipi; perciò si deve tenere la popolazione tranquilla, ubbidiente, passiva. [...] Quando c'è un grande nemico, la gente è disposta a rinunciare ai propri diritti pur di sopravvivere.
Noam Chomsky, Capire il potere

Oggi sembra che non essere moderati sia un difetto o un delitto;
oppure che sia un privilegio dei giovani.
Ma ci vogliono tanti anni... per diventare veramente giovani!
Dario Fo, Io non sono un moderato!

Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano.
Beppe Grillo

Sono un coglione.
Peter

Ci alziamo in volo, quando improvvisamente DA-DAAAA! Non accade nulla! Ma improvvisamente.
Daniele Luttazzi, 370H55V 0773H

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categoria:politica, pensiero, delirium tremens
mercoledì, 29 marzo 2006

Quindi?

Mi innervosisce parecchio chi erige muri in ogni direzione. Chi ironizza senza sapere che l'ironia attua un ribaltamento, dunque propone alternative. L'ironia senza un'alternativa è un sorriso vuoto e un po' coglione, è qualcosa di sterile, di completamente inutile. Mi manda in bestia. Perché ogni giorno che passa voglio che la vita mi lasci uno strumento in più per capire e agire di conseguenza. Per l'immobilità protratta di beckettiana memoria c'è la bara, non il qui e ora.
Io la penso così. Ma cerco di vedere i lati positivi delle cose, gli spiragli, le crepe in cui si può entrare per agire, dopo un'adolescenza di pessismismo fine a se stesso che era solamente una scusa per tirarmi fuori da tutto e non dovermi pentire di niente. Era un atteggiamento, un atteggiamento frutto dell'ignoranza. L'inazione può essere moltissime cose, per esempio la fine. E si sa che l'unica vera fine è la morte. L'azione, il FARE le cose, invece di porre continui ostacoli, ci consente di non avere rimpianti, in punto di morte. E, incidentalmente, di migliorare qualcosa, compresi noi stessi, vivi. Dare addosso a tutto e a tutti non porta a niente. Ma il nulla, si sa, fa tendenza, e il discorrere inane ne è la sua potente Voce. Come non provare un moto di stima verso chi, consunto e macerato dall'esistenza matrigna, va incontro al proprio destino vacuo e beffardo, conscio dell'inconsistenza del vivere? L'infinita vanità del tutto... Che luogo caldo e accogliente! 

Peter

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categoria:politica, personal, pensiero
martedì, 28 marzo 2006

Sfogo pre-elettorale

Buongiorno a tutti,
è un po' (un po' troppo a dire la verità) che non scrivo, ma gli impegni; la fatica; il sudore che annebbia la vista e corre lungo la schiena; il lavoro (precario) che gerarchizza le mie priorità; le condizioni meteo instabili che alternano sole e pioggia e nebbia e fango, fandomi infelice; il sapore dell'anguria, che non è proprio più lo stesso. Ma adesso scriverò. E lo farò in modo inconsueto, inconsulto, desueto, pacato, ribollente e soprattutto in modo da (coito interrotto).
Fatto sta che in piena campagna elettorale, si può comprendere meglio il mio sfogo pre-elettorale. Esso non sarà sensato, anzi forse farà senso. Esso non sarà giusto e obiettivo, ma il mio obiettivo è proprio questo. Esso non si rivolgerà a tutti, ma solo a coloro che possono capirlo (e qui il cerchio si restringe): il mio scopo non è raggiungere tutti (questa non è divulgazione, è verità), bensì raggiungere quei cuori inquieti che si arrabattono e si sbattono e si capottano per trovare un filo sottile che se seguito fino in fondo porta ad una porta che se viene aperta porta ad una radura montuosa che se viene scalata fino alla cima permette di vedere l'orizzonte spianato e libero da ogni ostacolo, permette di sapere, non di percepire, permette di osservare la realtà senza ostacoli, senza intromissioni, senza televisione, senza insetti (vespe in particolare), senza monoliti, senza paure, senza forzature, senza milan, nè inter. Infatti questa non è divulgazione, è verità.

Bene, da questo momento comincia la parte del post interessante, che esula da ogni forma di delirio e di narcisismo della mia mente. E da adesso mi rivolgo al popolo di sinistra, ma soprattutto al popolo di destra. Perchè da questi ultimi che mi aspetto delle risposte.
Io ho infatti un problema. Che solo la pazienza e la generosità del popolo filo-berlusca può aiutarmi a superare. Il mio problema - davvero grave - è una malattia lenta e inesorabile che si sta impadronendo di me. E'una malattia che entra dalle orecchie e dagli occhi (che si riempono di suoni, immagini, colori), matura nel cervello, si esalta nello stomaco (provocando gastriti, refllussi, bruciori) e trova la sua unica via di sfogo nella violenta defecazione che mi costringo a compiere per non morirne (così giovane, poverino....). E'una malattia complicata che vorrei spiegarvi, ma non conosco i termini medici. Il dottore - quando mi visitò (povero ragazzo, con così poca speranza...) - mi disse che si chiamava: intolleranza, con una punta di acredine e di odio.
Cazzo, che brutta malattia... e le cause sono note, ma non c'è modo di liberarmene. Quali sono queste cause? Cinque anni di governo berlusconi; il pericolo (reale e inconcepibilie) che i cinque anni diventino dieci; la diffusa solidarietà nei confronti del capo del governo che ad alcuni appare come un perseguitato; il fatto che al governo ci siano più imputati, criminali, ladri, persone riconosciute come disoneste che persone pulite; il fatto che ci sono persone del sud che votano lega nord; il fatto che esistano i neofascisti; il fatto che ci siano pensionati con la minima (e lavoratori al minimo salariale) che votano forza italia.
E ogni giorno che passa, ogni comizio elettorale al quale assisto, ogni banchetto elettorale che vedo, ogni parola che mi giunge da voci di persone in malafede e tronfie, poggianti le lorde chiappe sulle comode poltrone del parlamento italiano, ogni minuto che perdo a rimuovere la faccia del Re Bananas dal mio computer, visto che i banner con le sue chiappevoli sembianze mi immerdano il pc.... ogni minuto, giorno che passa si aggrava in me la malattia e divento intollerante e mi carico di acredine nei confronti dell'idiozia, nei confronti di coloro che voltano la faccia dalla parte opposta e che invece di guardare al merdaio che c'è in italia preferiscono volgere lo sguardo verso la televisione o i rotocalchi di moda e gossip.

Popolo della destra rispondimi: cosa ci può essere di buono in una legge che depenalizza il falso in bilancio?!? Cosa ci può essere di anche solo lontanamente accettabile?!?!? Siamo nel regno dell'evasione giustificata, eccheccazzo avete ancora da ridere?!?!
Popolo della destra rispondimi: cosa c'è di buono nella riforma del lavoro, che sta uccidendo la serenità e la possibilità di un vero futuro in milioni di persone?!? Cosa c'è di buono in una legge che rende le persone simili a giocattoli, offendendo la dignità dei lavoratori?!? Cosacazzoc'è di buono in una legge che autorizza le imprese a usarti fino a quando funzioni, per poi buttarti via quando sei "rotto"...e a quarant'anni dimmelotupopolodelladestra dovecazzovai?!?!
Popolo della destra rispondimi: dimmi tu cosa cazzo ci vedi di giusto in un governo ch ha tra i punti più importanti del "programma" (se mai per la destra si può parlare di programma) proposte di legge per favorire (ANCORA UNA VOLTA) solo alcune (le solite) persone che si vedono fare leggi puramente "ad personam" ( 1-Introdurre una legge che stabilisca per chi ha responsabilità di governo l'incompatibilità con la proprietà o la gestione di aziende che hanno una posizione dominante in settori chiave dell’economia; 2- Separare le carriere di giudici e pubblici ministeri).
Popolo della destra rispondimi: cosa c'è di buono nel ritorno del nucleare?!? Non crediate - popolo della destra - che i reattori nucleari e tuttequellestronzatelì le vadano a mettere in casa di quegli "sporchi comunisti". Se mettono i reattori nucleari e tuttequellestronzatelì guardate che ve le mettono sotto al culo anche a voi... E allora ditemi: checosacazzo c'è di buono in un'energia che non ha altri scopi se non quelli di arricchire ulteriormente i soliti noti (perchè non imporre le macchine a metano o a idrogeno?!? perchè non utilizzare forme di energia diverse?!? Quali interessi ci sono?!?)
Popolo della destra rispondimi: cosa c'è di buono un una legge che criminalizza il 77% dei ragazzi italiani e li classifica come tossicodipendenti?!? Cosa c'è di buono in una legge che delinea in modo chiaro e precisisssimo quello che è l'andamento FASCISTA del paese?!? Smettiamola con questi moralismi del cazzo e pensiamo che mentre ragazzi si fumano gli spinelli c'è chì - al governo - si pippa cocaina con i fogli da 500 euro...
Popolo della destra rispondimi: cosa c'è di bello e di giusto e di corretto in un governo che ha reso possibile la "giustizia fai da te", armando i cittadini come pistoleri e dando loro la possibilità di uccidere?!? Io allora esigo che ogni persona, ogni negoziante che tiene un arma in casa o in negozio esponga un cartello fuori dalla porta con scritto "attenti al potenziale omicida" in modo da potere evitare di essere uccisio per un eccesso di stress o di paranoia da parte di un negoziante esasperato che mi crede un ladro....
Popolo della destra, sai cosa?!? Non rispondermi nemmeno... mi sono stancato e mi sono talmente avvelenato il fegato che adesso non ne ho più voglia... Popolo della destra, tu continua a pensare quello che vuoi e continua a credere nei programmi di chi arma i cittadini, li impoverisce e li riempie di centrali nucleari (non ti viene in mente un B-movie di fantascienza...anzi un film tipo MadMax nel quale la gente - ridotta alla miseria e alla fame - si organizza in bande che saccheggiano le città e si uccidono tra di loro.... Grazie anche di questa immagine, presidente del consiglio).
Popolo della destra, credo che smetterò di considerarti...credo che la mia risposta al tuo voto sia la mia indifferenza e il mio rifiuto. Mai e poi mai avrò più un dentista fascista, un amico leghista, un barbiere casinista. Mi circonderò di quegli "sporchi e cattivi comunisti" e insieme a loro - quando banchetteremo, mangiandoci preti e bambini - penseremo a te, popolo della destra. E ricorderemo con nostalgia quando ti facevi turlupinare da un fantoccio col parrucchino, mentre adesso ti vediamo lì, triste e sconsolato...mentre mangi polvere e ti bruci le carni con le radiazioni nucleari...
Addio popolo della destra, non mi mi mancherai...

Acsel

Risponde il popolo della destra: "Queste cose mi arricchiscono." (di Goldstein)

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categoria:politica, pensiero, delirium tremens
lunedì, 30 gennaio 2006

Tutto il mondo è mercato
Il supermercato come metafora per niente ardita del mondo

E' come se tutti vivessimo in un supermercato a cielo aperto dove, in base alla ricorrenza, una voce suggerisse - melliflua - cosa fare e quando da potentissimi altoparlanti nascosti ovunque.
"Oggi è San Valentino" gracchia dal nulla la persuasiva voce. "Siete tutti invitati a fare un bel regalo al vostro compagno e alla vostra compagna. Sei single? Non c'è problema! Prenotati in lista nella discoteca Boia chi non ingoia per l'imperdibile appuntamento del Single Day!"
"Oggi è la festa del papà! Compra un regalo al tuo papà! E' diversamente vivo? [leggi: morto, ndr] Non c'è problema! Potrai fare un'offerta all'Associazione Salva Silvio presso tutti i raccordi autostradali!"
"Oggi è la festa della mamma! Compra un regalo alla tua mamma! La tua mamma è altrove? [leggi: morta, ndr] Dona alle mamme dei tuoi più cari amici il nuovo Mulinex Vibratutto Multiuso!"

E tutti (consumatori, non persone) ci mettiamo in fila, come se fossimo operai dell'acquisto dentro al film Metropolis di Fritz Lang (sì, nel 1926 lui CI FILMÓ), eseguiamo agli ordini della Voce convinti di essere veramente liberi.
Ma voglio essere io a parlare a me stesso dall'altoparlante della mia esistenza. Quando voglio, come voglio, su quel che voglio. Io decido le ricorrenze e le feste, insieme a chi mi ama. Perché se siamo qui a dire stronzate significa che ogni giorno è festa. Ed è festa perché siamo vivi, vivendo l'unica vita che abbiamo. Vivi per essere felici, non per far fare carriera a dei mentecatti, né tantomeno per sentirci in colpa se non appaghiamo bisogni indotti che non sono nostri.
La merda va rispedita al mittente.

Peter

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categoria:pensiero, società
martedì, 29 novembre 2005
A poco a poco la fiducia si affievoliva. Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangano sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

Da "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati
Posted by: Acsel
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categoria:letteratura, personal, pensiero
martedì, 08 novembre 2005

Spiritualismo e materialismo

Pubblichiamo, con il permesso dell'ingegner Vacca (che ringrazio molto - da oggi anch'egli Allenatore del Diavolo), la parte finale del suo intervento al convegno "L'autonomia dello Stato laico", tenutosi a Roma in Campidoglio il 6 novembre.
Nulla da aggiungere, da parte mia. Condivido ciò che segue. [Peter] 

"Le tradizioni e dottrine religiose si propongono come depositarie di principi spirituali superiori. E' curioso che quasi tutte incorporino prescrizioni o preferenze per certi comportamenti relativi a oggetti o attività materiali. Fra queste: le diete (digiuni, proibizione di bere alcol o di nutrirsi di certi animali, preparazione rituale dei cibi), le attività sessuali, il tipo di vestiti (che nascondano certe parti del corpo), il modo di disporre di salme umane, la presenza in certi luoghi (frequenza ai templi, pellegrinaggi), la ripetizione di certe parole (preghiere, giaculatorie) e la proibizione di pronunciarne altre. Quel preteso spiritualismo è, dunque, largamente materialista.
Certi rozzi materialisti sostenevano che le sole cose che esistono sono oggetti materiali che si vedono, si toccano, hanno peso. Avevano torto: non si vedono, nè si toccano i campi elettromagnetici, le radiazioni nucleari, la materia oscura - eppure sono reali, si misurano e hanno effetti.
Esistono puri spiriti disgiunti dalla materia, che percepiscono, pensano, ricordano, agiscono? Io (e una moltitudine di scienziati) diciamo di no: gli eventi spirituali si manifestano solo se generati da cervelli umani, presenti o attivi nel passato. Leonardo da Vinci scrisse che i suoni sono vibrazioni dell'aria prodotti da movimenti di oggetti materiali: dunque, gli spiriti (incluse le anime dei morti) se sono immateriali, non producono suoni, nè voci. Non possono trasmettere quello che non hanno.
I valori spirituali sono superiori (più elevati o nobili) dei valori materiali? A questa domanda è arduo rispondere senza definire cosa siano questi valori. I pareri sono discordi. Certi buddisti dicono che la coscienza di noi stessi conduce a vedere le cose come sono realmente. Il catechismo di Pio X (1912 - più stringato di quello del 1992) dice che Dio (creatore, onnipotente, onnisciente) è purissimo spirito. Secondo Paolo VI i valori spirituali coincidono con la ricerca del vero, del bene, del bello mirata a raggiungere l'assoluto. Certi maestri orientali li identificano con verità, rettitudine, pace, amore e non violenza. C'è chi dice che ogni spirito (individuale o collettivo) è eterno. Altri identificano i valori spirituali con pace, fraternità, altruismo - ma non ricordano la rivoluzione francese, nè il fatto che molti animali sono altruisti (nei formicai, negli sciami, nei branchi, fra i delfini).
Io propongo un diverso primato dello spirito. Le espressioni spirituali sono: discorsi, idee, concetti, piani, progetti, teorie, previsioni, racconti, leggende, poesie, musiche, immagini dipinte o scolpite - solo da esseri umani. Il biologo Richard Dawkins le chiama "memi". Non li producono gli animali che non hanno una corteccia cerebrale sviluppata come la nostra - anche se sono "placidi e contenuti" come diceva Walt Whitman. Le espressioni spirituali intese come memi si possono valutare in base al buon senso educato, alla logica e all'esperienza. Sono più complesse, più armoniose, più utili quelle prodotte da umani che hanno avuto più esperienze e più contatti con altri umani evoluti. Io ritengo che siano più importanti i prodotti spirituali che servono a capire la natura, il mondo, gli altri uomini. E' valida e profonda la comprensione che spieghi i meccanismi, le relazioni da causa a effetto, la genesi e l'evoluzione del mondo e del pensiero. Sono superficiali, gratuite, insignificanti le intuizioni sacre, esoteriche, improvvisate o rivelate. Chi conosce il passato e il presente può riuscire a prevedere eventi futuri e a pianificare modifiche del mondo mirate a migliorarlo. Non è facile. Chi lavora ad acquisire queste abilità, fatica tanto che non si sente più inclinato a soddisfazioni materiali, banali e ripetitive, specie se danneggiano gli altri. Si libera dalla paura perchè capisce meglio quali siano i rischi veri, come si possano evitare e come si debbano accettare le avversità inevitabili. Sarà più libero e, come diceva Spinoza: L'uomo libero, che vive secondo il solo dettame della ragione, non è mosso dalla paura della morte, ma tende direttamente al bene e la sua sapienza è meditazione di vita.
Chi condivide questi punti di vista raggiunge anche l'immortalità, nei limiti e nel senso indicato da Orazio che scrisse delle sue poesie: Ho costruito un monumento più durevole del bronzo. Non dobbiamo identificarci con il nostro corpo, ma con le idee, le parole, le opere che produciamo. Saremo vivi fin quando questi memi navigheranno e saranno ricordati o presi ad esempio da altri umani. E' l'oblio che uccide - e copre subito le persone che non pensano. L'assenza di pensiero ci costringe in ambiti materiali. Rischia di condurre alla malvagità.
Incorporiamo nella cultura questo spiritualismo. Escludiamo il materialismo mascherato."

Roberto Vacca

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giovedì, 03 novembre 2005

Pier Paolo Pasolini

PPP ha raggiunto luoghi inesplorati, e che sono rimasti tali. La cartografia ufficiale l'ha rimosso, inglobandolo in se stessa come lui aveva previsto, rendendolo innocuo. Ma chi lo legge/leggerà direttamente, senza mediazioni, scoprirà territori incredibili e impensabili. Più passa il tempo è più Pasolini rende la lettura di se stesso vertiginosa e tragicamente commovente.
Sono passati 30 anni da quando fu commissionato il suo omicidio. Chiedete all'Eni com'è andata, e leggete il suo incompiuto Petrolio, che parla dell'Eni appunto, di petrolieri e politica, e che PPP, in una lettera a Moravia, definisce "preambolo di un testamento, testimonianza di quel poco di sapere che ho accumulato". Oppure, per iniziare, leggete la ricostruzione dell'omicidio che fanno Borgna e Lucarelli nel nuovo Micromega 6/2005.
Pasolini sapeva cose che non doveva sapere. E l'hanno ammazzato.

Si parla ancora così tanto di lui, fra le tante cose, perché ora siamo abituati alla mediocrità e al particolare sterile, che non permette di comprendere e nega il generale. Cosa che lui invece faceva molto lucidamente, nonostante il violento e miserrimo silenzio in cui i critici lo avevano avvolto negli ultimi anni.
E nonostante Lotta continua e simili.
 Due suoi rappresentanti, Goffredo Fofi e Adriano Sofri, in questi giorni, dall'alto della loro miracolosa autorità, dedicano molte parole a Pasolini (o a se stessi?). Da che è morto pare un obbligo parlare di lui e, soprattutto nel trentennale della morte, paga bene. Lotta continua, come sapete, fu il movimento di borghesi travestiti da rivoluzionari che forse più di tutti lo banalizzò, per rendere giustificabile la propria esistenza (Pasolini disse sui giovani borghesi: "La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti".
Rispettabile la passione che li muoveva, meno rispettabili i risultati. Il loro "sospetto" nei suoi confronti è rimasto invariato, continuano a non accettare i propri limiti (anzi!), e mascherandosi dietro il rispetto per PPP e dietro a belle parole emerge l'affanno di autogiustificare il proprio passato. Emerge, soprattutto, l'incapacità di guardare oltre il proprio naso (v. ancora Micromega 6/2005, dove Sofri e Piergiorgio Bellocchio, dall'alto delle loro infinite certezze, scartano "certamente" l'ipotesi di omicidio politico).
A voi dedico questi due versi di un altro libero pensatore che vi ha lasciati perplessi, tale Fabrizio De André: "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti".
Umberto Eco, almeno lui, ha ammesso di aver avuto sensi di colpa per la morte di PPP. E adesso dire solo che criticavate le sue "contraddizioni" parlandone apparentemente bene, atomizzandolo coscientemente per diminuirlo (gioco sporco), è un tirare indietro la mano. E dalla mia mano si eleva un dito...

Ma lasciamo parlare Pasolini, nella sua ultima stagione di vita (1975), quella, per intenderci, dell'abiura della "Trilogia della vita" e di "Salò".
"Il consumismo mi ha sopravanzato, in un'assimilazione globale, potente, totalizzante. La tolleranza, la libertà sessuale del consumismo è molto più avanti dei miei film (...) Questo nostro contributo è stato completamente manomesso, manipolato, falsificato dal consumismo. Allora io abiuro da questa mia lotta per una libertà sessuale, visto che l'esito è stato questo (...) ne abiuro, in nome della rottura dei rapporti con quel progressismo, che tende a diventare una nuova forma di clericalismo. (...) Mi sono accorto che sono stato sopravanzato dal consumismo, il quale ha fatto sua la scuola, sfruttando e falsificando il mio laicismo, il mio razionalismo, la mia tolleranza, il mio amore per la libertà, il mio amore per il decentramento. Ha fatto sue queste cose falsificandole. E' quindi tutto un imbroglio, una falsa tolleranza."

"La tolleranza di lì a poco avrebbe reso il sesso triste o ossessivo. Ora infatti viviamo la repressione del potere tollerante che, di tutte le repressioni, è la più atroce. Nel sesso non c'è più niente di gioioso.
"Il rapporto sessuale è un linguaggio (questo è più chiaro ed esplicito in Teorema), e questo linguaggio in Italia è cambiato radicalmente: il sesso è oggi la soddisfazione di un obbligo sociale, non un piacere contro gli obblighi sociali. (...) Il trauma è quasi intollerabile.
"Il sesso in Salò è una rappresentazione metafora della situazione di oggi: il sesso come obbligo e bruttezza che la tolleranza del potere ci fa vivere. Ed è anche la metafora del rapporto che ha il potere con coloro che gli sono sottoposti, ovvero la mercificazione dell'uomo, la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento)."
Cfr. i programmi televisivi che sono in onda in questo momento. Poi: apri a caso una rivista a caso, analizza il panorama lavorativo odierno, fai un giro in un supermercato.

"La vera anarchia ce l'ha il potere, e si concreta con la massima facilità in articoli di codice e in prassi (i potenti di De Sade non fanno altro che scrivere regolamenti e regolarmente applicarli). C'è qualcosa di belluino, perché nella sua prassi non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli, degli sfruttatori contro gli sfruttati. E l'anarchia degli sfruttati è disperata, idillica, e soprattutto campata in aria, eternamente irrealizzata."
Cfr. attuale governo italiano (e americano).

"La libertà concessa dalla nostra società è falsa e concessa dall'alto, e non conquistata dal basso. (...) Forte è la presenza del rito perché il potere è rituale oltre che essere codificatore. Ma ciò che ritualizza e ciò che codifica è sempre il nulla, il puro arbitrio, cioè la sua propria anarchia. (...) Il Girone della merda l'ho fatto pensando che in realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda: il brodo Knorr... i biscotti Saiwa... tutta merda.
"Anche i gesti erotici sono rituali e codificatori, e ancor di più il gesto sodomitico, che è il più meccanico. A questo si aggiunge il gesto del carnefice, che è possibile compiere una volta sola. Perché la vittima si può uccidere solo una volta... e quindi bisognerebbe ucciderne un'infinità. Nel film è adottata la soluzione del 'rituale' della morte: si finge di ammazzare la vittima, ma la pistola è caricata a salve. Il ritorno alla vita è una variante perversa, perché il rito della morte è ormai consumato."
Cfr. pubblicità e guerre.

I quattro Signori di Salò parlano la lingua dell'italiano stereotipato e convenzionale, e la loro stessa lingua è assimilata anche dalle narratrici, ma senza ironia. Non c'è posto per l'ambiguità, tutti obbediscono ad automatismi, feroci e vezzosi come animali bambineschi. Sono sagome. Vuote e senza dimensione.
Salò è la messinscena metaforica del non-luogo orribile, dunque non filmabile, dell'Italia, e del suo presente che dura da più di 30 anni.
"Ho sempre avuto il terrore di una morte violenta. Ecco, quelle strade vuote con i camion dei fascisti, quell'angoscia di morte, sono tra i motivi ispiratori di Salò."
Ogni zona di salvezza viene soppressa. Qualsiasi forma di diversità all'interno del sistema eretto dai Signori è distrutta. Tutti devono conformarsi alla loro pedagogia, o saranno sterminati.
E quando questo film finisce, è come se non fosse mai finito. (Cfr. Neil Novello, Al trionfo dell'esserci)

Dall'ultima intervista (presa da Sahishin) che PPP ha rilasciato il pomeriggio prima di morire a Furio Colombo:
"Io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e bandiere diverse. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la “vita violenta”.
Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di quest’ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano queste cose si trova la pace fabbricando scaffali."

Io voglio sapere. Voglio che la sua morte sia vendicata con la giustizia, non col capro Pelosi. E voglio che Pasolini, ciò che ha detto, serva veramente e sempre, non solo nel 30° anniversario della sua morte.
Voglio tendere a te, Pier Paolo. E voglio che lo si possa fare senza morire.

Peter

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categoria:politica, personaggi, letteratura, mafia, pensiero, società
mercoledì, 19 ottobre 2005

Antropologia dell'ateismo

Studiando antropologia mi è scaturita l'urgenza di fondare e depositare qui, a futura inevitabile gloria, una nuova branchia di studio e di sapere: l'Antropologia dell'ateismo.
Tutti gli antropologi studiano le culture in base, fra le altre cose, alla religione, e mai in relazione a una sua totale assenza. Visto che gli atei e i non religiosi nel mondo sono poco meno di
un miliardo (15% della popolazione mondiale) e in Italia circa 9 milioni... mi pare argomento di interesse profondo. Naturalmente ignorato - se non rimosso - dal clericalismo imperante e dall'urgente tentativo di confronto fra i sanguinari (per loro natura) tre monoteismi teocratici nei quali l'umanità è immersa - fino al collo e oltre.
Avete mai sentito parlare un ateo - in quanto tale - in un telegiornale? No, ma Ruini, Socci, Allam e a volte anche i Valdesi, con tutti il rispetto per i Valdesi, sì.

La recente pubblicazione di Michel Onfrey, Trattato di ateologia (che ho e che devo ancora leggere), mi pare, sfogliandolo e leggendone la bibliografia, che affronti l'ateismo da un punto di vista storico-filosofico (il che va benissimo, per carità), in rapporto anche ai tre monoteismi, e non da un punto di vista meramente antropologico.
Dunque che l'Antropologia dell'ateismo abbia inizio. Per una suo sviluppo e per le relative pubblicazioni si rimanda il fedele lettore al prossimo aggiornamento che avverrà fra circa una decina d'anni.
Atei di tutto il mondo unitevi.
Amen (?!).

Peter

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categoria:religione, pensiero
lunedì, 17 ottobre 2005

Benigni e la rivoluzione (linguistica)

Nel suo commovente film La tigre e la neve, Roberto Benigni affronta in modo apparentemente semplice ed estremamente efficace il discorso avanzato da Daniele in queste non-pagine. A modo suo Benigni risponde. In modo breve e superficiale qui ripropongo la questione.
Il succo del discorso è che belle parole (parole, intendo io, dette con "amore" - universale - e soprattutto con onestà) non possono che portare cose belle. E che per trovare le parole giuste bisogna cercarle, con determinazione e volontà.
Non ci sono parole più belle di altre. Per esempio, 'libertà' ha la stessa spessore che può avere 'tazza', solo che pubblicitari e capi di stato 'tazza' non ce l'hanno ancora spossessata e svuotata come hanno fatto con la parola 'libertà'.
Emerge la grande importanza dell'ascolto, e della capacità di guadagnarselo. Il personaggio che Benigni interpreta racconta alle proprie figlie - riuscendo a coinvolgerle completamente - che quando era piccolo gli si posò sulla spalla un uccellino e lui per non spaventarlo imitò un albero. Provò emozioni sconvolgenti e andò da sua madre a raccontarle tutto. Lo fece però senza averci pensato prima, senza dare peso alle parole, con grande foga, caoticamente dunque in modo non comunicativo. La madre con un gesto liquidò la faccenda e tornò ai fatti suoi. Lui ci rimase molto male, e solo da grande capì che la colpa fu sua, per non averle raccontato quel che gli era accaduto come si deve: con le parole giuste, i tempi giusti e la magia che, come scrive Pavel Florenskij, le parole hanno e sanno trasmettere.
Siamo edifici fatti di parole... e se ci tolgono le parole, se lo permettiamo, collasseremo su noi stessi. Ora a voi, dalla teoria alla pratica.

Con una coda solenne del sempiternamente onestissimo Charles Bukowski, intitolata Verità (altra parola violentata e abusata):

la poesia prudente
e gli uomini
prudenti
durano
solo lo stretto
necessario
per morire
tranquilli.

Peter

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categoria:cinema, pensiero
martedì, 19 luglio 2005

Incredibile
(o Dell'immutabilità del genere umano)

Vagando per i dimenticati e ignorati volumi del mondo mi sono imbattuto l'altro giorno in codesto impolveratissimo brano; esso, inutile dirlo, mi ha lasciato a bocca aperta. Col solito brivido sottocute e l'ormai cronico giramento di coglioni sotto, sopra, ovunque, eccolo a voi, gentili crescimmano e ciumachelle:

"Mai potrà dare un buon consiglio una mente soggetta all'avarizia, dedita alla cupidigia. Tutto quel che pensa, dice e fa, riporta al proprio interesse. Riterrà sempre che il miglior partito sia di fare ciò che reca più lauti guadagni al suo forziere, sia pure con pubblico danno. Sempre anteporrà il vantaggio personale a quello pubblico, né si dorrà che si esauriscano le risorse dello stato purché aumentino le sue. Per lui non c'è nulla di sacro, nulla di venerando, nulla di equo, nulla di giusto. Spingerà a una guerra, anche ingiusta, anche con pericolo del suo paese, se spererà di trarne un utile; persuaderà a una pace rovinosa e turpe sol che la sua casa ne esca arricchita. Venale sarà la sua parola, il suo operare, la sua dignità. Tenderà insidie alla patria, e per denaro ne diverrà nemico. Quante volte, anche ai tempi nostri, si son visti uomini che corrotti dall'oro, comprati, hanno tentato di tradire la patria. Così l'avarizia rende perniciosi nel consiglio, malvagi nelle opere."

Questo brano incredibile (da cui il titolo del post...), tradotto dal latino, è di Poggio Bracciolini [1380-1459], è tratto da un suo scritto intitolato "L'avarizia" ed è stato scritto nel 1428. Lo riscrivo? Ok: "è stato scritto nel 1428."
Non stupisca ch'egli parli proprio, esattamente, di Berlusconi (o di Bush, o di Blair, o di Sharon, o di chi volete voi - benché soprattutto di Berlusconi...) e dei tempi nostri. Queste magie temporali sono frequenti in letteratura, dove le parole sono diamanti che sfamano la mente, e senza sfruttare minatori africani. Sfamano la mente, e ammoniscono, indicano, avvertono che se non fai nulla la Storia è sempre la stessa, identica presa per il culo per noi malnati consumatori. Niente è cambiato.
Ma noi niente... giù a insistere! Anche perché, come scrisse Giuseppe Gioachino Belli nel 1833...

La Verità è ccom'è la cacarella,
che cquanno te viè ll'impito e tte scappa
hai tempo, fijja, de serrà la chiappa
e stòrcete e ttremà ppe rritenella.

E accusì, ssi la bbocca nun z'attappa,
la Santa Verità sbrodolarella
t'essce fora da sé dda le budella
...

E se la Verità non viene in nostro soccorso... andiamo noi da lei. Che di carta igienica - almeno di quella - ne abbiamo in abbondanza.

Peter

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categoria:politica, letteratura, pensiero
mercoledì, 13 luglio 2005

E mentre il mondo là fuori ormai muore
io e te entriamo e facciamo l'amore...

Acsel

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categoria:pensiero
lunedì, 20 giugno 2005
Propositi per l'anno nuovo. Quale?!? Quello nuovo...

Quello che fu: è stato.
Quello che è: sta essendo.
Quello che sarà: felicità.

Acsel
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categoria:pensiero, delirium tremens



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