domenica, 14 settembre 2008

Pro loco
Daniele Maggioli e la sua Rimini

Daniele Maggioli, un mattino, dopo una nottata brava
Daniele Maggioli, riminese (Foto di Peter)

E finalmente qui a parlare del primo lavoro ufficiale di Daniele Maggioli, anch'egli Allenatore del Diavolo, che dopo alcune produzioni indipendenti può ora contare su un editore che crede in lui pubblicando questo bel cofanetto (14 euro) con cd musicale (11 canzoni) e un libretto contenente uno splendido e malinconico racconto intitolato "Ercolino o il mare d'autunno - favola di un mondo perduto" (che [di]mostra quanto il Nostro sia anche valente narratore, oltre che musicista di razza) e molte fotografie in bianco e nere di Chico De Luigi.
Con piglio felicemente arrogante, questo "riminese ladro e mascalzone" che "ride forte dietro un ghigno serio" canta della sua terra muovendosi fra critica sociale (come nella bella Publifono: e i maschi non si accorgono / che le belle morose / lentamente si stan disamorando / nei ristoranti squallidi / rimpiangono il telecomando), "ironia pagliaccia" e un tocco di malinconia (L'estate d'inverno, "più è vuoto e più è sensato il lungomare"). Un concept album su Rimini che usa la cittadina, i suoi paesaggi e la sua umana fauna per arrivare anche a parlare d'altro, cioè di noi, dell'Italia, dell'Occidente. Turisti come formiche o bisonti, cocainomani, puttane e puttanieri, ubriaconi, politici indulgenti purché i soldi arrivino, come in Estate Adriatica (che sarebbe un singolo perfetto): "se il denaro compra tutto / vi daremo pure la pura illusione / che siate voi a decidere / come impiegare i giorni di villeggiatura / delfinario, molo, ristorante caro, / discoteca o bar in spiaggia / o una gita rilassante / a San Marino a respirare l'aria fresca", cogliendone sia il lato grottesco (Pro loco: se Bertolt Brecht / avesse visto Rimini d'estate / certamente avrebbe riso / con le mani sui coglioni) che segretamente disperato.

Pro Loco Daniele Maggioli

Musicalmente molto curato, oscilla tra cantautorato, folk, blues e citazioni di musica popolare romagnola affidate soprattutto alla fisarmonica e a un ritmo danzereccio. Il tutto dal punto di vista di un indigeno costiero trentenne a cui voglio bene e del suo mare Adriatico che spesso non è solo quel che sembra. Un prodotto culturale che consiglio anche a chi non è mai stato a Rimini. Bravo Danino!

PS: la Romagna ha sempre vantato esemplari molto interessanti di umarells (leggi: anziani) e uno di questi, Licio, è addirittura protagonista del racconto del Maggioli; colgo l'occasione per segnalare che una mia foto è stata pubblicata nel glorioso sito a loro dedicato.

Peter

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lunedì, 01 settembre 2008

L'intrepido Re e la fiera feroce
Favola per stronzi

C'era una volta un Re talmente virile da liquidare il fascismo con un distratto gesto della mano. "Roba da gay!", amava ripetere nel suo grande castello dorato. Un giorno se ne andava bel bello in giro per i suoi boschi senza nulla di preciso da fare. Fischiettava recando seco, com'è di costumanza per ogni passeggiata imperiale, una schiera di vassalli dotati di telecamera, casomai fosse stato costretto dal destino esigente a un gesto eroico, a salvar una vita, che ne so, a salvarne due, magari tre, o a fare una giravolta. E volevi non essere lì a filmarlo? Volevi privare i semplici del suo regno di quel moto d'orgoglio commosso che tutti coglie nel vedere la propria Guida far cose oltrumane? Anche noi, d'altra parte, ne sappiamo qualcosa.
Quand'ecco d'improvviso che dietro a un grande rovo siberiano una delle quindici tigri siberiane rimaste nel globo è schiava d'una vecchia trappola siberiana lì dimenticata dall'antica, distratta e rozza gente dei novgorodiani. Bestia rara, ma famelica! Infatti d'improvviso la fiera si libera dalla trappola e invece di scappare si avventa accecata da odio e ingordigia sul gruppo di patrioti ecologisti. Ma è solo una bestia, e non può sapere che più di lei può Lui, il Re, coi suoi sensi sviluppati fino al 6° dan, oltre il quale c'è il Cielo di Saturno degli Spiriti contemplativi.

Vladimir Putin
Re Vlad mentre dice: "Al mio tre!"

Estrae da una piccola tasca segreta delle sue mutande un lungo fucile carico di gocce di buone intenzioni e le spara. Un eterno secondo di silenzio e poi il sospiro di tutti, com'unico panteistico polmone. Colpo perfetto, l'ha neutralizzata un battito d'ala di colibrì prima ch'ella s'avventasse alla giugulare del suo migliore amico e sodale da una vita. Ma non porta rancore, Vlad il grande. E' superiore alle grette leggi di natura e tra lo stupore degli astanti, che poco dopo si trasformerà in sentita commozione e smisurata stima, Egli s'affretta alla valigia del pronto soccorso e con navigata abilità subitaneo disinfetta la ferita che la rossastra trappola gravida di tetano aveva provocato nella rara zampa del raro e malvagio animale. Il regno fu salvo, e i georgiani l'ebbero nel culo anche in quel glorioso giorno.
Fine.
Buonanotte.

Peter

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domenica, 23 dicembre 2007

Buon Natale
Col buon vecchio Guido Ceronetti

Guido Ceronetti
Guido Ceronetti

Quest'anno gli auguri di questo antico qualcosa che è il Natale li eseguo con una poesia del "poeta, filosofo, scrittore, giornalista, traduttore, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano" Guido Ceronetti. Un uomo che nel suo libro La lanterna del filosofo (Adelphi 2005) ha scritto almeno un paio di cose che amo particolarmente:
"Cosa resta, quando resta poesia? Nient'altro che l'essenziale, dunque quasi niente." E:
"Ci si poteva iscrivere ad un partito di sinistra - ma quale tessera può surrogare una passione tragica? L'amore che fa morire è una delle due o tre cose (non credo siano più di tre) che fanno vivere... E queste generazioni di piombo, spettri dell'inquinamento, coppie a cui è consentito tutto salvo di annullare ogni morte nell'amarsi, vivono?"

La gustosa e da noi condivisa poesia sul Natale, tratta dal Domenicale de Il Sole 24 Ore di oggi, è questa:

[...] Il Solstizio d'Inverno è lumivàgo,
Quantunque è notte.
Della cristiana ex festa non ho tracce.
Allegrie smorte, flaccide
Naufragate parole, una orrenda strage
Di animali al Dio Stomaco: è la Tenebra
Che rinnova se stessa nel furore. Fuggitela!
Scioglietevi dai lacci dove latra
La Famiglia avvinghiata in finti abbracci.
Oh Tannenbaum, che festa impura!
E' il Solstizio d'Inverno, esci dal buio
Di queste luminarie d'abiezione.
Per te crea uno spazio senza umani,
O con taciti compagni di ventura
Sali a una vetta del pensiero pura
Dove inviolabile da apostasie
La Luce sola è signora del sentiero.
Io amo e celebro il Solstizio d'Inverno,
Quantunque è notte.

Guido Ceronetti

Nell'attesa che giunga il solstizio d'inverno e il sole torni finalmente a riscaldare la Terra (nel Nome del Signore), bon appetit a tòt! E buone letture. Ah, già che ci siamo buttiamo dentro a questo post anche un Buon Anno (1995)! Alé.

Peter

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Antonino "Nino" Randazzo
Nuovo idolo per chi ancora si ostina

Il senatore Nino Randazzo, onorevole di nome e di fatto
Antonino Randazzo

L'Italia è come il "Cile del generale Pinochet" con "telefoni intercettati continuativamente, parlamentari sotto controllo e filmati mentre si recano ad un appuntamento, cittadini privati del loro diritto fondamentale alla privacy", dice Paolo Bonaiuti. Si riferisce forse a quello che il suo partito e An hanno organizzato durante il G8 di Genova? No. Si riferisce al fatto che il vecchio amico del suo capo Berlusconi, Licio Gelli, fosse tra i promotori e finanziatori di Pinochet? No no.

"Questa violazione sistematica della legge e i veleni che periodicamente vengono inoculati nel corpo della nostra democrazia spingono l'Italia verso uno stato di cronica inciviltà dalle conseguenze devastanti e incalcolabili", dice Sandro Bondi. E' forse una sua nuova immortale poesia? Nooo no no no, macché.

Si riferiscono, colle loro voci potenti non adatte al vaffanculo, ai fatti narrati nel bell'articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica. Illuminante, su come funziona in Italia. Fondi neri, favori, assegni di 400.000 euro per un voto, e tanto tanto altro, noto grazie alle intercettazioni telefoniche che tanto immalinconiscono Mastella.

Il succo comunque è: Silvio Berlusconi corrompe uno dei suoi Omini Rai Agostino Saccà, uno che dice di sè: "io voto Forza Italia come tutta la mia famiglia". Poi, sempre il Silvio tenta di corrompere il senatore 75enne Antonino "Nino" Randazzo, eletto con 152.000 voti degli italiani residenti in Oceania, Asia, Africa, Antartide, e dei soldati in Iraq e Afghanistan.

Nino Randazzo
L'umarell Nino Randazzo

Randazzo, questo bel super-umarell, è un editore residente in Australia. Ha una moglie di 25 anni più giovane di lui (elemento rilevante ai fini del ritratto). E un conto in banca non proprio nababbico, visto che dopo aver indagato sui suoi averi, Berlusconi e i suoi uomini lo hanno scelto come morto di fame ideale per essere comprato con 2 milioni di euro, per non andare a votare in Senato e far così cadere il governo Prodi insieme ad altri traditori.
E lui che fa di fronte a questi soldi e a promesse di una folgorante carriera politica finanziata da Silvio Primo? Al contrario dell'affascinante Sergio De Gregorio, dice NO, GRAZIE. Una prima volta. Poi una seconda. Poi racconta tutto alla magistratura. E ride.
Ride! Cazzo se ride! E noi con lui, nel vedere questo vecchierello che ride in faccia ai soliti mercenari meccanismi italiani di scambi di favori e di privilegi della casta.
Lui peraltro è educato, ma secondo me un "vaffanculo" l'ha anche pensato.

Peter

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Calore
Le avventure culinarie di B. Buford tra New York, Porretta e Chianti

Bill Buford, autore di "Calore"
Bill Buford

Calore, ed. Fandango Mario Batali
Copertina del libro e Mario Batali, chef

Prendiamo come assunto che ogni buon libro dovrebbe ampliare la propria visione periferica sulle cose e allontanare di un po' l'orizzonte, rendendo più nitido tutto quello che c'è prima. Dato l'assunto, Calore, di Bill Buford, edito da Fandango Libri (2007, 434 pagg, 20 euro - Tit. or. Heat) è un buon libro. Buono, o più.
Uno si siede al ristorante, ordina, mangia, beve, paga. Poi di quel che ha mangiato può dire "commovente!", oppure "buono", oppure "sano", oppure "che schifo, gran tristezza, fa cagare!". Più raro è chiedersi cosa c'è dietro a quel cibo che abbiamo mangiato. Quali sono per esempio i meccanismi interni dell'habitat-cucina fra le persone che ci lavorano, da dove proviene il cibo, come è stato coltivato/allevato, quale è la storia dello chef e cosa pensa delle cose del mondo. Lo stesso vale se siamo noi a cucinare in casa nostra, da dilettanti appassionati.
Calore è un reportage/memoriale che apre al lettore questi mondi, in modo divertito e divertente, intenso, profondo e a volte anche commovente. Così Bill Buford, autore e protagonista, è un editorialista del New Yorker che sente mancare qualcosa, nella sua vita. E' un cuoco dilettante, e vuole sapere tutto il possibile sull'argomento. Dall'interno. Cinquantenne, inizia l'avventura come sguattero nell'incensato (tre stelle) ristorante newyorkese Da Babbo, del geniale, famosissimo e gargantuesco chef italoamericano Mario Batali. Ne ripercorre anche la formazione, passando lunghi periodi a Porretta Terme, dove Batali ha imparato tutto quel che doveva imparare per reinterpretarlo poi nel suo ristorante a New York e in un programma televisivo di successo.
Ecco così un aspetto diffuso di questo mondo: tutti i grandi cuochi americani imparano all'estero. Soprattutto Italia e Spagna. Ma anche Francia e Inghilterra. Lavorano gratis nei ristoranti italiani, lontano da casa, per uno, due, tre anni o più. Spesso iniziano a cucinare solo dopo un anno passato a guardare gli altri e a fare i lavori più umili, come tagliare le carote.
La zona d'indagine di Bill Buford, mentre parallelamente patisce le pene dell'inferno nella cucina di Babbo e arriva addirittura a cucinare alla prestigiosa griglia della carne, è l'Emilia (per la pasta e i salumi) e successivamente la Toscana, per la carne e l'olio. Passa molto tempo a Porretta, dove una zdaura di montagna (le mie montagne, dove ci sono ancora lupi e linci) gli insegna, solo dopo alcune settimane, a fare la sfoglia, il ragù, i tortellini. Poi la Toscana, dal macellaio più famoso del mondo, ovvero Dario Cecchini, un artista il cui soggetto principale è il lutto.

Dario Cecchini, macellaio toscano
Dario Cecchini

E l'olio, dove un produttore raccoglie a settembre invece che a novembre perché, anche se produce molto meno olio, anche se guadagna molto meno di quel che potrebbe, le olive hanno meno acqua e l'olio viene più buono e aromatico.
Tra molti segreti, consigli, ricette, meditazioni filosofiche sul cibo, leggiamo anche della vita di Bill Buford, dei suoi incontri, delle scelte delicate che ha dovuto fare con la moglie, delle sue emozioni. E del fatto, per esempio, che in cucina (e non solo in cucina, naturalmente...) la cosa più difficile da raggiungere è la semplicità, e che "meno significa più". Un grande cuoco dimostra di essere tale da come cucina un uovo. 
Leggiamo che la cucina, per uno chef, è una forma di memoir, e ogni piatto un ricordo della sua vita. Dalle ricette che cucina nel proprio ristorante un buon osservatore può sapere molto di lui. E lui può sapere molto di noi vedendoci mangiare.
Leggiamo poi che "Dario morirà. Io morirò. I ricordi moriranno. Il cibo fatto a mano è un gesto di sfida e va contro tutto ciò che costituisce la nostra modernità. Trovatelo, mangiatelo: scomparirà. E' esistito per millenni. Adesso è evanescente come una stagione."
Un libro contro il cemento. Contro il livellamento industriale del gusto. Per un passo indietro. Per una emancipazione culinaria che significherebbe ben altro.

Peter

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giovedì, 15 novembre 2007

Scappo dalla città
La vita, l'amore e i cinghiali

L'amico Patrick mi manda questo sms:

La calma, il luogo ameno, la bellezza della montagna, la serenità del cielo, il mormorio delle acque, la tranquillità dell'anima, contribuiscono molto a far sì che le muse più sterili diventin feconde e producan frutti che riempiono il mondo di meraviglia e di soddisfazione.
Cervantes, Don Chisciotte

Perché per ora almeno metà settimana vivremo su, nell'alto Appennino bolognese. Nelle montagne che amo da più di quindici anni. A pochi chilometri da Enzo Biagi.

Necrologio Enzo Biagi (@ Farnè)

Durante il suo funerale a Pianaccio la gente ha intonato Bella ciao. Quando l'ho letto ho sentito un brivido. Perché secondo me non c'entra il comunismo (cos'è?) o la Resistenza della Seconda Guerra mondiale. C'entra... la Resistenza di oggi ("Resistere, resistere, resistere!" - ricordate?). L'ho interpretato non come un canto ideologico, ma come un canto di chi si oppone (tutti diavoli?). A tante, tantissime cose che non vanno bene e che ci stanno schiacciando.
L'altra sera mio padre mi ha detto che dopo aver letto Rovina ha notato l'orrore dei condomini che stanno costruendo, e ha provato rabbia. E prima no? gli ho chiesto. No, prima accettavo con tristezza, guardavo ma non vedevo.
Con questo spirito di non accettazione dell'assurda vita di città, per quanto possibile visto che per mangiare servono soldi, è dunque arrivato il momento di non farsi derubare (del tutto) del proprio Tempo, della propria Salute, del proprio Benessere. Della propria Vita. Andando qui, in ritiro a costruirsi. Lontano dal ronzio. Lontano dallo smog. Verde dei boschi. Bianco della neve. Aria che profuma. Camino acceso. Silenzio interrotto solo dagli uccellini, di giorno, e dai rapaci, di notte. E poi stelle. Molte stelle, finalmente visibili, senza le luci delle città.

Valle del Dardagna e "Riva" fotografate dal Monte Belvedere - Foto di Peter
Valle del Dardagna e "Riva" dal Monte Belvedere (Bo)

La "Riva" vista da Cà Vighi - Foto di Peter
La "Riva" vista da Cà Vighi

Anche questa è politica.

Peter (Ps: WALDEN è vivo e lotta insieme a noi)

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venerdì, 04 maggio 2007

La scaturigine del nostro italico destino
Cia e sovranità limitata atlantico-fascista

A chi pensa come il possibile burattinaio? "Il grande vecchio per me è il funzionario più alto in grado del settore Cia che si occupa degli affari italiani. A sua volta la P2 è anche una struttura di servizio della stessa Cia; una rete di complicità che non si è mai estinta, si è solo trasformata. [...] Già durante la guerra gli alleati, ormai sicuri della vittoria, e ciò in base a previsioni scientifiche elaborate sull'entità delle perdite dei tedeschi a Stalingrado e degli italiani a El Alamein, si erano concentrati sul 'dopo'. Si preparavano, una volta liquidata la Germania, a fronteggiare l'offensiva ideologico-militare dell'impero sovietico. In questo tipo di strategia preventiva rientrano anche le 'operazioni sporche'  dell'Oss (Office of strategic service), da una costola del quale nascerà la Cia. Gli esempi sono molti: dall'ordine di contrastare in ogni modo, delazioni comprese, le formazioni partigiane di color rosso, fino alla messa in salvo di autentici criminali nascifascisti, del calibro di Valerio Borghese, sottratti alla giustizia per essere riciclati in organizzazioni segrete volte a contrastare i comunisti, magari a fianco della mafia. Personalmente mi sono imbattuto in simili realtà poco edificanti, non per via degli studi storici che mi appassionano, ma come investigatore."
Generale Nicolò Bozzo (intervistato da Camillo Arcuri nel libro Sragione di Stato, 2006 Bur, pagg. 188 - libro che consiglio istericamente)

Gen. Nicolò Bozzo
Nicolò Bozzo

Penso alla festa di Liberazione, e al fatto che dal '45 in poi lo Stato italiano sia stato in mano ai fascisti, in realtà, sotto direttive americane. E che adesso festeggiamo un sogno. E al fatto che lo sia ancora, l'Italia, in mano ai fascisti. Indipendentemente da qualsiasi elezione. E che gli ex partigiani diventati carabinieri siano sempre stati osteggiati, come Dalla Chiesa e Bozzo. E come potrebbe essere altrimenti, se negli anni caldi 12 (dodici) generali dell'Arma su venti totali erano piduisti? Il generale Dalla Chiesa, per esempio, ex partigiano, non è nemmeno presente nel libro ufficiale dell'Arma dei Carabinieri: Abbecedario del Carabiniere - Dizionario storico essenziale per la conoscenza dell'Arma. Non c'è. Perché ha commesso molti errori, almeno secondo Licio Gelli.
Altri fatti sparsi: Gianfranco Fini nella sala operativa Cc durante gli scontri del G8 a Genova, con le ben note procedure cilene che abbiamo visto, soprattutto nella caserma di Bolzaneto. Poi un vessillo della repubblica di Salò nella caserma di Nassirya, fotografato in bella vista dopo l'attentato e pubblicato dalla rivista berlusconiana Chi. O Gaetano Saya a capo della Dssa (Dipartimento di studi stretegici antiterrorismo), fondatore del nuovo Msi e proveniente da Gladio. Potrei andare avanti, ma meglio il libro.
Comunque lo sfondo di tutto, di tutti i morti degli ultimi decenni, da Portella della Ginestra fino alla lotta armata e alla strage della stazione di Bologna, per arrivare al Cermis e ai giorni nostri, è il "segreto Nato". Parrebbe non una gran scoperta, ma chi ne parla? Chi dà gli strumenti per leggere la storia e l'attualità nel modo corretto?
Prima c'erano i comunisti. Ora ci sono i terroristi. L'importante è avere un nemico (a costo di tutto, anche al costo di armarlo), pare, per esistere. Di fatto l'Italia non è mai stata in democrazia, e riposi i pace. Intanto grazie a quelli come Bozzo, che per i propri ideali hanno patito di tutto, spesso fino a perdere la vita.

Ps: curioso che la foto pubblicata in questo post di Nicolò Bozzo, generale acerrimo nemico della P2, a quanto so, è la prima e finora unica che comparirà nelle immagini di Google. Che sia anche la prima pubblicata in rete? Alegher.

Peter

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giovedì, 12 aprile 2007

Kurt Vonnegut
1922-2007

Kurt Vonnegut
Kurt Vonnegut

A lui sono molto legato. Parlo al presente perché i suoi libri rimangono, e questo forse è il grande fascino dell'arte. Una forma di immortalità. Soprattutto sono legato a Mattatoio N. 5, letto quest'estate in vacanza al mare con alcuni cari amici. Una bellissima vacanza, un preludio... E un libro incredibile, in cui Vonnegut affronta il tema della guerra (che ha vissuto) come mai nessuno prima aveva fatto. 
E poi, credendo per un attimo ai misteriosi giardini dei sentieri dei destini incrociati (Borges + Calvino), l'avevo sentito leggere, circa tre anni fa, allo Zò Café di Bologna, una sera apparentemente come tante, da una donna bellissima e intensa con una altrettanto intensa e bellissima voce, che mai avrei pensato di vedere e udire ancora. Per di più così vicino. E così dentro. Totalmente.

"Ci sono centinaia di buoni motivi per combattere" dissi "ma neanche uno per odiare senza riserve, e per credere che Dio onnipotente sia d'accordo con noi. Dov'è il male? E' quella parte di ogni uomo che vuole odiare a tutti i costi, che vuole odiare e avere anche Dio dalla sua. E' quella parte di ogni uomo che trova tanto attraente qualsiasi genere di brutalità. E' la parte di ogni imbecille che vuole punire, avvilire, e gode a fare la guerra."
Kurt Vonnegut, Madre notte (1961)

Agli altri o a se stessi, è quella parte di noi da "combattere". Per esempio con la bellezza. E Vonnegut, di bellezza, ne ha sparsa molta nel mondo, con la sua preziosa ironia.

Peter

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martedì, 03 aprile 2007

Si chiama Gaia perché ride (di noi)
Problemi su effetto serra e riscaldamento globale

Pianeta Terra

Vi presento un caro amico: Ste, geologo. Ci parlerà brevemente dei motivi per cui la pappina pronta sul riscaldamento globale ha qualcosa che non va.

Se proprio sentiamo il bisogno di non tacere, come alcuni filosofi del passato ci hanno consigliato, sul fenomeno del riscaldamento globale per lo meno cerchiamo di basare le nostre idee su FATTI OGGETTIVI.
Il primo dato oggettivo è che la Terra, nel suo ruotare attorno al Sole e attorno a se stessa, ha ciclicamente variato il suo clima globale nel tempo. Le cause sono da ricercarsi nell’irraggiamento del Sole sulla Terra. Per esempio: il variare dell’orbita terrestre attorno al sole modifica sostanzialmente il clima sulla Terra. Inoltre, a un’orbita maggiormente ellittica corrisponde un raffreddamento globale con formazioni di ghiacciai perenni nelle montagne e formazione di calotte polari anche notevolmente estese, e questo periodo viene chiamate Stadio Glaciale. Al contrario un’orbita circolare produce un innalzamento della temperatura media, soprattutto per quanto riguarda la temperatura delle acque, con effetto domino che provoca lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari: questa fase si chiama Stadio Interglaciale. Qual è l’effetto che più risulta evidente da queste variazioni cicliche? Sicuramente le variazioni del livello del mare, ovvero rispetto alle condizioni attuali che corrispondono allo zero, quando e in che misura si è abbassato o innalzato il livello del mare. Negli ultimi 200.000 anni si sono susseguiti tre cicli completi di riscaldamento/innalzamento del mare e raffreddamento/abbassamento del mare. Tanto per citare alcuni dati di riferimento, circa 125.000 anni fa (durante lo Stadio Interglaciale comunemente chiamato Tirreniano) la totalità delle calotte glaciali erano sciolte e sulle Alpi non si riuscivano a formare ghiacciai perenni; la temperatura era globalmente di almeno 4° superiore all’attuale e il mare era circa 5,50 metri (in verticale) più in alto del presente. Circa 22.000 anni fa invece si raggiungeva il picco massimo dello Stadio Glaciale, noto come Wurmiano; sulle Alpi si formarono imponenti ghiacciai talmente estesi da produrre le cosiddette valli morenico-glaciali del Veneto e del Trentino, la calotta polare artica ricopriva totalmente la Scandinavia, la Germania e una considerevole porzione della Francia in Europa, e metà del Canada in America. Elemento ancora più interessante: il livello del mare era drasticamente diminuito di circa 120 metri (in verticale). Per rendersi conto del significato di un tale abbassamento basti pensare che il fiume Po sfociava a Pescara e che il mare Adriatico, praticamente, non esisteva. Circa 6.000 anni fa siamo entrati in uno Stadio Interglaciale e il livello del mare in prima approssimazione ha raggiunto il livello attuale e il clima non si doveva discostare di molto dall’attuale. Sulla base di questi dati, per decenni gli studiosi hanno ritenuto che noi ci trovassimo a vivere alla fine della fase Interglaciale iniziata appunto circa 6.000 anni fa, e pertanto che il ciclo naturale andasse verso un raffreddamento, lento ma globale. A supporto di questa tesi vi è stata una fase di raffreddamento intensa ma breve nota come Piccola glaciazione, durante il sonno della ragione medievale. Con questi presupposti le problematiche legate all’effetto serra assumevano caratteri decisamente preoccupanti. L’aumento di temperatura, che pure è un dato oggettivo, erano, secondo gli studiosi, in quel momento da imputarsi interamente all’effetto antropico, che era tale non solo da azzerare la tendenza al naturale raffreddamento ma addirittura da provocare un riscaldamento globale. Un elemento nuovo però è entrato di recente sulla scena. Il ciclo naturale terrestre non sta andando verso una fase glaciale e quindi verso un raffreddamento, anzi al contrario siamo ancora in un periodo Interglaciale e forse verso un picco caldo. Questo dato è supportato da numerosissimi lavori scientifici, ma vorrei utilizzare un elemento curioso ed interdisciplinare che si è scoperto proprio in Italia. Tutte le costruzioni costiere e soprattutto i porti di età romana (periodo imperiale) si trovano, oggi, al di sotto del livello del mare, con profondità variabile compresa tra i -50 e -90 cm. Questo dato indica in maniera indiscutibile che negli ultimi 1.000 anni il mare si è sollevato, lentamente ed in modo intermittente, ma di sicuro per cause che hanno agito molto prima della rivoluzione industriale e dell’emissione da parte dell’uomo di gas serra, se si esclude il “metano umano naturale”. Per concludere il mio ragionamento (voglio essere sicuro che non mi fraintendiate): tutto quello che si può fare per abbattere le emissioni di CO2 e dismettere i carburanti “fossili” sono da me ben accetti; che questo migliorerebbe la qualità della nostra vita è altresì indubbio… Ma che l’emissione dei gas serra stia sconvolgendo da solo il clima terrestre non è per niente convincente. Sono convinto invece che l’effetto serra stia cavalcando una situazione naturale pregressa e che in qualche percentuale stia inasprendo questo fenomeno ma in quale misura è, a oggi, difficilmente quantificabile.

Dott. Stefano Andreucci
Università di Sassari - Ist.to di Scienze Geologico-Mineralogiche

Cosa pensare? L'effetto serra è un concetto poco serio, non suffragato da dati sperimentali, che però consente di limitare le emissioni inquinanti della grande industria (male assoluto). In mancanza d'altro l'industria non avrebbe limiti di alcun tipo. Ergo: facciamo finta di niente e attenzione all'effetto serra.
Intanto però, zitti zitti, saperne di più può essere utile. Esiste uno scritto illuminante, contenuto nel controverso e affascinante libro Ballando nudi nel campo della mente, del premio Nobel per la chimica Kary Mullis. Il capitolo in questione, Cosa è successo al metodo scientifico? andrebbe studiato in tutte le scuole del regno, per capire certi meccanismi.

Kary Mullis

Mullis dimostra che gran parte delle questioni che pensiamo di sapere riguardo queste cose sono finti problemi, idee erronee diffuse per interessi economici e politici, e che naturalmente per fare questo "è sufficiente convincere un elettorato disinformato". Dimostra inoltre che la fascia d'ozono, finché ci sarà ossigeno, si autogestisce da sola per reazione chimica. Va letto.
Nel testo Mullis ci da un semplice e prezioso consiglio: "Gli scienziati che fanno affermazioni categoriche su futuri disastri ecologici e sostengono che gli uomini sono responsabili di tutti i cambiamenti in corso sono fortemente sospetti. Spegnete la televisione, prendete in mano il libro delle scienze che usavate a scuola. Dovete sapere che intenzioni hanno. E dovete riuscirci da soli: ognuno per sé, come sempre. Ringraziate la sorte che non abbiano cambiato vesti né abitudini: continuano a indossare abiti bianchi, come sacerdoti, e a evitare lavori pesanti. In questo modo, è più facile identificarli."
A me ricorda la Strategia della tensione. Il principio mi pare identico (neutralizzare la comprensione, dunque il dissenso, con la paura). Abbiamo veramente bisogno di tutto questo per non avvelenarci mortalmente come stiamo facendo, per esempio, nelle grandi città? Qualcuno, per caso, si è rotto i coglioni di farsi prendere per il culo?

Peter

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lunedì, 19 febbraio 2007

Giordano Bruno  
Martire della libertà di pensiero

Giordano Bruno

Il 17 febbraio di 407 anni fa Giordano Bruno moriva abbrugiato sul rogo. Dopo la lettura della sentenza della Santa Inquisizione (bell'ossimoro, anche questo) disse: «Tremate più voi nel pronunziare questa condanna, che io nel riceverla» (tremano, sì, hanno sempre tremato, come adesso, di fronte alla terribile minaccia dei Pacs).
Fu sostenitore del sistema copernicano, inteso come nuova verità faticosamente conquistata dal genere umano e suo strumento di liberazione. E soprattutto fu convinto propugnatore dell'infinità dell'universo: «Cotal spacio lo diciamo infinito, perché non v'è raggione, convenienza, possibilità, senso o natura che debba finirlo [...]. La Terra dunque non è absolutamente in mezzo de l'universo, ma al riguardo di questa nostra regione [...]. Così si magnifica l'eccellenza di Dio, si manifesta la grandezza dell'imperio suo: non si glorifica in uno, ma in Soli innumerevoli; non in una terra, in un mondo, ma in ducento mila, dico in infiniti».
Per lui quiete e stasi sono sinonimo di morte, al contrario del movimento e del mutamento, che coincidono con la vita, e dunque con la perfezione. Il suo sogno è restaurare, nel mondo moderno, la religione magica egiziana (a lui si ispirerà John Toland, altro libero pensatore), che costituirebbe la fonte universale del sapere del genere umano, e da cui deriverebbero la sapienza ebraica e le filosofie di Greci e Persiani. La divinità intesa come universo infinito... Per questo, per la tesi della generazione spontanea della vita e per l'idea di una pluralità di sistemi non coordinati... morirà. Lasciando il mondo migliore di prima.

Necrologio Giordano Bruno
Da La Repubblica

Peter

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mercoledì, 24 gennaio 2007

Ryszard Kapuscinski (l'Altro)
1932-2007

E' morto uno dei più grandi giornalisti della storia. Eternamente in viaggio, nel centinaio di paesi che ha visitato durante la sua intensa vita, e che ha raccontato nelle sue opere, ha portato a noi, fedelmente e lucidamente, l'Uomo e il Mondo. Cosa rara e preziosa.

Ryszard Kapuscinski

Può accadere che si giunga al duello, al conflitto, alla guerra. Le testimonianze di eventi di questo tipo sono conservate in tutti gli archivi, contrassegnate dagli innumerevoli campi di battaglia e dai resti di macerie sparsi in tutto il mondo. Sono la prova della disfatta dell'uomo, che non ha saputo o voluto venire a patti con gli Altri.
[...] Ogni volta che l'uomo ha incontrato l'Altro, si è trovato di fronte a tre possibilità: poteva scegliere la guerra, poteva circondarsi con un muro, poteva instaurare un dialogo. Nel corso della storia l'uomo ha sempre esitato nello scegliere una delle opzioni: sceglie una o l'altra a seconda dell'epoca e della cultura.
[...] Risulta difficile giustificare la guerra: io credo che la perdano tutti perché essa è la sconfitta del'essere  umano, ne mette a nudo l'incapacità di intendersi con l'Altro, di sentirsi nell'altro, l'incapacità alla bontà e alla ragione. In tal caso, di solito, l'incontro con l'Altro si conclude con il dramma e la tragedia del sangue e della morte.
[...] Il concetto di "Altro" viene il più delle volte definito dal punto di vista dei bianchi, degli europei. Ma ecco che sto attraversando un villaggio montano dell'Etiopia, inseguito da una frotta di bambini che mi additano divertiti gridando: Ferenczi! Ferenczi! Il che significa appunto: forestiero, diverso. Un esempio di degerarchizzazione del mondo e delle sue culture. E' vero che diversi sono gli Altri, ma per quegli Altri sono proprio io l'Altro. In questo senso ci troviamo tutti nella stessa barca. Noi tutti abitanti del nostro pianeta siamo Altri agli occhi degli Altri: io ai loro occhi, loro ai miei.


Ryszard Kapuscinski - Dalla
Lectio magistralis tenuta a Udine il 16 maggio 2006.

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martedì, 02 gennaio 2007

Io, Rocco
L'autobiografia di Rocco Siffredi

Rocco Siffredi

L'amico Pat ha pensato bene di regalarmi l'autobiografia di un certo Rocco Siffredi. Il motivo mi sfugge, ma il libro me lo sono letto in tre ore. Rocco: fulgido esempio per noi tutti (perché non di solo Kafka & Dante si può vivere...).
Ma il punto è un altro. L'inaspettata lucidità intellettuale di quest'uomo che, scopriamo, di ottimamente funzionante ha anche il cervello. Aggiungeteci, magari, un editor che sa fare bene il suo lavoro e avrete un libro interessante e umano, come hanno scritto anche sul Domenicale del Sole 24 ore di qualche settimana fa.
C'è chi pensa che Siffredi lavori nudo. Non è vero. La vera nudità la raggiunge fra le pagine della sua autobiografia. Come quando parla della morte di sua madre o del rapporto con suo padre.
Per capire che intendo con cervello funzionante leggete queste righe tratte dal capitolo L'ipocrisia dei media:

Dal momento in cui appari in televisione, devi mettere in conto che qualcosa di tuo, di molto intimo, è perduto. Diventi un prodotto televisivo e non importa più quello che sei, ti trasformi immediatamente in un messaggio massificato. [...] Se sei una pornostar sei quotidianamente bombardato da richieste mediatiche di ogni genere. Ma, attenzione! Il porno in TV fa alzare l'audience. Esattamente come la violenza. E come pure ogni forma di esaltazione di uno qualsiasi degli aspetti più istintuali della nostra natura se trattati con morbosità strumentale. Eppure la televisione, spudoratamente, nega ciò che mostra mentre lo mostra, assumendo un atteggiamento pregiudiziale che la assolve preventivamente dal parteggiare per qualsivoglia contenuto. Questo comportamento non lo considero nemmeno vigliacco, questa per me è l'unica forma di volgarità possibile.
[...] La televisione fino a pochi anni fa era un meraviglioso mezzo d'intrattenimento per le famiglie, ora è il più grande strumento di potere, di guerra. Ha modificato i comportamenti naturali della gente, ha omologato i gusti, i desideri, le ambizioni. Ha annullato le peculiarità individuali, impedendone lo sfogo se non attraverso l'aggressività. E poi mi vengono a dire che il porno è diseducativo!
Rocco Siffredi, Io, Rocco (Mondadori 2006, pagg. 191)

Peter

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domenica, 17 dicembre 2006

Letizia natalizia
Il bue, il bambino Iesus e l'asinello

Una umile candelina rossa adornata d'un festoso alborello in pregevole bassorilievo, su consona purpurea base. Una fiammella eternamente guizzante che scaldi i vostri cuoricini stracchi e malvisti, acciocché vi ritempriate dalle gelide fatiche invernali del vivere e dal quotidiano stress del consumo. Perché la letizia del Natale vi colga - preparati e in buona salute. Accettate questo picciol dono. Così sia, ame.

Sacra conversazione

Da sinistra: il bue Nobless Marcossi (Comandante in Capo della Letizia Natalizia e delle Borse Regalo); il bambino Acsel (Premier indiscusso della Letizia Natalizia, democraticamente eletto per Partito Preso); l'asinello Peter (Ministro degli Interni Natalizi e della Giocondità Perplessa).

Peter

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mercoledì, 22 novembre 2006

Robert Altman
1925-2006

Robert Altman

"La politica non è come il cinema, spesso vincono i cattivi."

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domenica, 12 novembre 2006

Stefano Bollani e Giovanni Allevi
Fine di una lettera aperta mai scritta

Stefano BollaniGiovanni Allevi
Stefano Bollani e Giovanni Allevi. Pianisti.

...infine trovo interessante che il vostro vissuto, le vostre mani insanguinate dall'esercizio, il vostro stomaco, i vostri brividi e tutto quello che usate per suonare la vostra musica abbia un ruolo così importante nella colonna sonora che compone le mie giornate. Ci siete quando faccio il caffé, quando leggo, quando scrivo, quando faccio l'amore e quando fisso il muro senza accorgermi che è il muro bianco della mia camera (smettetela di fare i guardoni).
Con le vostre note quel muro si accende e diventa il finestrino di un treno, e io guardo il paesaggio in movimento con la fronte appoggiata al vetro freddo e un po' sporco. Torno bambino, e nel sedile di fronte al mio ci sono seduti, stretti stretti, sogni e amore idealizzato, mentre fuori, nella penombra blu dei tramonti nuvolosi dell'inverno, passano campi e colline e case che sembrano abbandonate. Come il telescopio è uno strumento che potenzia la vista, la vostra musica è uno strumento che amplifica le mie emozioni e fa correre la mia mente, facendomi vivere altre dieci vite.
Poi torna il silenzio. E torno anch'io. Diverso da prima. In pace e un po' stranito. Come se la felicità, passandomi vicino, mi avesse appena sfiorato per poi farmi una linguaccia divertita. Sorrido. Ora le cose del mondo non sono più dietro ai miei occhi, ma davanti, come le persone perbene dicono debba essere, ma io non li ascolto. 
Il muro bianco è ridiventato nient'altro che un muro bianco, costruito anni fa da mani preziose come le vostre. Solo molto più grosse e callose. Sorrido ancora. Guardo fuori dalla finestra. E premo di nuovo il tasto 'play'.


Peter

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giovedì, 21 settembre 2006

INTERRUZIONE - IL MASSONE
Questo blog è ora in mano a forze segrete e oscure

Che cos'è la verità in Italia?
E' un'idea, una corrente de partito, un'opinione, una corrente elettrica, una corrente d'aria? Ma c'è qualcuno dall'altra parte? Ma sto interrompendo qualche programma? Ma c'è qualcuno che mi legge? Porca miseria...
Noi cavalieri della 'uallera d'oro abbiamo fatto un golpe, abbiamo rivoltato tutto quanto, ci fosse uno dall'altra parte che dice: <<Oh, ma che sta succedendo?>>.
Oppure soltanto per dirti: <<Vaffangulo...>>.
Ma per dire, una reazione, porca miseria! Ma voi lo sapete che noi lavoriamo dalla mattina alla sera per occupare i posti, per fa' l'attentato... E questa è fatica, e questa è passione, ma io 'o faccio 'o golpe, io mando l'Italia a gambe all'aria ma vorrei qualcuno dall'altra parte che dicesse: <<Stanno attentando alla Costituzione!>>, oppure anche solo: <<Ma che sta succedendo? Toh, è nu golpe? Ah, è nu golpe>>. No, tutto tranquillo, tutto normale...
Ma voi avete rispetto per chi lavora? Ma lo capite che cos'è la creatività in questo lavoro? Monica Lewinski a Raiuno: le diamo 25.000 dollari per fa' un lavoro che poi non fa... Lai sa che è, lei sa perché, lei sa dov'è! Ci fosse qualcuno in questo paese che ti da una soddisfazione!
Io quando lavoravo a Disneyland, da ragazzo, tenevo lo stesso cappuccio così uguale ma tenevo due 'recchie così... Ci stavano i guaglioni che facevano: <<Oh, vedi chi è? Oh, vedi chillo che vola! Oh, vedi chillo che decolla!>>
Un'espressione, una reazione! Qua niente! E' un paese di morti! E allora uno che deve fare?
Abbiamo fatto l'anarchia, abbiamo ritirato fuori gli anarchici e allora vedete che sulla mia scrivania oggi c'è una bomba: una bomba all'uranio? No, una vecchia bombaccia degli anni Settanta che facavano con lo scotch e con lo sputo e che era molto semplice; ci stanno due fili: ce sta 'o filo giallo e 'o filo arancione; se taglio 'u filo giallo se disinnesca, se taglio 'u filo arancione scoppia.
E io sto tagliando 'u filo arancione: pecché?
Pecché me so' shcassate!

Corrado Guzzanti, Il caso Scafroglia

Il caso Scafroglia finiva così, in quel lontano ma geologicamente vicino dicembre 2002. Risposta per sempre attuale alla nostra camera, al nostro senato e a tutti gli elettori. Non importa qual era, è e sarà la domanda. Peter

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giovedì, 10 agosto 2006

Takeshi Kitano & Dio

Takeshi Kitano è uno dei più grandi registi della storia. Lo so io e lo sapete voi, e se non lo sapete guardatevi tutti i suoi film. Dipinge bene (v. i quadri di Hana-Bi), recita, fa tv, e scrive, anche. Nel suo ultimo scarsissimo - benché antireligioso - romanzo pubblicato in Italia, Nascita di un guru, per bocca di uno dei personaggi si esprime in maniera condivisibile riguardo a dio. A volte basta una frase per ripagare almeno parzialmente il lettore insoddisfatto (io). E voi siete fortunati ("grazie Peter"), potete evitarvi di leggere il libro e prendere solo il meglio, cioè questo, che sta a pagina 192:

Dio non rientra nella sfera della conoscenza umana. Non esiste un dio che possa essere concepito, sarebbe necessariamente un dio mediocre. Chiunque si vanti di potersi avvicinare a dio, è vittima dell'inganno di dio, anzi del proprio orgoglio.

Takeshi Kitano, Nascita di un guru (Mondadori Strade Blu 2006, pp. 200, 15 euro)

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lunedì, 31 luglio 2006

Mauro Ferrari
Eroi del nostro tempo


Mauro Ferrari

Potremmo parlare di indulto, di casta, di Previti Dell'Utri Tanzi, della serietà di Di Pietro, di quei carcerati in Sicilia che non vogliono uscire dal carcere perché lì hanno un lavoro e fuori no... Potremmo parlare delle elezioni nel ricchissimo Congo e delle solite ingerenze occidentali o di Israele Palestina e Libano... Ma è meglio di no, primo perché su questi argomenti è meglio leggere dei libri, secondo perché su questi argomenti i blog si sbizzarriscono già, con risultati spesso imbarazzanti, terzo, soprattutto, perché abbiamo voglia e bisogno di nuova benzina.

Conoscete
 
Piero Di Pasquale? E' un bravissimo giornalista di RaiNews24. Conduce Next, un programma in cui per un'ora intervista personaggi. A volte politici evidentemente corrotti, a volte Emanuele Severino, a volte scienziati... Più che intervistare dialoga, è molto preparato, e questo aggiunge valore all'intervista. Marzullo per fortuna è lontano. Il telespettatore ascolta attentamente.
L'altra notte torno a casa tardi. Accendo la tv, e su Rai tre, come ogni notte alle due e mezza, c'è la replica di Next. Un personaggio pacifico e sorridente, apparentemente in pace con se stesso, parla di nanotecnologie, di dispositivi microscopici a cui sta lavorando che, immessi all'interno del corpo, riconoscono l'eventuale danno e l'aggiustano da soli. Ohibò. Si chiama Mauro Ferrari, è un genio, e quando parla è un fiume in piena. Lavora in America, e torna spesso in Italia per collaborare e diffondere. Si mostra estremamente amareggiato per gli inevitabili usi militari che vengono fatti con ogni grande scoperta scientifica, ma lui va avanti. Bisogna andare avanti per i vantaggi che l'umanità può trarne. Sta lavorando anche per dei vaccini monodose, in modo da coprire quante più persone possibili laddove il sistema sanitario è arretrato o inesistente. Noi intanto simpatizziamo. Il suo entusiasmo è contagioso. Intervistore e intervistato sembrano conoscersi da tempo. Parte la biografia. Ferrari ha cinque figli, di cui quattro sono due coppie di gemelle (!). Si è laureato in matematica. Poi si è dedicato all'ingengneria civile, poi, improvvisamente, ha voltato completamente pagina e si è buttato con risultati entusiasmanti in studi biomedici. Ma entusiasmanti quanto? Tanto così: "Nel Biomedical Microdevices Center, ente che ha fondato e dirige, ha messo a punto una biocapsula per trapianti cellulari che impedisce il rigetto del sistema immunitario. Si tratta di un "sommergibile" antitumore di dimensioni infinitesimali costruito in silicio che individua il tumore e porta nel corpo umano le sostanze in grado di aggredirlo e distruggerlo, senza danneggiare gli organi sani."
Sono quasi le tre e mezza. Improvvisamente, con grande dignità, racconta di se stesso, dei propri figli, della prima moglie che è morta precocemente per un tumore e del dolore che ha provato. Dice che la tragedia insita nelle nostre esistenze va utilizzata per migliorare le cose. Può essere una forza. Noi capiamo perché ha voltato pagina, e comprendiamo cosa lo spinge. Migliorare le nostre vite, le vite di tutti. Impedire che una persona che amiamo muoia troppo giovane per una malattia che potrebbe essere curata. Ci risulta impossibile non essere contagiati dalla sua purezza, trasparenza e dal suo fortissimo senso etico. Elementi rarissimi in una persona che ricopre ruoli di potere. E una lacrima scende. Mentre Piero Di Pasquale, visibilmente scosso, fatica per non piangere. Per una volta spegniamo la tv e andiamo a letto contenti e commossi. E con vicino persone come Mauro Ferrari pensiamo al futuro non come a un eterno bombardamento di civili inermi.

Peter

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domenica, 25 giugno 2006

Maurizio Milani
L'uomo che, invece di sussurrare ai cavalli come tutti, pesa i cani

E' uscito il nuovo libro del comico più stimato dai comici. Dello scrittore che, stravolgendo il nostro mondo, lo vede forse correttamente. Si intitola L'uomo che pesava i cani (Kowalski, 13 euro). Quest'uomo meriterebbe un saggio approfondito. Dunque taccio, e pubblico due sue pagine a caso.

La donna e l'amore
Stai in mezzo a un campo seduto su una sedia di legno: non leggere, non pescare, non fare niente. Stai lì fisso quelle cinque, sei ore. Comincerai a ricevere lettere d'amore di donne che tu non vedi, ma loro sì. Sono impiegate, che con potenti cannocchiali stanno sui terrazzi dei grattacieli di Milano intanto che sono fuori dall'ufficio a fumare. Cercano di fidanzarsi con uomini assenti e distanti, sia fisicamente sia mentalmente. Quando stiamo insieme quella mezza giornata, siamo già stufi l'una dell'altro.

Igiene 1
E' sei anni che alla sera mi lavo e non esco. Decido di uscire verso le 20.30, così mi preparo per andare fuori e vado a lavarmi. Senza accorgermi il tempo vola, continuo a lavarmi. Arriva l'una di notte. Quando mi accorgo vado a letto. E' chiaro che cos' non mi farò mai la fidanzata. Prima, finito di lavarmi iniziavo a pesarmi per cui arrivava l'alba, e non mi accorgevo. Poi dovevo digerire: io sono un tipo che deve stare concentrato per digerire.

Fosse per me raccoglierei i suoi sei libri in un Meridiano Mondadori.

Peter

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mercoledì, 19 aprile 2006

Tiziano Terzani
Incontro con Folco Terzani per la presentazione del libro
La fine è il mio inizio

Nell'Aula Magna di Bologna ieri si sono incontrati Folco Terzani, Stefano Bonaga e un tanatologo per parlare, prendendo spunto da La fine è il mio inizio, di vita e di morte. Ho finito di leggere il libro da pochi giorni. Lettura straordinaria, incredibile.
Nelle decine e decine di presentazioni di libri a cui ho assistito non mi era mai capitato di dover trattenere le lacrime per la commozione. Ieri, dopo un'ora di discussione appassionata e appassionante fra i tre, è capitato che una signora ha impugnato il microfono e ha ringraziato i due Terzani per questo libro, perché le ha riportato a galla tutte le sensazioni che ha provato trent'anni fa, quando per un anno e mezzo ha accompagnato alla morte il marito che allora aveva 40 anni. Insieme giravano per l'ospedale per vedere come la gente moriva, insieme leggevano di morte, insieme cercavano di capire, di prepararsi al momento, come ha fatto Tiziano per tre anni isolandosi sull'Himalaya e poi parlando con suo figlio. Questa signora ha concluso dicendo che quell'anno e mezzo è stato il periodo più bello della sua vita.
Poi ha parlato un ragazzo, dicendo che non ha fatto in tempo a percorrere il sentiero tracciato da Folco e Tiziano Terzani, anche se avrebbe voluto, perché suo padre è morto giovedì. Poi ha pianto, senza imbarazzo, e io lì ho provato felicità, e ho sentito una qualche debole forma di speranza per il genere umano. Così io e Malmostosa, commossi, abbiamo assistito a qualcosa di meraviglioso, che mai mi sarei aspettato: il pubblico dell'Aula Magna applaudiva con passione, applaudiva persone normali che si erano ritrovate lì per parlare e sentir parlare di morte, cioè di vita. Sembrava un rituale catartico, nato spontaneamente, per urgenza. Perché le riflessioni che il libro contiene non si trovano in televisione e nei giornali. Ma l'urgenza di capirci qualcosa... c'è, per quanto la stupidità occidentale porti a rimandare, a rimuovere, a sotterrare la morte. Tutta questa bellezza (sì, bellezza) esula dalle nomine politiche e dalle miserie elettorali. E anche questa è Italia. Persone di tutte le età che stanno sedute due ore ad ascoltare la morte e la vita di un uomo che è morto ridendo. E la morte (serena) di un uomo può essere la morte (serena) di molti uomini, spinti da quest'uomo a ricercare nella vita la propria strada.

Peter

Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l'uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c'è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.
Libertà. Non ce n'è più. Io continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c'è più libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c'è altro, c'è solo una spinta verso il mercato. [pag. 399]
Non è così complicato, non è congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.
Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c'è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia - ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia - ma che vuoi di più? Una macchina nuova? [pag. 373]
Quando uno sta male a casa chiamano l'ambulanza che lo porti all'ospedale; quando sta per morire in ospedale lo nascondono dietro a delle tendine. Paura della morte. Perché? Perché si sa di dover abbandonare tutto quel che conosciamo. Niente è più tuo, non le tue case, non i tuoi figli, non il tuo nome [...]. Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l'hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. [pag. 446]

Tiziano Terzani - La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 18.60 euro)

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martedì, 14 febbraio 2006

Chi conosce Francesco Di Stefano?
Europa 7: storia di un occultamento ben riuscito

Digitate nel sito di Repubblica questo nome. Ci vogliono le virgolette. Comparirà un solo articolo che ne accenna alla fine. Digitatelo su Corriere.it: "Nessun risultato per la ricerca impostata". Provate nel sito dell'Unità. Compariranno tre articoli, di cui uno interamente dedicato a quest'uomo. E' un'intervista del dicembre 2003. Nel maggio 2003 Dario Fo a Franca Rame scrissero questo bel riassunto della faccenda. E' stato pubblicato anche un libro. Ma non basta.
Francesco Di Stefano è il presidente di Europa 7, una televisione che dovrebbe trasmettere da anni, e che non trasmette perché Rete 4 occupa illecitamente le sue frequenze (che sono pubbliche, dunque nostre). Ha vinto ogni ricorso, la legge è dalla sua parte, la politica assolutamente no, la casta quando si muove non scherza. E' fermo dal 1999. Viene avversato continuamente dai concorrenti (indovinate chi), ma lui va avanti. Un eroe? Certamente con lui il livello si alzerebbe. Ha un'idea di televisione interessante, che obbligherebbe l'attuale duopolio a svegliarsi e a non prendere in giro i telespettatori. Ci sarebbe finalmente concorrenza. La concorrenza rende un paese democratico. Noi non l'abbiamo. Dunque?
Qualche parola di Di Stefano, tratta dall'intervista di cui sopra che vi consiglio caldamente.

<<Nessuno lo ha mai detto, purtroppo. Ma nel 99 noi abbiamo vinto e Rete4 ha perso. Ci hanno costretto a fare un ricorso insieme all’Adusbef alla Corte Costituzionale e la sentenza, ineludibile, stabilisce che entro il 31 dicembre [2003, ndr] Rete4 si deve spegnere e noi ripartiamo.>>
Berlusconi vuole salvare i mille dipendenti di Rete4...
<<È un ignobile ricatto sull’occupazione, soltanto “pro domo sua”. Rete4 non ha dipendenti, sono di Rti e Videotime, in tutto 3500, ma che lavorano quasi tutti per ogni struttura editoriale di Mediaset: per Canale5, Rete4, Italia1, Jumpy e le altre. Ci sono 40, 50 giornalisti, tutti precari, che potrebbero venire licenziati, ma Mediaset può riassorbirli. E anche noi, ripartendo, saremmo pronti ad assumerli>>

Ora una agghiacciante testimonianza del professor
Francesco Siliato, che ringrazio molto:

Europa 7 di Di Stefano ebbe la concessione, l'ha ancora, ma non ebbe mai le frequenze. Ha sempre vinto i ricorsi alla giustizia ordinaria, ma mai a quelle all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di Cheli (nominato da D'Alema), Sangiorgi (DL), Pilati (Fininvest), Manacorda (DS), Monaci (Rifondazione com.), ed altri minori Udc e Forza Italia.
Oggi Europa 7 è in attesa di una sentenza della Corte europea, che potrebbe modificare le cose. Nel frattempo mandanti del Gruppo Fininvest hanno cercato di accordarsi, proponendogli un tot. Di Stefano ha rifiutato, sperando nella Corte ma anche perché ne ha viste troppe. In conversazioni private con un amico giornalista, ha sostenuto che Berlusconi senior in persona ha telefonato al boss della banca nella quale l'azienda Europa 7 aveva il conto per ordinargli di chiedere l'immediato rientro dei prestiti. Il boss della banca ha eseguito. Di Stefano è riuscito a trovare i soldi in un altra banca ed è rientrato. Fu in quel mentre che la signora nota esponente del gruppo Fininvest lo chiamò per trovare un accordo. Sarà vero? Non lo so, forse è credibile.

Nessuno ne parla. Non i giornalisti. Non a destra e non, soprattutto, a sinistra. Più che puzza di bruciato parlerei di un'immensa letamaia da non rimestare.
Questa è pura e semplice propaganda. Occultare un fatto importante è di per sé una scelta politica di malafede. Si parla d'altro per non parlare di qualcosa di scomodo. Dunque è propaganda. In passato, in Germania, esisteva anche un ministero...
Diffondete, che sapere salva la vita.

Peter

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categoria:segnalazioni, politica, personaggi, mafia, informazione, televisivo
mercoledì, 25 gennaio 2006

David Sedaris

Ieri sera il grande umorista David Sedaris, americano di origini greche che vive sei mesi a Parigi e sei mesi a Londra, ha presentato il suo nuovo libro intitolato Mi raccomando: tutti vestiti bene (Mondadori Strade Blu) alle Scuderie di Bologna. Trainava inutilmente la Iena Pellizzari, suo estimatore di lunga data.
Finito il divertente incontro-intervista-lettura, nonostante la lunga fila di persone in attesa di farsi firmare la loro copia, Sedaris, prima di autografare, intavolava una conversazione con ognuno. Dopo ho scoperto perché: in base alle risposte che dai lui ti costruisce su misura la dedica. L'ho scoperto a casa, quando ho letto le dediche dei tre libri che gli ho fatto firmare, ridendo più di quanto rido nel leggere la sua roba.
A voi il gioco di indovinare il tipo di conversazione che abbiamo avuto in base alle dediche che mi ha fatto.
Primo libro, Holidays on Ice: "Forza Italia!";
Secondo libro, Mi raccomando: tutti vestiti bene: ha cancellato il proprio nome nel frontespizio e lo ha sostituito con "Bruno Vespa", legandolo al mio nome con una lunga freccia;
Terzo libro, Me parlare bello un giorno, essendo io l'unico lì con tre copie dei suoi lavori: "Thank you for making me rich".

Peter

Conversazione che riporto tradotta in italiano.
DS: Studi qui a bologna? Sei un medico?
P: Sì a Bologna, ma studio italianistica.
DS (estraendo dalla tasca della camicia il suo taccuino): Allora ti dico chi è il mio scrittore italiano preferito... (legge) Brunou Vespah!
P: Odio Bruno Vespa! E' il ministro della propaganda di Berlusconi!
Traduttore (inserendosi con enfasi): Vedessi cosa si è appuntato in questi giorni che è in Italia!
DS: Abiti in una casa o in appartamento?
P: In appartamento.
DS: E costa molto un appartamento qui?
P: Sì, molto...

E' dunque lecito supporre che ci saranno amarissime risate per i lettori italiani di Sedaris... Un suo racconto su Vespa o sugli invasati di Forza Italia è roba che va letta.

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giovedì, 03 novembre 2005

Pier Paolo Pasolini

PPP ha raggiunto luoghi inesplorati, e che sono rimasti tali. La cartografia ufficiale l'ha rimosso, inglobandolo in se stessa come lui aveva previsto, rendendolo innocuo. Ma chi lo legge/leggerà direttamente, senza mediazioni, scoprirà territori incredibili e impensabili. Più passa il tempo è più Pasolini rende la lettura di se stesso vertiginosa e tragicamente commovente.
Sono passati 30 anni da quando fu commissionato il suo omicidio. Chiedete all'Eni com'è andata, e leggete il suo incompiuto Petrolio, che parla dell'Eni appunto, di petrolieri e politica, e che PPP, in una lettera a Moravia, definisce "preambolo di un testamento, testimonianza di quel poco di sapere che ho accumulato". Oppure, per iniziare, leggete la ricostruzione dell'omicidio che fanno Borgna e Lucarelli nel nuovo Micromega 6/2005.
Pasolini sapeva cose che non doveva sapere. E l'hanno ammazzato.

Si parla ancora così tanto di lui, fra le tante cose, perché ora siamo abituati alla mediocrità e al particolare sterile, che non permette di comprendere e nega il generale. Cosa che lui invece faceva molto lucidamente, nonostante il violento e miserrimo silenzio in cui i critici lo avevano avvolto negli ultimi anni.
E nonostante Lotta continua e simili.
 Due suoi rappresentanti, Goffredo Fofi e Adriano Sofri, in questi giorni, dall'alto della loro miracolosa autorità, dedicano molte parole a Pasolini (o a se stessi?). Da che è morto pare un obbligo parlare di lui e, soprattutto nel trentennale della morte, paga bene. Lotta continua, come sapete, fu il movimento di borghesi travestiti da rivoluzionari che forse più di tutti lo banalizzò, per rendere giustificabile la propria esistenza (Pasolini disse sui giovani borghesi: "La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti".
Rispettabile la passione che li muoveva, meno rispettabili i risultati. Il loro "sospetto" nei suoi confronti è rimasto invariato, continuano a non accettare i propri limiti (anzi!), e mascherandosi dietro il rispetto per PPP e dietro a belle parole emerge l'affanno di autogiustificare il proprio passato. Emerge, soprattutto, l'incapacità di guardare oltre il proprio naso (v. ancora Micromega 6/2005, dove Sofri e Piergiorgio Bellocchio, dall'alto delle loro infinite certezze, scartano "certamente" l'ipotesi di omicidio politico).
A voi dedico questi due versi di un altro libero pensatore che vi ha lasciati perplessi, tale Fabrizio De André: "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti".
Umberto Eco, almeno lui, ha ammesso di aver avuto sensi di colpa per la morte di PPP. E adesso dire solo che criticavate le sue "contraddizioni" parlandone apparentemente bene, atomizzandolo coscientemente per diminuirlo (gioco sporco), è un tirare indietro la mano. E dalla mia mano si eleva un dito...

Ma lasciamo parlare Pasolini, nella sua ultima stagione di vita (1975), quella, per intenderci, dell'abiura della "Trilogia della vita" e di "Salò".
"Il consumismo mi ha sopravanzato, in un'assimilazione globale, potente, totalizzante. La tolleranza, la libertà sessuale del consumismo è molto più avanti dei miei film (...) Questo nostro contributo è stato completamente manomesso, manipolato, falsificato dal consumismo. Allora io abiuro da questa mia lotta per una libertà sessuale, visto che l'esito è stato questo (...) ne abiuro, in nome della rottura dei rapporti con quel progressismo, che tende a diventare una nuova forma di clericalismo. (...) Mi sono accorto che sono stato sopravanzato dal consumismo, il quale ha fatto sua la scuola, sfruttando e falsificando il mio laicismo, il mio razionalismo, la mia tolleranza, il mio amore per la libertà, il mio amore per il decentramento. Ha fatto sue queste cose falsificandole. E' quindi tutto un imbroglio, una falsa tolleranza."

"La tolleranza di lì a poco avrebbe reso il sesso triste o ossessivo. Ora infatti viviamo la repressione del potere tollerante che, di tutte le repressioni, è la più atroce. Nel sesso non c'è più niente di gioioso.
"Il rapporto sessuale è un linguaggio (questo è più chiaro ed esplicito in Teorema), e questo linguaggio in Italia è cambiato radicalmente: il sesso è oggi la soddisfazione di un obbligo sociale, non un piacere contro gli obblighi sociali. (...) Il trauma è quasi intollerabile.
"Il sesso in Salò è una rappresentazione metafora della situazione di oggi: il sesso come obbligo e bruttezza che la tolleranza del potere ci fa vivere. Ed è anche la metafora del rapporto che ha il potere con coloro che gli sono sottoposti, ovvero la mercificazione dell'uomo, la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento)."
Cfr. i programmi televisivi che sono in onda in questo momento. Poi: apri a caso una rivista a caso, analizza il panorama lavorativo odierno, fai un giro in un supermercato.

"La vera anarchia ce l'ha il potere, e si concreta con la massima facilità in articoli di codice e in prassi (i potenti di De Sade non fanno altro che scrivere regolamenti e regolarmente applicarli). C'è qualcosa di belluino, perché nella sua prassi non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli, degli sfruttatori contro gli sfruttati. E l'anarchia degli sfruttati è disperata, idillica, e soprattutto campata in aria, eternamente irrealizzata."
Cfr. attuale governo italiano (e americano).

"La libertà concessa dalla nostra società è falsa e concessa dall'alto, e non conquistata dal basso. (...) Forte è la presenza del rito perché il potere è rituale oltre che essere codificatore. Ma ciò che ritualizza e ciò che codifica è sempre il nulla, il puro arbitrio, cioè la sua propria anarchia. (...) Il Girone della merda l'ho fatto pensando che in realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda: il brodo Knorr... i biscotti Saiwa... tutta merda.
"Anche i gesti erotici sono rituali e codificatori, e ancor di più il gesto sodomitico, che è il più meccanico. A questo si aggiunge il gesto del carnefice, che è possibile compiere una volta sola. Perché la vittima si può uccidere solo una volta... e quindi bisognerebbe ucciderne un'infinità. Nel film è adottata la soluzione del 'rituale' della morte: si finge di ammazzare la vittima, ma la pistola è caricata a salve. Il ritorno alla vita è una variante perversa, perché il rito della morte è ormai consumato."
Cfr. pubblicità e guerre.

I quattro Signori di Salò parlano la lingua dell'italiano stereotipato e convenzionale, e la loro stessa lingua è assimilata anche dalle narratrici, ma senza ironia. Non c'è posto per l'ambiguità, tutti obbediscono ad automatismi, feroci e vezzosi come animali bambineschi. Sono sagome. Vuote e senza dimensione.
Salò è la messinscena metaforica del non-luogo orribile, dunque non filmabile, dell'Italia, e del suo presente che dura da più di 30 anni.
"Ho sempre avuto il terrore di una morte violenta. Ecco, quelle strade vuote con i camion dei fascisti, quell'angoscia di morte, sono tra i motivi ispiratori di Salò."
Ogni zona di salvezza viene soppressa. Qualsiasi forma di diversità all'interno del sistema eretto dai Signori è distrutta. Tutti devono conformarsi alla loro pedagogia, o saranno sterminati.
E quando questo film finisce, è come se non fosse mai finito. (Cfr. Neil Novello, Al trionfo dell'esserci)

Dall'ultima intervista (presa da Sahishin) che PPP ha rilasciato il pomeriggio prima di morire a Furio Colombo:
"Io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e bandiere diverse. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la “vita violenta”.
Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di quest’ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano queste cose si trova la pace fabbricando scaffali."

Io voglio sapere. Voglio che la sua morte sia vendicata con la giustizia, non col capro Pelosi. E voglio che Pasolini, ciò che ha detto, serva veramente e sempre, non solo nel 30° anniversario della sua morte.
Voglio tendere a te, Pier Paolo. E voglio che lo si possa fare senza morire.

Peter

postato da: DevilsTrainers alle ore 13:55 | Permalink | commenti (32)
categoria:politica, personaggi, letteratura, mafia, pensiero, società



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