sabato, 10 ottobre 2009

L'altro giorno

L'altro giorno sono passato davanti a una fabbrica presidiata. C'erano donne e uomini, tende, tavoli e sedie di plastica, brandine piegate, striscioni appesi alla ringhiera. Negli striscioni c'era scritto che è da marzo che sono lì a presidiare dormendo per strada, che nessuno li ascolta, che non ce la fanno più. Allora ho pensato: speriamo che il Lodo Alfano passi, così finalmente questa gente tornerà a una vita dignitosa.

Peter

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mercoledì, 09 settembre 2009

Povera scuola
Lettera aperta al governo (o a chi per lui)

Bentrovati (spero, ma non credo). Ospitiamo un intervento di Roberta, insegnante delle scuole medie fresca dell'utilissima SSIS. A mo' di introduzione una mia breve e tutto sommato banale riflessione, che si allaccia all'ultima parte della lettera di Roberta: da Piazza Fontana nel 1967 al rapido 904 nel 1984, passando per la strage alla stazione di Bologna... ora non c'è più bisogno della strategia della tensione. Non servono più le bombe dello stragismo di Stato, per controllare la popolazione italiana e consolidare il proprio potere. Bastano una manciata di accorgimenti, ultimo il precariato. Un popolo di "giovani" che fissa immobile il display del cellulare in attesa che arrivi la telefonata che gli consentirà di lavorare per dieci mesi, o sei, tre, due, uno. Zero. BOOM.
Peter

Yuppyyy!

La stampa non se ne occupa granché; la televisione manco a parlarne. Eppure la riforma della scuola inserita nella Finanziaria Tremonti prevede “il più grande licenziamento di massa della storia della nostra Repubblica” (Caliceti G., Il Manifesto 2 settembre 2009). In una congiuntura storica particolarmente sfavorevole, dove la parola “crisi” è sulla bocca e nelle tasche di tutti, il nostro governo cosa fa? Decide di tagliare su scuola, ricerca, sanità, licenziando migliaia di lavoratori. Basti pensare che nelle scuole della provincia di Bologna (una delle realtà, tra l’altro, colpite meno pesantemente dai tagli Gelmini-Tremonti) quest’anno insegneranno circa 550 docenti in meno nonostante un incremento notevole degli alunni (+ 3.050).
Sono arrabbiata e triste perché io questo lavoro voglio farlo, non voglio gli ammortizzatori sociali, voglio andare a scuola in mezzo a bambini e ragazzi. Bambini e ragazzi che saranno vittime di questa riforma tanto quanto, se non di più, dei loro insegnanti: orario scolastico ridotto, classi sovraffollate, mancato rispetto dei requisiti minimi di sicurezza all’interno degli edifici scolastici…
La riforma è pensata per “razionalizzare gli sprechi all’interno della scuola” (TG1, ore 13.30, 5/09/2009). Sprechi? Loro hanno il coraggio di parlare di sprechi…
Siete mai entrati in una scuola recentemente? Non ci sono i soldi per i gessetti, per la carta igienica, per le fotocopie, per le imprese di pulizia. Sprechi… Secondo voi c’è la carta igienica a Palazzo Chigi? Secondo me hanno quella morbida con i disegnini colorati. Sprechi… Altre volte penso: ma non hanno dei figli? Ma non ci pensano? Poi mi sveglio e mi do della stupida da sola: certo che ce li hanno i figli, ma pensi veramente che li mandino alla scuola pubblica?
Allora mi sovvengono i 13/14 miliardi di finanziamento alle scuole private (alla faccia dell’articolo 33 della Costituzione della Repubblica italiana, che da il diritto "ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato"), penso un po’ a chi gestisce le scuole private in Italia e il quadro è completo.
L’anno scorso ho lavorato per una scuola privata: il manuale di storia era, a dir poco, osceno. Basti pensare che il ventennio fascista vi figura come una parentesi della storia italiana ricca di iniziative interessanti… I sessantottini? Un branco di tossicodipendenti, debosciati, e privi di valori. Mussolini? Quasi un benefattore. Il nazismo? Hitler, certo, non era una brava persona, ma il comunismo ha mietuto più vittime! (provare per credere: De Mattei R., Nistri E., Viglione M., Alle radici del domani).
“I comunisti sono i cattivi, la scuola pubblica è un covo di comunisti, dunque distruggiamola e finanziamo quelle private dove insegnare quello che vogliamo noi. Aumentiamo il precariato, rendiamo il popolo insicuro, ricattabile e frammentato così non si ribella, così non fa paura”.
A volte sogno: sogno la gente, tanta gente, entrare in Parlamento, far alzare tutti i politici (pochi, considerando quelli che si presentano al loro posto di lavoro) e sbatterli in mezzo alla strada. Licenziati. Tutti.
Poi mi sveglio, guardo la pietra che, ironicamente, mi hanno regalato i miei amici per “iniziare la rivoluzione” e penso che forse ci servirebbe davvero un po’ del coraggio dei nostri nonni.

Dieci domande alla Gelmini (o a chi per lei):

1) Non pensa che, a fronte di un aumento degli studenti, sia del tutto illogico far corrispondere un decremento del personale docente?
2) Non pensa che aumentando il numero di alunni per classe, il livello dell’offerta formativa sia destinato a diminuire?
3) Non pensa che il livello di sicurezza all’interno degli edifici scolastici sia inversamente proporzionale alla quantità di persone contenute negli stessi?
4) Come mai ha deciso di togliere il lavoro a 150.000 dipendenti della scuola pubblica?
5) Come mai i posti resi vacanti dai pensionamenti sono stati riempiti quasi tutti dai supplenti, invece che da personale assunto a tempo indeterminato?
6) Come mai ha deciso di destinare 13,8 miliardi alle scuole private e di toglierne 8 alle pubbliche?
7) Dove manda i suoi figli a scuola?
8) Quali sarebbero esattamente gli sprechi da evitare nella scuola pubblica?
9) Quali sono le sue competenze in materia di insegnamento? Dove e quando le ha acquisite?
10) Quali sono le sue reali condizioni di salute?

Roberta

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martedì, 31 marzo 2009

La crisi
Il bambino negro e i bianchi dell'oro

mariorigonistern

E' cattiva, ma io in certi momenti augurerei una bella crisi economica, in maniera che certi valori tornassero ad avere il vero valore. Vedi, c'è il verso di un poeta che dice: "Un bambino negro annunci ai bianchi dell'oro / L'avvento del regno della spiga", è Garcia Lorca in Poeta a New York e qualche volta mi viene da ripetere questo, può darsi che stia avvenendo.
Da Ritratti - Mario Rigoni Stern, 1999, un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini (Fandango 2006)

Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera gente... Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un po' il mondo, per metterlo un po' sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare...
Da Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo, conversazione (raccolta il 22 giugno 2002) a cura di Giulio Milani (Transeuropa 2008)

BILLY_BOB

E' tutto troppo facile. Ci vorrebbe una bella era glaciale. I sopravvissuti potrebbero ricominciare, con una vita più faticosa. Rendiamo di nuovo le cose difficili, andrà meglio. Oggi per muoverci usiamo l'auto, per mangiare ordiniamo cibo. Dobbiamo tornare a sudare, abbiamo bisogno che mamma torni a cucinare.
Billy Bob Thornton, Vanity Fair, 4 marzo 2009

quando inizia una crisi è un po' tutto concesso
quasi come a carnevale
quando è in corso una crisi dimentico tutto
e posso farmi perdonare
[...] molto spesso una crisi è tutt'altro che folle
è un eccesso di lucidità
Bluvertigo, La crisi (1999)

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domenica, 18 maggio 2008

Due mesi
Saluti, brevi considerazioni e aggiornamenti

Ostia. Son due mesi che taccio. Ma spesso "il silenzio vale più di mille parole". E non mi riferisco solamente alla trionfale vittoria di Berlusconi e amici vari (Veltroni). Non mi sembra una gran tragedia. Primo perché per fortuna siamo in Europa. Secondo perché prima o poi di qualcosa bisogna pur morire, e ogni evento si attiene rigorosamente ai cicli della biologia. Nasce, cresce e muore. Mentre la Cina compra il mondo risparmiando sui materiali degli edifici delle proprie scuole e l'Occidente agonizza, mi sembra insensato preoccuparsi per gli omuncoli che ci governano grazie al popolo italiano sovrano, libero di scegliere il proprio glorioso destino di eterno aspirante star nel mondo dello spettacolo e derivati.
Inoltre sono stato contento della batosta a Bertinotti. E non perché sia lontano dalle istanze della cosiddetta Sinistra Arcobaleno, ma perché sono lontano da chi la rappresenta(va) senza alcuna credibilità, con vuote parole, come tutti gli altri, del resto (ricordiamo che Lord Bertinotti fece cadere il primo governo Prodi con la scusa irrealistica della lotta per le 35 ore, che infatti non si sognò mai più di tirare fuori). L'analisi migliore l'ha fatta proprio lui, Fausto: "mea culpa, mea culpa, ci eravamo dimenticati delle fabbriche e del fatto che la gente vive di stenti". Acuto, ma troppo tardi. Avanti un altro. Come molti altri schiacciati dal nulla ho votato Di Pietro, ma avrei voluto votare per Per il Bene Comune (150mila voti circa ricevuti, mi pare, cioè nulla), partito ispirato, almeno credo, a molto di ciò che propugnò Ivan Illich, uno dei miei baluardi.
E insomma, sì, la politichetta la seguo senza perderci il sonno. Ogni tanto consento loro di invadere la mia vita e rido. Mattamente. Estremamente e sarcasticamente scettico sul valore del voto in Italia. Poi chiudo e mi calo nel mondo reale, traendone gran benefizio spirituale. Lavoro, passeggio pei boschi, osservo li uzzelli riprodursi e gli ungulati pascolare, studio, amo, leggo. Convinto che non c'è giustizia senza bellezza, e che produrre bellezza sia l'atto politico più estremo e rilevante (e di lungo respiro). Bevo meno ma meglio, mangio di più ma meglio. E ogni tanto gironzolo. Con S. sono stato una settimana in Islanda, di cui scriverò. Benritrovati. E grazie a Pulc3tta e a Samuele per le sollecitazioni.

Peter

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lunedì, 03 marzo 2008

Elogio della bicicletta
Ivan Illich: energia, viabilità e morte

Opporsi alla bruttezza va di pari passo, secondo me, con l'emersione di un nuovo senso etico che sviluppi la tendenza a rifiutare tutto l'Inutile che questo sistema economico ci propone (o impone?). Rifiutare il Troppo, fare un passo indietro, essere insomma disposti a perdere qualcuno dei privilegi che abbiamo nel nome di una decrescita che ha tutti i connotati della Vita (in opposizione all'idea a senso unico che mette lo Sviluppo come supremo valore). La cosa sarebbe ancor più facile analizzando la vera natura di questi privilegi. Credo che lo si possa fare con un po' di apertura mentale, qualche informazione e con lo studio dell'opera di Ivan Illich, uno dei pochi liberi pensatori in grado di suggerire soluzioni a questo tempo. E come ogni suggerimento... dipende tutto dall'ascoltatore.

Ivan Illich
Ivan Illich

Di stretta attualità è il caro-benzina, che lego indissolubilmente a una questione sempre affrontata in modo innocuo dagli organi di informazione ufficiali: la qualità dell'aria che respiriamo. Prendiamo - paradossalmente - per buona l'informazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): in Italia a causa delle polveri sottili muoiono ogni anno 39 000 persone. E' un dato vero o alterato? Poco importa, a questo punto. Perché la qualità della nostra vita non si misura dal numero di morti, e la qualità della nostra vita è, oggi, pessima e sotto gli occhi di ognuno di noi. Interessa invece sapere che lo smog delle nostre città potrebbe essere evitato, e che ai 39000 morti (o 20000? o 60000?) segue una serie impressionante di altri numeri, riguardanti persone/bambini con problemi respiratori o le semplici difficoltà che un pedone (l'energia più pulita della storia) incontra per muoversi, con recenti esempi di cronaca sanguinosi, perché scegliere se dedicare infrastrutture alle auto o ai pedoni è, anche questa, una scelta politica. 
Ma gli occhi sono aperti? Le mamme che portano in passeggino i figli piccoli lungo i viali di circonvallazione di Bologna ad altezza di tubo di scappamento, sono in grado di fare collegamenti fra la tosse e il colorito del pargolo e le loro scelte? Oggi, negli anni tremila, non si muore più per una polmonite, ma si vive male per stress, smog, cibo industriale, infelicità e depressioni apparentemente senza cause.
Trovo quindi di incredibile attualità un libretto di Ivan Illich intitolato Elogio della bicicletta (Bollati Boringhieri, 7 euro - VEDI recensione). E' un libello del 1973 interamente dedicato all'energia e alla viabilità, cioè al nostro (piccolo) mondo. Parla di "confezione industriale dei valori", di "rituale di velocità progressivamente paralizzante", di "immaginario colonizzato" e della nostra storia occidentale, una storia di rinuncia all'autonomia. Mentale, prima di tutto. Con effetti catastrofici.

Peter (da Walden)

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domenica, 17 febbraio 2008

Ogni cosa è politica
Un indistinto blob (elettorale?)

La Riva (foto di Peter)
Foto di Peter (la Riva)

Poggiolforato (foto di Peter)
Foto di Peter (Poggiolforato)

Anche se l'inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d'argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare.
Mario Rigoni Stern - Stagioni (Einaudi 2006)

Come un cuore che pulsa (contrazione-riposo-contrazione, diastole/sistole) così è la mia vita, in un alternarsi tra solitudine/natura e persone/società. Contrazione, risposo, contrazione, con Lei a far da ventricolo. Scendo nella civiltà e c'è da firmare questo:

Storia vecchia, che dura - in maniera moderna - almeno dai tempi dell'Inquisizione. Il corpo delle donne (che allora erano streghe) come strumento di potere degli uomini. Mi piacerebbe svegliarmi un giorno e vedere le Streghe al potere... Artefici di pozioni che zittiscano gli stronzi.

Poi, già che sono quaggiù, c'è da decidere a proposito delle elezioni, questo grande troiaio in cui ci viene ricordato che, se ce ne fossimo dimenticati (birichini distratti), siamo in una Democrazia, e si è chiamati a fare una X su un simbolo. Così, forse per 5 anni saremo a posto. Grazie, Democrazia, che ci hai dato uomini che ti tengono in vita così con tanta passione.
Ho deciso cosa farò questa volta, in ottemperanza al Libero Pensiero con cui questo blog si riempie la cavità orale rischiando a volte di sbrodolarsi addosso. Essendo io utopicamente di sinistra, con cedimenti filosofici verso l'anarchismo (mentale), Veltroni non mi avrà (non mi ha mai avuto), e annullerò la scheda. Che è diverso da non votare. Il non-voto viene interpretato come disinteresse, mentre capiterà senz'altro che molti, questa volta, non andranno a votare dopo attenta riflessione dominata dalla nausea, dunque come scelta politica profonda. Ma è un errore, secondo me. Il segnale che, in massa, si lancerebbe a questo poterucolo canceroso uscendo di casa, facendo la fila, annullando la scheda scrivendo FOTTETEVI A CASA VOSTRA, è diverso...
Sì, sogno un 15 aprile di sgomento. Giornalisti esterrefatti per un 15% di schede nulle. (Dimenticatevi le schede bianche: in molti seggi - in che percentuale non so, ma alta - gli scrutatori se le dividono perché comprati dai partiti, apponendo croci come se piovessero). Beh, se la pensate così anche voi... annullate! Che sono stanco, molto stanco, di votare il meno peggio.

Già che ci sono (per colpa di Lilith) metto a nudo le mie convinzioni "religiose" con un test che c'ha azzeccato in maniera impressionante (è vero anche che c'è chi prega per me), ma non mi è ben chiaro cosa significhi essere satanisti, a parte chiamare un blog Devil's Trainers...

Qual è la religione giusta per te? (translated version for Italian users)
created with QuizFarm.com         You scored as Ateismo

Il tuo risultato è Ateismo. Sei... ateo, anche se forse lo sapevi già. Inoltre, probabilmente ci sono molte persone che pregano per la tua anima quotidianamente. Piuttosto che essere "non religiosi", gli atei credono fortemente nella non esistenza di un'entità superiore come Dio.

Ateismo

 
90%

Agnosticismo

 
85%

Buddismo

 
80%

Satanismo

 
80%

Paganesimo

 
75%

Islam

 
60%

Confucianesimo

 
50%

Induismo

 
20%

Cristianesimo

 
20%

Ebraismo

 
10%

Paranormale

 
10%

Nel mentre c'è chi, per fortuna, continua a opporsi.

Peter

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categoria:segnalazioni, politica, letteratura, personal, religione, fotografie, societĂ 
giovedì, 24 gennaio 2008

Lettera dall'India

India - traffico creativo
Foto di Roberta S.

Caro Pit, qualche pensiero sconnesso e banale scritto di getto da un internet café di Udaipur, rilassante, splendida città in riva a un lago. Non mi attarderò troppo qua al chiuso. Poi, dopo dieci giorni non sono certo un esperto. Dell'India conoscevo solo le cartoline e gli stereotipi fino a dieci giorni fa. Ma l'India, lo sintetizzo così perché non trovo le parole, è meravigliosa.
    Quella che sto vedendo non è certo - solo - quella raccontata da Federico Rampini, che colma di speranza cavalca una crescita del pil a due cifre verso un futuro luminoso. C'è anche quella, certo. L'ho incontrata in aereo: studenti che tornano a casa con le felpe delle università americane, o commercianti e industriali che parlano in inglese fra loro. O nelle pubblicità di banche e finanziarie, compagnie di servizi che non fanno che parlare di new india e mostrare mondi possibili, o già esistenti in alcune zone di Bombay, Delhi o Bangalore. Il pil va bene fino a un certo punto...
    A Delhi quest'India non l'ho vista. Peccato non avere un amico indiano. Probabilmente quest'India sta nei locali costosi, nei compound, nei quartieri dei ricchi. A Delhi ho visto solo il bazaar caotico e folle della citta' vecchia, ho visto le scimmie, le vacche in mezzo alla strada e alla gente, ma anche un traffico demenziale in tutta la città, un inquinamento folle, che si mescola all'umidità dell'aria rendendola irrespirabile.
    A Delhi non si respira e c'è sempre una foschia persistente. Diverse persone mi hanno detto che è l'inquinamento. Sinceramente credo sia l'umidità ma vorrei sapere i valori di benzene e polveri sottili nell'aria, le statistiche delle malattie respiratorie. Qui non interessa a nessuno, qui la lotta per vivere di moltissimi indiani è giorno per giorno. Un passeggero portato su un risciò a pedali può fare la differenza.
    Per vedere un'altra delle mille indie basta farsi un giro nei villaggi del Rajasthan o dell'Uttar Pradesh, pochi cubi di cemento, con le fogne a cielo aperto che quando si intasano allagano tutto, con gli animali che pascolano fra i rifiuti e le cataste di plastica. E un'India,  che campa con non più di un dollaro al giorno (come gli stati più poveri del pianeta).
    E qui la new india non si vede proprio. Al massimo penetra coi cellulari. Anche nei villaggi piu' poveri i ragazzini hanno cellulari della mia stessa marca ma molto piu' nuovi e belli. Ovunque. Spesso si indebitano per acquistarli.
    Una lettura del Times of India di qualche giorno fa è rivelatrice, per me. Nella stessa pagina si legge che Bangalore avrà il grattacielo più alto del mondo. Ma anche che gli adivasi (termine generico che indica le popolazioni tribali, che in alcuni stati superano il 20%) del Gujarat hanno scoperto i cellulari e che si stanno indebitando pesantemente per acquistarli. Lascio a te i commenti... - Patrick
.
Accadono cose in Italia davvero impreviste e interessanti. Mastella che mette in crisi il governo... chi l'avrebbe mai detto?! In attesa che ritorni Berlusconi a ricordarci la nostra vera natura, sono davvero molto appassionato di quel che accade (di così imprevedibile), ma mi occupo d'altro, mi scuserete, e le due cose sono collegate strettamente, anche se non apparentemente. Domani, per esempio, parto per 5 giorni ad Auschwitz.
Così grazie, caro Pat. Come sai Simona è tornata da poco dal Sierra Leone. Cartelloni in mezzo al nulla e alla morte che pubblicizzano compagnie telefoniche. Anche là, a quanto pare, hanno molto poco ma i cellulari non mancano. Due paesi, India e Sierra Leone, che forse stanno vivendo qualcosa di simile ai nostri anni '50 (sbagliando si impara?). Argomento molto complesso. Ogni giorno però trovo conferma che ciò che ha scritto Ivan Illich è più che mai attuale e fondamentale... Creare bisogni. E' questo il segreto più segreto del potere per rendere schiavi illudendo libertà? Ma c'è l'antidoto. Illich parla anche di questo.
.
Peter
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Antonino "Nino" Randazzo
Nuovo idolo per chi ancora si ostina

Il senatore Nino Randazzo, onorevole di nome e di fatto
Antonino Randazzo

L'Italia è come il "Cile del generale Pinochet" con "telefoni intercettati continuativamente, parlamentari sotto controllo e filmati mentre si recano ad un appuntamento, cittadini privati del loro diritto fondamentale alla privacy", dice Paolo Bonaiuti. Si riferisce forse a quello che il suo partito e An hanno organizzato durante il G8 di Genova? No. Si riferisce al fatto che il vecchio amico del suo capo Berlusconi, Licio Gelli, fosse tra i promotori e finanziatori di Pinochet? No no.

"Questa violazione sistematica della legge e i veleni che periodicamente vengono inoculati nel corpo della nostra democrazia spingono l'Italia verso uno stato di cronica inciviltà dalle conseguenze devastanti e incalcolabili", dice Sandro Bondi. E' forse una sua nuova immortale poesia? Nooo no no no, macché.

Si riferiscono, colle loro voci potenti non adatte al vaffanculo, ai fatti narrati nel bell'articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica. Illuminante, su come funziona in Italia. Fondi neri, favori, assegni di 400.000 euro per un voto, e tanto tanto altro, noto grazie alle intercettazioni telefoniche che tanto immalinconiscono Mastella.

Il succo comunque è: Silvio Berlusconi corrompe uno dei suoi Omini Rai Agostino Saccà, uno che dice di sè: "io voto Forza Italia come tutta la mia famiglia". Poi, sempre il Silvio tenta di corrompere il senatore 75enne Antonino "Nino" Randazzo, eletto con 152.000 voti degli italiani residenti in Oceania, Asia, Africa, Antartide, e dei soldati in Iraq e Afghanistan.

Nino Randazzo
L'umarell Nino Randazzo

Randazzo, questo bel super-umarell, è un editore residente in Australia. Ha una moglie di 25 anni più giovane di lui (elemento rilevante ai fini del ritratto). E un conto in banca non proprio nababbico, visto che dopo aver indagato sui suoi averi, Berlusconi e i suoi uomini lo hanno scelto come morto di fame ideale per essere comprato con 2 milioni di euro, per non andare a votare in Senato e far così cadere il governo Prodi insieme ad altri traditori.
E lui che fa di fronte a questi soldi e a promesse di una folgorante carriera politica finanziata da Silvio Primo? Al contrario dell'affascinante Sergio De Gregorio, dice NO, GRAZIE. Una prima volta. Poi una seconda. Poi racconta tutto alla magistratura. E ride.
Ride! Cazzo se ride! E noi con lui, nel vedere questo vecchierello che ride in faccia ai soliti mercenari meccanismi italiani di scambi di favori e di privilegi della casta.
Lui peraltro è educato, ma secondo me un "vaffanculo" l'ha anche pensato.

Peter

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Calore
Le avventure culinarie di B. Buford tra New York, Porretta e Chianti

Bill Buford, autore di "Calore"
Bill Buford

Calore, ed. Fandango Mario Batali
Copertina del libro e Mario Batali, chef

Prendiamo come assunto che ogni buon libro dovrebbe ampliare la propria visione periferica sulle cose e allontanare di un po' l'orizzonte, rendendo più nitido tutto quello che c'è prima. Dato l'assunto, Calore, di Bill Buford, edito da Fandango Libri (2007, 434 pagg, 20 euro - Tit. or. Heat) è un buon libro. Buono, o più.
Uno si siede al ristorante, ordina, mangia, beve, paga. Poi di quel che ha mangiato può dire "commovente!", oppure "buono", oppure "sano", oppure "che schifo, gran tristezza, fa cagare!". Più raro è chiedersi cosa c'è dietro a quel cibo che abbiamo mangiato. Quali sono per esempio i meccanismi interni dell'habitat-cucina fra le persone che ci lavorano, da dove proviene il cibo, come è stato coltivato/allevato, quale è la storia dello chef e cosa pensa delle cose del mondo. Lo stesso vale se siamo noi a cucinare in casa nostra, da dilettanti appassionati.
Calore è un reportage/memoriale che apre al lettore questi mondi, in modo divertito e divertente, intenso, profondo e a volte anche commovente. Così Bill Buford, autore e protagonista, è un editorialista del New Yorker che sente mancare qualcosa, nella sua vita. E' un cuoco dilettante, e vuole sapere tutto il possibile sull'argomento. Dall'interno. Cinquantenne, inizia l'avventura come sguattero nell'incensato (tre stelle) ristorante newyorkese Da Babbo, del geniale, famosissimo e gargantuesco chef italoamericano Mario Batali. Ne ripercorre anche la formazione, passando lunghi periodi a Porretta Terme, dove Batali ha imparato tutto quel che doveva imparare per reinterpretarlo poi nel suo ristorante a New York e in un programma televisivo di successo.
Ecco così un aspetto diffuso di questo mondo: tutti i grandi cuochi americani imparano all'estero. Soprattutto Italia e Spagna. Ma anche Francia e Inghilterra. Lavorano gratis nei ristoranti italiani, lontano da casa, per uno, due, tre anni o più. Spesso iniziano a cucinare solo dopo un anno passato a guardare gli altri e a fare i lavori più umili, come tagliare le carote.
La zona d'indagine di Bill Buford, mentre parallelamente patisce le pene dell'inferno nella cucina di Babbo e arriva addirittura a cucinare alla prestigiosa griglia della carne, è l'Emilia (per la pasta e i salumi) e successivamente la Toscana, per la carne e l'olio. Passa molto tempo a Porretta, dove una zdaura di montagna (le mie montagne, dove ci sono ancora lupi e linci) gli insegna, solo dopo alcune settimane, a fare la sfoglia, il ragù, i tortellini. Poi la Toscana, dal macellaio più famoso del mondo, ovvero Dario Cecchini, un artista il cui soggetto principale è il lutto.

Dario Cecchini, macellaio toscano
Dario Cecchini

E l'olio, dove un produttore raccoglie a settembre invece che a novembre perché, anche se produce molto meno olio, anche se guadagna molto meno di quel che potrebbe, le olive hanno meno acqua e l'olio viene più buono e aromatico.
Tra molti segreti, consigli, ricette, meditazioni filosofiche sul cibo, leggiamo anche della vita di Bill Buford, dei suoi incontri, delle scelte delicate che ha dovuto fare con la moglie, delle sue emozioni. E del fatto, per esempio, che in cucina (e non solo in cucina, naturalmente...) la cosa più difficile da raggiungere è la semplicità, e che "meno significa più". Un grande cuoco dimostra di essere tale da come cucina un uovo. 
Leggiamo che la cucina, per uno chef, è una forma di memoir, e ogni piatto un ricordo della sua vita. Dalle ricette che cucina nel proprio ristorante un buon osservatore può sapere molto di lui. E lui può sapere molto di noi vedendoci mangiare.
Leggiamo poi che "Dario morirà. Io morirò. I ricordi moriranno. Il cibo fatto a mano è un gesto di sfida e va contro tutto ciò che costituisce la nostra modernità. Trovatelo, mangiatelo: scomparirà. E' esistito per millenni. Adesso è evanescente come una stagione."
Un libro contro il cemento. Contro il livellamento industriale del gusto. Per un passo indietro. Per una emancipazione culinaria che significherebbe ben altro.

Peter

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giovedì, 29 novembre 2007

The Village
Un film squisitamente politico sulla natura del potere

Ho visto Lady in the water, di M. Night Shyamalan. Uno dei film più retorici e brutti, insieme a The Majestic, della mia esperienza di individuo. Per recuperare e controbilanciare, rispolvero questa recensione del suo film precedente, che invece è un capolavoro.

The Village (di M. Night Shyamalan)

Regia di M. Night Shyamalan, USA 2004, 107 min.

La vita nel villaggio procede felice. Una specie di limbo terrorizzato dall’ignoto che sa tanto di lobotomia di massa. Il villaggio è delimitato dal bosco e nessuno può oltreppassare il confine, perché oltre ci sono le Creature Innominabili (simboli forse di tutto ciò che è altro, e che, molto modernamente, ci obbliga a capire, confrontarci, affrontare il perturbante impossibile da rimuovere). Gli anziani del villaggio sono come capi di Stato e come tali fanno leva sulla paura per preservare l’ordine sociale e il proprio obiettivo di un’esistenza isolata, monadica, sicura, priva di dolore. Anche se in questo caso è a “fin di bene” e frutto di dolore, i capi fondano il loro progetto sulla menzogna. Ma l’isolamento non può durare per sempre. E sarà proprio il dolore e la forza dell’amore a spingere la ragazza cieca (Bryce Dallas Howard) ad affrontare e superare i propri limiti. È ancora l’amore segreto del fondatore del villaggio Edward Walker (William Hurt) per la madre (Sigurney Weaver) di Lucius morente (Joaquin Phoenix) a spingerlo fuori dalle regole e permettere alla figlia cieca promessa sposa del moribondo di andare nella più vicina città per procurarsi le medicine necessarie. L’amore e la conoscenza sembrano quindi essere le uniche soluzioni per “salvarsi”. L’amore e la conoscenza, che tanto poco spazio e rilevanza hanno nel nostro mondo.
Ogni personaggio principale è un’allegoria all’interno di un film che è totalmente allegorico. Come se ogni epoca buia partorisse la sua Divina Commedia…
La regia è originale, gelida, virtuosa, come nella scena dell’accoltellamento del giovane Lucius da parte del matto del villaggio (Adrien “Pianista” Brody), in cui un silenzio totale è accompagnamento dell’aberrazione che ha portato a quel gesto.

Nulla è in grado di suscitare azioni e reazioni frenetiche, sregolate e turbolente come la paura dello smantellamento dell’ordine che è veicolata dall’immagine del «vischioso». (…) La «paura del vischioso», sedimentata dagli individui senza potere, è sempre un’arma allettante da aggiungere all’arsenale di coloro che hanno sete di potere. Alcuni di questi provengono dalle stesse file degli impauriti e possono tentare di usare l’accumulo di paura e di collera per scalare le mura del ghetto assediato; possono tentare cioè di condensare il rancore diffuso dei deboli guidandolo all’assalto degli ancor più deboli stranieri: in questo modo adoperano la paura e la rabbia come ingredienti per cementare il loro potere personale – un potere assolutamente tirannico e intollerante – e allo stesso tempo gridano ai quattro venti di voler difendere i deboli dall’oppressore”.
Zygmunt Bauman, La società dell’incertezza (pag. 72) Il Mulino, 1999.

Viviamo tutti nello stesso Villaggio. E non abbiamo ancora imparato a deviare dai soliti percorsi e a camminare nel bosco.

Peter

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giovedì, 15 novembre 2007

Scappo dalla città
La vita, l'amore e i cinghiali

L'amico Patrick mi manda questo sms:

La calma, il luogo ameno, la bellezza della montagna, la serenità del cielo, il mormorio delle acque, la tranquillità dell'anima, contribuiscono molto a far sì che le muse più sterili diventin feconde e producan frutti che riempiono il mondo di meraviglia e di soddisfazione.
Cervantes, Don Chisciotte

Perché per ora almeno metà settimana vivremo su, nell'alto Appennino bolognese. Nelle montagne che amo da più di quindici anni. A pochi chilometri da Enzo Biagi.

Necrologio Enzo Biagi (@ Farnè)

Durante il suo funerale a Pianaccio la gente ha intonato Bella ciao. Quando l'ho letto ho sentito un brivido. Perché secondo me non c'entra il comunismo (cos'è?) o la Resistenza della Seconda Guerra mondiale. C'entra... la Resistenza di oggi ("Resistere, resistere, resistere!" - ricordate?). L'ho interpretato non come un canto ideologico, ma come un canto di chi si oppone (tutti diavoli?). A tante, tantissime cose che non vanno bene e che ci stanno schiacciando.
L'altra sera mio padre mi ha detto che dopo aver letto Rovina ha notato l'orrore dei condomini che stanno costruendo, e ha provato rabbia. E prima no? gli ho chiesto. No, prima accettavo con tristezza, guardavo ma non vedevo.
Con questo spirito di non accettazione dell'assurda vita di città, per quanto possibile visto che per mangiare servono soldi, è dunque arrivato il momento di non farsi derubare (del tutto) del proprio Tempo, della propria Salute, del proprio Benessere. Della propria Vita. Andando qui, in ritiro a costruirsi. Lontano dal ronzio. Lontano dallo smog. Verde dei boschi. Bianco della neve. Aria che profuma. Camino acceso. Silenzio interrotto solo dagli uccellini, di giorno, e dai rapaci, di notte. E poi stelle. Molte stelle, finalmente visibili, senza le luci delle città.

Valle del Dardagna e "Riva" fotografate dal Monte Belvedere - Foto di Peter
Valle del Dardagna e "Riva" dal Monte Belvedere (Bo)

La "Riva" vista da CĂ  Vighi - Foto di Peter
La "Riva" vista da Cà Vighi

Anche questa è politica.

Peter (Ps: WALDEN è vivo e lotta insieme a noi)

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venerdì, 26 ottobre 2007

Rovina - tutt'intorno e in libreria
Il ciclo del cemento visto/scritto da Simona Vinci

Non so voi che vivete sparsi in giro per l'Italia, ma qui in Emilia ho la sensazione che il sacco di Palermo sia stata roba da principianti, con quelle 4205 licenze concesse in 4 anni.
Sì perché basta guardarsi intorno, soprattutto nelle periferie e nelle campagne più oltre, e quello che si vede sono gru. Gru che spostano cemento da un punto all'altro di infiniti cantieri atti a erigere l'altra cosa che si vede oltre alle gru, cioè il loro prodotto finito, ovvero condominii tutti ugualmente e inspiegabilmente brutti, composti da miniappartamenti in cui potersi rifugiare alla sera dopo una dura giornata di lavoro e parecchi chilometri percorsi per spostarsi da casa al lavoro e dal lavoro a casa, con grande gioia dei petrolieri e degli Agnelli e almeno 39.000 morti all'anno solo in Italia per polveri sottili, senza contare i problemi respiratori di migliaia di bambini e adulti.
Ivan Illich nel breve saggio del 1984 Abitare (in Nello specchio del passato, Boroli editore) definisce questi quartieri, già negli anni '70, come "garage per il deposito notturno dei lavoratori". Lavoratori-consumatori che pare non abbiano alcuna intenzione di salvarsi, perché a salvarli ci penserà Miss Italia.

Così è successo che solamente nel 2006 in Italia siano state costruite 331.000 unità abitative (cfr. Rapporto Ecomafia 2007, Ed. Ambiente). Poco meno negli anni precedenti e poco di più, pare, nel 2007. C'è veramente bisogno di tutte queste case?
Chi ci guadagna? Tutti, tranne noi. Ci guadagnano sicuramente le mafie, che hanno in mano gran parte del cemento italiano. Mafie che non hanno più nemmeno bisogno di gesti eclatanti, almeno dopo aver fondato Forza Italia.

In genere funziona che destra e sinistra comunali sono saldamente unite in un fulgido orizzonte di interessi comuni che tanto bene muovono l'economia. Un punto aggiunto all'ultimo momento nell'ordine del giorno: riqualificazione area agricola, variazione d'uso, etc. Tutti d'accordo, riqualifichiamo, ora lì si può costruire. Di chi è il terreno? Incidentalmente del figlio di un assessore. O della moglie. O di amici prestanome. Chi costruirà? Amici, con o senza un bell'appalto truccato. Amici che non sono nemmeno più camorristi o mafiosi. Questo è il passato. Ora sono imprenditori. E hanno in mano il Parlamento.

Da questi temi prende le mosse il nuovo romanzo breve di Simona Vinci, intitolato Rovina (Ed. Ambiente, collana VerdeNero, 10 euro), in cui ognuno degli attori della vicenda dà la propria versione di un caso di speculazione edilizia finito male. Riuscito tentativo di cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso la bellezza propria della letteratura.

Simona Vinci - Rovina

Perché senza bellezza non potrà mai esserci giustizia, di questo sono convinto. E se ci si fa derubare della bellezza senza opporre nulla si finisce esattamente nel modo in cui stiamo finendo. Orizzonti di cemento che cambiano il cervello. Lo mutano, c'è poco da fare. I pensieri si fanno brevi. E i ragionamenti sono incanalati, dritti verso l'ovvio e l'innocuità nei confronti del potere. Proprio come in una eterna autostrada. New jersey a sinistra. Una rete a destra. E l'obbligo di guida eterna con lo sguardo ben diritto, senza variazioni né distrazioni dalla strada, da quell'asfalto con righe geometricamente ossessive.
Ma vivere così è tutt'altro che innocuo, e infatti stiamo trovando sempre nuovi modi per morire. Sia un cantiere, un'auto, un tumore o un infarto poco cambia. La qualità della vita ha poco o nulla a che fare col cosiddetto sviluppo.

E' da alcuni anni che il mio sguardo, mentre guido nella solita campagna, si sofferma su tutta questa bruttezza, condominii e sempre nuove strade che dividono e pongono ostacoli alla vita, invece di facilitarla. La malinconia e la rabbia che provo da tempo... le ho ritrovate in Simona.
E' per questo che su sua idea è nato da poco un umile tentativo di cambiare qualcosa, questa volta in rete. Si chiama

Osservatorio Walden

e si tratta di un gruppo di persone che ha deciso di muoversi secondo il sensato principio che per migliorare le cose bisogna partire dal proprio orticello.
Chiunque può partecipare, perché quel gruppo spera di allargarsi presto. Basta armarsi di macchina fotografica digitale e possibilmente anche di parole. Avete la nausea per ciò che vedete? E' più che sufficiente. Diventerà innanzitutto un post. Scrivete a:

osservatoriowalden [at] gmail.com

Quasi duemila anni fa l'imperatore filosofo Marco Aurelio scrisse: Il modo migliore di vendicarsi è quello di non adeguarsi.
E' davvero sufficiente Mediaset per dimenticarlo?

Peter

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martedì, 16 ottobre 2007

Breve storia della merda

Di seguito viene pubblicato un approfondimento - per lettori attenti - su un argomento di pressante attualità: la merda. E' una libera analisi di un libro di Stefano Cagliano, e il tono è spesso divertito e ironico. Scrissi questa roba per un esame universitario un paio di anni fa (Sociologia della letteratura). Va detto che non è un trattatello esattamente accademico: so che per voi bloggers mediasettizzati questo può essere un forte incentivo alla lettura. Ergo, e per chi ne ha voglia, buona lettura.
Peter

Stefano Cagliano - L'impronunciabile bisogno

“Personalmente, ormai quando qualcuno m’apostrofa coll’irriguardoso nome del cilindro, non lo nascondo: provo un brivido d’orgoglio. << Ma dice sul serio? >>, osservo commosso. E sempre ringrazio, grato dell’apprezzamento.”
 
Così il medico e giornalista Stefano Cagliano conclude l’introduzione al suo libro intitolato L’impronunciabile bisogno (Raffaello Cortina Editore, 2002, pagg. 189).
L’impronunciabile bisogno, o il cilindro, o “un caleidoscopio in cui scorrono distanze culturali e abitudini alimentari, fatturato di lassativi e produzioni artistiche. Evoluzione biologica e progresso tecnologico”… è insomma Lei la protagonista del libro che qui tratteremo: la merda. Affrontata di petto in modo agile e con abbondanza di toni e di contenuti. Spesso in modo divertente, altre volte seriamente: perché se non la si rispetta, la merda può essere causa di “morti ed epidemie”.

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martedì, 17 aprile 2007

In cucina con Ugo Tognazzi   
La vita e il cibo come antidoto al potere

Mentre nel mondo ci si ammazza isolatamente o con stragi, mi sono letto L'abbuffone (1974) di Ugo Tognazzi (1922-1990), gustosissimo ricettario che è anche autobiografia, perché siamo anche quel che mangiamo e quel che ricordiamo di aver mangiato. E se mangiamo merda, cosa potremo essere mai? Lo diceva anche Pasolini, col film Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), che sembra proseguire estremisticamente quel capolavoro assoluto che è La grande abbuffata (1973), di Marco Ferreri (l'ultima sezione del libro di Tognazzi è dedicata alle ricette del film, con alcune pagine introduttive che sono imperdibili). 

Ugo Tognazzi
Ugo Tognazzi

Ingordigia, golosità: parole sciocche, dettate dalla morale corrente punitiva e masochista. Ognuno è libero di fare la sua scelta, anche di morire gonfio di foie gras o stremato dagli amplessi. Disoccultiamo queste due sane, grandi e materialistiche passioni, per troppo tempo tenute nel ghetto della peccaminosità. Riesumiamo quella morale epicurea della gioia, della vita, che fece grande la romanità e il Rinascimento; riavviciniamoci con partecipazione al flusso ininterrotto e secolare della bava, dello sperma e della merda; recuperiamo, nel caso del cibo in particolare, una dimensione che si sta sempre più disfacendo, assediata com'è dalle schiere dei liofilizzati, dei surgelati, degli inscatolati.
Una volta c'era una nonna, una mamma, una campagna, un orto.
Ricreiamoli. Dipende da noi.

Ugo Tognazzi, L'abbuffone (Avagliano Editore, 12 euro)

Lo trovo un brano meravigliosamente politico. Rivoluzionario, nella sua (apparente) semplicità (e visto come ci siamo ridotti). Un vero e proprio programma. Che "dipende da noi" realizzare.

Peter

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mercoledì, 07 marzo 2007

I legami tra mafia e politica in Italia
Breve studio del brutto

Sarò veloce e schematico, che questo è un post, non un saggio di Bruno Vespa sul non poi così cattivo fascismo.
Il legame tra mafia e politica italiana (tralasciamo qui il periodo che inizia nel 1944 con lo sbarco in Sicilia degli americani, avvenuto con la preziosa collaborazione di Lucky Luciano e di tutta la mafia siciliana che appoggeranno l'Oss, poi denominato Cia) inizia in senso moderno col passaggio di Salvo Lima da Fanfani a
Giulio Andreotti, di cui diverrà uomo fedelissimo. 
Salvo Lima è il sindaco di Palermo dal 1959 al 1963 e dal 1965 al 1968. Il suo assessore ai lavori pubblici è Vito Ciancimino. Lima, Gioia e Vassallo sono coloro che dirigono con invidiabile successo il cosiddetto Sacco di Palermo. Le antiche ville liberty sono roba vetusta e obsoleta, e vengono demolite per lasciare finalmente spazio ad abitazioni pratiche ed essenziali, senza tutti quei vezzosi orpelli barocchi che stancano la vista. I politici, i mafiosi e i loro urbanisti amano definirla edilizia ad altissima densità. Di fatto sventrano Palermo (le coventrizzazioni non avvengono solo in tempo di guerra, e non solo tramite bombe aria-terra) e ricoprono tutto di
cemento, usanza che avrà sempre più successo nelle città di tutta Italia fino ai gloriosissimi giorni nostri.
In 4 anni vengono concesse 4205 licenze. 3011 licenze sono concesse alle stesse cinque persone prestanome. Cinque muratori.
La mafia esplode (economicamente) grazie al commercio dell'eroina (introdotta appositamente per neutralizzare il dissenso politico, ricordiamolo). Commercio che avveniva principalmente con l'America (ohilà), con la stretta complicità delle banche siciliane e di altri facilmente intuibili. I soldi (gli assegni) per essere ripuliti, facevano un bel viaggio: Palermo - Milano - Svizzera, passando per le mani, fra gli altri, dei banchieri di dio Michele Sindona e Roberto Calvi (ohibò). Boris Giuliano, per esempio, scopre tutto è viene ucciso da Bagarella. 
I corleonesi (Luciano Leggio, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano) dal 1978 entrano in guerra con la cosiddetta "pizza connection" (la vecchia mafia storica: Gaetano Badalamenti, Bontate, Buscetta), che stava diventando troppo potente (v. eroina). Risultato della guerra (la cosiddetta mattanza): circa 1000 (mille) morti. Tutti di parte pizza connection, che evidentemente vantava amici meno amici degli amici dei corleonesi.
Rocco Chinnici è il primo a riuscire a entrare nelle banche per scoprire gli affari della mafia. Verrà ucciso.
Mentre Pio La Torre e Piersanti Mattarella vengono ammazzati perché propongono di sequestrare i patrimoni dei mafiosi, a Carlo Alberto Dalla Chiesa viene dato pieno potere, potere di non fare nulla, visto che è completamente solo (lo confesserà a Giorgio Bocca). Verrà ucciso anche lui, come ben sapete. Prima di morire scriverà a Spadolini che "la corrente democristiana siciliana facente capo ad Andreotti sarebbe stata la "famiglia politica" più inquinata da contaminazioni mafiose". Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, poi, "Andreotti era ben consapevole dell'insofferenza della mafia per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio la politica di Mattarella e il suo omicidio." Fatti confermati dalla sentenza del processo Andreotti, in cui si legge anche che "l'allontanamento di Andreotti dal sodalizio mafioso fu dovuta all'efferato delitto Mattarella".
Antonino Caponnetto capisce che un pool di magistrati è meglio che un magistrato solo. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Caponnetto e Leonardo Guarnotta hanno dalla loro un nuovo fenomeno: il pentitismo. Fodamentale è Tommaso Buscetta, pentito le cui cose dette diverranno verità giudiziaria nella conferma dei 19 ergastoli nel maxi-processo di Palermo.
Primo (1973) e unico pentito nel vero senso della parola: Leonardo Vitale, che denuncia Riina, Provenzano, Greco e Ciancimino alla polizia. E' talmente preciso da esser giudicato pazzo. Verrà ucciso dopo 10 anni di manicomio criminale, casomai dovesse improvvisamente esser giudicato sano di mente ed essere preso sul serio.
Riina organizza le vendette sui famigliari dei pentiti. Brusca, braccio destro di Riina, esegue la strage di Capaci. Borsellino sostituisce Falcone, sapendo che morirà anche lui. Ma Falcone, prima di morire, aveva voluto e ottenuto la 41 bis, il carcere duro per i mafiosi (un colloquio al mese senza contatto fisico).
Iniziano a pentirsi anche i corleonesi. La guerra non è più fra opposte fazioni, ma fra mafia e Stato, che è tanto cattivo con quella 41 bis, e che è composto da politici che prima vengono eletti con i voti della mafia poi, per togliere ogni sospetto, si accaniscono contro la mafia per sembrare onesti. Antonino Giuffré la chiama, con notevole acume e aderenza, la "miserabilitudine dell'uomo politico".
Il così proficuo rapporto fra mafia e politica, si sarà capito, momentaneamente si spezza. Vorremmo credere che sia tutto merito di quei magistrati onesti e soli che fanno il loro mestiere con fortissimo senso etico e dello stato come Falcone e Borsellino, ma le cause principali vanno forse rintracciate nella caduta del muro di Berlino, 1989 (l'Italia non è più di importanza strategica nella contrapposizione fra Occidente e stati comunisti - v. strategia della tensione e P2) e in mani pulite, 1992 (la politica ha i suoi problemi e non riesce più a coprire la mafia).
Salvo Lima che fine ha fatto? Viene ammazzato a Mondello, nel 1992, nel giorno in cui deve organizzare la cena di benvenuto a Giulio Andreotti (quel giorno non ricordo di aver pianto). E' un chiaro segnale.
Nel 1992 e 1993 avviene una vera e propria guerra contro lo Stato e la Chiesa, che rifiuta il dialogo (Chiesa = Andreotti = miserabilitudine dell'uomo politico). Attentati, vendette. Uccidono don Puglisi. Mettono bombe (via dei Georgofili a Firenze, Pinacoteca a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, e Capaci e via d'Amelio). Lo Stato deve fare un passo indietro, secondo la mafia. Rinunciare a una parte della sua sovranità (oltre a quella già sottratta dalla Cia).
Provenzano, subentrato a Riina, arrestato, ha bisogno di nuovi soggetti politici. Con l'omicidio di Lima chiude con la DC, come abbiamo visto. Dal luglio del '93, col fallito attentato allo stadio Olimpico, non ci sono più bombe. Dall'ottobre del 1993 la mafia sparisce completamente. Più nulla. Il silenzio totale. Tra mafia e Stato sembra pace fatta. Dopo mesi di sangue e presenza costante, la mafia sparisce. Come mai?
E' buffo, davvero buffo, che il 18 gennaio 1994 nasca, grazie al duro lavoro di Marcello Dell'Utri, 
Forza Italia.

I nomi: Lotta alla mafia - Lista Cosa Nostra - Silvio Berlusconi: una biografia

Grazie a Carlo Lucarelli e a Wikipedia.

Peter

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giovedì, 22 febbraio 2007

Giulio Andreotti
E l'inizio di un lungo discorso

Un intero Paese (sì, l'Italia, cioè anche tu) è posseduto, e soffre di una malattia infettiva ma anche congenita, facilmente trasmissibile, mortale e apparentemente dal decorso irreversibile: la memoria storica interrotta. E' causata da un noto virus: si chiama oblio. La cura esiste da secoli. Proviamo a curarci.

Andreotti, mentre imita con successo Satana
Giulio Andreotti, ex amico dei corleonesi

In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:
a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;
b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;
c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi;
g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti. 
Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.

PER QUESTI MOTIVI
 
La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.
Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il quale verranno depositate le motivazioni della sentenza.
Palermo, lì 2 maggio 2003.
       IL CONSIGLIERE est.                           IL PRESIDENTE
        (Dr. Mario Fontana)                           (Dr. Salvatore Scaduti)

Dalla Sentenza della Corte d'Appello di Palermo, 2 maggio 2003

Al rigetto del ricorso dell’imputato consegue per il medesimo l’onere delle spese ai sensi dell’art. 616 c.p.p..

PER QUESTI MOTIVI

Rigetta il ricorso del Procuratore Generale e dell’imputato e condanna quest’ultimo al pagamento delle spese processuali.

Dalla Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, 15 ottobre 2004

Aggiornamento del 2 marzo: l'ex amico dei corleonesi si esprime sull'omosessualità. Il mondo ringrazia per tanta sapienza.

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venerdì, 02 febbraio 2007

Il nulla e qualcosa
Bilderberg & Alliance Base: fantasmi di carne

Il frizzante scambio epistolare fra Silvio Bananas e Veronica Lario in Bananas rende manifeste alcune questioni tutte italiane. Per esempio che a La Repubblica l'oppio ha preso il sopravvento e domina la redazione intieramente. O anche che la P2 (e ciò che c'è al suo posto adesso) ha vinto. E che noi abbiamo perso. O che non ci sono problemi di alcun genere, in Italia, e i giornalisti fanno bene a dar voce a queste cose. Vendere tutte le copie alle 11 di mattina val bene la propria dignità. E fanculo la deontologia professionale.

Il Potere non ha volto

Ci si occupa della faccenda come se fosse una love story, una fiction di rete 4. La cosa più dolorosa è che il giornlismo si presta con gioia. Non solo. Si inchina. Non solo. Si piega a novanta e offre al berlusconismo preservativo e tubetto di vasellina, guardandolo negli occhi 'con fare predatorio e vorace'. Che sarebbe anche una cosa lieta, se si occupassero anche di cose serie. Prima il dovere e poi il piacere, sentenziavano gli adulti quando eravamo piccoli e implumi. Ma gli adulti ci mentivano.
Per par condicio, di fronte al nulla bisognerebbe proporre qualcosa. Allora accenniamo a Bilderberg e, per esempio, a Alliance Base (grazie
Samuele). Senza tanti sensazionalismi. E col sospetto sempre vivo. Perché se di qualcosa di segreto si sa poco, vuol dire che si doveva sapere quel poco per fomentare gli animi e distoglierli da altro. Che segreto rimane e rimarrà.
Bilderberg. Convention annuale o semestrale a inviti. Leggete le liste di nomi. C'è tutta la crème di finanzieri, manager, politici, multimilionari dell'Occidente (Occidente, cioè: sole che tramonta. Cioè: sole che non sorgerà mai altrove, perché è tutto nostro; l'abbiamo comprato, poveri stronzi!). Lì si decide cosa una Stato deve e non deve fare. Ci si mette d'accordo. Si fa il punto. I programmi elettorali? Fuffa. Il voto? Inutile. La democrazia?

San Walter da Roma

Ciò che viene detto fra i bildenbergers non deve trapelare. Mai. Ecco allora che la mia mente capziosa corre alla lignea icona di San Walter, detto Veltroni da Roma. Io che sarei di sinistra penso al Walter che, allora direttore de L'Unità, viene invitato a un convegno Bilderberg. E penso che non ha mai detto nulla a riguardo. Lui, giornalista, quel giorno non era più giornalista. Si era preso le ferie. E su quell'argomento continua a prendersele, perché è troppo impegnato a scrivere cagate e a commuoverci sull'Africa, mentre i nostri governi appoggiano e armano i dittatori fantoccio africani. Un giornalista smette di essere giornalista in certe situazioni e torna a esserlo in altre? A me non risulta, ma sarò io stronzo. Questa è la realtà di questa sinistra. Essere come la destra, solo più ipocriti. Per dissimulare il fatto che destra e sinistra non esistono, in parlamento. Ma solo per la strada, nella guerra fra poveri. Cioè noi tutti, con L'Hammer o con la Punto. Cambia niente.
Poi c'è
Alliance Base, parto di Cia (USA), DGSE (Francia), Inghilterra, Germania, Canada, Australia. E c'è anche il correlato, fantomatico, CTIC (Counterterrorist Intelligence Service). Di queste cose nessuno si occupa, naturalmente. Solo un timido articolo del Washington Post. Perché certe cose a noi cittadini non devono riguardare. Pensano loro a tutto. Con sempre nuovi OGM contro il terrorismo, mentre a Hollywood danno le ultime pennellate di phard sulla fronte di Osama bin Laden. Il terrorismo... che in vent'anni ha fatto la metà dei morti che ogni anno muoiono solo in Italia per smog (secondo l'OMS: 39.000 all'anno). Forse c'è qualcosa che non va.
Non fosse che questa si chiama sovranità limitata. In Italia vige dal 1944. Da quando la Cia assoldò mafia e destra estrema per preparare la guerra fredda. Da quando finanziò Gladio. Da quando, servendosi della P2, diede via (o almeno non contrastò) alla strategia della tensione. Da piazza Fontana alla Strage di Bologna. Dal Cermis. Dal rapimento di Abu Mazen. Da adesso. Qui.

Altro link su Bilderberg:
Disinformazione.
Inoltre:
Servizio di Rai News 24 su Alliance Base.

Peter

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giovedì, 18 gennaio 2007

Elogio del silenzio
"Grembo da cui emergono gli esseri umani"

Fussli - Il silenzio
Johann Heinrich Füssli - Il silenzio (1799-1801 c.)

Füssli (1741-1825) si definiva painter in ordinary to the Devil (pittore ufficiale del diavolo). Onirico, pessimista, visionario, intuì precocemente molte cose sul nostro inconscio. Molto miope, tanto che mescolava i colori quasi a caso, egli vide benissimo.

Chuck Palahniuk è uno scrittore che a volte destabilizza. Survivor e Soffocare sono i suoi romanzi a cui sono più affezionato. Egli è capace di pagine notevoli (p.es. il terzo capitolo di Ninna Nanna da cui ho attinto in questo caso), che lo riscattano almeno in parte da banali prodotti editoriali di massa (Cavie, Diary).

Con Ivan Illich (1926-2002), ex uomo di chiesa e libero pensatore, si sale a un livello superiore. Un livello superiore rispetto agli stessi livelli superiori. Leggerlo in questi anni è commovente e urgente, ed è anche un gesto politico che tutti dovrebbero a se stessi. La sua cultura, integrità, onestà intellettuale, coerenza, umanità e saggezza si incontrano molto raramente nella storia del pensiero recente. E rimangono addosso.

Sul silenzio hanno riflettuto in molti, ma nel silenzio stanno riflettendo in pochi. E il POTERE, oltre che un fomentatore di ignoranza, in fondo è anche questo: un rumore di fondo costante che ti incatena il cervello in pensieri codificati, prevedibili e previsti. Con conseguenze evidentemente mortali, che imporrebbero parecchi passi indietro.
Peter

Chuck Palahniuk

Attraverso i muri arriva il boato attutito della conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in TV risalgono all'inizio degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.
Dal soffitto cala il tump tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.
Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi.
Risate di gente morta che filtrano da tutte le pareti. Oggigiorno, ecco cosa ti spacciano come casa dolce casa. Questo assedio di rumore.
[...] Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. E' la corsa agli armamenti del suono. [...] Non conta la musica. Conta vincere. Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. [...] E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.
Chuck Palahniuk, Ninna nanna (Mondadori 2003)

Ivan Illich in una calzante caricatura

La stessa nave con cui io arrivai, nel 1926, scaricò sull'isola il primo altoparlante. Pochi abitanti dell'isola avevano mai sentito, prima d'allora, una cosa del genere. Fino a quel giorno, tutti gli uomini e le donne avevano parlato con voci di potenza più o meno uguale. Da quel momento in poi non sarebbe più stato così. Da quel momento, l'accesso al microfono avrebbe determinato quale voce veniva amplificata. Il silenzio cessava di far parte degli usi civici: esso diventava una risorsa per la quale gli altoparlanti erano in concorrenza fra loro. E con ciò, il linguaggio veniva trasformato da uso civico locale in risorsa nazionale per la comunicazione. Come la recinzione dei pascoli accrebbe la produttività nazionale privando i contadini del diritto di tenere qualche pecora, così l'invasione degli altoparlanti distrusse quel silenzio che fino allora aveva dato a ogni uomo e a ogni donna la sua propria e uguale voce. Se non hai accesso a un altoparlante, sei messo a tacere.
Spero che a questo punto l'analogia risulti chiara. Come gli usi civici dei luoghi sono vulnerabili e possono venire distrutti dalla motorizzazione del traffico, così l'uso civico del discorso è vulnerabile e può venir distrutto dall'invasione dei moderni mezzi di comunicazione.
[...] Il silenzio, secondo le tradizioni sia orientali sia occidentali, è il grembo da cui emergono gli esseri umani. [...] Questa trasformazione dell'ambiente da commons in risorsa produttiva è la forma più radicale di degrado ambientale. Tale degrado ha una lunga storia, che si sovrappone alla storia del capitalismo, ma non è in alcun modo semplicemente riconducibile a essa. Disgraziatamente finora l'importanza di questa trasformazione è stata ignorata o sottovalutata dall'ecologia politica. Essa dev'essere riconosciuta, se vogliamo organizzare movimenti per la difesa di quel che rimane dell'uso comune dell'ambiente. Questa difesa è il compito cruciale dell'azione politica negli anni Ottanta. Il compito è urgente, perché gli usi civici non hanno bisogno di polizia, ma le risorse sì. Proprio come il traffico motorizzato, i computer necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forze sempre maggiori e in modi sempre più sottili.

Ivan Illich, Il silenzio è un bene comune, 1982 (in Nello specchio del passato, Boroli editore 2005)

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venerdì, 17 novembre 2006

Totò sfottò
Cuffaro mafioso? Con quel visetto è impossibile

Notevole puntata del programma di Santoro, ieri sera. Se non altro per un paio di motivi. Già storico editoriale di Marco Travaglio su indulto, Cuffaro e mafia. Risate molto amare, seguite da brividi. Un fatto a caso: testimoni di nozze di un noto mafioso: Cuffaro da una parte e Mastella (ministro della giustizia) dall'altra. Non sapevano nulla sullo sposo, naturalmente.
E plurime e reiterate miserie di Salvatore Cuffaro, che si è scavato la fossa con grande classe e notevole umorismo. Come dimenticare la sua coppola e le grasse risate? Nota tecnica per ridicolizzare e sminuire problemi reali, profondi e tragici, quella dello sfottò. Se poi significa (tentare di) umiliare parenti di morti per mafia quasi in lacrime non importa. Lui aveva documenti ufficiali alla mano! In cui c'era scritto... cosa c'era scritto? Ah sì. Che i morti per mafia, in Italia, una volta morti vengono uccisi ogni giorno, ancora, all'infinito.

Peter

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mercoledì, 27 settembre 2006

La radice quadrata di Politicultura alla meno 2
Nuova Poesia Crepuscolare & vecchia vasellina

Tu che stai leggendo, italian@ medio acceso sostenitore di questa sana democrazia, immagina di essere in una sala d'attesa d'un ambulatorio. Stai aspettando di essere visitato dal tuo proctologo di fiducia, quello con le dita grosse e callose da taglialegna che tanto gradisci, e che ti tiene allenato il culo per la sera quando, stremato da una dura giornata di lavoro, ti distendi sul divano e ti rilassi, facendo incetta di programmi Mediaset senza accorgerti di nulla.
Ecco, italian@. Sei in sala d'attesa e prendi in mano una rivista a caso. La sorte matrigna t'ha premiato con Vanity Fair, col numero del 29 giugno 2006. Sfogli senza aspettative ma con morbosità, senza sapere perché. A pagina 23 il destino beffardo ti lusinga nuovamente, dopo averti portato in dono, tanto tempo fa, un televisore al plasma da 40 pollici comodamente pagabile in 46 rate da 120 euro l'una e un attrezzo per togliere il nocciolo dalle ciliegie con un solo movimento della mano. Leggi, perlamadonna:

Dedico questa poesia al senatore Marcello Dell'Utri in segno di un'amicizia che rappresenta per me un dono prezioso che la politica mi ha offerto.

Velata verità
Segreto stupore
Sguardo leggero
Insondabili orizzonti.

Sandro Bondi

Sandro Bondi Marcello Dell'Utri
Rispettivamente l'autore e il destinatario del componimento crepuscolare di cui sopra

Il poeta dunque scruta distrattamente l'orizzonte in un giorno di nebbia. Dentro, nell'intimo più profondo (egli ne è provvisto in grandi quantità), sembra sussultare di fronte a una verità che non ci è dato sapere, ma che deve essere qualcosa di grosso che riguarda mafia, massoneria, servizi segreti deviati, omicidi, corruzione, tangenti e chissà cosa altro che a noi non interessa. 
Fiducioso italian@, sei sinceramente commosso. Entri dal proctologo contento di farti visitare. Speri non sia niente di grave. Ripensi alla poesia che hai appena fruito e ti consola. Tutto a posto, il tuo retto è sano. Ha solo bisogno di riposo. Ti rivesti. Tutto è finito. Rimane solo un leggero di odore di merda, e un po' di bruciorino che passerà, prima o poi. Vai a casa lestamente. Pensi che è mercoledì. C'è Striscia la notizia La pupa e il secchione HOT!
Ahi!

Peter

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giovedì, 21 settembre 2006

INTERRUZIONE - IL MASSONE
Questo blog è ora in mano a forze segrete e oscure

Che cos'è la verità in Italia?
E' un'idea, una corrente de partito, un'opinione, una corrente elettrica, una corrente d'aria? Ma c'è qualcuno dall'altra parte? Ma sto interrompendo qualche programma? Ma c'è qualcuno che mi legge? Porca miseria...
Noi cavalieri della 'uallera d'oro abbiamo fatto un golpe, abbiamo rivoltato tutto quanto, ci fosse uno dall'altra parte che dice: <<Oh, ma che sta succedendo?>>.
Oppure soltanto per dirti: <<Vaffangulo...>>.
Ma per dire, una reazione, porca miseria! Ma voi lo sapete che noi lavoriamo dalla mattina alla sera per occupare i posti, per fa' l'attentato... E questa è fatica, e questa è passione, ma io 'o faccio 'o golpe, io mando l'Italia a gambe all'aria ma vorrei qualcuno dall'altra parte che dicesse: <<Stanno attentando alla Costituzione!>>, oppure anche solo: <<Ma che sta succedendo? Toh, è nu golpe? Ah, è nu golpe>>. No, tutto tranquillo, tutto normale...
Ma voi avete rispetto per chi lavora? Ma lo capite che cos'è la creatività in questo lavoro? Monica Lewinski a Raiuno: le diamo 25.000 dollari per fa' un lavoro che poi non fa... Lai sa che è, lei sa perché, lei sa dov'è! Ci fosse qualcuno in questo paese che ti da una soddisfazione!
Io quando lavoravo a Disneyland, da ragazzo, tenevo lo stesso cappuccio così uguale ma tenevo due 'recchie così... Ci stavano i guaglioni che facevano: <<Oh, vedi chi è? Oh, vedi chillo che vola! Oh, vedi chillo che decolla!>>
Un'espressione, una reazione! Qua niente! E' un paese di morti! E allora uno che deve fare?
Abbiamo fatto l'anarchia, abbiamo ritirato fuori gli anarchici e allora vedete che sulla mia scrivania oggi c'è una bomba: una bomba all'uranio? No, una vecchia bombaccia degli anni Settanta che facavano con lo scotch e con lo sputo e che era molto semplice; ci stanno due fili: ce sta 'o filo giallo e 'o filo arancione; se taglio 'u filo giallo se disinnesca, se taglio 'u filo arancione scoppia.
E io sto tagliando 'u filo arancione: pecché?
Pecché me so' shcassate!

Corrado Guzzanti, Il caso Scafroglia

Il caso Scafroglia finiva così, in quel lontano ma geologicamente vicino dicembre 2002. Risposta per sempre attuale alla nostra camera, al nostro senato e a tutti gli elettori. Non importa qual era, è e sarà la domanda. Peter

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mercoledì, 06 settembre 2006

Ma parliamo un po' di P2


Che in Italia le cose non vadano niente bene lo si vede chiaramente anche dal fatto che se digiti Umberto Ortolani compare in seconda pagina questo blog satanico.
Oh pellegrini che un giorno sì e l'altro anche pernottate fra queste pagine di pixel in cerca di Umberto Ortolani, di professione braccio destro del Gran Visir di Sticaz Licio Gelli, cosa andate cercando? Deh! I referrers non mentono.
Dimenticate queste cose. Sono storie passaaate... Andate a giocare altrove. Però prima che da un aereo ci buttino tutti in mare dentro a un sacco andate qui, è questo che state cercando, pastori erranti delle brulle praterie di google. Anche chi non ne sa nulla, ne approfitti. Vada. Entri. Legga.
Poi si legga questo, così tanto per avere un quadro più ampio. Molto ampio.
Poi si legga questo, così tanto per non pensare che siano storie passate (prima scherzavo), e che oggi, adesso, proprio in questo istante, siamo contemporanei a certi accadimenti malati.
La storia deve ancora essere scritta. E speriamo non dai vincitori, ma da chi ha perso. Cioè noi.

Peter

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martedì, 25 luglio 2006

Panta rei
La morte e tanta buona musica per non sentirla

Nella mailing list che arriva quotidianamente dall'Internazionale è possibile leggere due notizie particolarmente suggestive, oggi, una proprio di seguito all'altra.

Due milioni di bambini morti nei conflitti.

Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi dieci anni due milioni di bambini sono morti nel corso di conflitti armati, e decine di milioni sono stati costretti a lasciare le loro case. Il Consiglio di sicurezza ha tenuto una sessione speciale a porte aperte per commemorare il primo anniversario dell'adozione della risoluzione 1612, con cui si è creato un sistema di vigilanza mirato a impedire abusi e violazioni nei confronti dei minori che vivono in zone di guerra. [EL PAIS, Spagna - http://www.elpais.es]

L'Africa è la grande perdente del fallimento di Doha.

Il fallimento dei negoziati sulla liberalizzazione del commercio globale è una cattiva notizia soprattutto per l'Africa, poiché condanna il continente a un futuro incerto fatto di tariffe doganali sempre più alte e competitività mondiale sempre più bassa. Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio, Pascal Lamy, ha annunciato la fine dei colloqui dopo cinque anni di trattative che non hanno portato a nessun accordo per favorire l'accesso dei prodotti dei paesi in via di sviluppo al mercato mondiale. [THE INDEPENDENT, Sudafrica - http://www.iol.co.za]

Il mondo, come potete vedere nei tg e leggere nei giornali, è pieno di diritti, di carte costituzionali, di risoluzioni e organizzazioni baluardi di difesa degli alti valori dell'uomo, della sua dignità, della sua salute e dei suoi bisogni fondamentali garantiti e da garantire. Articoli e commi tutti ben in fila, snocciolati da persone ritenute degne, vestite molto bene, per convincerci che è tutto a posto e che andrà ancor meglio. Talmente tanti sono i nostri diritti di uomini che per la maggior parte del genere umano sono nient'altro che utopie. Miraggi. Anzi, nemmeno quelli. I miraggi si vedono, mentre per un paio di miliardi di persone i diritti non sono nemmeno un'idea vaga. I fatti sono che due milioni di bambini sono morti, e che questi morti rientrano negli "effetti collaterali" di azioni di grande rilevanza strategica. E molti di più son sopravvisuti ad atrocità non richieste, che in molti casi è peggio. Poi il Live Aid, i cantanti e i veltroni che vogliono cancellare il debito all'Africa. Risultato? Vedi la seconda notizia. Gli altri che fanno? Noam Chomsky non basta a cambiare il mondo.
Accettiamo il fatto che abbiamo chiesto troppo da noi stessi. In questo l'Illuminismo ci ha fottuto. Qualche passo indietro aiuterebbe a mantenere molte meno promesse, ma quelle poche, forse, realmente. Accettiamo il fatto che un nostro dovere di individui è evitare di "diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni". Di destra, di sinistra, di centro, di ovunque e di altrove.

In attesa che una qualche forma di epocale collasso risolva l'impasse per fortuna c'è l'industria culturale che ci consola dalle mille contraddizioni in cui viviamo. Essa è sempre pronta a fornire divertimento e impegni serali che non richiedano una eccessiva messa in discussione di noi stessi.
Nell'ultimo mese ho visto dal vivo gli intensi concerti di Tool, Flaming Lips, DeusTwilight Singers. Ho stretto la mano a Greg Dulli. E in abbondanza ho bestemmiato, ho bevuto, ho fumato, ho nuotato. E ho pensato: panta rei. Per forza.

Peter

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sabato, 08 luglio 2006

Fabrizio De André e lo Stato attuale delle cose

C'è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo
[
Il bombarolo, 1973]

Comprensibile che far quadrare i conti di uno Stato non sia cosa semplice. Tutti noi non sapremmo da che parte iniziare, e infatti ci costringono a votarli senza alternative valide... Ma qualcuno di sinistra dovrebbe spiegarmi perché un governo di sinistra, per far quadrare i conti, taglia le spese sociali. Padoa Schioppa dice che pubblico impiego, sanità, previdenza e enti locali rappresentano l'80% della spesa pubblica. Bene. E perché non ottimizzare stabilmente ciò che si spende già riducendo gli (enormi) sprechi e andare ad intaccare il restante 20% composto in buona misura dalle spese militari e di difesa? E' storicamente la destra a difendere certe ambiti e categorie, ed è storicamente la sinistra che dovrebbe salvaguardare ed essere vicina agli interessi di chi (storicamente) l'ha preso e lo prenderà sempre nel culo. Ma la puzza è diffusa, e gli interessi principali convergono senza distinzioni storico-ideologiche. Le armi, il petrolio, le case automobilistiche, il sistema pubblicitario, le case farmaceutiche non hanno più alcun rapporto diretto con l'umanità di noi maggioranza di fuori-casta. Destra e sinistra... non esistono più, queste distinzioni. Molti di sinistra non l'hanno ancora capito. Ma bisogna che si diano una mossa. Pensare con la propria testa, cioè senza infrastrutture ideologiche, aiuta.
La Tav si farà. Ridicolo. I dati sulla quantità di merci in transito calano a picco da 15 anni. Per chi è la Tav?
L'AfghOILstan, meta di pellegrinaggio di occidentali esperti nel costruire oleodotti per se stessi, richiede la nostra presenza, ipocritamente e banalmente giustificata con la formula magica "Enduring Freedom". Ma vaffanculo.
Il problema è sempre il solito. E ci vuole qualche segnale chiaro e netto, da parte nostra.

Peter

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categoria:musica, politica, geopolitica
martedì, 30 maggio 2006

Sempre la stessa aria
Ehi! Chi ha scoreggiato?!


Immagine di Politbjuro

Tempo fa non avrei mai pensato che per fare un post fosse sufficiente il delicato viso di Cuffaro. Numerosi concetti giuridici e filosofici, in Italia, vanno rivisti. O almeno evitati. Un po' di pudore, per favore, gentili Casini d'Italia.
Ma perché fermarsi alle immagini? Tratto da Societacivile.it ecco chi hanno votato i siciliani, ecco (chi l'avrebbe mai detto!) con chi ha a che fare Salvatore Cuffaro:

Imputato di favoreggiamento alla mafia e rivelazione di segreto d'ufficio, è accusato di aver informato uomini ritenuti vicini a Cosa nostra che erano intercettati. Tra questi, il boss Giuseppe Guttadauro, legatissimo a Bernardo Provenzano, e l'imprenditore Michele Aiello, padrone della sanità in Sicilia, re delle cliniche private, sospettato di essere un riciclatore dei soldi di Provenzano. Totò Cuffaro si è incontrato segretamente con Aiello nel retrobottega di una boutique di Bagheria: "Per parlare di tariffe sanitarie", ha spiegato Totò ai magistrati. In una telefonata intercettata il 10 gennaio 2004, Cuffaro parla con Silvio Berlusconi, che gli dice: "Ho saputo qui... la ragione perché ti telefono... il ministro dell'Interno... Mi ha parlato e mi ha detto che tutta la... è sotto controllo, sotto controllo". Berlusconi parla dunque con Cuffaro di indagini, dicendo di aver avuto informazioni dal ministro Beppe Pisanu (che però ha negato ai magistrati di Palermo di aver mai parlato con Berlusconi di indagini siciliane).

Peter

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lunedì, 08 maggio 2006

Sempre più allodole

Cesare Previti è in galera. Ve ne siete accorti? Dopo giorni di festeggiamenti torno nel mondo e scopro che non è una gran notizia. Stupido me! Credo ne abbiano parlato solo al Tg1 (la Resistenza è fra alcuni giornalisti della sua redazione!). L'ho visto. Ne hanno parlato al 22esimo minuto di telegiornale. In un paese sano sarebbe stata la prima notizia. Ma noi siamo malati, molto malati. Terminali!
Il giornalismo asservito al potere mi pare la chiave di tutto. Per evitare di parlare del fatto più importante degli ultimi anni, un fatto che per tentare di evitarlo ha assorbito tanta parte delle energie dei nostro politici di destra, assistiamo a una genuflessione di massa. Giornalisti affannati a cercare una agenda delle priorità che consenta loro di non aver problemi. La Mecca ci fa una pippa. 
Unabomber, tornato puntuale e utilissimo. Incomincio a pensare che unabomber sia una creature governativa. 
D'Alema al colle sì o no. Ve lo dico io: no. Si sapeva anche prima, e allora perché romperci le balle per 4 giorni? In un paese sano basterebbe ciò che ha detto Fedele Confalonieri su Massimo D'Alema per allontanare D'Alema da qualsiasi forma di attività politica: "Dieci anni fa D'Alema aveva detto che nessuno avrebe toccato Mediaset e la promessa è stata mantenuta."
Ergo la sinistra ha proposto un candidato per la presidenza della repubblica che è gradito a Confalonieri (braccio di mezzo di Berlusconi). D'Alema: braccio sinistro. Qualche domanda vogliamo porcela?
Fuffaglia. Basta farci caso, giornali e telegiornali ne sono zeppi. Fanno di tutto pur di confonderci, pur di non informarci. Vedo solo specchietti per le allodole. Come lo è stato l'aviaria. L'aviaria era un'ossessione. Poi hanno scoperto le marachelle di Storace, Storace si è dimesso e l'aviaria è scomparsa dagli organi di informazione, gli unici organi peraltro ad esserne stati infettati. Ma tornerà, certo che tornerà.
Infine la guerra. La guerra è forse il miglior specchietto per consentire ai politici di starsene un po' nell'ombra. Lì sono sempre tutti uniti nel cordoglio, nel dolore. Chi si informa per vie traverse sa com'è la situazione in Afghanistan da sempre. Ma quando sono morti i due alpini l'altro giorno sono sembrati tutti molto colpiti. Colpiti che l'Afghanistan esistesse ancora.
De André cantava: Hanno rimandato a casa / le loro spoglie nelle bandiere / legate strette perché sembrassero intere.
Il potere non è altro che il becchino che riassembla i cadaveri coadiuvato dalla retorica della patria. Gli organi di informazione sono i tanatologi che li aiutano e guardano l'effetto che fa. La tragedia è che tutto questo funziona. Le allodole guardano se stesse fissare il vuoto.

Peter

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categoria:politica, informazione, societĂ , televisivo
giovedì, 13 aprile 2006

Mafia e politica e...
Cuffaro è una persona onesta, e se lo dice Casini...


A sentire Repubblica questa buffa immagine sarebbe stata scattata nel buco di merda in cui viveva Provenzano. Provenzano voterebbe Cuffaro... chi l'avrebbe mai detto?! Non vorrei scadere in insinuazioni lombrosiane, ma non ci vuole un pm per farsi un'idea su Cuffaro, re di Sicilia, indagato per associazione mafiosa.

Sull'integrità di Casini basta ricordare che telefonò a Dell'Utri per esprimergli la sua stima e la sua solidarietà prima della sentenza, e che difese sempre a spadatratta Andreotti, dicendo che poi i fatti gli avevano dato ragione. D'Alema era presente, quel mentecatto, e non rispose nulla. Ma se non fosse un politico nel libropaga di Berlusconi avrebbe dovuto rispondere così!

Un combattivo ventenne di palermo mi ha detto questo, ieri:
"Peter, è molto angosciante la Sicilia, basta farsi un giro. Qui i diversi siamo noi. La gente è triste perché il loro Berlusconi ha perso. Mai come in sicilia mafia chiesa e politica si stringono a braccetto. Perché la sicilia è di Berlusconi, e un poco meno di udc e an. Non si può dire a parole ciò che vedo, come mi sento, ciò che sento. Qui i manifesti della sinistra durano mezza giornata spariscono subito e vengono sostituiti. La gente qui ama Berlusconi, lo votano perché è simpatico, perché ride... dicono proprio così eh! Perché è un povero disgraziato perseguitato dalla PERICOLOSISSIMA SINISTRA STALINISTA, perché noi mangiamo i bambini e se voi al nord ci ridete qui a noi ci vengono a chiedere: ma è vero che vi mangiate i bambini? Capisci? Capisci cosa è la Sicilia? Siamo mafiosi dentro, radicati."
(Lui ci tiene a precisare che non tutta la Sicilia è così. E' lecito crederlo, i signori Dalla Chiesa sono lì a dimostrarlo. Anticipo che l'intervista integrale sarà pubblicata sul
sito.)

Poi ho una domanda: a voi convince Grasso? A me no. Non ci crede nessuno che Provenzano è stato il capo della mafia fino all'arresto. Semplicemente non è logico. Grasso ammette che Provenzano ha avuto protezione politica, in tutti questi anni (poi, quando si parla di questo, dice, "è vero", e cambia subito discorso...). Se l'hanno arrestato vuol dire che gli è mancata la protezione politica, quindi vuol dire che non conta più un cazzo da un pezzo! Grasso, perdio! Inoltre, perché ha indebolito le procure antimafia? Cosa mi rappresenta quel limite di 8 anni?

Della pressoché ignorata testimonianza di Fiorani, che ha fatto i nomi dell'ex monarca Silvio, che ha parlato di tangenti a Calderoli e tante altre belle cose, ne parleremo quando ci saranno conferme autorevoli.

Per finire con un sorriso amaro: il controverso umorista rosso DjAndrea mi ha riportato una battua del suo amico U Bak che, dice, vuole commettere un crimine poi essere latitante e nascondersi nel suo garage. Non lo troveranno mai...
Italia, forza!

Peter

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martedì, 11 aprile 2006

Elezioni e mafia

La sinistra ha vinto le elezioni. Avete saputo? Alla camera ha vinto per lo 0,07%, circa 25.000 voti di differenza su un totale di 39 milioni. Al senato ha vinto per un paio di senatori, grazie agli italiani all'estero. Incredibile. Assurdo.
A me fa piacere. Corrisponde al mio voto. Ma ci sono seri problemi. Come ha detto Goldstein (parole di cui mi approprio), "comunque vada l'Italia ha perso culturalmente". Il dato che più sconvolge è quel 24% di voti a Forza Italia, a Berlusconi. UN QUARTO degli elettori lo ha rivotato, ve ne rendete conto? Non lo so. Al di là di questo mi sembrano confermate alcune tendenze sociali. Come quella del berlusconismo, virulento, trionfante, o come quella che parte della popolazione è attaccata a un unico, grande, felice polmone artificiale che tiene il ritmo a suon di televendite.
Una certezza c'è: saranno giorni interessanti, quelli dei prossimi mesi e anni.
Poi c'è un'altra certezza: l'amico Fritz, dopo un inquietante discorso che fece Grasso alcuni mesi fa, pronosticò che Provenzano sarebbe stato preso, che era finito, che qualcuno lo aveva scaricato, lassù, fra le sfere celesti che gli italiani ieri hanno votato. Così è stato. Il punto è che sapevano tutto, tutti. E ho i brividi a pensare che si sia deliberatamente scelta la data per arrestarlo. Il giorno dei risultati delle elezioni.
A parte questo... ora incomincia il lavoro duro. Prodi credo sia una brava persona. I leader di questa sinistra no. Anch'io voglio vedere questa Italia ripartire, Pavel. Ma così... come è possibile?

[Ps: un saluto a chi oggi è giunto qui cercando si google "Voti comprati". Un saluto a chi giungerà qui, in futuro, cercando "Imprenditori, in Sicilia e Campania, volevano dai dipendenti la foto della scheda elettorale col voto a destra, pena il licenziamento, e in premio 100 euro e un videofonino nuovo. Chi li ha pagati quegli imprenditori?"]

Peter

New!
Intervista a Nando Dall Chiesa, senatore, figlio del generale ucciso dalla mafia nel 1982, relativamente alla notizia della cattura del boss Bernando Provenzano
Domanda: La lunga maratona per le elezioni politiche e’ finita. Ci aspettano pero’ altre consultazioni. Come quella, imminente, per il rinnovo del Parlamento regionale in Sicilia. Il candidato della Casa della liberta’ e’ il presidente uscente Cuffaro (UdC).
Risposta: E’ candidato alla presidenza un esponente politico inquisito per favoreggiamento della mafia. Non si puo’ quindi candidare chi secondo i magistrati (e non solo il pubblico ministero) ha favorito la mafia e gioire al tempo stesso dell’arresto di un capomafia. Quello che mi fa piacere e’ comunque che, dentro le forze dell’ordine e nelle istituzioni, c’e’ chi fa il suo dovere senza farsi condizionare dal clima politico.
Posted by Acsel

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categoria:politica, mafia, societĂ 
lunedì, 10 aprile 2006

Dalle 11.50 alle 11.55 di oggi, nel paese di Tv

Rai uno: Nonna Luisa e gli anziani molto parsimoniosi, con testimonianze dei parenti. Finale: viva la Pasqua (festa degli anziani) e viva tutte le nonne Luisa! (a seguire La prova del cuoco);
Rai due: minuziosissimo oroscopo di Paolo Fox.
Rai tre: "No alla terza età". Un uomo attempato ma aitante par di capire che suona in un gruppo rock. Si afferma che l'età non ha età, seguono forti applausi e la commozione di Frizzi.
Rete 4: convulsa pubblicità di un rossetto che, sembra, ha poteri salvifici.
Canale 5: La fattoria. I Cugini di campagna parlano rapiti delle inaspettate e sorprendenti conoscenze musicali di tale Jennifer. Sì, proprio Jennifer.
Italia Uno: telefilm in cui i nostri due eroi si trovano fra decine di vipere pericolisissime. Il pathos raggiunge il climax quando lei salva lui.

Domando: chi ha già vinto, veramente, queste elezioni? E le prossime? E le prossime ancora?
In Francia, per esempio, ha vinto la gente che è scesa in piazza, incazzata nera. E da noi invece? Chi cazzo ha vinto veramente?!

Peter [che in tutti i casi questa sera sarà in piazza]

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categoria:politica, societĂ , televisivo
sabato, 08 aprile 2006

«La sinistra, e in particolare quella massimalista propone di rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio - attacca Berlusconi - Vuole togliere al ceto medio e dare alla classe operaia».

Credo questa sia - DAVVERO - l'affermazione più grave che si possa fare, e io non la mando giù. Credo che questo sia il primo e il più grande dei motivi per cacciare a pedate nel culo questo signor berlusconi che dimostra una volta di più quale sia la propria ideologia politica: lui e i suoi amici (e i figli dei suoi amici) che gozzovigliano come porci imperatori romani, mentre il volgo, la plebe, la gleba non potrà mai aspirare a nulla, se non a morire il più tardi possibile. Caro signor berlusconi, tu e la tua depenalizzazione del falso in bilancio (e poi mi venite a dire che siete contro all'evasione fiscale), tu e i tuoi ministri incapaci e creatori di PORCATE, tu e la tua giustizia a mano armata fai-da-te, tu e i tuoi voti comprati in sicilia, tu e i tuoi voti comprati alla curia, tu e la tua nutrita schiera di teledipendementi, tu e la tua boria, tu e fini e casini e bossi e calderoli e maroni e tutti gli altri politici sporchi e in malafede...signor berlusconi, da parte mia tu potrai anche vincere le prossime elezioni, ma se un'idea di giustizia esiste, se esiste una morale, un'idea di politica pulita...tu non potrai che fare SCHIFO per quanti anni camperai. Sei un perdente in partenza e se trionfi in questo paese è perchè l'italia (mi dispiace dirlo) è un paese di perdenti rassegnati a lasciare la proprio vita in mano a te, in mano alla sporcizia, in mano all'omertà.

Acsel

PS: Sono andato a votare.
E' disgustoso vedere un simbolo (ovviamente tra la casa delle libertà) dove campeggia il nome Mussolini.
Disgusto. Disgusto. Disgusto.
Disgusto perchè oltre al nome c'è anche l'ideologia. Ricordiamo quello che la cara Alessandra Mussolini ha detto: "meglio fascisti che froci". Credo che la galera sia il posto più indicato per lei... Acsel

postato da: DevilsTrainers alle ore 15:10 | Permalink | commenti (13)
categoria:politica, societĂ 



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