mercoledì, 24 ottobre 2007

Sport e doping
Intervista (definitiva) a un ex ciclista

Un paio di anni fa parlammo di questo argomento con un ex ciclista, che per alcuni motivi qui rimarrà anonimo. Nel mentre nulla è cambiato. Il buon lettore tenga presente che nel calcio è ancor peggio. E che impiegare il proprio tempo vitale per occuparsi di questi poveretti gestiti da mentecatti è da considerarsi come un danno a se stessi, al genere umano e ai classici.

“Il corridore sa che accanto al letto, nella camera dove dormono in due, c’è sempre una cyclette. Nella notte il corridore che ha preso l’Epo porta necessariamente un cardiofrequenzimetro al polso oppure attorno al torace, perché di notte, mentre dorme e non fa attività, il cuore rallenta. Se però i battiti sono troppo pochi, manca l’ossigenazione. E allora il cardiofrequenzimetro emette un segnale acustico di allarme, il corridore salta sulla cyclette mettendosi a pedalare. Con lo sforzo, il cuore pompa di più, e in questo modo consente l’ossigenazione del sangue…
Il campioncino, stanco del duro allenamento, si addormentò e non sentì il segnale acustico. Aveva ormai meno di venti battiti al minuto. Meno male che il compagno di camera, vedendo che l’amico non si alzava, intervenne secondo le istruzioni: gli praticò la rianimazione cardiopolmonare, la cosiddetta respirazione bocca a bocca, e poi appena l’amico si riebbe lo mise di peso sulla cyclette avviandogli la pedalata. Altrimenti sarebbe morto.”
L’ex direttore sportivo conclude: “Il gregario ebbe un premio dalla società ciclistica perché aveva salvato una vita, ma più che altro perché aveva evitato un grosso scandalo.”
Questa è una testimonianza raccolta nel libro Generazione Epo, di Renzo Bardelli (edizione Edifir).

Il ciclista in allenamento

Caro Ex Ciclista, è proprio così?
Purtroppo sì. Negli anni novanta, quando la Federazione non aveva ancora fissato nessun limite al tasso di ematocrito, i corridori raggiungevano valori del sangue altissimi di ematocrito (55-60%) rischiando la vita, perché il tuo sangue, a 60, è simile alla marmellata. Rischi infarto, ictus, trombosi…

Innanzitutto, in due parole, puoi spiegare cos’è l’ematocrito e l’Epo?
L’ematocrito e la parte corpuscolare del sangue, formata dai globuli rossi, trasportatori di ossigeno per l’intero organismo. Il valore del 50% sta a significare che il tuo sangue é formato per il 50% da parte corpuscolare e per il restante 50% da plasma. L’Epo è un ormone, secreto dal midollo spinale, che stimola la produzione di globuli rossi da parte dei reni. Più Epo produci e più globuli rossi hai. Più ossigeno trasportato ai muscoli hai, più l’ematocrito è alto e maggiore è l’aumento delle prestazioni.

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martedì, 16 ottobre 2007

Breve storia della merda

Di seguito viene pubblicato un approfondimento - per lettori attenti - su un argomento di pressante attualità: la merda. E' una libera analisi di un libro di Stefano Cagliano, e il tono è spesso divertito e ironico. Scrissi questa roba per un esame universitario un paio di anni fa (Sociologia della letteratura). Va detto che non è un trattatello esattamente accademico: so che per voi bloggers mediasettizzati questo può essere un forte incentivo alla lettura. Ergo, e per chi ne ha voglia, buona lettura.
Peter

Stefano Cagliano - L'impronunciabile bisogno

“Personalmente, ormai quando qualcuno m’apostrofa coll’irriguardoso nome del cilindro, non lo nascondo: provo un brivido d’orgoglio. << Ma dice sul serio? >>, osservo commosso. E sempre ringrazio, grato dell’apprezzamento.”
 
Così il medico e giornalista Stefano Cagliano conclude l’introduzione al suo libro intitolato L’impronunciabile bisogno (Raffaello Cortina Editore, 2002, pagg. 189).
L’impronunciabile bisogno, o il cilindro, o “un caleidoscopio in cui scorrono distanze culturali e abitudini alimentari, fatturato di lassativi e produzioni artistiche. Evoluzione biologica e progresso tecnologico”… è insomma Lei la protagonista del libro che qui tratteremo: la merda. Affrontata di petto in modo agile e con abbondanza di toni e di contenuti. Spesso in modo divertente, altre volte seriamente: perché se non la si rispetta, la merda può essere causa di “morti ed epidemie”.

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giovedì, 20 settembre 2007

Il linguaggio delle spirali
Suggestioni sparse sul Tutto

Guardare e non saper vedere. Come tentar di guarire? Per esempio con la felice unione di arte e scienza, come va ripetendo da anni il caro Odifreddi Piergiorgio.
Ossessionato dalla ricorsività di identiche forme naturali in scale e ambiti molto diversi, dopo aver guardato come tutti molti alberi son sobbalzato a fauci aperte nel vedere questa immagine:

Urs-P- Twellmann (serie "Kaleidoscope Bois")
Opera di Urs-P. Twellmann

Che come scrisse Galileo Galilei ne Il Saggiatore (1623): "La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto."

Così ecco che, tagliato a fette e riposizionato con genio e visione, il tronco d'un albero mostra l'ennesima forma naturale strutturata a spirale logaritmica, ben celata dalla verticalità propria dei fusti.
Scoperta da Descartes, al contrario della spirale archimedea la spirale logaritmica ha i bracci che si distanziano fra loro in una progressione geometrica con angolo costante. L'esempio più noto è forse quello del Nautilus e di molte altre conchiglie di molluschi. Ma è la struttura anche di ragnatele, del volo dei falchi quando avvicinano la preda e della disposizione delle foglie sui rami di molte specie vegetali.
In ben altre scale di grandezza le spirali logaritmiche le troviamo nei cicloni e nelle galassie, con ogni braccio strutturato a spirale. Via Lattea - di cui facciamo parte - compresa.

Affascinante inoltre che la cosiddetta (aritmetica) successione di Fibonacci (1,1,2,3,5,8,13 etc, in cui il numero che segue è la somma dei due precedenti) sia riscontrabile nel numero di petali di molti fiori (le margherite hanno 34 o 55 petali), nei semi del girasole (disposti su più spirali), nelle pigne, nell'ananas (etc), nella struttura (8 tasti bianchi, 5 neri) e nelle note (13) del pianoforte, nella forma dei violini...

Il mistero si infittisce perché il rapporto tra un numero di Fibonacci e quello che segue (0.61803) più si va avanti nella successione e più si avvicina con precisione al reciproco della sezione aurea (1.61803).
Sezione aurea il cui rapporto costituisce il rettangolo aureo, rettangolo che è possibile costruire (geometricamente) oltre che con riga e compasso, su un foglio a quadretti usando la successione di Fibonacci. Se si disegna poi una spirale dal rettangolo più piccolo a quello più grande salta fuori una... spirale logaritmica. (Vedi)

Pare di trovarsi in un nastro di moebius in cui tutto torna e s'incastra alla perfezione. Ma questo è solo un post e qualsiasi conclusione è assolutamente superflua. In questo modo poi si evita di incorrere in errori aberranti, come attribuire a un qualche dio la perfezione della natura e del suo linguaggio.
Ma forse dio e natura sono solo sinonimi, e la limitatezza umana non riesce a farsene una ragione. Dunque essere atei significherebbe avere fede nelle leggi della natura...

Peter

AGGIORNAMENTO del 12 ottobre

E poi c'è questa:

Coda arrotolata di camaleonte
Coda di camaleonte

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martedì, 03 aprile 2007

Si chiama Gaia perché ride (di noi)
Problemi su effetto serra e riscaldamento globale

Pianeta Terra

Vi presento un caro amico: Ste, geologo. Ci parlerà brevemente dei motivi per cui la pappina pronta sul riscaldamento globale ha qualcosa che non va.

Se proprio sentiamo il bisogno di non tacere, come alcuni filosofi del passato ci hanno consigliato, sul fenomeno del riscaldamento globale per lo meno cerchiamo di basare le nostre idee su FATTI OGGETTIVI.
Il primo dato oggettivo è che la Terra, nel suo ruotare attorno al Sole e attorno a se stessa, ha ciclicamente variato il suo clima globale nel tempo. Le cause sono da ricercarsi nell’irraggiamento del Sole sulla Terra. Per esempio: il variare dell’orbita terrestre attorno al sole modifica sostanzialmente il clima sulla Terra. Inoltre, a un’orbita maggiormente ellittica corrisponde un raffreddamento globale con formazioni di ghiacciai perenni nelle montagne e formazione di calotte polari anche notevolmente estese, e questo periodo viene chiamate Stadio Glaciale. Al contrario un’orbita circolare produce un innalzamento della temperatura media, soprattutto per quanto riguarda la temperatura delle acque, con effetto domino che provoca lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari: questa fase si chiama Stadio Interglaciale. Qual è l’effetto che più risulta evidente da queste variazioni cicliche? Sicuramente le variazioni del livello del mare, ovvero rispetto alle condizioni attuali che corrispondono allo zero, quando e in che misura si è abbassato o innalzato il livello del mare. Negli ultimi 200.000 anni si sono susseguiti tre cicli completi di riscaldamento/innalzamento del mare e raffreddamento/abbassamento del mare. Tanto per citare alcuni dati di riferimento, circa 125.000 anni fa (durante lo Stadio Interglaciale comunemente chiamato Tirreniano) la totalità delle calotte glaciali erano sciolte e sulle Alpi non si riuscivano a formare ghiacciai perenni; la temperatura era globalmente di almeno 4° superiore all’attuale e il mare era circa 5,50 metri (in verticale) più in alto del presente. Circa 22.000 anni fa invece si raggiungeva il picco massimo dello Stadio Glaciale, noto come Wurmiano; sulle Alpi si formarono imponenti ghiacciai talmente estesi da produrre le cosiddette valli morenico-glaciali del Veneto e del Trentino, la calotta polare artica ricopriva totalmente la Scandinavia, la Germania e una considerevole porzione della Francia in Europa, e metà del Canada in America. Elemento ancora più interessante: il livello del mare era drasticamente diminuito di circa 120 metri (in verticale). Per rendersi conto del significato di un tale abbassamento basti pensare che il fiume Po sfociava a Pescara e che il mare Adriatico, praticamente, non esisteva. Circa 6.000 anni fa siamo entrati in uno Stadio Interglaciale e il livello del mare in prima approssimazione ha raggiunto il livello attuale e il clima non si doveva discostare di molto dall’attuale. Sulla base di questi dati, per decenni gli studiosi hanno ritenuto che noi ci trovassimo a vivere alla fine della fase Interglaciale iniziata appunto circa 6.000 anni fa, e pertanto che il ciclo naturale andasse verso un raffreddamento, lento ma globale. A supporto di questa tesi vi è stata una fase di raffreddamento intensa ma breve nota come Piccola glaciazione, durante il sonno della ragione medievale. Con questi presupposti le problematiche legate all’effetto serra assumevano caratteri decisamente preoccupanti. L’aumento di temperatura, che pure è un dato oggettivo, erano, secondo gli studiosi, in quel momento da imputarsi interamente all’effetto antropico, che era tale non solo da azzerare la tendenza al naturale raffreddamento ma addirittura da provocare un riscaldamento globale. Un elemento nuovo però è entrato di recente sulla scena. Il ciclo naturale terrestre non sta andando verso una fase glaciale e quindi verso un raffreddamento, anzi al contrario siamo ancora in un periodo Interglaciale e forse verso un picco caldo. Questo dato è supportato da numerosissimi lavori scientifici, ma vorrei utilizzare un elemento curioso ed interdisciplinare che si è scoperto proprio in Italia. Tutte le costruzioni costiere e soprattutto i porti di età romana (periodo imperiale) si trovano, oggi, al di sotto del livello del mare, con profondità variabile compresa tra i -50 e -90 cm. Questo dato indica in maniera indiscutibile che negli ultimi 1.000 anni il mare si è sollevato, lentamente ed in modo intermittente, ma di sicuro per cause che hanno agito molto prima della rivoluzione industriale e dell’emissione da parte dell’uomo di gas serra, se si esclude il “metano umano naturale”. Per concludere il mio ragionamento (voglio essere sicuro che non mi fraintendiate): tutto quello che si può fare per abbattere le emissioni di CO2 e dismettere i carburanti “fossili” sono da me ben accetti; che questo migliorerebbe la qualità della nostra vita è altresì indubbio… Ma che l’emissione dei gas serra stia sconvolgendo da solo il clima terrestre non è per niente convincente. Sono convinto invece che l’effetto serra stia cavalcando una situazione naturale pregressa e che in qualche percentuale stia inasprendo questo fenomeno ma in quale misura è, a oggi, difficilmente quantificabile.

Dott. Stefano Andreucci
Università di Sassari - Ist.to di Scienze Geologico-Mineralogiche

Cosa pensare? L'effetto serra è un concetto poco serio, non suffragato da dati sperimentali, che però consente di limitare le emissioni inquinanti della grande industria (male assoluto). In mancanza d'altro l'industria non avrebbe limiti di alcun tipo. Ergo: facciamo finta di niente e attenzione all'effetto serra.
Intanto però, zitti zitti, saperne di più può essere utile. Esiste uno scritto illuminante, contenuto nel controverso e affascinante libro Ballando nudi nel campo della mente, del premio Nobel per la chimica Kary Mullis. Il capitolo in questione, Cosa è successo al metodo scientifico? andrebbe studiato in tutte le scuole del regno, per capire certi meccanismi.

Kary Mullis

Mullis dimostra che gran parte delle questioni che pensiamo di sapere riguardo queste cose sono finti problemi, idee erronee diffuse per interessi economici e politici, e che naturalmente per fare questo "è sufficiente convincere un elettorato disinformato". Dimostra inoltre che la fascia d'ozono, finché ci sarà ossigeno, si autogestisce da sola per reazione chimica. Va letto.
Nel testo Mullis ci da un semplice e prezioso consiglio: "Gli scienziati che fanno affermazioni categoriche su futuri disastri ecologici e sostengono che gli uomini sono responsabili di tutti i cambiamenti in corso sono fortemente sospetti. Spegnete la televisione, prendete in mano il libro delle scienze che usavate a scuola. Dovete sapere che intenzioni hanno. E dovete riuscirci da soli: ognuno per sé, come sempre. Ringraziate la sorte che non abbiano cambiato vesti né abitudini: continuano a indossare abiti bianchi, come sacerdoti, e a evitare lavori pesanti. In questo modo, è più facile identificarli."
A me ricorda la Strategia della tensione. Il principio mi pare identico (neutralizzare la comprensione, dunque il dissenso, con la paura). Abbiamo veramente bisogno di tutto questo per non avvelenarci mortalmente come stiamo facendo, per esempio, nelle grandi città? Qualcuno, per caso, si è rotto i coglioni di farsi prendere per il culo?

Peter

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lunedì, 19 febbraio 2007

Giordano Bruno  
Martire della libertà di pensiero

Giordano Bruno

Il 17 febbraio di 407 anni fa Giordano Bruno moriva abbrugiato sul rogo. Dopo la lettura della sentenza della Santa Inquisizione (bell'ossimoro, anche questo) disse: «Tremate più voi nel pronunziare questa condanna, che io nel riceverla» (tremano, sì, hanno sempre tremato, come adesso, di fronte alla terribile minaccia dei Pacs).
Fu sostenitore del sistema copernicano, inteso come nuova verità faticosamente conquistata dal genere umano e suo strumento di liberazione. E soprattutto fu convinto propugnatore dell'infinità dell'universo: «Cotal spacio lo diciamo infinito, perché non v'è raggione, convenienza, possibilità, senso o natura che debba finirlo [...]. La Terra dunque non è absolutamente in mezzo de l'universo, ma al riguardo di questa nostra regione [...]. Così si magnifica l'eccellenza di Dio, si manifesta la grandezza dell'imperio suo: non si glorifica in uno, ma in Soli innumerevoli; non in una terra, in un mondo, ma in ducento mila, dico in infiniti».
Per lui quiete e stasi sono sinonimo di morte, al contrario del movimento e del mutamento, che coincidono con la vita, e dunque con la perfezione. Il suo sogno è restaurare, nel mondo moderno, la religione magica egiziana (a lui si ispirerà John Toland, altro libero pensatore), che costituirebbe la fonte universale del sapere del genere umano, e da cui deriverebbero la sapienza ebraica e le filosofie di Greci e Persiani. La divinità intesa come universo infinito... Per questo, per la tesi della generazione spontanea della vita e per l'idea di una pluralità di sistemi non coordinati... morirà. Lasciando il mondo migliore di prima.

Necrologio Giordano Bruno
Da La Repubblica

Peter

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martedì, 13 febbraio 2007

La miracolosa Segale cornuta
Fonte tossica di tanta cristianità

Claviceps purpurea (segale cornuta)  Paura!

Il Claviceps purpurea, più noto come Ergot o Segale cornuta, è un ascomiceta (fungo) parassita delle graminacee. Contiene le ergotine, alcaloidi velenosi fra cui l'acido lisergico, che agiscono sulla circolazione e, nel caso che qui ci interessa, sul Sistema Nervoso Centrale.
Non è un caso che le epidemie di ergotismo fossero localizzate, coinvolgendo interi villaggi. Non è casuale il carattere «popolare» delle epidemie; esse colpivano infatti le popolazioni povere, afflitte da denutrizione e ipovitaminosi, così come non è casuale che a essere colpito fu in particolare l'Occidente cristiano, caratterizzato da assolutismo economico e religioso, dove manca quindi il senso della libertà nomade del mondo Orientale, più vario e ricco di prodotti alimentari.
Dalle spighe/pannocchie infestate dal parassita di Claviceps purpurea si faceva la farina con cui si faceva il pane. Pagnotte-più che sarebbero molto piaciute a sua eminenza Albert Hofmann, che nel 1938 sintetizzerà l'LSD-25, scoprendone con gioia gli effetti psicotropi nel 1943. Questo era possibile perché gli alcaloidi di Ergot resistono alle alte temperature dei forni.
Gli effetti devastanti dell'ergotismo trovarono terreno fertile nell'humus del Cristianesimo. I suoi sintomi venivano attribuiti a punizioni divine, vita dissoluta e peccaminosa oppure a possessioni demoniache (per le forme convulsive). In quest'ultimo caso si pensa che ebbe un ruolo importante nelle vicende di stregoneria di Salem, per esempio, a cui Stephen King si è ispirato per il suo modesto romanzo Le notti di Salem.
"La malattia si manifestò per la prima volta in Francia (nazione preferita dalla malattia) intorno al 590 dell’era cristiana. Per due secoli non si fa menzione, finché riappare nell’anno 857, e da allora le intossicazioni a carattere epidemico si susseguirono numerosissime in Francia, in Germania, in Russia, in Inghilterra, ed in altri paesi del Nord Europa fino a tutto l’800: le ultime due gravi epidemie si ebbero in Russia nel 1926 e in Irlanda nel 1929." Non si hanno notizie di epidemie (percepite quindi come tali) nell'antichità, ma qui vorremo solo far presente che il pane di segale è presente in Europa fin dall'età del rame, e che Plinio il Vecchio ne testimonia la panificazione sulle Alpi, giudicandolo però un tantinello pesante... Da questo punto di vista l'XI secolo fu particolarmente intenso. Le persone andavano in pellegrinaggio da Sant'Antonio Abate (che guariva dal cosiddetto Fuoco di Sant'Antonio) e dopo poco miglioravano, allontanandosi dai cibi alcaloidizzati, al contrario di chi invocava il santo restandosene a casa.
Tralasciando gli effetti gangrenosi, gli effetti psichici "possono manifestarsi anche tardivamente, sono rappresentati o da una sintomatologia pseudoneurastenica, con difficoltà nell’elaborazione del pensiero e deficienza di iniziativa, o, nei casi gravi e avanzati, da una certa confusione, da uno stato di stupore interrotto spesso da improvvise crisi di agitazione motoria. Possono essere rappresentati anche da allucinazioni visive e idee deliranti accompagnate da angoscia; in alcuni casi si ha l’esito letale, in altri possono residuare stato ansioso, irritabilità, modificazioni profonde del comportamento, disposizione ad accessi convulsivi [...]. Se pensiamo che in quel tempo vi erano molte altre epidemie, ci renderemo conto quanto aleatoria e inesatta possa essere la determinazione delle morbilità per singole malattie epidemiche; anzi, sotto la denominazione comune di lebbra o di peste, potevano comprendersi svariate affezioni dermatologiche, come potevano essere considerati invasati dalle divinità malefiche coloro che erano affetti da particolari forme nervose o neuropsichiche."
A me, questi effetti, ricordano parecchie storie. Pani, pesci, acqua in vino, gente che cammina sull'acqua, spiriti santi, mari che si aprono, madonne che appaiono, vocine... potrei andare avanti per ore. Ma non lo faccio. Che non è educato.

Citazioni da: Dante Coltella, Le epidemie di ergotismo nell'XI secolo, in Storia della medicina, 1969

Peter

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lunedì, 31 luglio 2006

Mauro Ferrari
Eroi del nostro tempo


Mauro Ferrari

Potremmo parlare di indulto, di casta, di Previti Dell'Utri Tanzi, della serietà di Di Pietro, di quei carcerati in Sicilia che non vogliono uscire dal carcere perché lì hanno un lavoro e fuori no... Potremmo parlare delle elezioni nel ricchissimo Congo e delle solite ingerenze occidentali o di Israele Palestina e Libano... Ma è meglio di no, primo perché su questi argomenti è meglio leggere dei libri, secondo perché su questi argomenti i blog si sbizzarriscono già, con risultati spesso imbarazzanti, terzo, soprattutto, perché abbiamo voglia e bisogno di nuova benzina.

Conoscete
 
Piero Di Pasquale? E' un bravissimo giornalista di RaiNews24. Conduce Next, un programma in cui per un'ora intervista personaggi. A volte politici evidentemente corrotti, a volte Emanuele Severino, a volte scienziati... Più che intervistare dialoga, è molto preparato, e questo aggiunge valore all'intervista. Marzullo per fortuna è lontano. Il telespettatore ascolta attentamente.
L'altra notte torno a casa tardi. Accendo la tv, e su Rai tre, come ogni notte alle due e mezza, c'è la replica di Next. Un personaggio pacifico e sorridente, apparentemente in pace con se stesso, parla di nanotecnologie, di dispositivi microscopici a cui sta lavorando che, immessi all'interno del corpo, riconoscono l'eventuale danno e l'aggiustano da soli. Ohibò. Si chiama Mauro Ferrari, è un genio, e quando parla è un fiume in piena. Lavora in America, e torna spesso in Italia per collaborare e diffondere. Si mostra estremamente amareggiato per gli inevitabili usi militari che vengono fatti con ogni grande scoperta scientifica, ma lui va avanti. Bisogna andare avanti per i vantaggi che l'umanità può trarne. Sta lavorando anche per dei vaccini monodose, in modo da coprire quante più persone possibili laddove il sistema sanitario è arretrato o inesistente. Noi intanto simpatizziamo. Il suo entusiasmo è contagioso. Intervistore e intervistato sembrano conoscersi da tempo. Parte la biografia. Ferrari ha cinque figli, di cui quattro sono due coppie di gemelle (!). Si è laureato in matematica. Poi si è dedicato all'ingengneria civile, poi, improvvisamente, ha voltato completamente pagina e si è buttato con risultati entusiasmanti in studi biomedici. Ma entusiasmanti quanto? Tanto così: "Nel Biomedical Microdevices Center, ente che ha fondato e dirige, ha messo a punto una biocapsula per trapianti cellulari che impedisce il rigetto del sistema immunitario. Si tratta di un "sommergibile" antitumore di dimensioni infinitesimali costruito in silicio che individua il tumore e porta nel corpo umano le sostanze in grado di aggredirlo e distruggerlo, senza danneggiare gli organi sani."
Sono quasi le tre e mezza. Improvvisamente, con grande dignità, racconta di se stesso, dei propri figli, della prima moglie che è morta precocemente per un tumore e del dolore che ha provato. Dice che la tragedia insita nelle nostre esistenze va utilizzata per migliorare le cose. Può essere una forza. Noi capiamo perché ha voltato pagina, e comprendiamo cosa lo spinge. Migliorare le nostre vite, le vite di tutti. Impedire che una persona che amiamo muoia troppo giovane per una malattia che potrebbe essere curata. Ci risulta impossibile non essere contagiati dalla sua purezza, trasparenza e dal suo fortissimo senso etico. Elementi rarissimi in una persona che ricopre ruoli di potere. E una lacrima scende. Mentre Piero Di Pasquale, visibilmente scosso, fatica per non piangere. Per una volta spegniamo la tv e andiamo a letto contenti e commossi. E con vicino persone come Mauro Ferrari pensiamo al futuro non come a un eterno bombardamento di civili inermi.

Peter

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lunedì, 05 giugno 2006

Alleluja
Religione e droghe pesanti, reali e metaforiche

Non nascondo di provare una forte inquietudine nel vedere 300.000 persone festanti che ascoltano con entusiasmo le sterilissime e vuote parole del Papa, parole sempre scollate dalla Storia, come se il presente fosse il prodotto di un qualche mago demoniaco e un po' burlone.

In Svizzera, paese dalla forma mentis storicamente (quindi geneticamente) protestante, hanno scoperto l'acqua calda, mentre noi ci geliamo ancora le pudenda, come la nostra sadica tradizione cristiana impone. Hanno scoperto (il tutto pubblicato da Lancet) che somministrare l'eroina ai tossicodipendenti in farmacia, con ricetta medica, riduce drasticamente il numero di tossicodipendenti che consuma eroina, perché si toglie qualsiasi fascino alla droga. Nella sola Zurigo nel 1991 c'erano 850 eroinomani. Nel 2002 ce ne sono stati 150. E sabato scorso Ratzinger ha parlato del male terribile della droga, rifugio che uccide. A me pare tutto molto chiaro, collegato e collegabile.

Ultimo collegamento: il 14 giugno sarà un anniversario molto particolare. Quarant'anni fa, infatti, l'Indice dei libri proibiti (una delle più importanti bibliografie del libero pensiero) veniva abolito dai Detentori di Verità Vaticani. Vi sembran tanti quarant'anni? A me per niente. Sono tanti invece gli anni di vita dell'Indice, redatto per la prima volta nel 1559!
Pochi anni dopo, nel 1584, veniva pubblicata l'opera di Giordano Bruno "De l'infinito, universi e mondi", in cui Bruno, contro tutti (compresi Keplero e Galilei), propugna la teoria che il cosmo è infinito, anticipando tantissimo. Nel 1600 morirà sul rogo, mentre gli antenati di Ratzinger prosperavano, disegnando per noia et diletto abiti sempre più buffi e arditi, tutt'ora in uso per maggior gloria del Signore.

Peter

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giovedì, 25 maggio 2006

Il colpo della strega

Visto che noi siam filologi dentro non potevamo sottrarci dal segnalare l'origine di una espressione d'uso comune come "ho il colpo della strega". Espressione medica che ha una storia, naturalmente. Piuttosto tragica, tipicamente e buiamente euro-cattolica.

Una vecchia un po' pettegola e strana, di nome Katharine, che viveva a Leonberg [in Svevia, ndr], venne accusata dalla moglie di un vetraio di aver fatto ammalare una vicina con una pozione magica, di aver gettato il malocchio sui figli di un sarto e di averli fatti morire, di aver trafficato con un becchino per procurarsi il cranio di suo padre che voleva regalare come calice a uno dei suoi figli, astrologo e dedito alla magia nera. Una bambina di dodici anni che portava dei mattoni a cuocere al forno, incontrò per la strada quella vecchia e provò al braccio un terribile dolore che le tenne il braccio e le dita come paralizzati per alcuni giorni. Non per caso lombaggine e torcicollo vengono ancora oggi chiamati in Germania Hexenschuss, in Danimarca Hekseskud e, in Italia, colpo della strega. Quella vecchia, che aveva allora settantatré anni, venne accusata di stregoneria, fu tenuta per mesi in catene, fu chiamata a discolparsi da 49 capi d'accusa, fu sottoposta alla territio, ovvero all'interrogatorio con minaccia di tortura di fronte al boia e al seguito di una accurata descrizione dei molti strumenti a disposizione del medesimo. Dopo più di un anno di prigione, venne finalmente assolta il 4 ottobre del 1621, a sei anni di distanza dalle prime accuse. Non le fu possibile tornare a vivere a Leonberg perché sarebbe stata linciata dalla popolazione.
Quella vecchia aveva un figlio famoso, che sia chiamava Johannes Kepler, il quale si era impegnato spasmodicamente nella sua difesa e che, negli anni del processo, oltre a un centinaio di pagine scritte per difendere sua madre dalla tortura e dal rogo, scriveva anche le pagine dell'Harmonices mundi nelle quali è contenuta quella che viene chiamata, nei manuali, la terza legge di Keplero.
Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa (Laterza 1997 e 2000, 11 euro)

Noi tutti veniamo da qui. Da un passato di superstizioni, ignoranza, dolore e morte sfruttati da Chiesa e prìncipi come strumenti di controllo e potere, e da alcuni individui, liberi pensatori, che sono andati con forza contro il senso comune, dandoci tutto ciò che di buono abbiamo oggi. Per altri versi però, oggi, alcune cose non sono ancora cambiate... e si continua a non capire che è il Sapere che salva la vita.

Peter

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lunedì, 03 aprile 2006

Quale ricerca?

Ieri sera ho guardato in tv, sull'unica rete televisiva italiana, il reportage W la ricerca, di Riccardo Iacona. Un'ora e mezza di parole ed immagini che dovrebbero zittire per sempre tutti i politici protagonisti di questa campagna elettorale, della prossima, e della prossima ancora. Non siamo messi male. Siamo in coma irreversibile in attesa che qualche buon'anima stacchi la spina. 
Giovani genietti italiani si laureano nelle nostre università, si formano in Italia e poi se ne vanno all'estero per poter vivere decentemente e avere libertà professionale. Costo che la pubblica istruzione sostiene per formare ogni singolo ricercatore: circa 250.000 euro. Benefici che ne trae: nessuno, sono soldi completamenti buttati, perché il ricercatore è costretto dal nostro cieco sistema ad espatriare. I 250.000 euro vanno poi moltiplicati per 12.000 giovani fenomeni in fuga ogni anno. Totale: tre miliardi di euro buttati nel cesso annualmente, quasi un quarto di finanziaria. Perché? Da noi non ci sono fondi. Detta così non vuol dire niente. Da noi, in realtà, il sistema è strutturato in modo borbonico, clientelare, in un vortice di raccomandazioni e burocratizzazione.
I laboratori, grazie alle capacità di pochi, producono enormi risultati, brevetti meravigliosi che consentono di usare pochissima energia, come un piccolo sistema che capta la naturale vibrazione elettromagnetica e consente di alimentare i cellulari (per esempio) senza bisogno batteria. Vivrebbero grazie all'aria! Ma come farebbe l'Enel (etc...) a perpetuare se stessa se consumassimo meno?!
Una ragazza italiana è espatriata in Usa. Qui da noi, dopo il dottorato, poteva essere al massimo una Co.co.co. senza prospettive (come tutti gli altri validi ricercatori non raccomandati). In America è PROFESSORE ASSOCIATO a tempo indeterminato. Rendo l'idea? L'hanno assunta in base alle pubblicazioni, lei ha spiegato cosa voleva fare. Risultato? Assegno da 4 milioni di dollari, per studiare i superconduttori, materiali che consentirebbero di non sprecare energia. E così in Danimarca. L'importanza di tutto ciò? Il 30% dell'energia MONDIALE viene persa nel nulla per colpa dei materiale conduttori. E cosa succede? Lo Stato italiano (cioè noi, che siamo in mano a "esperti" di nomina governativa, cioè Niente) rimane completamente estraneo ai benefici di queste scoperte. Saremo finiti in pochi anni, questo è il punto. Chi deve sapere sa, in genere ha i capelli grigi, si veste in completo e cravatta e si sta affannando alla faccia nostra e del nostro voto per accaparrarsi le ultime briciole.
Non sono De Amicis ma... verso la fine del programma ho sentito un brivido, poi la pelle d'oca ad annunciarmi una lacrima. Spero solo che la catastrofe arrivi il prima possibile.

Peter

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categoria:scienza, societĂ , televisivo
martedì, 21 marzo 2006

Eolo: la macchina ad aria compressa
Un'altra storia che non dobbiamo sapere

Entrare nel sito dell'azienda Eolo dà la sensazione di entrare in una città abbandonata, bombardata. C'è una mail che gira da tempo, non so di chi sia, ma è preziosissima. Cosa è l'automobile Eolo? Dalla mail apprendiamo che "Eolo era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente. Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano. Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento. Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento. Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta. Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice."
Fu presentata al Motor Show del 2001, l'entrata in produzione viene rimandata a data da destinarsi. Tecnologia italiana, imbrigliata dai soliti noti dinosauri invisibili. Per saperne di più andate QUI (ottimo sito, Ecotrasporti, da visitare integralmente).
Qualche breve considerazione: è intollerabile che si parli di una tecnologia così avanzata (e sana) al passato. Ma come fare perché una tecnologia del genere divenga un realtà del presente e non un'occasione mancata? Diffondendo il sapere, come sempre. Informandoci, parlandone, scrivendo... e incazzandosi anche un po', magari. Non troppo, che poi il messaggio non arriva. Ma quanto basta. Quanto basta per togliere senso alle guerre fatte per il petrolio come quella in Iraq (nel 2010 la BMW ha annunciato che metterà in commercio la prima macchina all'idrogeno; l'idrogeno non cambierà giochi di potere e prezzi, perché sarà controllato dalle stesse sorelle che hanno in mano il petrolio!).
Obiettivi più vicini: girare in auto in città senza avvelenare l'aria e dunque gli altri (è già possibile grazie alle auto ibride - benzina ed elettrica - come la Toyota Prius, che sotto i 50 km/h usa solo il motore elettrico). Credo non sia necessario elencare i risultati tangibili che si avrebbero nel vivere in città con aria non inquinata... Le città avrebbero l'aria più pulita dei frutteti ai lati delle autostrade! Ci pensate, milanesi? Ci pensate, genitori?
Questo riguarda tutti, tranne chi trae profitto perché le cose rimangano come sono. E le cose possiamo cambiarle solo noi. Non per hobby, ma per salvarci la vita... dandoci una mossa!

Peter

AGGIORNAMENTO:
Paolo Attivissimo su tutta la vicenda.

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categoria:segnalazioni, scienza, geopolitica
sabato, 07 gennaio 2006

In attesa del collasso

L'interessante www.WEMA.com ha pubblicato QUI, grazie a Solaria, l'intervista su doping, ciclismo e giochi politico-economici di questo ambiente sportivo che feci a un ex ciclista e che pubblicammo su Devil's Trainers, il sito.
Me ne rallegro e ve lo segnalo.

Aggiungo un'integrazione che lo stesso personaggio da me intervistato fece poco tempo dopo fra i commenti di questo blog, e che potrebbe risultare utile soprattutto dopo tragica lettura dell'intervista. 
Con sana e donchisciottesca intenzione di migliorare le cose, scrisse questo (parole assordanti...) e noi riportiamo:

"L'unico vero sistema per sradicare questo massacro è:
1) RICOMINCIARE DA CAPO, fermando il ciclismo per qualche anno. Durante questo "stop" investire il più possibile in ricerca antidoping.
2) FUORI DAI COGLIONI TUTTI GLI EX PROFESSIONISTI, che continuano a fare i direttori sportivi, i manager, i telecronisti (Cassani). Ce li ritroviamo persino nel consiglio della F.C.I (vedi Moser)... assurdo vero?
3) UNA CROCE su tutti i corridori e sportivi trovati nei file del dott. Conconi a Ferrara.
4) MI RIVOLGO ANCHE ALLE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE: HANNO RIFIUTATO DI UTILIZZARE MARKER IN SOSTANZE COME ERITROPOIETINA, GH, ORMONI. (il marker agisce come agente di riconoscimento della sostanza nel nostro organismo... una semplice molecola che permette di risolvere il problema antidoping)

PICCOLO RAGIONAMENTO AI VERTICI DELLE MULTINAZIONALI:
UH, MA SE NOI METTIAMO DEI MARKER NELLE SOSTANZE DOPING... DOPO CHI CE LI COMPRA PIù 'STI PRODOTTI? (eritropoietina e gh muovono miliardi di euro all'anno... e non vedo tutti 'sti nani in italia.)"

Conferme, qualche tempo dopo, da Repubblica. Ma credo che, purtroppo, ne arriveranno molte altre di notizie così. Ma chi si sofferma?
E noi qui, piccoli piccoli, in attesa di un auspicabile collasso di questo sistema di merda.

Peter

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categoria:scienza, societĂ 
martedì, 08 novembre 2005

Spiritualismo e materialismo

Pubblichiamo, con il permesso dell'ingegner Vacca (che ringrazio molto - da oggi anch'egli Allenatore del Diavolo), la parte finale del suo intervento al convegno "L'autonomia dello Stato laico", tenutosi a Roma in Campidoglio il 6 novembre.
Nulla da aggiungere, da parte mia. Condivido ciò che segue. [Peter] 

"Le tradizioni e dottrine religiose si propongono come depositarie di principi spirituali superiori. E' curioso che quasi tutte incorporino prescrizioni o preferenze per certi comportamenti relativi a oggetti o attività materiali. Fra queste: le diete (digiuni, proibizione di bere alcol o di nutrirsi di certi animali, preparazione rituale dei cibi), le attività sessuali, il tipo di vestiti (che nascondano certe parti del corpo), il modo di disporre di salme umane, la presenza in certi luoghi (frequenza ai templi, pellegrinaggi), la ripetizione di certe parole (preghiere, giaculatorie) e la proibizione di pronunciarne altre. Quel preteso spiritualismo è, dunque, largamente materialista.
Certi rozzi materialisti sostenevano che le sole cose che esistono sono oggetti materiali che si vedono, si toccano, hanno peso. Avevano torto: non si vedono, nè si toccano i campi elettromagnetici, le radiazioni nucleari, la materia oscura - eppure sono reali, si misurano e hanno effetti.
Esistono puri spiriti disgiunti dalla materia, che percepiscono, pensano, ricordano, agiscono? Io (e una moltitudine di scienziati) diciamo di no: gli eventi spirituali si manifestano solo se generati da cervelli umani, presenti o attivi nel passato. Leonardo da Vinci scrisse che i suoni sono vibrazioni dell'aria prodotti da movimenti di oggetti materiali: dunque, gli spiriti (incluse le anime dei morti) se sono immateriali, non producono suoni, nè voci. Non possono trasmettere quello che non hanno.
I valori spirituali sono superiori (più elevati o nobili) dei valori materiali? A questa domanda è arduo rispondere senza definire cosa siano questi valori. I pareri sono discordi. Certi buddisti dicono che la coscienza di noi stessi conduce a vedere le cose come sono realmente. Il catechismo di Pio X (1912 - più stringato di quello del 1992) dice che Dio (creatore, onnipotente, onnisciente) è purissimo spirito. Secondo Paolo VI i valori spirituali coincidono con la ricerca del vero, del bene, del bello mirata a raggiungere l'assoluto. Certi maestri orientali li identificano con verità, rettitudine, pace, amore e non violenza. C'è chi dice che ogni spirito (individuale o collettivo) è eterno. Altri identificano i valori spirituali con pace, fraternità, altruismo - ma non ricordano la rivoluzione francese, nè il fatto che molti animali sono altruisti (nei formicai, negli sciami, nei branchi, fra i delfini).
Io propongo un diverso primato dello spirito. Le espressioni spirituali sono: discorsi, idee, concetti, piani, progetti, teorie, previsioni, racconti, leggende, poesie, musiche, immagini dipinte o scolpite - solo da esseri umani. Il biologo Richard Dawkins le chiama "memi". Non li producono gli animali che non hanno una corteccia cerebrale sviluppata come la nostra - anche se sono "placidi e contenuti" come diceva Walt Whitman. Le espressioni spirituali intese come memi si possono valutare in base al buon senso educato, alla logica e all'esperienza. Sono più complesse, più armoniose, più utili quelle prodotte da umani che hanno avuto più esperienze e più contatti con altri umani evoluti. Io ritengo che siano più importanti i prodotti spirituali che servono a capire la natura, il mondo, gli altri uomini. E' valida e profonda la comprensione che spieghi i meccanismi, le relazioni da causa a effetto, la genesi e l'evoluzione del mondo e del pensiero. Sono superficiali, gratuite, insignificanti le intuizioni sacre, esoteriche, improvvisate o rivelate. Chi conosce il passato e il presente può riuscire a prevedere eventi futuri e a pianificare modifiche del mondo mirate a migliorarlo. Non è facile. Chi lavora ad acquisire queste abilità, fatica tanto che non si sente più inclinato a soddisfazioni materiali, banali e ripetitive, specie se danneggiano gli altri. Si libera dalla paura perchè capisce meglio quali siano i rischi veri, come si possano evitare e come si debbano accettare le avversità inevitabili. Sarà più libero e, come diceva Spinoza: L'uomo libero, che vive secondo il solo dettame della ragione, non è mosso dalla paura della morte, ma tende direttamente al bene e la sua sapienza è meditazione di vita.
Chi condivide questi punti di vista raggiunge anche l'immortalità, nei limiti e nel senso indicato da Orazio che scrisse delle sue poesie: Ho costruito un monumento più durevole del bronzo. Non dobbiamo identificarci con il nostro corpo, ma con le idee, le parole, le opere che produciamo. Saremo vivi fin quando questi memi navigheranno e saranno ricordati o presi ad esempio da altri umani. E' l'oblio che uccide - e copre subito le persone che non pensano. L'assenza di pensiero ci costringe in ambiti materiali. Rischia di condurre alla malvagità.
Incorporiamo nella cultura questo spiritualismo. Escludiamo il materialismo mascherato."

Roberto Vacca

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categoria:religione, scienza, pensiero
venerdì, 18 marzo 2005

Doping

Postiamo questo commento anonimo ma autorevole che centra decisamente il segno e necessita grande attenzione.

"L'unico vero sistema per sradicare questo massacro è:
1) RICOMINCIARE DA CAPO, fermando il ciclismo per qualche anno.
Durante questo "stop" investire il più possibile in ricerca antidoping.
2) FUORI DAI COGLIONI TUTTI GLI EX PROFESSIONISTI, che continuano a fare i direttori sportivi, i manager, i telecronisti (Cassani). Ce li ritroviamo persino nel consiglio della F.C.I (vedi Moser)... assurdo vero?
3) UNA CROCE su tutti i corridori e sportivi trovati nei file di Conconi a Ferrara.
4) MI RIVOLGO ANCHE ALLE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE: HANNO RIFIUTATO DI UTILIZZARE MARKER IN SOSTANZE COME ERITROPOIETINA,GH,ORMONI.
(il marker agisce come agente di riconoscimento della sostanza nel nostro organismo... una semplice molecola che permette di risolvere il problema antidoping)
PICCOLO RAGIONAMENTO AI VERTICI DELLE MULTINAZIONALI:
UH, MA SE NOI METTIAMO DEI MARKER NELLE SOSTANZE DOPING... DOPO CHI CE LI COMPRA PIù STI PRODOTTI? (eritropoietina e gh muovono miliardi di euro all'anno... e non vedo tutti sti nani in italia.)"

postato da: DevilsTrainers alle ore 14:35 | Permalink | commenti (12)
categoria:scienza, societĂ 



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