Povera scuola
Lettera aperta al governo (o a chi per lui)
Bentrovati (spero, ma non credo). Ospitiamo un intervento di Roberta, insegnante delle scuole medie fresca dell'utilissima SSIS. A mo' di introduzione una mia breve e tutto sommato banale riflessione, che si allaccia all'ultima parte della lettera di Roberta: da Piazza Fontana nel 1967 al rapido 904 nel 1984, passando per la strage alla stazione di Bologna... ora non c'è più bisogno della strategia della tensione. Non servono più le bombe dello stragismo di Stato, per controllare la popolazione italiana e consolidare il proprio potere. Bastano una manciata di accorgimenti, ultimo il precariato. Un popolo di "giovani" che fissa immobile il display del cellulare in attesa che arrivi la telefonata che gli consentirà di lavorare per dieci mesi, o sei, tre, due, uno. Zero. BOOM.
Peter

La stampa non se ne occupa granché; la televisione manco a parlarne. Eppure la riforma della scuola inserita nella Finanziaria Tremonti prevede “il più grande licenziamento di massa della storia della nostra Repubblica” (Caliceti G., Il Manifesto 2 settembre 2009). In una congiuntura storica particolarmente sfavorevole, dove la parola “crisi” è sulla bocca e nelle tasche di tutti, il nostro governo cosa fa? Decide di tagliare su scuola, ricerca, sanità, licenziando migliaia di lavoratori. Basti pensare che nelle scuole della provincia di Bologna (una delle realtà, tra l’altro, colpite meno pesantemente dai tagli Gelmini-Tremonti) quest’anno insegneranno circa 550 docenti in meno nonostante un incremento notevole degli alunni (+ 3.050).
Sono arrabbiata e triste perché io questo lavoro voglio farlo, non voglio gli ammortizzatori sociali, voglio andare a scuola in mezzo a bambini e ragazzi. Bambini e ragazzi che saranno vittime di questa riforma tanto quanto, se non di più, dei loro insegnanti: orario scolastico ridotto, classi sovraffollate, mancato rispetto dei requisiti minimi di sicurezza all’interno degli edifici scolastici…
La riforma è pensata per “razionalizzare gli sprechi all’interno della scuola” (TG1, ore 13.30, 5/09/2009). Sprechi? Loro hanno il coraggio di parlare di sprechi…
Siete mai entrati in una scuola recentemente? Non ci sono i soldi per i gessetti, per la carta igienica, per le fotocopie, per le imprese di pulizia. Sprechi… Secondo voi c’è la carta igienica a Palazzo Chigi? Secondo me hanno quella morbida con i disegnini colorati. Sprechi… Altre volte penso: ma non hanno dei figli? Ma non ci pensano? Poi mi sveglio e mi do della stupida da sola: certo che ce li hanno i figli, ma pensi veramente che li mandino alla scuola pubblica?
Allora mi sovvengono i 13/14 miliardi di finanziamento alle scuole private (alla faccia dell’articolo 33 della Costituzione della Repubblica italiana, che da il diritto "ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato"), penso un po’ a chi gestisce le scuole private in Italia e il quadro è completo.
L’anno scorso ho lavorato per una scuola privata: il manuale di storia era, a dir poco, osceno. Basti pensare che il ventennio fascista vi figura come una parentesi della storia italiana ricca di iniziative interessanti… I sessantottini? Un branco di tossicodipendenti, debosciati, e privi di valori. Mussolini? Quasi un benefattore. Il nazismo? Hitler, certo, non era una brava persona, ma il comunismo ha mietuto più vittime! (provare per credere: De Mattei R., Nistri E., Viglione M., Alle radici del domani).
“I comunisti sono i cattivi, la scuola pubblica è un covo di comunisti, dunque distruggiamola e finanziamo quelle private dove insegnare quello che vogliamo noi. Aumentiamo il precariato, rendiamo il popolo insicuro, ricattabile e frammentato così non si ribella, così non fa paura”.
A volte sogno: sogno la gente, tanta gente, entrare in Parlamento, far alzare tutti i politici (pochi, considerando quelli che si presentano al loro posto di lavoro) e sbatterli in mezzo alla strada. Licenziati. Tutti.
Poi mi sveglio, guardo la pietra che, ironicamente, mi hanno regalato i miei amici per “iniziare la rivoluzione” e penso che forse ci servirebbe davvero un po’ del coraggio dei nostri nonni.
Dieci domande alla Gelmini (o a chi per lei):
1) Non pensa che, a fronte di un aumento degli studenti, sia del tutto illogico far corrispondere un decremento del personale docente?
2) Non pensa che aumentando il numero di alunni per classe, il livello dell’offerta formativa sia destinato a diminuire?
3) Non pensa che il livello di sicurezza all’interno degli edifici scolastici sia inversamente proporzionale alla quantità di persone contenute negli stessi?
4) Come mai ha deciso di togliere il lavoro a 150.000 dipendenti della scuola pubblica?
5) Come mai i posti resi vacanti dai pensionamenti sono stati riempiti quasi tutti dai supplenti, invece che da personale assunto a tempo indeterminato?
6) Come mai ha deciso di destinare 13,8 miliardi alle scuole private e di toglierne 8 alle pubbliche?
7) Dove manda i suoi figli a scuola?
8) Quali sarebbero esattamente gli sprechi da evitare nella scuola pubblica?
9) Quali sono le sue competenze in materia di insegnamento? Dove e quando le ha acquisite?
10) Quali sono le sue reali condizioni di salute?
Roberta






























