mercoledì, 09 settembre 2009

Povera scuola
Lettera aperta al governo (o a chi per lui)

Bentrovati (spero, ma non credo). Ospitiamo un intervento di Roberta, insegnante delle scuole medie fresca dell'utilissima SSIS. A mo' di introduzione una mia breve e tutto sommato banale riflessione, che si allaccia all'ultima parte della lettera di Roberta: da Piazza Fontana nel 1967 al rapido 904 nel 1984, passando per la strage alla stazione di Bologna... ora non c'è più bisogno della strategia della tensione. Non servono più le bombe dello stragismo di Stato, per controllare la popolazione italiana e consolidare il proprio potere. Bastano una manciata di accorgimenti, ultimo il precariato. Un popolo di "giovani" che fissa immobile il display del cellulare in attesa che arrivi la telefonata che gli consentirà di lavorare per dieci mesi, o sei, tre, due, uno. Zero. BOOM.
Peter

Yuppyyy!

La stampa non se ne occupa granché; la televisione manco a parlarne. Eppure la riforma della scuola inserita nella Finanziaria Tremonti prevede “il più grande licenziamento di massa della storia della nostra Repubblica” (Caliceti G., Il Manifesto 2 settembre 2009). In una congiuntura storica particolarmente sfavorevole, dove la parola “crisi” è sulla bocca e nelle tasche di tutti, il nostro governo cosa fa? Decide di tagliare su scuola, ricerca, sanità, licenziando migliaia di lavoratori. Basti pensare che nelle scuole della provincia di Bologna (una delle realtà, tra l’altro, colpite meno pesantemente dai tagli Gelmini-Tremonti) quest’anno insegneranno circa 550 docenti in meno nonostante un incremento notevole degli alunni (+ 3.050).
Sono arrabbiata e triste perché io questo lavoro voglio farlo, non voglio gli ammortizzatori sociali, voglio andare a scuola in mezzo a bambini e ragazzi. Bambini e ragazzi che saranno vittime di questa riforma tanto quanto, se non di più, dei loro insegnanti: orario scolastico ridotto, classi sovraffollate, mancato rispetto dei requisiti minimi di sicurezza all’interno degli edifici scolastici…
La riforma è pensata per “razionalizzare gli sprechi all’interno della scuola” (TG1, ore 13.30, 5/09/2009). Sprechi? Loro hanno il coraggio di parlare di sprechi…
Siete mai entrati in una scuola recentemente? Non ci sono i soldi per i gessetti, per la carta igienica, per le fotocopie, per le imprese di pulizia. Sprechi… Secondo voi c’è la carta igienica a Palazzo Chigi? Secondo me hanno quella morbida con i disegnini colorati. Sprechi… Altre volte penso: ma non hanno dei figli? Ma non ci pensano? Poi mi sveglio e mi do della stupida da sola: certo che ce li hanno i figli, ma pensi veramente che li mandino alla scuola pubblica?
Allora mi sovvengono i 13/14 miliardi di finanziamento alle scuole private (alla faccia dell’articolo 33 della Costituzione della Repubblica italiana, che da il diritto "ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato"), penso un po’ a chi gestisce le scuole private in Italia e il quadro è completo.
L’anno scorso ho lavorato per una scuola privata: il manuale di storia era, a dir poco, osceno. Basti pensare che il ventennio fascista vi figura come una parentesi della storia italiana ricca di iniziative interessanti… I sessantottini? Un branco di tossicodipendenti, debosciati, e privi di valori. Mussolini? Quasi un benefattore. Il nazismo? Hitler, certo, non era una brava persona, ma il comunismo ha mietuto più vittime! (provare per credere: De Mattei R., Nistri E., Viglione M., Alle radici del domani).
“I comunisti sono i cattivi, la scuola pubblica è un covo di comunisti, dunque distruggiamola e finanziamo quelle private dove insegnare quello che vogliamo noi. Aumentiamo il precariato, rendiamo il popolo insicuro, ricattabile e frammentato così non si ribella, così non fa paura”.
A volte sogno: sogno la gente, tanta gente, entrare in Parlamento, far alzare tutti i politici (pochi, considerando quelli che si presentano al loro posto di lavoro) e sbatterli in mezzo alla strada. Licenziati. Tutti.
Poi mi sveglio, guardo la pietra che, ironicamente, mi hanno regalato i miei amici per “iniziare la rivoluzione” e penso che forse ci servirebbe davvero un po’ del coraggio dei nostri nonni.

Dieci domande alla Gelmini (o a chi per lei):

1) Non pensa che, a fronte di un aumento degli studenti, sia del tutto illogico far corrispondere un decremento del personale docente?
2) Non pensa che aumentando il numero di alunni per classe, il livello dell’offerta formativa sia destinato a diminuire?
3) Non pensa che il livello di sicurezza all’interno degli edifici scolastici sia inversamente proporzionale alla quantità di persone contenute negli stessi?
4) Come mai ha deciso di togliere il lavoro a 150.000 dipendenti della scuola pubblica?
5) Come mai i posti resi vacanti dai pensionamenti sono stati riempiti quasi tutti dai supplenti, invece che da personale assunto a tempo indeterminato?
6) Come mai ha deciso di destinare 13,8 miliardi alle scuole private e di toglierne 8 alle pubbliche?
7) Dove manda i suoi figli a scuola?
8) Quali sarebbero esattamente gli sprechi da evitare nella scuola pubblica?
9) Quali sono le sue competenze in materia di insegnamento? Dove e quando le ha acquisite?
10) Quali sono le sue reali condizioni di salute?

Roberta

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martedì, 31 marzo 2009

La crisi
Il bambino negro e i bianchi dell'oro

mariorigonistern

E' cattiva, ma io in certi momenti augurerei una bella crisi economica, in maniera che certi valori tornassero ad avere il vero valore. Vedi, c'è il verso di un poeta che dice: "Un bambino negro annunci ai bianchi dell'oro / L'avvento del regno della spiga", è Garcia Lorca in Poeta a New York e qualche volta mi viene da ripetere questo, può darsi che stia avvenendo.
Da Ritratti - Mario Rigoni Stern, 1999, un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini (Fandango 2006)

Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera gente... Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un po' il mondo, per metterlo un po' sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare...
Da Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo, conversazione (raccolta il 22 giugno 2002) a cura di Giulio Milani (Transeuropa 2008)

BILLY_BOB

E' tutto troppo facile. Ci vorrebbe una bella era glaciale. I sopravvissuti potrebbero ricominciare, con una vita più faticosa. Rendiamo di nuovo le cose difficili, andrà meglio. Oggi per muoverci usiamo l'auto, per mangiare ordiniamo cibo. Dobbiamo tornare a sudare, abbiamo bisogno che mamma torni a cucinare.
Billy Bob Thornton, Vanity Fair, 4 marzo 2009

quando inizia una crisi è un po' tutto concesso
quasi come a carnevale
quando è in corso una crisi dimentico tutto
e posso farmi perdonare
[...] molto spesso una crisi è tutt'altro che folle
è un eccesso di lucidità
Bluvertigo, La crisi (1999)

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lunedì, 10 novembre 2008

À propos de Facebook

Facebook è un gioco di prestigio, un geniale e perfetto paradosso. E' una piattaforma sociale che per sua natura è anticomunicativa. Magia. E' la comunicazione nella logica dei cibi pronti nel reparto surgelati al supermercato. Non ha l'ampio respiro del blog (usato bene) e ancor meno, figuriamoci, di una cena fra amici, preferibilmente ubriachi. Non consente né di sviluppare né di articolare un pensiero, un discorso, qualsiasi cosa che abbia senso. E' tutto pronto, senza sapore, odore, suono, tatto. Basta un click per diventare amici (con persone che se non vedi o senti da anni ci sarà un motivo no?), per spedire un regalo, par fare tanti bei giochini, per invitare in un "gruppo" (che bello, far parte di un gruppo!) e, cosa malata in modo sommo, per appoggiare una causa. Vuoi salvare Saviano dalla camorra? Appoggia la causa di Saviano... E' una meraviglia. Il cuore è sgravato dall'angoscia di non essere abbastanza impegnati. Il cuore è cullato nell'illusione che il nulla sia in realtà qualcosa.

Sul Domenicale de Il Sole 24 Ore di domenica 9 novembre c'è un articolo di Andrea Bajani a proposito di Facebook. Dopo averne scritto con un intelligente sguardo da antropologo della rete, cita in maniera perfettamente opportuna Michel Foucault quando in Sorvegliare e punire parla del Panopticon di Jeremy Bentham (1748-1842):

<<Ogni giorno, anche il sindaco passa per la strada di cui è responsabile; si ferma davanti a ogni casa; fa mettere tutti gli abitanti davanti alle finestre. Ciascuno chiuso nella sua gabbia, ciascuno alla sua finestra, rispondendo al proprio nome, mostrandosi quando glielo si chiede. Questa sorveglianza si basa su un sistema di registrazione permanente>>. All'inizio della "serrata" viene stabilito il ruolo di tutti gi abitanti presenti nella città, uno per uno; vi si riporta <<il nome, l'età, il sesso, senza eccezione di condizione>>. E' un sistema, dice Foucault, che ha un effetto sicuro: <<indurre nel detenuto uno stato cosciente di visibilità che assicura il funzionamento automatico del potere perché l'essenziale è che egli sappia di essere osservato>>.

La metafora del casinò è calzante, secondo me: il banco vince sempre. Perché è di questo che parliamo. E allora per non perdere, forse, bisogna aver la forza, la volontà, di sottrarsi al gioco, di non entrare nel casinò. Decidere che ok, grazie mille, davvero, ma preferirei di no. Devo leggere Seneca. Devo andare a fare una passeggiata. Devo parlare. Devo vivere con... senso.
Un gioco che il "potere" ha approntato per tutti noi, funzionalmente alla sua natura di controllore, di untore, di allevatore di consumatori: abbassare il livello culturale, cognitivo, di pensiero, di concentrazione, di coscienza delle cose (complicate) che ci stanno intorno. Forse allora è meglio comprarsi un coltello Opinel e intagliarselo nel legno, da soli, il proprio gioco. E poi impegnarsi per condividerlo alzandosi dalla propria scrivania.

Sì, Facebook è un gioco di prestigio, come la ghigliottina del mago. Solo che la testa te la taglia veramente, e senza che tu te ne accorga. Sembra uno scherzo, tipo la fiala che quando la rompi puzza di uovo marcio, ma è uno scherzo fallato. Nella fiala c'è un virus. E la platea, quando la tua testa cade nel cesto, non può sentire l'odore del sangue, non può esserne macchiata, non può fare "ooooooh!". Perché sei solo, non c'è nessuno lì con te. Gli altri sono tutti a giocare, a collezionare amici e a combattere la fame nel mondo. Con un click. Felicemente autoschedati.

Peter

PS: se si decide di affrontare la Questione Facebook in maniera seria e completa è necessario confrontarsi anche con questo post del collega Archicatto.

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categoria:pensiero, societĂ 
lunedì, 03 marzo 2008

Elogio della bicicletta
Ivan Illich: energia, viabilità e morte

Opporsi alla bruttezza va di pari passo, secondo me, con l'emersione di un nuovo senso etico che sviluppi la tendenza a rifiutare tutto l'Inutile che questo sistema economico ci propone (o impone?). Rifiutare il Troppo, fare un passo indietro, essere insomma disposti a perdere qualcuno dei privilegi che abbiamo nel nome di una decrescita che ha tutti i connotati della Vita (in opposizione all'idea a senso unico che mette lo Sviluppo come supremo valore). La cosa sarebbe ancor più facile analizzando la vera natura di questi privilegi. Credo che lo si possa fare con un po' di apertura mentale, qualche informazione e con lo studio dell'opera di Ivan Illich, uno dei pochi liberi pensatori in grado di suggerire soluzioni a questo tempo. E come ogni suggerimento... dipende tutto dall'ascoltatore.

Ivan Illich
Ivan Illich

Di stretta attualità è il caro-benzina, che lego indissolubilmente a una questione sempre affrontata in modo innocuo dagli organi di informazione ufficiali: la qualità dell'aria che respiriamo. Prendiamo - paradossalmente - per buona l'informazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): in Italia a causa delle polveri sottili muoiono ogni anno 39 000 persone. E' un dato vero o alterato? Poco importa, a questo punto. Perché la qualità della nostra vita non si misura dal numero di morti, e la qualità della nostra vita è, oggi, pessima e sotto gli occhi di ognuno di noi. Interessa invece sapere che lo smog delle nostre città potrebbe essere evitato, e che ai 39000 morti (o 20000? o 60000?) segue una serie impressionante di altri numeri, riguardanti persone/bambini con problemi respiratori o le semplici difficoltà che un pedone (l'energia più pulita della storia) incontra per muoversi, con recenti esempi di cronaca sanguinosi, perché scegliere se dedicare infrastrutture alle auto o ai pedoni è, anche questa, una scelta politica. 
Ma gli occhi sono aperti? Le mamme che portano in passeggino i figli piccoli lungo i viali di circonvallazione di Bologna ad altezza di tubo di scappamento, sono in grado di fare collegamenti fra la tosse e il colorito del pargolo e le loro scelte? Oggi, negli anni tremila, non si muore più per una polmonite, ma si vive male per stress, smog, cibo industriale, infelicità e depressioni apparentemente senza cause.
Trovo quindi di incredibile attualità un libretto di Ivan Illich intitolato Elogio della bicicletta (Bollati Boringhieri, 7 euro - VEDI recensione). E' un libello del 1973 interamente dedicato all'energia e alla viabilità, cioè al nostro (piccolo) mondo. Parla di "confezione industriale dei valori", di "rituale di velocità progressivamente paralizzante", di "immaginario colonizzato" e della nostra storia occidentale, una storia di rinuncia all'autonomia. Mentale, prima di tutto. Con effetti catastrofici.

Peter (da Walden)

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categoria:segnalazioni, politica, pensiero, societĂ 
lunedì, 25 febbraio 2008

Vignetta senza disegno

"L'Italia è un Paese in mano alla criminalità organizzata!"

"Bisognerebbe mettersi d'accordo su quel che intendi con criminalità organizzata."

"Hai ragione. Io per criminalità organizzata intendo Mafia, Camorra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Banca d'Italia, IOR, Opus Dei e una parte dei servizi segreti."

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categoria:mafia, società, così parlò peter
domenica, 17 febbraio 2008

Ogni cosa è politica
Un indistinto blob (elettorale?)

La Riva (foto di Peter)
Foto di Peter (la Riva)

Poggiolforato (foto di Peter)
Foto di Peter (Poggiolforato)

Anche se l'inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d'argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare.
Mario Rigoni Stern - Stagioni (Einaudi 2006)

Come un cuore che pulsa (contrazione-riposo-contrazione, diastole/sistole) così è la mia vita, in un alternarsi tra solitudine/natura e persone/società. Contrazione, risposo, contrazione, con Lei a far da ventricolo. Scendo nella civiltà e c'è da firmare questo:

Storia vecchia, che dura - in maniera moderna - almeno dai tempi dell'Inquisizione. Il corpo delle donne (che allora erano streghe) come strumento di potere degli uomini. Mi piacerebbe svegliarmi un giorno e vedere le Streghe al potere... Artefici di pozioni che zittiscano gli stronzi.

Poi, già che sono quaggiù, c'è da decidere a proposito delle elezioni, questo grande troiaio in cui ci viene ricordato che, se ce ne fossimo dimenticati (birichini distratti), siamo in una Democrazia, e si è chiamati a fare una X su un simbolo. Così, forse per 5 anni saremo a posto. Grazie, Democrazia, che ci hai dato uomini che ti tengono in vita così con tanta passione.
Ho deciso cosa farò questa volta, in ottemperanza al Libero Pensiero con cui questo blog si riempie la cavità orale rischiando a volte di sbrodolarsi addosso. Essendo io utopicamente di sinistra, con cedimenti filosofici verso l'anarchismo (mentale), Veltroni non mi avrà (non mi ha mai avuto), e annullerò la scheda. Che è diverso da non votare. Il non-voto viene interpretato come disinteresse, mentre capiterà senz'altro che molti, questa volta, non andranno a votare dopo attenta riflessione dominata dalla nausea, dunque come scelta politica profonda. Ma è un errore, secondo me. Il segnale che, in massa, si lancerebbe a questo poterucolo canceroso uscendo di casa, facendo la fila, annullando la scheda scrivendo FOTTETEVI A CASA VOSTRA, è diverso...
Sì, sogno un 15 aprile di sgomento. Giornalisti esterrefatti per un 15% di schede nulle. (Dimenticatevi le schede bianche: in molti seggi - in che percentuale non so, ma alta - gli scrutatori se le dividono perché comprati dai partiti, apponendo croci come se piovessero). Beh, se la pensate così anche voi... annullate! Che sono stanco, molto stanco, di votare il meno peggio.

Già che ci sono (per colpa di Lilith) metto a nudo le mie convinzioni "religiose" con un test che c'ha azzeccato in maniera impressionante (è vero anche che c'è chi prega per me), ma non mi è ben chiaro cosa significhi essere satanisti, a parte chiamare un blog Devil's Trainers...

Qual è la religione giusta per te? (translated version for Italian users)
created with QuizFarm.com         You scored as Ateismo

Il tuo risultato è Ateismo. Sei... ateo, anche se forse lo sapevi già. Inoltre, probabilmente ci sono molte persone che pregano per la tua anima quotidianamente. Piuttosto che essere "non religiosi", gli atei credono fortemente nella non esistenza di un'entità superiore come Dio.

Ateismo

 
90%

Agnosticismo

 
85%

Buddismo

 
80%

Satanismo

 
80%

Paganesimo

 
75%

Islam

 
60%

Confucianesimo

 
50%

Induismo

 
20%

Cristianesimo

 
20%

Ebraismo

 
10%

Paranormale

 
10%

Nel mentre c'è chi, per fortuna, continua a opporsi.

Peter

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categoria:segnalazioni, politica, letteratura, personal, religione, fotografie, societĂ 
domenica, 23 dicembre 2007

Buon Natale
Col buon vecchio Guido Ceronetti

Guido Ceronetti
Guido Ceronetti

Quest'anno gli auguri di questo antico qualcosa che è il Natale li eseguo con una poesia del "poeta, filosofo, scrittore, giornalista, traduttore, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano" Guido Ceronetti. Un uomo che nel suo libro La lanterna del filosofo (Adelphi 2005) ha scritto almeno un paio di cose che amo particolarmente:
"Cosa resta, quando resta poesia? Nient'altro che l'essenziale, dunque quasi niente." E:
"Ci si poteva iscrivere ad un partito di sinistra - ma quale tessera può surrogare una passione tragica? L'amore che fa morire è una delle due o tre cose (non credo siano più di tre) che fanno vivere... E queste generazioni di piombo, spettri dell'inquinamento, coppie a cui è consentito tutto salvo di annullare ogni morte nell'amarsi, vivono?"

La gustosa e da noi condivisa poesia sul Natale, tratta dal Domenicale de Il Sole 24 Ore di oggi, è questa:

[...] Il Solstizio d'Inverno è lumivàgo,
Quantunque è notte.
Della cristiana ex festa non ho tracce.
Allegrie smorte, flaccide
Naufragate parole, una orrenda strage
Di animali al Dio Stomaco: è la Tenebra
Che rinnova se stessa nel furore. Fuggitela!
Scioglietevi dai lacci dove latra
La Famiglia avvinghiata in finti abbracci.
Oh Tannenbaum, che festa impura!
E' il Solstizio d'Inverno, esci dal buio
Di queste luminarie d'abiezione.
Per te crea uno spazio senza umani,
O con taciti compagni di ventura
Sali a una vetta del pensiero pura
Dove inviolabile da apostasie
La Luce sola è signora del sentiero.
Io amo e celebro il Solstizio d'Inverno,
Quantunque è notte.

Guido Ceronetti

Nell'attesa che giunga il solstizio d'inverno e il sole torni finalmente a riscaldare la Terra (nel Nome del Signore), bon appetit a tòt! E buone letture. Ah, già che ci siamo buttiamo dentro a questo post anche un Buon Anno (1995)! Alé.

Peter

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Antonino "Nino" Randazzo
Nuovo idolo per chi ancora si ostina

Il senatore Nino Randazzo, onorevole di nome e di fatto
Antonino Randazzo

L'Italia è come il "Cile del generale Pinochet" con "telefoni intercettati continuativamente, parlamentari sotto controllo e filmati mentre si recano ad un appuntamento, cittadini privati del loro diritto fondamentale alla privacy", dice Paolo Bonaiuti. Si riferisce forse a quello che il suo partito e An hanno organizzato durante il G8 di Genova? No. Si riferisce al fatto che il vecchio amico del suo capo Berlusconi, Licio Gelli, fosse tra i promotori e finanziatori di Pinochet? No no.

"Questa violazione sistematica della legge e i veleni che periodicamente vengono inoculati nel corpo della nostra democrazia spingono l'Italia verso uno stato di cronica inciviltà dalle conseguenze devastanti e incalcolabili", dice Sandro Bondi. E' forse una sua nuova immortale poesia? Nooo no no no, macché.

Si riferiscono, colle loro voci potenti non adatte al vaffanculo, ai fatti narrati nel bell'articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica. Illuminante, su come funziona in Italia. Fondi neri, favori, assegni di 400.000 euro per un voto, e tanto tanto altro, noto grazie alle intercettazioni telefoniche che tanto immalinconiscono Mastella.

Il succo comunque è: Silvio Berlusconi corrompe uno dei suoi Omini Rai Agostino Saccà, uno che dice di sè: "io voto Forza Italia come tutta la mia famiglia". Poi, sempre il Silvio tenta di corrompere il senatore 75enne Antonino "Nino" Randazzo, eletto con 152.000 voti degli italiani residenti in Oceania, Asia, Africa, Antartide, e dei soldati in Iraq e Afghanistan.

Nino Randazzo
L'umarell Nino Randazzo

Randazzo, questo bel super-umarell, è un editore residente in Australia. Ha una moglie di 25 anni più giovane di lui (elemento rilevante ai fini del ritratto). E un conto in banca non proprio nababbico, visto che dopo aver indagato sui suoi averi, Berlusconi e i suoi uomini lo hanno scelto come morto di fame ideale per essere comprato con 2 milioni di euro, per non andare a votare in Senato e far così cadere il governo Prodi insieme ad altri traditori.
E lui che fa di fronte a questi soldi e a promesse di una folgorante carriera politica finanziata da Silvio Primo? Al contrario dell'affascinante Sergio De Gregorio, dice NO, GRAZIE. Una prima volta. Poi una seconda. Poi racconta tutto alla magistratura. E ride.
Ride! Cazzo se ride! E noi con lui, nel vedere questo vecchierello che ride in faccia ai soliti mercenari meccanismi italiani di scambi di favori e di privilegi della casta.
Lui peraltro è educato, ma secondo me un "vaffanculo" l'ha anche pensato.

Peter

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venerdì, 26 ottobre 2007

Rovina - tutt'intorno e in libreria
Il ciclo del cemento visto/scritto da Simona Vinci

Non so voi che vivete sparsi in giro per l'Italia, ma qui in Emilia ho la sensazione che il sacco di Palermo sia stata roba da principianti, con quelle 4205 licenze concesse in 4 anni.
Sì perché basta guardarsi intorno, soprattutto nelle periferie e nelle campagne più oltre, e quello che si vede sono gru. Gru che spostano cemento da un punto all'altro di infiniti cantieri atti a erigere l'altra cosa che si vede oltre alle gru, cioè il loro prodotto finito, ovvero condominii tutti ugualmente e inspiegabilmente brutti, composti da miniappartamenti in cui potersi rifugiare alla sera dopo una dura giornata di lavoro e parecchi chilometri percorsi per spostarsi da casa al lavoro e dal lavoro a casa, con grande gioia dei petrolieri e degli Agnelli e almeno 39.000 morti all'anno solo in Italia per polveri sottili, senza contare i problemi respiratori di migliaia di bambini e adulti.
Ivan Illich nel breve saggio del 1984 Abitare (in Nello specchio del passato, Boroli editore) definisce questi quartieri, già negli anni '70, come "garage per il deposito notturno dei lavoratori". Lavoratori-consumatori che pare non abbiano alcuna intenzione di salvarsi, perché a salvarli ci penserà Miss Italia.

Così è successo che solamente nel 2006 in Italia siano state costruite 331.000 unità abitative (cfr. Rapporto Ecomafia 2007, Ed. Ambiente). Poco meno negli anni precedenti e poco di più, pare, nel 2007. C'è veramente bisogno di tutte queste case?
Chi ci guadagna? Tutti, tranne noi. Ci guadagnano sicuramente le mafie, che hanno in mano gran parte del cemento italiano. Mafie che non hanno più nemmeno bisogno di gesti eclatanti, almeno dopo aver fondato Forza Italia.

In genere funziona che destra e sinistra comunali sono saldamente unite in un fulgido orizzonte di interessi comuni che tanto bene muovono l'economia. Un punto aggiunto all'ultimo momento nell'ordine del giorno: riqualificazione area agricola, variazione d'uso, etc. Tutti d'accordo, riqualifichiamo, ora lì si può costruire. Di chi è il terreno? Incidentalmente del figlio di un assessore. O della moglie. O di amici prestanome. Chi costruirà? Amici, con o senza un bell'appalto truccato. Amici che non sono nemmeno più camorristi o mafiosi. Questo è il passato. Ora sono imprenditori. E hanno in mano il Parlamento.

Da questi temi prende le mosse il nuovo romanzo breve di Simona Vinci, intitolato Rovina (Ed. Ambiente, collana VerdeNero, 10 euro), in cui ognuno degli attori della vicenda dà la propria versione di un caso di speculazione edilizia finito male. Riuscito tentativo di cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso la bellezza propria della letteratura.

Simona Vinci - Rovina

Perché senza bellezza non potrà mai esserci giustizia, di questo sono convinto. E se ci si fa derubare della bellezza senza opporre nulla si finisce esattamente nel modo in cui stiamo finendo. Orizzonti di cemento che cambiano il cervello. Lo mutano, c'è poco da fare. I pensieri si fanno brevi. E i ragionamenti sono incanalati, dritti verso l'ovvio e l'innocuità nei confronti del potere. Proprio come in una eterna autostrada. New jersey a sinistra. Una rete a destra. E l'obbligo di guida eterna con lo sguardo ben diritto, senza variazioni né distrazioni dalla strada, da quell'asfalto con righe geometricamente ossessive.
Ma vivere così è tutt'altro che innocuo, e infatti stiamo trovando sempre nuovi modi per morire. Sia un cantiere, un'auto, un tumore o un infarto poco cambia. La qualità della vita ha poco o nulla a che fare col cosiddetto sviluppo.

E' da alcuni anni che il mio sguardo, mentre guido nella solita campagna, si sofferma su tutta questa bruttezza, condominii e sempre nuove strade che dividono e pongono ostacoli alla vita, invece di facilitarla. La malinconia e la rabbia che provo da tempo... le ho ritrovate in Simona.
E' per questo che su sua idea è nato da poco un umile tentativo di cambiare qualcosa, questa volta in rete. Si chiama

Osservatorio Walden

e si tratta di un gruppo di persone che ha deciso di muoversi secondo il sensato principio che per migliorare le cose bisogna partire dal proprio orticello.
Chiunque può partecipare, perché quel gruppo spera di allargarsi presto. Basta armarsi di macchina fotografica digitale e possibilmente anche di parole. Avete la nausea per ciò che vedete? E' più che sufficiente. Diventerà innanzitutto un post. Scrivete a:

osservatoriowalden [at] gmail.com

Quasi duemila anni fa l'imperatore filosofo Marco Aurelio scrisse: Il modo migliore di vendicarsi è quello di non adeguarsi.
E' davvero sufficiente Mediaset per dimenticarlo?

Peter

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mercoledì, 24 ottobre 2007

Sport e doping
Intervista (definitiva) a un ex ciclista

Un paio di anni fa parlammo di questo argomento con un ex ciclista, che per alcuni motivi qui rimarrà anonimo. Nel mentre nulla è cambiato. Il buon lettore tenga presente che nel calcio è ancor peggio. E che impiegare il proprio tempo vitale per occuparsi di questi poveretti gestiti da mentecatti è da considerarsi come un danno a se stessi, al genere umano e ai classici.

“Il corridore sa che accanto al letto, nella camera dove dormono in due, c’è sempre una cyclette. Nella notte il corridore che ha preso l’Epo porta necessariamente un cardiofrequenzimetro al polso oppure attorno al torace, perché di notte, mentre dorme e non fa attività, il cuore rallenta. Se però i battiti sono troppo pochi, manca l’ossigenazione. E allora il cardiofrequenzimetro emette un segnale acustico di allarme, il corridore salta sulla cyclette mettendosi a pedalare. Con lo sforzo, il cuore pompa di più, e in questo modo consente l’ossigenazione del sangue…
Il campioncino, stanco del duro allenamento, si addormentò e non sentì il segnale acustico. Aveva ormai meno di venti battiti al minuto. Meno male che il compagno di camera, vedendo che l’amico non si alzava, intervenne secondo le istruzioni: gli praticò la rianimazione cardiopolmonare, la cosiddetta respirazione bocca a bocca, e poi appena l’amico si riebbe lo mise di peso sulla cyclette avviandogli la pedalata. Altrimenti sarebbe morto.”
L’ex direttore sportivo conclude: “Il gregario ebbe un premio dalla società ciclistica perché aveva salvato una vita, ma più che altro perché aveva evitato un grosso scandalo.”
Questa è una testimonianza raccolta nel libro Generazione Epo, di Renzo Bardelli (edizione Edifir).

Il ciclista in allenamento

Caro Ex Ciclista, è proprio così?
Purtroppo sì. Negli anni novanta, quando la Federazione non aveva ancora fissato nessun limite al tasso di ematocrito, i corridori raggiungevano valori del sangue altissimi di ematocrito (55-60%) rischiando la vita, perché il tuo sangue, a 60, è simile alla marmellata. Rischi infarto, ictus, trombosi…

Innanzitutto, in due parole, puoi spiegare cos’è l’ematocrito e l’Epo?
L’ematocrito e la parte corpuscolare del sangue, formata dai globuli rossi, trasportatori di ossigeno per l’intero organismo. Il valore del 50% sta a significare che il tuo sangue é formato per il 50% da parte corpuscolare e per il restante 50% da plasma. L’Epo è un ormone, secreto dal midollo spinale, che stimola la produzione di globuli rossi da parte dei reni. Più Epo produci e più globuli rossi hai. Più ossigeno trasportato ai muscoli hai, più l’ematocrito è alto e maggiore è l’aumento delle prestazioni.

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martedì, 16 ottobre 2007

Breve storia della merda

Di seguito viene pubblicato un approfondimento - per lettori attenti - su un argomento di pressante attualità: la merda. E' una libera analisi di un libro di Stefano Cagliano, e il tono è spesso divertito e ironico. Scrissi questa roba per un esame universitario un paio di anni fa (Sociologia della letteratura). Va detto che non è un trattatello esattamente accademico: so che per voi bloggers mediasettizzati questo può essere un forte incentivo alla lettura. Ergo, e per chi ne ha voglia, buona lettura.
Peter

Stefano Cagliano - L'impronunciabile bisogno

“Personalmente, ormai quando qualcuno m’apostrofa coll’irriguardoso nome del cilindro, non lo nascondo: provo un brivido d’orgoglio. << Ma dice sul serio? >>, osservo commosso. E sempre ringrazio, grato dell’apprezzamento.”
 
Così il medico e giornalista Stefano Cagliano conclude l’introduzione al suo libro intitolato L’impronunciabile bisogno (Raffaello Cortina Editore, 2002, pagg. 189).
L’impronunciabile bisogno, o il cilindro, o “un caleidoscopio in cui scorrono distanze culturali e abitudini alimentari, fatturato di lassativi e produzioni artistiche. Evoluzione biologica e progresso tecnologico”… è insomma Lei la protagonista del libro che qui tratteremo: la merda. Affrontata di petto in modo agile e con abbondanza di toni e di contenuti. Spesso in modo divertente, altre volte seriamente: perché se non la si rispetta, la merda può essere causa di “morti ed epidemie”.

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mercoledì, 09 maggio 2007

Vaticano e pedofilia
Lietamente Crimen Sollicitationis

Pg. Odifreddi nel suo ultimo libro affronta anche la questione pedofilia/Vaticano (me l'ha ricordato un post dell'Avv. Commazero). Entità stranamente connaturate, a quanto si dice in giro, affrontate con gli stessi meccanismi che qualsiasi altro potere utilizza in caso di vergogna. Segretezza. Silenzio. Gestione interna. Così, dopo i fattacci di Boston, l'allora cardinale Ratzinger mandò una bella letterina in giro, in cui si ricordava un documento del 1962 che si chiama Crimen Sollicitationis (però sempre Nel Cristo, Per Cristo, In Cristo, questo certo non lo dobbiamo dimenticare).
E' un documento rivolto a tutti i vescovi (da allora sempre stato in vigore, anche con Wojtyla) e illustra come affrontare casi di molestie sessuali, compresi quelli che coinvolgono animali, bambini e uomini (naturalmente Nel Nome del Signore, che ve lo dico a fare).
Notiamo un paio di cose: 1) il problema è riconosciuto apertamente ed è affrontato con precisione, come stato naturale delle cose; 2) non si suggeriscono soluzioni al problema, ma strumenti per coprire e punizioni per chi parla; 3) le vittime è come se non esistessero.
La ciliegina su questa ributtante torta putrida è la seguente: il Cardinale Ratzinger è accusato dalla Corte del Texas di "complotto" per coprire alcune molestie sessuali. Il processo viene sospeso perché, casualmente, egli diventa Papa Benedetto XVI, e in quanto capo di Stato gode dell'immunità (vedi).
E' logicamente conseguente che qualsiasi discorso pronunciato sulla famiglia, sul bene, e su altre parole ormai svuotate come queste, da Ratzinger, Bertone, Bagnasco & C, sono inconsistenti e, come dieci mani di biacca, vogliono nascondere quel che c'è sotto veramente, cioè merda.
Amen. La messa è finita. Andate in pace.

I preservativi sono immorali, perdio!
"Scusa, Billy. Il Papa dice che è immorale usare il preservativo."

Aggiornamento del 17 maggio: ohibò, S. mi segnala questo articolo, poi vedo che anche Moltitudini lo segnala. Si parla di cose in parte contenute in questo post. Si vede che ci sono altri come me, in giro... Che cosa terribile.

Peter

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mercoledì, 07 febbraio 2007

Pantani, ipocrisia e doping

Marco Pantani

Fiction, interviste, speciali su Pantani. Non viene fuori neanche una siringa. I depuratori non esistono solo per l'acqua e per l'aria. A me sembra che i sopravvissuti si affannino perlopiù a riabilitare se stessi e il ciclismo, definitavamente compromesso. Esattamente come il calcio.
Così capita che San Paolo Bettini, campione del mondo, si senta "deluso" da Johan Museeuw, anch'egli campione del mondo e suo maestro e ex compagno di squadra, che ha dichiarato di aver fatto uso di doping. "Ha fatto una bischerata", continua il Beato Bettini. "Credo che da parte di un atleta ci debba essere l'onestà di sapere quando smettere."
Esatto, Bettini. Ci deve essere l'onestà di sapere quando smettere di dire cagate e essere ipocriti. E tu ipocrita lo sei al massimo grado. Insieme a tutti gli altri.

Perché le cose, cari i miei stronzi, stanno così.

Peter (dedicato a D.)

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categoria:societĂ , televisivo
venerdì, 02 febbraio 2007

Il nulla e qualcosa
Bilderberg & Alliance Base: fantasmi di carne

Il frizzante scambio epistolare fra Silvio Bananas e Veronica Lario in Bananas rende manifeste alcune questioni tutte italiane. Per esempio che a La Repubblica l'oppio ha preso il sopravvento e domina la redazione intieramente. O anche che la P2 (e ciò che c'è al suo posto adesso) ha vinto. E che noi abbiamo perso. O che non ci sono problemi di alcun genere, in Italia, e i giornalisti fanno bene a dar voce a queste cose. Vendere tutte le copie alle 11 di mattina val bene la propria dignità. E fanculo la deontologia professionale.

Il Potere non ha volto

Ci si occupa della faccenda come se fosse una love story, una fiction di rete 4. La cosa più dolorosa è che il giornlismo si presta con gioia. Non solo. Si inchina. Non solo. Si piega a novanta e offre al berlusconismo preservativo e tubetto di vasellina, guardandolo negli occhi 'con fare predatorio e vorace'. Che sarebbe anche una cosa lieta, se si occupassero anche di cose serie. Prima il dovere e poi il piacere, sentenziavano gli adulti quando eravamo piccoli e implumi. Ma gli adulti ci mentivano.
Per par condicio, di fronte al nulla bisognerebbe proporre qualcosa. Allora accenniamo a Bilderberg e, per esempio, a Alliance Base (grazie
Samuele). Senza tanti sensazionalismi. E col sospetto sempre vivo. Perché se di qualcosa di segreto si sa poco, vuol dire che si doveva sapere quel poco per fomentare gli animi e distoglierli da altro. Che segreto rimane e rimarrà.
Bilderberg. Convention annuale o semestrale a inviti. Leggete le liste di nomi. C'è tutta la crème di finanzieri, manager, politici, multimilionari dell'Occidente (Occidente, cioè: sole che tramonta. Cioè: sole che non sorgerà mai altrove, perché è tutto nostro; l'abbiamo comprato, poveri stronzi!). Lì si decide cosa una Stato deve e non deve fare. Ci si mette d'accordo. Si fa il punto. I programmi elettorali? Fuffa. Il voto? Inutile. La democrazia?

San Walter da Roma

Ciò che viene detto fra i bildenbergers non deve trapelare. Mai. Ecco allora che la mia mente capziosa corre alla lignea icona di San Walter, detto Veltroni da Roma. Io che sarei di sinistra penso al Walter che, allora direttore de L'Unità, viene invitato a un convegno Bilderberg. E penso che non ha mai detto nulla a riguardo. Lui, giornalista, quel giorno non era più giornalista. Si era preso le ferie. E su quell'argomento continua a prendersele, perché è troppo impegnato a scrivere cagate e a commuoverci sull'Africa, mentre i nostri governi appoggiano e armano i dittatori fantoccio africani. Un giornalista smette di essere giornalista in certe situazioni e torna a esserlo in altre? A me non risulta, ma sarò io stronzo. Questa è la realtà di questa sinistra. Essere come la destra, solo più ipocriti. Per dissimulare il fatto che destra e sinistra non esistono, in parlamento. Ma solo per la strada, nella guerra fra poveri. Cioè noi tutti, con L'Hammer o con la Punto. Cambia niente.
Poi c'è
Alliance Base, parto di Cia (USA), DGSE (Francia), Inghilterra, Germania, Canada, Australia. E c'è anche il correlato, fantomatico, CTIC (Counterterrorist Intelligence Service). Di queste cose nessuno si occupa, naturalmente. Solo un timido articolo del Washington Post. Perché certe cose a noi cittadini non devono riguardare. Pensano loro a tutto. Con sempre nuovi OGM contro il terrorismo, mentre a Hollywood danno le ultime pennellate di phard sulla fronte di Osama bin Laden. Il terrorismo... che in vent'anni ha fatto la metà dei morti che ogni anno muoiono solo in Italia per smog (secondo l'OMS: 39.000 all'anno). Forse c'è qualcosa che non va.
Non fosse che questa si chiama sovranità limitata. In Italia vige dal 1944. Da quando la Cia assoldò mafia e destra estrema per preparare la guerra fredda. Da quando finanziò Gladio. Da quando, servendosi della P2, diede via (o almeno non contrastò) alla strategia della tensione. Da piazza Fontana alla Strage di Bologna. Dal Cermis. Dal rapimento di Abu Mazen. Da adesso. Qui.

Altro link su Bilderberg:
Disinformazione.
Inoltre:
Servizio di Rai News 24 su Alliance Base.

Peter

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giovedì, 18 gennaio 2007

Elogio del silenzio
"Grembo da cui emergono gli esseri umani"

Fussli - Il silenzio
Johann Heinrich Füssli - Il silenzio (1799-1801 c.)

Füssli (1741-1825) si definiva painter in ordinary to the Devil (pittore ufficiale del diavolo). Onirico, pessimista, visionario, intuì precocemente molte cose sul nostro inconscio. Molto miope, tanto che mescolava i colori quasi a caso, egli vide benissimo.

Chuck Palahniuk è uno scrittore che a volte destabilizza. Survivor e Soffocare sono i suoi romanzi a cui sono più affezionato. Egli è capace di pagine notevoli (p.es. il terzo capitolo di Ninna Nanna da cui ho attinto in questo caso), che lo riscattano almeno in parte da banali prodotti editoriali di massa (Cavie, Diary).

Con Ivan Illich (1926-2002), ex uomo di chiesa e libero pensatore, si sale a un livello superiore. Un livello superiore rispetto agli stessi livelli superiori. Leggerlo in questi anni è commovente e urgente, ed è anche un gesto politico che tutti dovrebbero a se stessi. La sua cultura, integrità, onestà intellettuale, coerenza, umanità e saggezza si incontrano molto raramente nella storia del pensiero recente. E rimangono addosso.

Sul silenzio hanno riflettuto in molti, ma nel silenzio stanno riflettendo in pochi. E il POTERE, oltre che un fomentatore di ignoranza, in fondo è anche questo: un rumore di fondo costante che ti incatena il cervello in pensieri codificati, prevedibili e previsti. Con conseguenze evidentemente mortali, che imporrebbero parecchi passi indietro.
Peter

Chuck Palahniuk

Attraverso i muri arriva il boato attutito della conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in TV risalgono all'inizio degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.
Dal soffitto cala il tump tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.
Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi.
Risate di gente morta che filtrano da tutte le pareti. Oggigiorno, ecco cosa ti spacciano come casa dolce casa. Questo assedio di rumore.
[...] Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. E' la corsa agli armamenti del suono. [...] Non conta la musica. Conta vincere. Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. [...] E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.
Chuck Palahniuk, Ninna nanna (Mondadori 2003)

Ivan Illich in una calzante caricatura

La stessa nave con cui io arrivai, nel 1926, scaricò sull'isola il primo altoparlante. Pochi abitanti dell'isola avevano mai sentito, prima d'allora, una cosa del genere. Fino a quel giorno, tutti gli uomini e le donne avevano parlato con voci di potenza più o meno uguale. Da quel momento in poi non sarebbe più stato così. Da quel momento, l'accesso al microfono avrebbe determinato quale voce veniva amplificata. Il silenzio cessava di far parte degli usi civici: esso diventava una risorsa per la quale gli altoparlanti erano in concorrenza fra loro. E con ciò, il linguaggio veniva trasformato da uso civico locale in risorsa nazionale per la comunicazione. Come la recinzione dei pascoli accrebbe la produttività nazionale privando i contadini del diritto di tenere qualche pecora, così l'invasione degli altoparlanti distrusse quel silenzio che fino allora aveva dato a ogni uomo e a ogni donna la sua propria e uguale voce. Se non hai accesso a un altoparlante, sei messo a tacere.
Spero che a questo punto l'analogia risulti chiara. Come gli usi civici dei luoghi sono vulnerabili e possono venire distrutti dalla motorizzazione del traffico, così l'uso civico del discorso è vulnerabile e può venir distrutto dall'invasione dei moderni mezzi di comunicazione.
[...] Il silenzio, secondo le tradizioni sia orientali sia occidentali, è il grembo da cui emergono gli esseri umani. [...] Questa trasformazione dell'ambiente da commons in risorsa produttiva è la forma più radicale di degrado ambientale. Tale degrado ha una lunga storia, che si sovrappone alla storia del capitalismo, ma non è in alcun modo semplicemente riconducibile a essa. Disgraziatamente finora l'importanza di questa trasformazione è stata ignorata o sottovalutata dall'ecologia politica. Essa dev'essere riconosciuta, se vogliamo organizzare movimenti per la difesa di quel che rimane dell'uso comune dell'ambiente. Questa difesa è il compito cruciale dell'azione politica negli anni Ottanta. Il compito è urgente, perché gli usi civici non hanno bisogno di polizia, ma le risorse sì. Proprio come il traffico motorizzato, i computer necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forze sempre maggiori e in modi sempre più sottili.

Ivan Illich, Il silenzio è un bene comune, 1982 (in Nello specchio del passato, Boroli editore 2005)

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mercoledì, 10 gennaio 2007

Stormi di mostri smorti
Anagrammi e logogrifi

Gli scroti pieni e storci i peni nel nome di Cristo. Ho l'emicrania, americani. America: squallida maceria dell'aldiquà. E di là? Miro dittatori morti dirottati dall'inferno, diaspora in paradiso di mentecatti cementati da sempre lassù, ove non ci si lussa dalla miseria, benché reiterino quella interiore. Prima scuoiano poi guaiscono, in una parodia di rapsodia insieme a tutti i vicari esperti in ricavi, che guadano il Rio Ior e saltano la dogana alando. Ignoro il giorno che sparirete, intanto respirate aria per colpa vostra pastosa, e io mi placo col passato: periste con pretesi onori sui quali orino, e vi chiamaste, asmatici, signori. Signori? Insorgi e siringali di merda nel derma! Vafareinculo, ulceravano i poveri alle piovre, ma soli come somali. Intanto in vaticano citavano, conativi e tonanti, la minaccia dell'italica laicità, nella loro camicina. Loro, nell'oro, meriterebbero laicismo islamico!
E i giornalisti? Ozianti nella perduta signorilità della notizia che deturpa. Grandi e degni. Certo non migliorano il giornalismo nelle ingloriose selezioni silenziose. A scapito di chi patisco questi copisti del potere? Potenti pentiti? Aiuto utopia! Gelo. Nessun tepore. Gioco coi lego. E accendo il televisore, che mai voi violereste. E' una scatola magica, una magia amica, ascolta la scatola solcata di veline, ma le veline son veleni. Striscia, sacristia di Silvio B., che tanto sibilò ai comunisti scimuniti e consumati la sua musicona da pianobar bonaria e cogliona. E loro cigolano! Ma anche la logica cigola. Minorazione dell'informazione. Colpirò il pericolo. Che un giorno ognun dica: amerò l'amore.

Peter

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martedì, 02 gennaio 2007

Io, Rocco
L'autobiografia di Rocco Siffredi

Rocco Siffredi

L'amico Pat ha pensato bene di regalarmi l'autobiografia di un certo Rocco Siffredi. Il motivo mi sfugge, ma il libro me lo sono letto in tre ore. Rocco: fulgido esempio per noi tutti (perché non di solo Kafka & Dante si può vivere...).
Ma il punto è un altro. L'inaspettata lucidità intellettuale di quest'uomo che, scopriamo, di ottimamente funzionante ha anche il cervello. Aggiungeteci, magari, un editor che sa fare bene il suo lavoro e avrete un libro interessante e umano, come hanno scritto anche sul Domenicale del Sole 24 ore di qualche settimana fa.
C'è chi pensa che Siffredi lavori nudo. Non è vero. La vera nudità la raggiunge fra le pagine della sua autobiografia. Come quando parla della morte di sua madre o del rapporto con suo padre.
Per capire che intendo con cervello funzionante leggete queste righe tratte dal capitolo L'ipocrisia dei media:

Dal momento in cui appari in televisione, devi mettere in conto che qualcosa di tuo, di molto intimo, è perduto. Diventi un prodotto televisivo e non importa più quello che sei, ti trasformi immediatamente in un messaggio massificato. [...] Se sei una pornostar sei quotidianamente bombardato da richieste mediatiche di ogni genere. Ma, attenzione! Il porno in TV fa alzare l'audience. Esattamente come la violenza. E come pure ogni forma di esaltazione di uno qualsiasi degli aspetti più istintuali della nostra natura se trattati con morbosità strumentale. Eppure la televisione, spudoratamente, nega ciò che mostra mentre lo mostra, assumendo un atteggiamento pregiudiziale che la assolve preventivamente dal parteggiare per qualsivoglia contenuto. Questo comportamento non lo considero nemmeno vigliacco, questa per me è l'unica forma di volgarità possibile.
[...] La televisione fino a pochi anni fa era un meraviglioso mezzo d'intrattenimento per le famiglie, ora è il più grande strumento di potere, di guerra. Ha modificato i comportamenti naturali della gente, ha omologato i gusti, i desideri, le ambizioni. Ha annullato le peculiarità individuali, impedendone lo sfogo se non attraverso l'aggressività. E poi mi vengono a dire che il porno è diseducativo!
Rocco Siffredi, Io, Rocco (Mondadori 2006, pagg. 191)

Peter

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categoria:personaggi, pensiero, societĂ , televisivo
lunedì, 06 novembre 2006

Itaglia faccista
Tra Bocca e Miyazaki

Giorgio Bocca

Ieri sera Giorgio Bocca ha detto a Che tempo che fa (in televisione!) una grande verità. La maggioranza degli italiani è di fatto fascista, o ha una mentalità riconducibile al fascismo.
La mia è una famiglia di partigiani e donne che facevano la staffetta nascondendo pistole nelle ceste di frutta. E se noi siamo qui a farci le pippe a vicenda è soprattutto grazie a loro e a chi non si è fatto e non si fa comprare (al contrario di Pansa).
Un lievissimo omaggio a Bocca e ai miei vecchi che da quando son nato mi raccontano storie di guerra, usando uno dei capolavori di Hayao Miyazaki, regista di cui sono ormai schiavo intossicato.
Il film è Porco Rosso (1992), è ambientato nel nord Italia e nell'Adriatico ai tempi del fascismo (anni '30). Il protagonista ricalca la figura del Barone Rosso, famoso pilota d'aerei, e ha la faccia da maiale a causa di una maledizione (in ogni film di Miyazaki c'è una maledizione da riscattare).
Scambio di battute tra l'amico, pilota dell'esercito, Ferrarin e Marco-Porco Rosso, cacciatore di taglie nel cielo, fuorilegge e ricercato.

"Rientra nell'aviazione, Marco. Potrei ancora farti reintegrare."
"Meglio maiale che fascista."

Porco Rosso - di Hayao Miyazaki (1992)

Peter (ricordo anche il bel post che fece Acsel tempo fa)

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venerdì, 03 novembre 2006

Vita Mediaset-Mulino bianco
Attenzione: qui di seguito userò per ben tre volte il termine (esclusivamente giornalistico) agghiacciante.

A proposito di questa notizia che imperversa: non è agghiacciante uccidere la propria moglie a botte per una lite e scappare... non è agghiacciante partorire un feto post-mortem... è agghiacciante, oltre ogni misura, che tutto ciò sia potuto accadere a causa di debiti contratti per vivere quella che definirei una Vita Mediaset-Mulino bianco. Per comprare un Suv. Un cazzo di Suv "grande e nero".
Ora hanno paura che possa togliersi la vita. Ma non sarebbe un suicidio. Sarebbe selezione naturale (lo dico con affetto, e con una certa morbosa fascinazione per quello che siamo riusciti a farci fare al cervello).

Peter

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categoria:societĂ , mediaset
mercoledì, 27 settembre 2006

La radice quadrata di Politicultura alla meno 2
Nuova Poesia Crepuscolare & vecchia vasellina

Tu che stai leggendo, italian@ medio acceso sostenitore di questa sana democrazia, immagina di essere in una sala d'attesa d'un ambulatorio. Stai aspettando di essere visitato dal tuo proctologo di fiducia, quello con le dita grosse e callose da taglialegna che tanto gradisci, e che ti tiene allenato il culo per la sera quando, stremato da una dura giornata di lavoro, ti distendi sul divano e ti rilassi, facendo incetta di programmi Mediaset senza accorgerti di nulla.
Ecco, italian@. Sei in sala d'attesa e prendi in mano una rivista a caso. La sorte matrigna t'ha premiato con Vanity Fair, col numero del 29 giugno 2006. Sfogli senza aspettative ma con morbosità, senza sapere perché. A pagina 23 il destino beffardo ti lusinga nuovamente, dopo averti portato in dono, tanto tempo fa, un televisore al plasma da 40 pollici comodamente pagabile in 46 rate da 120 euro l'una e un attrezzo per togliere il nocciolo dalle ciliegie con un solo movimento della mano. Leggi, perlamadonna:

Dedico questa poesia al senatore Marcello Dell'Utri in segno di un'amicizia che rappresenta per me un dono prezioso che la politica mi ha offerto.

Velata verità
Segreto stupore
Sguardo leggero
Insondabili orizzonti.

Sandro Bondi

Sandro Bondi Marcello Dell'Utri
Rispettivamente l'autore e il destinatario del componimento crepuscolare di cui sopra

Il poeta dunque scruta distrattamente l'orizzonte in un giorno di nebbia. Dentro, nell'intimo più profondo (egli ne è provvisto in grandi quantità), sembra sussultare di fronte a una verità che non ci è dato sapere, ma che deve essere qualcosa di grosso che riguarda mafia, massoneria, servizi segreti deviati, omicidi, corruzione, tangenti e chissà cosa altro che a noi non interessa. 
Fiducioso italian@, sei sinceramente commosso. Entri dal proctologo contento di farti visitare. Speri non sia niente di grave. Ripensi alla poesia che hai appena fruito e ti consola. Tutto a posto, il tuo retto è sano. Ha solo bisogno di riposo. Ti rivesti. Tutto è finito. Rimane solo un leggero di odore di merda, e un po' di bruciorino che passerà, prima o poi. Vai a casa lestamente. Pensi che è mercoledì. C'è Striscia la notizia La pupa e il secchione HOT!
Ahi!

Peter

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categoria:politica, delirium tremens, societĂ , televisivo
giovedì, 31 agosto 2006

Passeri occidentali

 

Gli uccellini stan crescendo. Svolazzano già. Ce n’è una stirpe che se ne sta tutto il giorno a zampettare sull’alberello che stenta davanti alla mia finestra. I genitori (procrastinatori dell’estinzione) arrivano e vomitano loro nel becco un po’ di poltiglia multivit. I pargoli spalancano, prendono e sbatacchiano un paio di volte le alette. Poi i matusa se ne vanno per un po’ per procurarsi altra poltiglia. I mangiapane a tradimento zampettano coglioni davanti alla mia finestra, giocosi e sempre più rumorosi, in attesa di altro cibo e delle stagioni. Io li guardo e mi distraggo. Non faccio ciò che dovrei, ch’è produrre. Così penso che la Natura, oltre che essere rumorosa e infida, sembra essere fatta apposta per distogliere l’uomo moderno dai suoi impegni e dalle sue scadenze.
Tu sia maledetta.

Peter

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martedì, 11 luglio 2006

Campioni del... mondo

Si sa, per ogni uomo che esulta ce n'è uno, nel mondo, che si strappa i capelli dal dolore. I fighetti c'han messo il cuore e un po' di testa, han vinto, e adesso MediaWorld è sul lastrico. Si son messi a scommettere coi clienti, e ora devono regalare 10.000 televisori al plasma. Devil's Trainers raccoglie fondi per mettere una pezza a questo marketing sconsiderato. Donate! C/C 000666000. Noi, tolte le spese (se lo fanno al Pavarotti & Friends...) ci premureremo di recapitare i 3 euro che rimarranno a MediaWorld, contando anche sul fatto che, come è stato detto, con questa vittoria il nostro Pil decollerà.
Nota, presa in prestito da Marco V.: Berlusconi iniziò il suo mandato con G8 e 11 settembre. Prodi con una vittoria ai mondiali. 
Chissà quali conseguenze avrà tutto ciò. Mastella (il Nostro MINISTRO DELLA GIUSTIZIA) già se ne sta approfittando. Tira per un'amnistia. "La Corte non può ignorare il successo degli azzurri!" Sa quel che dice... E un amico degli amici.

Forza Italia! (Alé P2)

Peter

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mercoledì, 07 giugno 2006

Stanze piscina
Mai più senza!


Nuove frontiere del benessere e della felicità (vedi foto)

In un settimanale allegato a uno dei due principali quotidiani italiani si può leggere un pezzo di giornalismo d'inchiesta veramente ficcante, uno di quei reportage che mettono in crisi il potere e che in genere danno inizio a una serie di imbarazzate dimissioni nei cda. Questo il "sottotitolo":

Contro lo stress e il "logorio della vita moderna", una piscina in casa è l'ultima frontiera del wellness. Per nuotare contro-corrente restando in salotto

E tutto ciò senza la minima traccia di ironia... Anche voi immagino sarete seri quando andrete in banca per accendere un mutuo quarantennale che vi consenta di sconfiggere il logorio della vita moderna con una bella piscina in casa in cui natare come stronzi.

Peter

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lunedì, 05 giugno 2006

Alleluja
Religione e droghe pesanti, reali e metaforiche

Non nascondo di provare una forte inquietudine nel vedere 300.000 persone festanti che ascoltano con entusiasmo le sterilissime e vuote parole del Papa, parole sempre scollate dalla Storia, come se il presente fosse il prodotto di un qualche mago demoniaco e un po' burlone.

In Svizzera, paese dalla forma mentis storicamente (quindi geneticamente) protestante, hanno scoperto l'acqua calda, mentre noi ci geliamo ancora le pudenda, come la nostra sadica tradizione cristiana impone. Hanno scoperto (il tutto pubblicato da Lancet) che somministrare l'eroina ai tossicodipendenti in farmacia, con ricetta medica, riduce drasticamente il numero di tossicodipendenti che consuma eroina, perché si toglie qualsiasi fascino alla droga. Nella sola Zurigo nel 1991 c'erano 850 eroinomani. Nel 2002 ce ne sono stati 150. E sabato scorso Ratzinger ha parlato del male terribile della droga, rifugio che uccide. A me pare tutto molto chiaro, collegato e collegabile.

Ultimo collegamento: il 14 giugno sarà un anniversario molto particolare. Quarant'anni fa, infatti, l'Indice dei libri proibiti (una delle più importanti bibliografie del libero pensiero) veniva abolito dai Detentori di Verità Vaticani. Vi sembran tanti quarant'anni? A me per niente. Sono tanti invece gli anni di vita dell'Indice, redatto per la prima volta nel 1559!
Pochi anni dopo, nel 1584, veniva pubblicata l'opera di Giordano Bruno "De l'infinito, universi e mondi", in cui Bruno, contro tutti (compresi Keplero e Galilei), propugna la teoria che il cosmo è infinito, anticipando tantissimo. Nel 1600 morirà sul rogo, mentre gli antenati di Ratzinger prosperavano, disegnando per noia et diletto abiti sempre più buffi e arditi, tutt'ora in uso per maggior gloria del Signore.

Peter

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lunedì, 08 maggio 2006

Sempre più allodole

Cesare Previti è in galera. Ve ne siete accorti? Dopo giorni di festeggiamenti torno nel mondo e scopro che non è una gran notizia. Stupido me! Credo ne abbiano parlato solo al Tg1 (la Resistenza è fra alcuni giornalisti della sua redazione!). L'ho visto. Ne hanno parlato al 22esimo minuto di telegiornale. In un paese sano sarebbe stata la prima notizia. Ma noi siamo malati, molto malati. Terminali!
Il giornalismo asservito al potere mi pare la chiave di tutto. Per evitare di parlare del fatto più importante degli ultimi anni, un fatto che per tentare di evitarlo ha assorbito tanta parte delle energie dei nostro politici di destra, assistiamo a una genuflessione di massa. Giornalisti affannati a cercare una agenda delle priorità che consenta loro di non aver problemi. La Mecca ci fa una pippa. 
Unabomber, tornato puntuale e utilissimo. Incomincio a pensare che unabomber sia una creature governativa. 
D'Alema al colle sì o no. Ve lo dico io: no. Si sapeva anche prima, e allora perché romperci le balle per 4 giorni? In un paese sano basterebbe ciò che ha detto Fedele Confalonieri su Massimo D'Alema per allontanare D'Alema da qualsiasi forma di attività politica: "Dieci anni fa D'Alema aveva detto che nessuno avrebe toccato Mediaset e la promessa è stata mantenuta."
Ergo la sinistra ha proposto un candidato per la presidenza della repubblica che è gradito a Confalonieri (braccio di mezzo di Berlusconi). D'Alema: braccio sinistro. Qualche domanda vogliamo porcela?
Fuffaglia. Basta farci caso, giornali e telegiornali ne sono zeppi. Fanno di tutto pur di confonderci, pur di non informarci. Vedo solo specchietti per le allodole. Come lo è stato l'aviaria. L'aviaria era un'ossessione. Poi hanno scoperto le marachelle di Storace, Storace si è dimesso e l'aviaria è scomparsa dagli organi di informazione, gli unici organi peraltro ad esserne stati infettati. Ma tornerà, certo che tornerà.
Infine la guerra. La guerra è forse il miglior specchietto per consentire ai politici di starsene un po' nell'ombra. Lì sono sempre tutti uniti nel cordoglio, nel dolore. Chi si informa per vie traverse sa com'è la situazione in Afghanistan da sempre. Ma quando sono morti i due alpini l'altro giorno sono sembrati tutti molto colpiti. Colpiti che l'Afghanistan esistesse ancora.
De André cantava: Hanno rimandato a casa / le loro spoglie nelle bandiere / legate strette perché sembrassero intere.
Il potere non è altro che il becchino che riassembla i cadaveri coadiuvato dalla retorica della patria. Gli organi di informazione sono i tanatologi che li aiutano e guardano l'effetto che fa. La tragedia è che tutto questo funziona. Le allodole guardano se stesse fissare il vuoto.

Peter

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categoria:politica, informazione, societĂ , televisivo
mercoledì, 26 aprile 2006

Piccolo linguaggio antico
Minuscolo scorcio dell'Italia di quattro decenni fa - con in allegato i recenti sviluppi

Il linguaggio esprime mondi, reali e mentali. O forse il mondo esiste perché c'è un linguaggio a descriverlo e sistematizzarlo.
Ho aperto oggi un libro profumato di carta attempata del 1962. E' l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, edito da tale Carlo Signorelli Editore. Era un libro per le scuole medie superiori con introduzione e note di tale Giuseppe Lipparini. Nel frontespizio la firma di mio padre e una data, 1965. Mi imbatto nei seguenti brani dell'Introduzione del sovracitato curatore:

Là (Ariosto, ndr) visse felice sino alla morte, limando e correggendo le ottave del suo poema e terminando di comporre le Satire. Lo consolava l'amore della moglie Alessandra, dalle cui labbra apprendeva, e se ne giovava, la schiettezza dell'idioma fiorentino; e attendeva anche a coltivare il suo orticello, ma con poca fortuna [...]
Vi è in lui, oltre la ricchezza straordinaria della fantasia e lo splendore dei versi e delle immagini, una ironia finissima e signorile che spunta qua e là per il poema e ne accresce mirabilmente la grazia. Questa bellezza graziosa o questa grazia bella è la principale virtù del poema, da cui derivano tutte le altre. Non vi sono disuguaglianze e squilibri; ma una armonia per cui la passione grida ma non urla, e il comico ride ma non sghignazza. [...] Come fluiscono rapide e facili le sue ottave! Come la loro musica canta italianamente melodiosa ai nostro orecchi dopo quattro secoli! Noi non crediamo più agli incantesimi e alle isole fatate: ma chi di noi non pensa talora a quegli incantati paesi di là dai mari lontani, dove la natura è meravigliosa e le fate belle attendono nei giardini di sogno i viandanti?

Penso con affetto a mio padre e ai suoi compagni, adolescenti in giacca e cravatta che passavano parte del loro tempo su costruzioni formali e sintattiche di questo tipo, maschere di un mondo che non esiste più, espressioni di un sistema pedagogico obsoleto, sorpassato, borbonico che conserva però una indefinibile (per me) forma di fascino. Uno pensa agli anni '60 e sono vicini... ma riflettendo sulla forma mentis che esala da questa prosa sembrano lontanissimi. Quasi è più vicino a noi il greco in cui redigeva i suoi Ricordi Marco Aurelio.
Quante e quali differenze con l'oggi? Si possono dare giudizi di valore? So che adesso non lo so. Ma continuo a essere affascinato dai cambiamenti che questo popolo ha attraversato in così pochi anni. Mi chiedo: qual è stato il meccanismo? Domanda che mi pongo tenendo sulla scrivania una foto dell'entrata degli studi Mediaset come memento.

Peter

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categoria:letteratura, personal, linguaggio, societĂ 
sabato, 22 aprile 2006

Senza titolo
Ma con questo sottotitolo

Dal brand new blog di Flavia Vento, di profezzione penzatrige, leggiamo esattamente questo:
meno un giorno alle elezioni
siamo giunti a 24 ore dalle elezioni .campagna durissima per entrambi i candidati..insulti ,parolacce ,par condicio mahhh !!secondo me la prima cosa da fare, e' controllare questo aumento dei prezzi. oramai per andare a cena ,fuori minimo 50 euro..e noi a pagare le tasse..e quelli che si mangiano i soldi nostri..diciamo la verita'..........chi  vincera'??  ho messo la punteggiatura solo perche' mi scrivono che non la so mettere mi dispiace cari ma ho studiato..
Tale è lo smarrimento di fronte a questi versi liberi che si dovrà prendere atto che lei è il futuro, lei ha vinto. Ella, un giorno, conquisterà il mondo! Proprio così. Intanto, giusto per esorcizzarsi (ed emanciparsi) da se stessa, potrebbe farsi un giro qui e vedere come butta...

Ma continuamo a parlare di gnocca: Cherie Blair nella passata campagna elettorale ha speso 400 euro al giorno per 28 giorni "per pettinatura e messa in piega", pari a 11.120 euro. Ecco di seguito immagini illustrative del prima e del dopo, con una evidente e schiacciante vittoria del buongusto:

    

Saputo e visto ciò tutte le ex colonie britanniche hanno intrapreso un'azione comune per riavere indietro tutte le ricchissime risorse che la Corona ha loro depredato, "se i soldi che ci avete preso schiavizzandoci e massacrandoci devono essere spesi in questo modo e soprattutto con questi risultati noi non ci stiamo, porcaccia puttana!". 
Siamo con voi ragazzi, avete ragione, ma di fronte alla ritrovata contentezza e lubrica vitalità di Tony Blair (dunque dell'Inghilterra intiera) nulla può il vostro buonsenso demodé e fuori luogo. Tony ora drizza, voi siete ex schiavi, che cazzo pretendete?

Su spaventapassere.com segnalano che il 4 maggio di questo modesto anno 2006, all'una, due minuti e tre secondi di notte, capiterà una cosa che merita quantomeno una pacca sulla spalla agli amici, seguita da qualche sorso di bevanda mina-datrice. Numericamente, infatti:
01:02:03 04/05/06 (010203040506)
Non capiterà mai, mai, proprio mai più, ed è questa l'angosciosa unica verità che ci è data (oh-oh-oh). Anche se è capitato, alle sei e cinque minuti e quattro secondi del 3 febbraio 2001, questo:
06:05:04 03/02/01 (060504030201)
Ma questo era una conto alla rovescia, dunque assolutamente antipatriottico e pessimista, e nessuno, ahinoi, se ne occupò. In quella fresca mattina però, forse proprio in quell'istante, ricordo che sognai intensamente. Era un sogno travolgente e umidissimo, e ora è tutto chiaro: sognai che ruzzavo gioiosamente con Cherie Blair in un prato fiorito. Ed ella avea scarmigliati i capelli...

Finiamo con una bella barzelletta di quelle di una volta, che provocavano grasse e maschie risate. Dopo la diretta responsabilità per la morte di decine di milioni di persone (fedeli) per malattie sessualmente trasmissibili (Aids in primis) ecco il cardinale Martini aprirsi su un eventuale utilizzo dei profilattici, considerati "il male minore". Chi dovesse rallegrarsi di ciò tenga presente che comunque vada è troppo tardi, e non c'è un cazzo da ridere. Sarà sempre troppo tardi, Stilosi Vicari di Nostro Signore. Sempre. Così come sarebbero inaccettabili, da qui all'eternità, le scuse di Hitler, di Pol Pot, di Mugabe, di Bush... [ad libitum].

Peter

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mercoledì, 19 aprile 2006

Tiziano Terzani
Incontro con Folco Terzani per la presentazione del libro
La fine è il mio inizio

Nell'Aula Magna di Bologna ieri si sono incontrati Folco Terzani, Stefano Bonaga e un tanatologo per parlare, prendendo spunto da La fine è il mio inizio, di vita e di morte. Ho finito di leggere il libro da pochi giorni. Lettura straordinaria, incredibile.
Nelle decine e decine di presentazioni di libri a cui ho assistito non mi era mai capitato di dover trattenere le lacrime per la commozione. Ieri, dopo un'ora di discussione appassionata e appassionante fra i tre, è capitato che una signora ha impugnato il microfono e ha ringraziato i due Terzani per questo libro, perché le ha riportato a galla tutte le sensazioni che ha provato trent'anni fa, quando per un anno e mezzo ha accompagnato alla morte il marito che allora aveva 40 anni. Insieme giravano per l'ospedale per vedere come la gente moriva, insieme leggevano di morte, insieme cercavano di capire, di prepararsi al momento, come ha fatto Tiziano per tre anni isolandosi sull'Himalaya e poi parlando con suo figlio. Questa signora ha concluso dicendo che quell'anno e mezzo è stato il periodo più bello della sua vita.
Poi ha parlato un ragazzo, dicendo che non ha fatto in tempo a percorrere il sentiero tracciato da Folco e Tiziano Terzani, anche se avrebbe voluto, perché suo padre è morto giovedì. Poi ha pianto, senza imbarazzo, e io lì ho provato felicità, e ho sentito una qualche debole forma di speranza per il genere umano. Così io e Malmostosa, commossi, abbiamo assistito a qualcosa di meraviglioso, che mai mi sarei aspettato: il pubblico dell'Aula Magna applaudiva con passione, applaudiva persone normali che si erano ritrovate lì per parlare e sentir parlare di morte, cioè di vita. Sembrava un rituale catartico, nato spontaneamente, per urgenza. Perché le riflessioni che il libro contiene non si trovano in televisione e nei giornali. Ma l'urgenza di capirci qualcosa... c'è, per quanto la stupidità occidentale porti a rimandare, a rimuovere, a sotterrare la morte. Tutta questa bellezza (sì, bellezza) esula dalle nomine politiche e dalle miserie elettorali. E anche questa è Italia. Persone di tutte le età che stanno sedute due ore ad ascoltare la morte e la vita di un uomo che è morto ridendo. E la morte (serena) di un uomo può essere la morte (serena) di molti uomini, spinti da quest'uomo a ricercare nella vita la propria strada.

Peter

Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l'uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c'è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.
Libertà. Non ce n'è più. Io continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c'è più libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c'è altro, c'è solo una spinta verso il mercato. [pag. 399]
Non è così complicato, non è congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.
Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c'è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia - ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia - ma che vuoi di più? Una macchina nuova? [pag. 373]
Quando uno sta male a casa chiamano l'ambulanza che lo porti all'ospedale; quando sta per morire in ospedale lo nascondono dietro a delle tendine. Paura della morte. Perché? Perché si sa di dover abbandonare tutto quel che conosciamo. Niente è più tuo, non le tue case, non i tuoi figli, non il tuo nome [...]. Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l'hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. [pag. 446]

Tiziano Terzani - La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 18.60 euro)

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martedì, 11 aprile 2006

Elezioni e mafia

La sinistra ha vinto le elezioni. Avete saputo? Alla camera ha vinto per lo 0,07%, circa 25.000 voti di differenza su un totale di 39 milioni. Al senato ha vinto per un paio di senatori, grazie agli italiani all'estero. Incredibile. Assurdo.
A me fa piacere. Corrisponde al mio voto. Ma ci sono seri problemi. Come ha detto Goldstein (parole di cui mi approprio), "comunque vada l'Italia ha perso culturalmente". Il dato che più sconvolge è quel 24% di voti a Forza Italia, a Berlusconi. UN QUARTO degli elettori lo ha rivotato, ve ne rendete conto? Non lo so. Al di là di questo mi sembrano confermate alcune tendenze sociali. Come quella del berlusconismo, virulento, trionfante, o come quella che parte della popolazione è attaccata a un unico, grande, felice polmone artificiale che tiene il ritmo a suon di televendite.
Una certezza c'è: saranno giorni interessanti, quelli dei prossimi mesi e anni.
Poi c'è un'altra certezza: l'amico Fritz, dopo un inquietante discorso che fece Grasso alcuni mesi fa, pronosticò che Provenzano sarebbe stato preso, che era finito, che qualcuno lo aveva scaricato, lassù, fra le sfere celesti che gli italiani ieri hanno votato. Così è stato. Il punto è che sapevano tutto, tutti. E ho i brividi a pensare che si sia deliberatamente scelta la data per arrestarlo. Il giorno dei risultati delle elezioni.
A parte questo... ora incomincia il lavoro duro. Prodi credo sia una brava persona. I leader di questa sinistra no. Anch'io voglio vedere questa Italia ripartire, Pavel. Ma così... come è possibile?

[Ps: un saluto a chi oggi è giunto qui cercando si google "Voti comprati". Un saluto a chi giungerà qui, in futuro, cercando "Imprenditori, in Sicilia e Campania, volevano dai dipendenti la foto della scheda elettorale col voto a destra, pena il licenziamento, e in premio 100 euro e un videofonino nuovo. Chi li ha pagati quegli imprenditori?"]

Peter

New!
Intervista a Nando Dall Chiesa, senatore, figlio del generale ucciso dalla mafia nel 1982, relativamente alla notizia della cattura del boss Bernando Provenzano
Domanda: La lunga maratona per le elezioni politiche e’ finita. Ci aspettano pero’ altre consultazioni. Come quella, imminente, per il rinnovo del Parlamento regionale in Sicilia. Il candidato della Casa della liberta’ e’ il presidente uscente Cuffaro (UdC).
Risposta: E’ candidato alla presidenza un esponente politico inquisito per favoreggiamento della mafia. Non si puo’ quindi candidare chi secondo i magistrati (e non solo il pubblico ministero) ha favorito la mafia e gioire al tempo stesso dell’arresto di un capomafia. Quello che mi fa piacere e’ comunque che, dentro le forze dell’ordine e nelle istituzioni, c’e’ chi fa il suo dovere senza farsi condizionare dal clima politico.
Posted by Acsel

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categoria:politica, mafia, societĂ 
lunedì, 10 aprile 2006

Dalle 11.50 alle 11.55 di oggi, nel paese di Tv

Rai uno: Nonna Luisa e gli anziani molto parsimoniosi, con testimonianze dei parenti. Finale: viva la Pasqua (festa degli anziani) e viva tutte le nonne Luisa! (a seguire La prova del cuoco);
Rai due: minuziosissimo oroscopo di Paolo Fox.
Rai tre: "No alla terza età". Un uomo attempato ma aitante par di capire che suona in un gruppo rock. Si afferma che l'età non ha età, seguono forti applausi e la commozione di Frizzi.
Rete 4: convulsa pubblicità di un rossetto che, sembra, ha poteri salvifici.
Canale 5: La fattoria. I Cugini di campagna parlano rapiti delle inaspettate e sorprendenti conoscenze musicali di tale Jennifer. Sì, proprio Jennifer.
Italia Uno: telefilm in cui i nostri due eroi si trovano fra decine di vipere pericolisissime. Il pathos raggiunge il climax quando lei salva lui.

Domando: chi ha già vinto, veramente, queste elezioni? E le prossime? E le prossime ancora?
In Francia, per esempio, ha vinto la gente che è scesa in piazza, incazzata nera. E da noi invece? Chi cazzo ha vinto veramente?!

Peter [che in tutti i casi questa sera sarà in piazza]

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