Disavventure aeroportuali di un mio amico viaggiatore di poca 'sperienza
Un mio amico mi ha raccontato un sacco di cose davvero tragicomiche che gli sono capitate occorse durante un viaggio che ha fatto in Islanda. Ed è curioso, perché anch'io sono tornato da circa un mesetto dopo una settimana trascorsa colà. Del viaggio in sé non m'ha detto nulla, a quello provvederò io più avanti, perché il suo racconto si è concentrato solamente su alcune disavventure aeroportuali che vi riporto di seguito con le sue parole, tali e quali.
Merda vecchio (leggi Peter, NdR) mi son perso all'aeroporto Marconi. Come in che senso? Nel senso che mi son perso. Sono arrivato con la macchina davanti all'entratona e ho scaricato l'Ubalda coi pacchi, le valige, quelle storie lì, no? Poi sono andato a parcheggiare e quando sono tornato dopo tot minuti all'entrata lei non c'era più. Allora ho pensato: merda no scaricatore s'è infrattata con un capoverdano! E sono solo le cinque e trenta antimeridian! Poi mi chiama al cell e il clima è di gelo, altro che scaricatore, perché lei è lì che m'aspetta e io sono lì che l'aspetto, però non ci vediamo. E mi dico: l'ho lasciata proprio qui cazzo. Allora mi autopresso a dei livelli che tu non puoi sapere e penso: E' un incubo? E' una gag spazio-temporale? E' una candid camera del mago Silvan? E' Dio che giuoca a rimpiattino? Macché, lei era al piano di sopra dove l'avevo scaricata con la macchina, gran ferro, l'hai già vista no? Solo che quando sono tornato dal parcheggione non mi sono mica accorto della rampa che avevo fatto prima col ferro, e così io andando a piedi mi sono ritrovato al piano di sotto che ha la facciata uguale a quello di sopra. E così tra una pugnetta e l'altra abbiamo perso l'aereo. Sì, perso. Però solo per un minuto... Quegli spezzabolge della KLM non transigono. Sì, ho proprio detto "transigono", perché il check-in era chiuso da un minuto, e allora noi niente. Sì, lo so, è da geppi. Infatti poi lei m'ha lasciato, adducendo motivazioni di idiosincrasia nei confronto del volo e di geppaggine esperienziale. Poi ci siamo rimessi insieme e abbiamo trovato un biglietto per il giorno dopo, e con un pacco di soldi a testa in più per una nuova andata siamo andati, porco il clero.
Solo che non è mica finita qui. No. Come com'è possibile? E' possibile! Al ritorno son tornato da solo perché lei doveva andare a vedere delle storie pese nei ghiacci del polo nord per le sue storie pese di biologia marina, no? Allora lei dall'Islanda va a sinistra-in su, io in giù verso la Patria. Mi faccio la mia coda check-innica con un'ora e mezza di anticipo. Un polleggio che non ti dico, quasi me la brandavo, tanto era il polleggio. Sono le sette di mattina. Arriva il mio turno, la tipa islandese carica nel compiuter il codice del mio volo che ricopia dal mio brogliaccio. In anglo-islandese mi dice: merda vecchio devi andare in biglietteria. Allora sorrido e dico: polleg, non pressarmi, ci vado. Ma in un angolo della mente bestemmiavo senza sapere il perché, solo al mondo e inadatto alla sopravvivenza come un merlo con un'ala rotta in un gattile. Che infatti arrivo in biglietteria e la tizia armeggia cinque minuti buoni in silenzio per risolvere il mio caso. Ma io penso: quale cazzo di caso? Allora dico: so? Che per lei è "allora", ma per noi anche la contrazione, sì, ho detto contrazione, di Sochmel. Acciocché me la butta lì così, in anglo-islandese: merda vecchio i tuoi biglietti di ritorno Keflavik-Amsterdam-Bulagna non son mica validi. Cazzo dici? Dico che non son validi, fa, te hai perso l'andata e poi non l'hai detto, dovevi dirlo, geppo! Perché? chiedo. Perché così ti è stato annullato il ritorno... E' un'altra gag? No. Sei solo geppo. E caddi a terra come corpo morto cade. Dopo ricordo pochi momenti convulsi: telefonate, lo stesso biglietto ricomprato con un altro pacco di altri soldi, corsa, fiatone, sete, cecchini che sparano dai tetti, e l'intima sensazione che per saperne a pacchi delle cose del mondo bisogna soffrire. E pagare.
categoria:viaggi, personal, delirium tremens












